Trattativa Stato-Mafia, condanne pesanti. Assolto Mancino

La Corte di Assise di Palermo ha inflitto pene comprese tra 8 e 28 anni agli ex vertici del Ros Mori, Subranni e De Donno, l'ex senatore Dell'Utri, Massimo Ciancimino e i boss Bagarella e Cinà.

Carlomagno Jeep Compass Febbraio 2021
giudice Alfredo Montalto ansa
Il giudice Alfredo Montalto durante la lettura della sentenza (Ansa)

La Corte di Assise di Palermo ha condannato, in primo grado, a pene comprese tra 8 e 28 anni di carcere per la cosiddetta trattativa Stato-Mafia gli ex vertici del Ros Mori, Subranni e De Donno, l’ex senatore Dell’Utri, Massimo Ciancimino e i boss Bagarella e Cinà.

Gli ex vertici del Ros Mario Mori e Antonio Subranni sono stati condannati a 12 anni per minaccia a corpo politico dello Stato. A 12 anni, per lo stesso reato, è stato condannato l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, a 28 anni sempre per minaccia a corpo politico dello Stato, è stato condannato il capo mafia Leoluca Bagarella. Per lo stesso reato dovrà scontare 12 anni il bosso Antonino Cinà. L’ex ufficiale del Ros Giuseppe De Donno, per le stesse imputazioni, ha avuto 8 anni. Massimo Ciancimino, accusato in concorso in associazione mafiosa e calunnia dell’ex capo della polizia De Gennaro, ha avuto 8 anni.

ASSOLTO MANCINO: “SONO SOLLEVATO” Assolto dall’accusa di falsa testimonianza l’ex ministro democristiano Nicola Mancino. Prescritte le accuse nei confronti del pentito Giovanni Brusca. Condannati tutti gli altri imputati.

“Sono sollevato. E’ finita la mia soffrenza anche se sono sempre stato convinto che a Palermo ci fosse un giudice. La sentenza è la conferma che sono stato vittima di un teorema che doveva mortificare lo Stato e un suo uomo che tale è stato ed è tuttora”, ha detto l’ex ministro di Nicola Mancino.

LEGALE VERTICI EX ROS: “SENTENZA FRUTTO PREGIUDIZIO” “Aspettiamo di leggere le motivazioni però è chiaro che 12 anni di condanna la dicono lunga sulla decisione della corte. C’è però in me un barlume di contentezza, in un mare di sconforto. Sono contento perché so che la verità è dalla nostra parte. E’ un giorno di speranza. Possiamo sperare che in appello ci sarà un giudizio, perché questo è stato un pregiudizio”, ha detto l’avvocato Basilio Milio che difendeva l’ex generale dei carabinieri Mario Mori e gli ufficiali del Ros Antonio Subranni e Giuseppe De Donno. Gli ufficiali sono stati tutti condannati per minaccia a Corpo politico dello Stato a pene pesanti.

“Questo processo è stato caratterizzato dalla mancata ammissione di tante prove da noi presentate – ha proseguito – La prova del nove? Non sono stati ammessi oltre 200 documenti alla difesa e venti testimoni, tra i quali c’erano magistrati tra cui la dottoressa Boccassini, il dottor Di Pietro, il dottor Ayala”. “E’ stata una sentenza dura – ha concluso – che non sta né in cielo né in terra perché questi fatti sono stati smentiti da quattro sentenze definitive”.

PM: SENTENZA DEDICATA A FALCONE E BORSELLINO “Questo processo e questa sentenza sono dedicati a Paolo Borsellino, a Giovanni Falcone e a tutte le vittime innocenti della mafia”, ha detto il Pm del pool che ha istruito il processo sulla trattativa Stato-mafia Vittorio Teresi, dopo la lettura del dispositivo. “E’ stata confermata – ha aggiunto – la tesi principale dell’accusa che riguardava l’ignobile ricatto fatto dalla Mafia allo Stato a cui si sono piegati pezzi delle istituzioni”. “E’ un processo – ha concluso – che andava fatto ad ogni costo”.

DI MATTEO: “CONFERMA CHE STATO TRATTAVA CON BOSS” “Questa sentenza, dopo cinque anni, riconosce che parte dello Stato negli anni delle stragi trattava con la Mafia e portava alle istituzioni le richieste di Cosa Nostra. Per la prima volta vengono consacrati i rapporti esterni della Mafia con le istituzioni negli anni delle stragi ed è significativo che questa sentenza abbia riguardato un periodo in cui erano in carica tre governi diversi: quello Andreotti, quello Ciampi e quello Berlusconi”. Così il Pm Nino Di Matteo, magistrato storico del pool che ha istruito il processo sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia, dopo la lettura del verdetto. “Non contano gli attacchi che abbiamo subito – ha aggiunto – negli anni non tutti si sono dimostrati rispettosi di un lavoro che ci è costato lacrime e sangue”.

FORZA ITALIA: “ACCOSTAMENTO BERLUSCONI E’ GRAVE” “Forza Italia respinge con sdegno ogni tentativo di accostare il nome del Presidente Berlusconi alla vicenda della trattativa Stato-mafia. La sentenza, in attesa di leggere le motivazioni ci appare frutto di un evidente pregiudizio” Lo si legge in una nota di FI. La nota arriva dopo le parole del Pm Di Matteo: “La sentenza dice che Dell’Utri ha fatto da cinghia di trasmissione tra le richieste di Cosa Nostra e il governo Berlusconi. Il verdetto dice che il rapporto non si ferma al Berlusconi imprenditore ma arriva al politico”.

BERLUSCONI “RIDICOLO ACCOSTARE ME A MAFIA” “E’ assurdo e ridicolo il tentativo di accostare il mio nome alla trattativa Stato-mafia, non abbiamo mai ricevuto nessuna minaccia dalla mafia”. Lo afferma Silvio Berlusconi a Campobasso. “I miei legali dicono che la sentenza è del tutto disconnessa dalla realtà, ma se fosse vera il signor Berlusconi sarebbe persona offesa” nella vicenda “ed è considerato estraneo ai fatti di causa” – dice ancora Berlusconi- le parole di Di Matteo sono di una gravità senza precedenti”, “faremo passi nelle sedi opportune nei suoi confronti”.

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