Si suicida da innocente il pediatra Alberto Flores d’Arcais

Accusato di abusi su minori, Pediatra si suicida da innocente Alberto Flores d’Arcais
Il Pediatra Alberto Flores d’Arcais

Era stato arrestato nel mese di luglio 2015 con l’accusa di aver abusato sessualmente di minori. Ma lui, Alberto Flores d’Arcais, 61 anni, primario del reparto pediatrico all’ospedale di Legnano (Milano), si era sempre professato innocente dall’infamante accusa.

L’uomo, ormai un “mostro” agli occhi dell’opinione pubblica, non ce l’ha fatta a reggere il peso della gogna e così si è suicidato prima ancora che la lentissima e ingloriosa Giustizia in Italia lo dichiarasse colpevole o innocente.

Sabato mattina, intorno alle 6.30, il medico si è lanciato dal sesto piano della sua abitazione in via Belgirate, a Milano dove era ancora in regime (cautelare) di arresti domiciliari. Poco da fare per i soccorritori del 118 che lo hanno trovato già morto. Avrebbe lasciato una lettera ai suoi in cui spiega i motivi dell’estremo gesto.

Le accuse mosse al primario dalla Procura di Busto Arsizio (Varese), riguardavano diciotto episodi di presunti comportamenti illeciti che sarebbero stati tenuti dal primario dal 2008 su bambine minori di tredici anni, durante visite mediche effettuate presso l’ospedale di Legnano. Le indagini dei carabinieri di Legnano, sostenute da attività tecniche, erano iniziate a fine 2015.

Il medico, facendo il pediatra – quasi alla stregua dei ginecologi che hanno a che fare sempre con parti intime delle donne – avrebbe toccato le parti intime di bambine e ragazze di età compresa tra i 6 e i 14 anni, “anche se non presentavano patologie”, si affermò. Che fosse “vero” lo dicono solo le persone che lo hanno accusato. Lui, oltre a dichiararsi sempre estraneo alle accuse, non può ormai più difendersi.

Sotto pressione continua per i presunti reati a lui contestati, Alberto Flores d’Arcais, era stato isolato da tutto e da tutti. Sospeso dal lavoro e lasciato solo in preda alla agonizzante giustizia italiana. Una decina di giorni gli era stata rigettata una istanza di scarcerazione presentata dal suo legale. Nel suo Pc gli investigatori avrebbero trovato materiale pedopornografico, ma la difesa non ha avuto il tempo di esaminarlo per fare le perizie di parte e presentare controdeduzioni.

“Come suo medico di famiglia – dice Alberto Aronica citato da Repubblica – ero autorizzato ad andarlo a trovare. L’ho visto l’ultima volta a metà agosto. A fine luglio stava molto male e ho consigliato una visita psichiatrica perché avevo capito che era a rischio suicidario. E’ stato visto da psichiatri tre volte, ci sono tre relazioni disponibili. La richiesta di libertà – prosegue Aronica – si basava sulla perizia di parte, redatta da un noto pediatra che, guardando i filmati, ha ritenuto di vedere solo riprese di normali visite pediatriche. Purtroppo questa perizia è stata ignorata ed è stata ritenuta valida solo la perizia allergologica che lo accusava”. Il medico si dice assolutamente convinto dell’innocenza di Flores d’Arcais di cui era anche amico: “E’ stata la vittima innocente di un’accusa assolutamente falsa. Aveva perso tutto, aveva perso ogni speranza”.

I colleghi, ma non tutti, dopo l’arresto avevano difeso il professionista parlando di una “persona seria e stimata”. Oltretutto, raccontò chi lavorava fianco a fianco col medico, “a ogni visita svolta dal primario era sempre presente un componente della famiglia e in nessun caso le bambine restavano sole con lui”.

Ora il primario si è suicidato, ma resta l’atroce dubbio: era colpevole o innocente? Era accusato (o incastrato) ingiustamente o era davvero un mostro pedofilo della peggiore specie giunto all’apice di una brillante carriera professionale? Domande che rimarranno senza risposte. Ma la conclusione costituzionale è che Alberto Flores d’Arcais era innocente. Aveva da poco cominciato il suo calvario giudiziario senza mai arrivare al terzo e definitivo grado di giudizio. Se andava bene ci volevano almeno dieci anni di processo. Lui ha scelto il rito più breve: quello di levarsi di mezzo per la vergogna del sistema giustizia.

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