Crocetta mette una "croce" sull'Espresso: "Voglio 10 milioni di euro"

Il governatore della Regione Sicilia Rosario Crocetta
Il governatore della Regione Sicilia Rosario Crocetta

PALERMO – Il caso Crocetta, dopo la bufera politica, avrà dei risvolti legali. L’avvocato del governatore, in una conferenza stampa a Palermo, ha detto che “faremo un’azione civile risarcitoria chiedendo a L’Espresso 10 milioni di danni”, assicura riferendosi alla presunta intercettazione pubblicata dal settimanale tra il chirurgo plastico Matteo Tutino e Rosario Crocetta in cui il primo avrebbe detto al secondo che “Lucia Borsellino va fermata, va fatta fuori come suo padre”. Il legale ha anche detto che “non si possono mettere sullo stesso piano le dichiarazioni del procuratore Francesco Lo Voi (che smentisce l’esistenza di intercettazioni o trascrizioni di quel tenore attribuite al medico Matteo Tutino) e quelle del direttore de L’Espresso”.

L’Espresso dal canto suo ha ribadito la propria correttezza: “La causa annunciata dai legali di Rosario Crocetta – precisa la direzione del settimanale – può diventare l’occasione processuale per comprovare la piena correttezza del comportamento dell’Espresso e per fare definitiva chiarezza su quanto è avvenuto”.

In buona sostanza si saprà soltanto attraverso la causa risarcitoria se il presunto audio con la presunta frase attribuita a Tutino sarà vera oppure no. Il settimanale è sicuro di dimostrare in quella sede la propria “correttezza”.

La procura di Palermo per ben due volte aveva ribadito, con il procuratore Francesco Lo Voi, che quelle intercettazioni “non sono agli atti di nessun procedimento di questo ufficio e neanche tra quelle registrate dal Nas”, che ha in parte condotto le indagini su Villa Sofia, inchiesta che portò agli arresti domiciliari Matteo Tutino per presunti raggiri a danno del Servizio sanitario nazionale.

Intanto era avanzata con forza l’indiscrezione che quelle intercettazioni non fossero in possesso della procura di Palermo bensì in quella di Caltanissetta. Ma anche da questa procura arriva una secca smentita alle voci apparse stamane su alcuni quotidiani: “L’intercettazione tra Crocetta e Tutino non è agli atti della Procura di Caltanissetta. Se avessimo un’indagine su Tutino e quella conversazione, lo sapremmo”, ha sottolineato il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari.

Due procure che smentiscono l’esistenza di atti e il settimanale che invece sostiene che quella pubblicata è una intercettazione che esiste. “Risale al 2013 e fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo”, affermava l’altro giorno la direzione della testata.

Una querelle infinita tra smentite e conferme ma di cui finora non è stata mostrata né pubblicata la prova “principe” dell’accusa contro Tutino e Crocetta: ossia l’audio che il direttore del settimanale ha detto in una intervista di non esserne in possesso e fatto intendere di non averlo ascoltato. “Il nostro cronista – ha spiegato Vicinanza alla Stampa – l’ha ascoltato. Poi ha potuto ricopiare la trascrizione”.

Una posizione che vacilla e che ha fatto calmare un po’ le acque nel Pd dopo l’anticipazione dello “scoop” del settimanale. Sono in tanti che chiedono da tempo le dimissioni di Crocetta, ma sulla presunta intercettazione sono emerse alcune contraddizioni che hanno costretto lo stesso Pd a fare marcia indietro rispetto alla posizione precipitosa assunta all’inizio. Se due procure affermano che quell’audio e quelle trascrizioni non esistono, gli stessi maggiorenti del Pd, almeno in privato, hanno cambiato atteggiamento nei confronti del “non amato” Crocetta.

Il governatore, che ha parlato di “dossieraggi” contro di lui, ha comunque fatto intendere che è disponibile a lasciare la guida della Regione Sicilia. Giusto il tempo di portare a termine riforme cui tiene. Poi in tribunale si saprà la verità sulla presunta intercettazione contenuta in un audio che, al momento, per due procure “non esiste”.

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