Armi e ricettazione, 20 arresti tra fiancheggiatori del clan Fava-Mastroianni

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Arrestati carabinieri di Caserta
Arrestati carabinieri di Caserta

Blitz della Dda di Napoli contro presunti fiancheggiatori del clan dei Casalesi gruppo “Fava- Mastroianni”. All’alba nelle province di Caserta, Napoli, Salerno, Vercelli ed Asti, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, hanno arrestato 20 persone.

I provvedimenti sono stati emessi dall’Ufficio Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di ricettazione, detenzione e porto in luogo pubblico di armi da sparo, cessione di armi, alterazione di armi anche clandestine, commessi in concorso  e con l’aggravante del metodo mafioso.

L’indagine, ha permesso di far luce sulle capacità del sodalizio criminale di procurarsi e modificare armi nonché di individuare i compiti che i vari indagati avevano circa la custodia e l’occultamento delle armi a disposizione del sodalizio criminale.

19 le misure cautelari in carcere mentre uno ai domiciliari. Tra gli arrestati figurano Pierluigi Bosco, classe 1991; Carlo Contestabile, classe ‘63; Emanuele Fava, classe ‘79; Arben Jella, classe ‘78; Kreshnik Kazani, classe ‘85; Antonio Maiello, classe ‘79; Bernardo Merola, classe ‘73; Giuseppe Munerotto, classe ‘69; Silvio Munerotto, classe ‘93; Cosimo Parente, classe ‘76; Emanuela Santillo, classe  ’79; Vincenzo Troise, classe ‘83; Mario Zimbella, classe ‘63; Salvatore Nespoli, classe ’78; Antonio Prete, classe ‘ 88; Mario Mastroianni, classe ‘ 72; Giovanni Iodice, classe ’86;  Cristian De Luca, classe ’92;  Raffaele Nappa, classe ‘80. Alcuni degli arrestati sono già reclusi per altre cause.

Gli indagati sono accusati di aver agevolato il clan “dei casalesi” gruppo Fava-Mastroianni operante nel territorio di Santa Maria Capua Vetere. Le indagini – spiega la Dda – condotte su quell’area hanno avuto inizio nel settembre del 2013 a seguito della collaborazione di Pasquale Fava ed hanno permesso di cristallizzare  le condotte  contestate  e realizzate dagli affiliati del citato clan camorristico.

Nello specifico, il gip del locale Tribunale, condividendo l’intero impianto accusatorio sostenuto da questo Ufficio nei confronti degli odierni destinatari del provvedimento cautelare, ha contestato, ben 16 episodi relativi al porto e detenzione abusiva di armi, 4 cessioni illegali di armi ed un episodio relativo ali’alterazione delle caratteristiche balistiche di un fucile.

Le indagini hanno permesso di rinvenire e sequestrare nel settembre 2013: l  fucile calibro 12 a canne mozze; l pistola calibro 38 e circa 110 colpi d’arma da fuoco.

L’attività ha evidenziato che la disponibilità delle armi fosse finalizzata, anche, per affermare l’egemonia del clan sul territorio sammaritano rispetto al contrapposto gruppo dei “Bellaggiò”.

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