Piazza Bilotti, un “affaire” per prenditori, clan e politica

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Parte da lontano la realizzazione di Piazza Bilotti, la ex piazza Fera, finita più volte nel mirino della Dda di Catanzaro per presunte collusioni tra ‘ndrangheta, imprenditoria, politica e burocrazia. Un “affaire” da milioni di euro che avrebbe garantito interessi economici all’imprenditore Giorgio Ottavio Bilotti, considerato vicino al clan Muto, e interessi politici, con annessi ricatti elettorali, alle varie fazioni cosentine e regionali. Faide sotterranee.

Il nuovo sequestro di stamattina richiesto dall’Antimafia catanzarese è stato disposto per l’assenza del collaudo. In sostanza, la piazza, ma nemmeno il parcheggio sotterraneo, non poteva essere aperta al pubblico. Il tutto risale al 17 dicembre 2016, data che segna l’inaugurazione della nuova piazza, in un clima politico già infuocato tra esponenti di destra e di sinistra emerse in inchieste successive.

Quella cerimonia inaugurale non poteva essere fatta, men che meno il concertone di Capodanno con la star Alvaro Soler che ha attirato in piazza decine e decine di migliaia di persone da tutta la Calabria e non solo. Un evento pericolosissimo e molto rischioso per la possibilità di crolli, per l’assenza di vie di fughe, e con la gente stipata come sardine… Il pericolo lo avevamo denunciato in questo articolo dal titolo: “Concertone di Cosenza, Piazza Bilotti una minaccia. Da irresponsabili!”

Spiega la procura: “La cerimonia pubblica di inaugurazione di piazza Bilotti, al termine
dei lavori di riqualificazione, avvenuta in data 17 dicembre 2016 con la presenza di migliaia di persone, è stata svolta in mancanza del certificato di collaudo, condizione imprescindibile
all’apertura al pubblico della fruibilità della medesima opera pubblica.

Il collaudo dell’opera, formalmente eseguito in data successiva a detto evento inaugurale
(ovvero il 30 dicembre 2016), dalla ricostruzione investigativa risulta effettuato sulla scorta di un certificato ritenuto ideologicamente falso, nel quale è stata attestata la corretta esecuzione delle opere a fronte di fessure e crateri riscontrate sulle travi portanti della piazza, non ancora effettivamente riparate a quella data”.

Piazza Bilotti non è la prima volta che viene sequestrata. Il 19 Gennaio 2017 i finanzieri apposero i sigilli all’area nell’ambito di una inchiesta delle Dda di Reggio Calabria e Catanzaro che ordinò l’arresto di 33 imprenditori tra cui, Giorgio Ottavio Barbieri, ritenuto dagli inquirenti testa di ponte tra clan e politica.

L’imprenditore, secondo quanto emerse allora, pur in assenza di quattrini, era stato il solo ad aggiudicarsi importanti gare d’appalto come l’aviosuperficie di Scalea, la nuova piazza Bilotti a Cosenza e gli impianti di risalita a Lorica, tutti appalti al centro di un’altra imponente inchiesta della Dda di Catanzaro: Lande desolate, culminata con arresti e che costò un obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore all’ex governatore della regione Calabria Mario Oliverio il quale, in un altro filone su piazza Bilotti, venne coinvolto per corruzione insieme all’ex consigliere regionale dem Nicola Adamo, la parlamentare Pd Enza Bruno Bossio.

Secondo la Dda, Oliverio, Adamo e Bruno Bossio avrebbero stretto un “patto” per rallentare i lavori di piazza Bilotti per danneggiare elettoralmente il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto. In cambio, all’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri, sarebbero stati erogati altri 4,2 milioni in più per l’impianto di Lorica, un fatto giustificato come “lavori complementari” con una delibera di giunta. Anche il sindaco cosentino Occhiuto, tuttavia, avrebbe pressato per rallentare i lavori al fine di presentarsi alle elezioni del 2016 con un’opera già quasi completata.

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