Report scopre un software per spiare magistrati e dipendenti della Giustizia

Non lascia tracce. Si chiama ECM/SCCM ed è installato sui circa 40mila computer e dispositivi in uso a procuratori, giudici e dipendenti non togati del ministero guidato da Nordio, che intanto smentisce. Domenica 25 gli approfondimenti sulla nota trasmissione di Rai 3

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Report è in grado dimostrare con documenti e testimonianze audio e video che, sui circa 40.000 computer dell’amministrazione giustizia – dai dipendenti non togati fino ai giudici e procuratori di ogni ordine e grado – è installato un programma informatico che può permettere di videosorvegliare i magistrati senza lasciare traccia. Ad annunciarlo sui social è Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, anticipando una esclusiva del programma che andrà in onda domenica 25 gennaio 2026.

Il software in questione si chiama ECM/SCCM (Endpoint Configuration Manager, System Center Configuration Manager), un prodotto della Microsoft che serve per gestire in modo centralizzato dispositivi, adatto ad esempio alla gestione dei totem di stazioni e supermercati, non certo per le postazioni più sensibili dal punto di vista della sicurezza.

Dal 2019 i tecnici del Dipartimento tecnologico del Ministero della Giustizia lo hanno installato su tutti i dispositivi presenti nelle Procure, Tribunali, uffici giudiziari d’Italia. ECM può offrire la possibilità di accedere da remoto anche senza lasciare tracce: il controllo da remoto è disattivato nelle impostazioni di default previste dal Ministero, ma qualsiasi tecnico con permesso di amministratore può attivarlo all’insaputa dei magistrati senza lasciare traccia di eventuali passaggi.

Il caso è stato sollevato da una importante Procura italiana nel 2024 e messo a tacere dai dirigenti del Ministero su richiesta – secondo quanto raccontato da un dirigente ministeriale -, della Presidenza del Consiglio, fornendo rassicurazioni che però come dimostrerà Report con documenti e testimonianze esclusive non corrispondono a verità:

“I procuratori, i magistrati, i giudici tutti non sanno che mentre pensano di essere da soli nella loro stanza a fare le loro inchieste, le loro indagini, provvedimenti, c’è sempre puntato un occhio vigile sui loro computer. Cioè c’è sempre qualcuno che può videosorvegliare che cosa fanno in ogni momento della loro attività quotidiana, dal mattino in cui entrano in ufficio fino alla sera in cui spengono il computer”. Sono le parole di un testimone chiave della vicenda.

GIUSTIZIA, NORDIO SMENTISCE: “NESSUN GRANDE FRATELLO, ACCUSE SURREALI”

“Accuse surreali in merito alle anticipazioni su Report; l’infrastruttura usata negli uffici giudiziari è lo stesso sistema di gestione e sicurezza dei pc già in funzione dal 2019, come certamente potranno confermare i ministri che mi hanno preceduto. Non consente sorveglianza dell’attività dei magistrati, non legge contenuti, non registra tasti o schermo, non attiva microfoni/webcam. Le funzioni di controllo remoto non sono attive né sono state mai attivate. In ogni caso, il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell’utente e di una sua conferma esplicita: non potrebbe dunque avvenire a sua insaputa. Ogni intervento sarebbe comunque tracciato nei sistemi. Desta sconcerto la notizia diffusa, senza i dovuti accertamenti, da Sigfrido Ranucci via Facebook che certamente ha un fine: suscitare allarme sociale per orientare maldestramente l’opinione pubblica. La sicurezza dei sistemi tutela, non condiziona, il lavoro dei magistrati”. Così il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

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