“Come già in precedenti audit conclusi con conferma della correttezza dell’operato di Report, Ranucci ha sempre difeso il valore dei giornalisti della redazione tutelandone autonomia ed indipendenza, ben consapevole di come il giornalismo di inchiesta esponga costantemente a critiche ed attacchi.
Come quello che sta avvenendo adesso dove alla vittima (scomoda) di un grave attentato (che diventa pretesto) viene imputata la responsabilità di un danno all’immagine e ne viene chiesta dalla politica la sostituzione, un paradosso morale con conseguenze gravi per la democrazia”. Così in una nota l’avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci. Risale a ieri la consegna all’Ad Rai Giampaolo Rossi della relazione del Comitato etico sulla vicenda che coinvolge il giornalista.
Ranucci va avanti, lavora sul nuovo ciclo di Report
Sigfrido Ranucci continua a lavorare al nuovo ciclo di Report: ne avrebbe anche parlato nella riunione di ieri con il direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini, in uno degli incontri di lavoro che vanno avanti anche dopo che è scoppiato l’affaire Lavitola. Non sarebbe sul tavolo in questo momento, dunque – a quanto si apprende da diverse fonti – l’ipotesi di un passo indietro del conduttore, né trovano riscontro le indiscrezioni sull’intenzione del giornalista di chiedere un risarcimento alla Rai in caso di allontanamento dal programma.
Ranucci: ‘Il governo chiede la mia sostituzione, il Pd denuncia alla Commissione Ue’
“Il governo chiede mia sostituzione, Pd denuncia alla Commissione Ue”: lo scrive Sigfrido Ranucci su Facebook, postando un intervento dell’eurodeputato Sandro Ruotolo, responsabile Informazione della segreteria dem, che annuncia di aver “scritto alla vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen per richiamare la sua attenzione sulle ripetute dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini” contro il conduttore di Report, “storico programma di giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico radiotelevisivo italiano, e sulla richiesta rivolta alla Rai di sospenderlo dalla conduzione del programma.
È una questione – afferma Ruotolo – che riguarda direttamente l’indipendenza del servizio pubblico e l’applicazione dell’European Media Freedom Act”. “Non può essere il vicepresidente del Consiglio – aggiunge Ruotolo, che è anche rappresentante del gruppo dei socialisti e democratici nel gruppo di lavoro del Parlamento europeo sull’attuazione dell’European Media Freedom Act – a decidere il futuro professionale di un giornalista della Rai. E non può essere il governo a stabilire chi debba o non debba condurre un programma del servizio pubblico”. Per l’eurodeputato Pd, “sull’attentato subito da Ranucci indaga la magistratura e spetta esclusivamente alla magistratura accertare fatti, movente e responsabilità. Allo stato degli atti, l’ordinanza del giudice non attribuisce a Ranucci alcuna conoscenza preventiva o partecipazione al piano. Trasformare la vittima di un attentato nell’imputato politico della vicenda è inaccettabile”
“Quando uno dei più alti rappresentanti del governo chiede pubblicamente e ripetutamente alla Rai di sospendere uno specifico giornalista – afferma ancora Ruotolo -, entra direttamente in una sfera che deve rimanere autonoma dal potere politico. L’European Media Freedom Act è molto chiaro: l’articolo 4 tutela l’effettiva libertà e indipendenza editoriale dei media e vieta alle autorità pubbliche di interferire o tentare di influenzarne le politiche e le decisioni editoriali. L’articolo 5 impone agli Stati membri di garantire l’indipendenza editoriale e funzionale dei media di servizio pubblico. Per questo abbiamo chiesto formalmente alla Commissione europea se le dichiarazioni e le richieste di Salvini alla Rai possano configurare un’interferenza o un tentativo di influenza politica sulle decisioni editoriali del servizio pubblico, in violazione degli articoli 4 e 5 dell’Emfa, e quali iniziative la Commissione intenda assumere per garantirne il pieno rispetto”.
Lavitola potrebbe chiedere di essere risentito
Valter Lavitola potrebbe chiedere di essere risentito. Il suo difensore, l’avvocato Sergio Cola, a quanto apprende Adnkronos, sta valutando l’opportunità di un nuovo interrogatorio davanti al pm dopo quello di garanzia che si è svolto mercoledì scorso a Rebibbia dinanzi al gip Iele Moricca che ha confermato con un’ordinanza la detenzione in carcere per l’ex editore e imprenditore.
Non è bastata infatti la confessione di Lavitola, che ha ammesso di essere il mandante dell’attentato nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci sostenendo di averlo fatto per fargli innalzare il livello di protezione, a far venire meno il rischio di inquinamento probatorio e il pericolo di fuga. Le dichiarazioni rese da Lavitola sono state valutate dal giudice “fumose, assolutamente generiche e prive qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro”. Una richiesta quella dei domiciliari, non accolta dal gip, che aveva avuto anche il parere negativo della procura.
