
Brutta batosta per il presidente americano Donald Trump nelle elezioni di medio termine. I Democratici hanno trionfato nella tornata di Midterm e hanno conquistato il Congresso Usa, nel periodo di massima impopolaritĂ del capo della Casa Bianca. The Donald ha perso negli stati chiave, alcuni anche storicamente repubblicani. Gli elettori – nonostante alcune mosse per recuperare terreno come l’intesa con Putin sul Diesel – hanno punito Trump soprattutto per la guerra illegale all’Iran, condotta con Israele, per il carovita e il caro energia in tutta la Grande mela; una crisi che sta asfissiando gli americani.
E’ stata una disfatta epocale per il partito repubblicano, che ha perso il controllo dei due rami del Congresso. I democratici ottengono un’ampia maggioranza alla Camera, con la prospettiva – a scrutinio ultimato – di superare 240 seggi sui complessivi 435. Con lo speaker Hakeem Jeffries, il primo afroamericano a ricoprire il ruolo, il partito sarĂ in grado di avviare un’ampia attivitĂ di controllo e indagine sull’amministrazione Trump.
La valanga democratica
Il vero ribaltone va in scena al Senato, che i dem conquistano con una serie di exploit in Stati per decenni feudi repubblicani. A dettare il trend è il primo risultato ad effetto, la vittoria di Roy Cooper in North Carolina. La strada è tracciata e arriva la valanga. I repubblicani perdono anche il South Carolina, dopo 28 anni di dominio ininterrotto, con la sconfitta di Darline Graham – sorella del senatore Lindsey scomparso a luglio – contro Annie Andrews. Quando in Italia è quasi l’alba, arrivano altri verdetti. James Talarico trionfa in Texas staccando di quasi 20 punti il repubblicano Ken Paxton. Adam Hamilton trionfa in Kansas, dove i democratici piantano la bandiera dopo 94 anni. In Ohio, Sherrod Brown sconfigge il repubblicano Jon Husted. La maggioranza viene blindata dalla vittoria di Josh Turek in Iowa e da quella di Troy Jackson in Maine. Anche Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato in Michigan, parla di vittoria.
I messaggi di Trump
Trump, tra un messaggio social e l’altro, non ha nessuna intenzione di intestarsi la sconfitta. “Non c’ero sulla scheda. Se ci fossi stato, avremmo ottenuto una vittoria a valanga. Ho detto agli elettori: ‘Fate finta che io sia sulla scheda’, ma non erano d’accordo e nella maggior parte dei casi non hanno gradito i candidati”, dice il presidente, che inizia un tour tra tv e giornali. “Sono un po’ sorpreso, pensavo sarebbe andata meglio. Abbiamo fatto dei comizi fantastici, con migliaia di persone dentro e fuori. C’era grande esaltazione, quindi ora sono un po’ sorpreso. Pensavo di poter avvicinare quelle persone verso i candidati”, dice. C’è un accenno di mea culpa: “La gente è d’accordo con quello che sto facendo sull’Iran, ma probabilmente non è disposta ad affrontare la conseguenza iniziale, di breve durata, di pagare di piĂą la benzina. Sapete, lo capisco ma non sono d’accordo: è un problema a breve termine per un beneficio a lungo termine. Peccato”.
Al New York Times, Trump risponde con toni concilianti. “Sono assolutamente disposto ad accettare questi risultati”, dice. “Lavoreremo con i democratici e, sapete, non vediamo l’ora di lavorare con loro. Probabilmente troveremo un’intesa”. Stesso copione a Fox News: “Penso che i democratici abbiano fatto un buon lavoro. Lo penso davvero. Penso che abbiano fatto un buon lavoro. Si sono battuti duramente, mi combattono da molto tempo” ma “possiamo lavorare con loro sull’immigrazione. Penso che l’immigrazione sia una questione importante. Ho sempre pensato che dovremmo riuscire a collaborare sull’immigrazione”.
Lo spettro del veto
Alla Cbs, in realtĂ , il numero 1 della Casa Bianca si dice pronto a ricorrere a “poteri enormi” e a utilizzare il veto presidenziale per bloccare le iniziative legislative dei dem dopo le elezioni. “Ho il potere supremo, si chiama veto”, dice. A Politico, poco dopo, corregge il tiro: “Ho il diritto di porre il veto su tutto, ma non voglio passare due anni a mettere il veto su ogni cosa. Lavoreremo con i democratici. Hanno giĂ chiamato, ho molti amici anche tra i democratici”. Tutto chiaro? No, perchĂ© negli stessi minuti sul social Truth arriva l’ennesimo post: la foto di un cappello rosso, in puro stile Maga, con la scritta VETO.
