Con l’Ape in pensione con 30 anni di contributi. Cgil: “Renzi non rimangi parola”

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Un momento del tavolo sulle pensioni tra governo e sindacati a settembre.
Un momento del tavolo sulle pensioni tra governo e sindacati a settembre. (Ansa/Onorati)

Ci saranno anche categorie di lavoratori svantaggiati nel “pacchetto pensioni” discusso stamane tra governo e sindacati. Per andare in pensione prima, secondo quanto emerso dall’incontro tra governo e sindacati, bisogna avere non meno di 30 anni di contributi (e non 20 come detto in un primo tempo dal governo) e un reddito lordo di 1.350 mensile.

I sindacati, Cgil in testa, chiedono che il limite si abbassi. “Il governo si rimangia la parola: 30 anni di contributi invece di 20”, ha detto il sindacato guidato da Susanna Camusso. Il ministro del Lavoro Poletti afferma invece che “Siamo vicini ai nostri obiettivi”.

A rientrare nell’Ape, (Anticipo pensionistico), il cui avvio è previsto per il 1 maggio 2017, dunque anche disoccupati, disabili e alcune categorie di lavoratori, come maestre e infermieri, se questi hanno almeno trent’anni di contributi e un reddito sotto i 1.350 euro lordi. Si potrà andare in pensione a 63 anni invece che a 66 e sette mesi.

Se si rientra nelle categorie di lavoratori attivi, ci vorranno invece almeno 35 anni di contributi complessivi. Prevista la soglia dei 30 anni per disoccupati, disabili o parenti di primo grado conviventi di disabili per lavoro di cura, anche se i sindacati chiedono di ridurre questo livello di contribuzione.

Il governo ha esposto le cifre per questo pacchetto che potrebbe costare da 1,5-1,6 miliardi. 6 miliardi in 3 anni. Intanto, domani è atteso il via libera del Consiglio dei ministri alla Manovra da 24,5 miliardi.

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