Italicum, Renzi ottiene la prima fiducia ma domani strada in salita

tabellone elettronico con il voto di Pippo Civati, Stefano Fassina, Enrico Letta, Roberto Speranza, Rosy Bindi e Pier Luigi Bersani alla Camera durante la votazione della questione di fiducia posta sull'articolo 1 della Legge Elettorale (Italicum),
Il tabellone elettronico di Montecitorio (Ansa)

Dopo settimane di ricatti e insulti, Matteo Renzi ottiene ciò che voleva: l’Italicum così come lo aveva immaginato. Quello di oggi non è il voto definitivo, ma dalla giornata convulsa a Montecitorio pare che giovedì il premier non debba avere problemi per gli altri due voti di fiducia sulla riforma elettorale. Il primo “Sì” è arrivato nel tardo pomeriggio. Il primo articolo dell’Italicum passa con 352 Si, 207 No e un astenuto. 38 esponenti del Pd non hanno votato.

Tra questi, i ribelli Bersani, Civati, Letta, Bindi, Fassina e l’ex capogruppo Roberto Speranza che era in missione ma apertamente schierato con i dissidenti. Insieme a loro non hanno risposto alla chiama i deputati R. Agostini, Albini, Bossa, Bruno Bossio, Capodicasa, Cimbro,  Cuperlo, D’Attorre, Epifani, Fabbri, G.Farina, Folino, Fontanelli, Fossati, Carlo Galli, Giorgis, Gnecchi, Gregori, Laforgia, Leva, Maestri, Malisani, M. Meloni, Miotto, Mugnato, Murer, G. Piccolo, Pollastrini, Stumpo, Vaccaro, Zappulla, Zoggia. Molti di Area riformisti (si parlava di un centinaio di deputati) che avevano sottoscritto l’appello contro l’Italicum sono evidentemente rientrati nei ranghi.

“Siamo in linea con i numeri delle altre fiducie. E’ il primo passo”, ha detto il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, dopo il primo voto di fiducia al governo sulla legge elettorale. Mentre l’artefice indiscusso, Matteo Renzi lascia ai consueti 140 caratteri di Twitter il suo commento: “Grazie di cuore ai deputati che hanno votato la prima fiducia. La strada è ancora lunga ma questa è #lavoltabuona”.

I parlamentari di Sinistra ecologia e è libertà hanno partecipato alla votazione sulla fiducia con una fascia nera al braccio in segno di lutto. Per uno dei leader della minoranza dem, Gianni Cuperlo, quella di oggi è “una giornata semplice né serena. Amareggia e addolora – dice – non votare la fiducia perché mi sento parte di una comunità ma è un segnale legittimo e necessario per uno strappo incomprensibile”.

A chi gli chiede se dopo questo voto resterà ancora nel Pd lui risponde: “Si deve. La scomposizione del progetto – spiega Cuperlo – sarebbe innanzitutto una sconfitta per la sinistra che quando si è divisa non è mai uscita rafforzata”, per questo “rivolgo un appello ulteriore a Renzi”, è cioè che “un campo non va mai diviso, un partito non va mai spezzato. In questo ci vuole soprattutto l’impegno di chi guida il partito”. La stessa idea di non lasciare il Pd è Pierluigi Bersani. “Lo strappo lo fa Matteo, io non vado via dal partito”, ha detto l’ex segretario.

Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi oggi alla Camera.
Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi oggi alla Camera. Ansa/Carconi

D’altro avviso Lorenzo Guerini che parla di “strappo contenuto” visto il primo voto di fiducia all’Italicum. “Sulla fiducia – spiega il vicesegretario nazionale dem – c’è stato nel Pd uno strappo molto più contenuto di quello che si poteva pensare. Ora non affrontiamo questo passaggio per via disciplinare: non avrebbe senso”.

La strada è ancora lunga, diceva Renzi perché sono tanti gli ostacoli che deve superare nel complesso e delicato ciclo delle riforme costituzionali. Ma non per questo si tira indietro. A costo di farsi, come se li è fatti, “nemici in casa”, il premier va avanti per la sua strada consapevole che per l’Italia “è il tempo del coraggio”.

Domani, dopo altri voti di fiducia, il varo definitivo con voto segreto. E forse nelle urne potrebbero essersi sorprese. Secondo i bene informati Renzi potrebbe avere il soccorso azzurro dei berlusconiani e di parte di altre forze politiche. La notte è lunga e in genere porta consiglio mentre le “diplomazie” sono incessantemente al lavoro.

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