Isis, Maroni come Essid: "Se serve chiudere le moschee"

Musulmani raccolti in preghiera in una moschea - Maroni vuole la chiusura dei centri di culto islamico in LombardiaMILANO – Il governatore della Lombardia Roberto Maroni, vuole percorrere la stessa strada intrapresa dal primo ministro della Tunisia Habib Essid che, all’indomani della strage di Sousse, ha chiuso ottanta moschee dove le autorità hanno accertato che si “spargevano veleni e si predicava l’odio” contro gli “infedeli” occidentali.

Secondo il presidente Maroni quella del governo tunisino è “una strada da seguire” e “se serve, bisogna chiudere le moschee”. Maroni, a margine all’udienza della Corte dei Conti per la parificazione del bilancio della Regione Lombardia, ha spiegato che “la Tunisia non è certo un paese contro l’Islam” e “speriamo che il ministero dell’Interno (Alfano, ndr) non si faccia prendere da ideologismi”.

Solo a Milano ci sono circa 100mila musulmani che pregano in 15 tra sale, magazzini e capannoni. Tra cui le tre più grandi aree dove il venerdi la comunità islamica si reca per pregare: il Palasharp di Segrate, che già ospita temporaneamente il venerdì la comunità del Centro islamico di viale Jenner, gli ex bagni fascisti di via Esterle (ora una carrozzeria abbandonata) e l’area di via Marignano, vicino San Donato milaneese. Il comune aveva indetto un bando per la costruzione di tre luoghi di culto.

In Lombardia sono oltre 120 le sale di preghiera che sono frequentate da migliaia di musulmani. I timori del governatore sono che tra questi luoghi di culto possano “insidiarsi” potenziali fedeli al jihad, adepti del Califfato.

Il capogruppo del Patto civico in Regione Lombardia, Lucia Castellano respinge l’idea del governatore Maroni: “Negare la libertà di culto violando uno dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione non garantisce più sicurezza, al contrario”: così ha commentato la posizione del governatore .

Dal centrosinistra regionale è stata criticata anche la difesa da parte della Giunta delle legge regionale sui nuovi luoghi di culto, la cosiddetta “legge antimoschee” impugnata dal Governo nei mesi scorsi. “A differenza di quanto vogliono far credere, non fa nulla per combattere l’abusivismo e anzi, per come è scritta, incentiva il proliferare di situazioni opache”, ha rimarcato il consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella.

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