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Terrore a Scuola, Maestre ai Bimbi: “Sigillate le mascherine con lo scotch sennò entra il Virus”

La riapertura delle scuole in Italia è stata un disastro, e siamo solo agli inizi. Dopo i bambini in ginocchio in un istituto ligure perché il preside non avendo i nuovi banchi ha “evitato” (parole sue), di mettere quelli vecchi, la maestra di una scuola del nord Italia è andata ben oltre dicendo ai bambini di una classe elementare, che affinché il virus non entri, anche avendo la mascherina, devono sigillare con lo scotch i bordi laterali.

La testimonianza choc arriva da un video postato su Facebook dove uno di questi bimbi racconta questa allucinante esperienza. Fortunatamente lui insieme ai suoi compagnetti hanno disubbidito, però dà la dimensione dei metodi folli praticati e vissuti dai nostri figli per effetto del terrorismo mediatico e di Stato sulla presunta nuova emergenza Covid.

“Per respirare sono andato a nascondermi dietro ad un albero”, racconta il bambino nel video accompagnato da una persona che si presenta come il nonno. Anche per l’attività all’aperto le cose si mettono malissimo per i bambini. Secondo il racconto, gli alunni, al terzo giorno di scuola, devono stare rigidamente a un metro di distanza, senza poter correre, altrimenti se sudano possono contrarre il coronavirus.

Il ragazzino racconta, oltre al disagio, anche il fatto che la maestra gli ha chiesto di aiutare un suo compagno in difficoltà, a patto però di stare a un metro di distanza. Come faceva ad aiutarlo? Solo questa geniale prof potrebbe spiegarlo.

Una cosa davvero allucinante. Ed è lo stesso nonno del bambino a spronare tutti genitori a ribellarsi contro questi metodi “terroristici”. “I genitori invece di pensare alle loro cose, si occupino dei loro figli”.

Nei commenti si legge di tutto: “Ci stanno distruggendo i bambini, poi, avranno danni irreparabili”, scrive una utente, mentre altri parlano di delirio. C’è però chi addossa responsabilità anche ai genitori che accordano con il loro silenzio-assenso questi trattamenti disumani: “Dove sono i genitori, specialmente le mamme??? Perché mandate i figli a scuola, cosa vi aspettate dalla scuola? Guardate che la rovina dei figli è più nelle nostre mani che in quelle della scuola…vogliamo comprendere i valori dei figli e la loro salute o vogliamo scaricare la responsabilità sugli altri? Il bimbo parla chiaro, forse siamo noi che non sentiamo bene!”.

Il Video schermato: fonte fb 


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SE QUESTO E’ UN BAMBINO (di Sara Cunial)

Il prefetto di Cosenza Paola Galeone indagata per corruzione

Il prefetto di Cosenza Paola Galeone

Il prefetto di Cosenza Paola Galeone

Il prefetto di Cosenza, Paola Galeone, di 58 anni, è indagata per corruzione. Lo scrive la “Gazzetta del sud” in un articolo a firma di Arcangelo Badolati. L’ipotesi accusatoria a carico del prefetto è di avere intascato da un’imprenditrice, che ha denunciato i fatti alla polizia, una “mazzetta” di 700 euro.

Sarebbe stata videoripresa dal personale della Squadra mobile di Cosenza la consegna da parte di un’imprenditrice al prefetto dei 700 euro. La consegna della busta contenente il denaro, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe avvenuta in un bar di Cosenza. Le banconote sarebbero state segnate.

La notizia che travolge in pieno la Prefettura di Cosenza, su cui vige il massimo riserbo, è stata confermata da fonti della Polizia interpellate da Secondo Piano News.

Il prefetto Galeone avrebbe proposto all’imprenditrice di emettere una fattura fittizia di 1.220 euro allo scopo di intascare la parte di fondo di rappresentanza accordata ai prefetti che era rimasta disponibile alla fine dell’anno. Sempre secondo l’accusa, 700 euro della somma concordata sarebbero andati al prefetto Galeone e 500 all’imprenditrice.

Galeone è prefetto di Cosenza dal 23 luglio del 2018. In precedenza aveva svolto le stesse funzioni a Benevento. Galeone è stata assunta nell’amministrazione civile dell’Interno nel dicembre del 1987 ed assegnata, come prima sede, alla Prefettura di Taranto, dove ha svolto vari ruoli.

Medvedev: L’Iran senza nucleare ma solo con Hormuz ha fatto scacco matto all’occidente

“Non è chiaro come si svilupperà la tregua tra Washington e Teheran. Ma una cosa è certa: l’Iran ha testato le sue armi nucleari. Si chiama Stretto di Hormuz. Il suo potenziale è inesauribile.” Lo ha detto sui social Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo in riferimento alla crisi energetica che sta stritolando l’occidente collettivo, Italia e Ue compresa.

“Ebbene, eccoci qui: lo Stretto di Hormuz è di nuovo chiuso. Le armi funzionano”, ha aggiunto ironicamente il leader russo.

Nessuna bomba. Nessuna ricaduta radioattiva. Solo un punto strategico che controlla oltre il 25% del petrolio e gas mondiale. Questa non è una minaccia. È scacco matto!

Turchia: “Il mondo deve ribellarsi ai tentativi di sabotaggio di Israele”

“È particolarmente importante che l’opinione pubblica mondiale sia preparata e in grado di rispondere in modo adeguato a possibili tentativi di sabotaggio da parte di Israele”. Lo ha detto il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, citato dall’agenzia turca Anadolu, parlando durante una conferenza stampa congiunta tenutasi dopo il suo incontro con il ministro degli Esteri siriano Asad Hassan Sheibani presso il Ministero degli Affari Esteri.

L’esponente del governo di Erdogan ha aggiunto che è necessario trarre le dovute lezioni dalle crisi che si sono verificate e che è essenziale agire con buon senso di fronte alle note azioni di Israele volte a sabotare il processo negoziale, Fidan ha dichiarato quanto segue:

“È particolarmente importante che l’opinione pubblica mondiale sia preparata e in grado di rispondere e ribellarsi in modo adeguato a potenziali tentativi di sabotaggio da parte di Israele. Inoltre, auspichiamo la creazione di una nuova architettura di sicurezza e pace nella regione, compresa la normalizzazione delle relazioni tra l’Iran e i Paesi del Golfo su basi più solide. Come Turchia, ribadisco che siamo pronti a svolgere un ruolo attivo in questo processo e a fornire tutti i contributi necessari.”

Il ministro Fidan ha dichiarato che “Israele sta estendendo il suo genocidio da Gaza al Libano”, sottolineando che ancor prima che l’inchiostro sul cessate il fuoco nella regione si asciugasse, gli attacchi israeliani in Libano, che prendono di mira indiscriminatamente bambini e civili, avevano già causato centinaia di morti e stavano precipitando la regione in una crisi umanitaria ancora più profonda.

Fidan ha affermato che porre fine all’occupazione israeliana del Libano e proteggere la popolazione civile è diventata una priorità urgente, aggiungendo: “Voglio sottolineare ancora una volta questo punto, di fondamentale importanza per la pace di tutta la nostra regione e per la stabilità globale: non si deve assolutamente permettere al governo Netanyahu di sabotare ancora una volta il cessate il fuoco e i processi negoziali avviati con grande impegno nella regione”.

Fidan ha dichiarato che i piani annunciati durante il processo di cessate il fuoco temporaneo tra Stati Uniti e Iran contenevano argomenti delicati, tra cui la sicurezza regionale e altre questioni, e ha proseguito come segue:

“Due settimane potrebbero non essere sufficienti. Se le parti sono d’accordo, il cessate il fuoco può essere esteso per un altro periodo e i negoziati possono proseguire. Il nostro desiderio e il nostro impegno saranno in questa direzione: che questi negoziati inizino in buona fede e giungano a una conclusione. Il mondo ne ha bisogno, la regione ne ha bisogno. Sia l’Iran che gli Stati Uniti sono in grado di farlo, e i paesi della regione sono pronti a dare ogni contributo costruttivo.”

“Abbiamo avuto l’opportunità di rivalutare a fondo i recenti sviluppi nella regione.”

Ricordando gli incontri molto proficui avuti a Damasco il 5 aprile con il presidente siriano Ahmed Shara e Sheibani, Fidan ha affermato che anche oggi hanno avuto l’opportunità di valutare a fondo le questioni all’ordine del giorno delle relazioni bilaterali, le modalità per promuovere ulteriormente la cooperazione e i recenti sviluppi nella regione.

Fidan ha sottolineato che la regione, che sta attraversando giornate molto calde, ha bisogno più che mai di ogni tipo di consultazione e solidarietà, e che questo, in un certo senso, obbliga la Turchia a coordinarsi maggiormente con la regione.

Fidan ha sottolineato che la Turchia considera la stabilità, la sicurezza e la pace dell’intera regione e, a tal fine, sta portando avanti con determinazione i propri sforzi intensi, in stretto coordinamento con i paesi della regione, per stabilire una stabilità duratura.

Fidan ha sottolineato che la regione ha dovuto affrontare una delle sfide più serie della sua storia recente con la guerra iniziata il 28 febbraio, e ha spiegato che, di fronte a questo conflitto, che ha avuto gravi ripercussioni a livello globale, la regione è in stretto contatto e in stretta collaborazione con i paesi vicini e i partner sotto la guida del presidente Recep Tayyip Erdoğan.

“(USA-Iran) Il cessate il fuoco dovrebbe essere esteso anche al Libano.”

Fidan ha affermato che, durante questi contatti, hanno costantemente mantenuto all’ordine del giorno l’impegno per porre fine definitivamente alla guerra e hanno lavorato per raggiungere questo obiettivo, dichiarando: “In questo contesto, accogliamo con grande soddisfazione il cessate il fuoco di due settimane raggiunto grazie all’iniziativa del nostro ‘fratello’ Pakistan, che sosteniamo attivamente. Ci auguriamo che il cessate il fuoco venga pienamente attuato sul campo, Libano compreso, e che il processo si evolva in una pace duratura. Sottolineiamo a tutte le parti che ciò è possibile solo attraverso il dialogo, la diplomazia e il ristabilimento della fiducia reciproca”.

Fidan ha inoltre sottolineato che è fondamentale che le parti dimostrino un atteggiamento conciliante, flessibile, paziente e costruttivo nei colloqui che inizieranno in Pakistan.

Il ministro turco ha sottolineato che uno dei pilastri fondamentali per una pace e una tranquillità durature nella regione è senza dubbio la stabilità della vicina Siria, e ha ricordato che il popolo siriano ha lottato contro la violenza e l’oppressione per 14 anni, culminando in una rivoluzione storica l’8 dicembre 2024.

Fidan ha affermato che, nel breve periodo trascorso dalla rivoluzione, i siriani hanno proceduto con pazienza e determinazione alla ricostruzione politica ed economica del loro Paese, ottenendo risultati eccezionali.

La Siria dovrebbe essere tenuta al di fuori delle ripercussioni negative della crisi nella regione.

Fidan ha sottolineato che a questo punto è chiaro che la Siria deve essere tenuta lontana dalle ripercussioni negative della crisi nella regione, e ha affermato che questo obiettivo è essenzialmente alla base dell’intensa attività diplomatica svolta di recente con la Siria.

Fidan ha sottolineato che garantire che i progressi compiuti nel processo di raggiungimento di una stabilità sostenibile in Siria non vengano compromessi è una priorità per la Turchia, e ha proseguito come segue:

“La Turchia sosterrà sempre la Siria nei suoi sforzi in questa direzione. Condividiamo le preoccupazioni e le ansie della Siria, la nostra felicità è comune e la nostra sicurezza e stabilità si completano a vicenda. In questo contesto, seguiamo da vicino il processo di integrazione in corso nel Paese. Il completamento senza interruzioni di questo processo, per il benessere della Siria e dei suoi vicini, rimane di fondamentale importanza e priorità per il nostro Paese. Nella nuova Siria non ci sarà spazio per piani e progetti che hanno esaurito la loro utilità per certi ambienti.”

Fidan ha osservato che, di fronte alle continue crisi nella regione, è una questione di buon senso per i siriani unirsi attorno a una comprensione inclusiva e concentrarsi sul progresso del Paese; a tal proposito, continueranno a sostenere il governo siriano nei suoi sforzi per instaurare una riconciliazione sociale che riunisca tutti i siriani nel quadro della cittadinanza costituzionale e per il benessere e gli interessi della Siria.

“Se non si pone fine all’espansionismo israeliano, non sarà possibile raggiungere una pace, una stabilità e una sicurezza durature in Medio Oriente.”

Mentre Fidan prosegue i suoi intensi sforzi per una pace e una stabilità durature, ha sottolineato che il principale fattore che sta trascinando la regione verso il baratro non deve essere ignorato, e ha affermato che
“La comunità internazionale deve ora comprendere chiaramente che, a meno che non si ponga fine all’espansionismo israeliano, non sarà possibile costruire una pace, una stabilità e una sicurezza durature in Medio Oriente. Bisogna fermare l’imposizione da parte di Israele della sua agenda geopolitica attraverso interventi esterni. Il governo Netanyahu continua a condannare gli abitanti di Gaza a condizioni di carestia con il pretesto della guerra, aggiunge ogni giorno un nuovo passo illegale ai suoi sforzi per eliminare la soluzione dei due Stati in Cisgiordania e limita sistematicamente la libertà di culto a Gerusalemme Est.”

Fidan ha inoltre affermato che gli sviluppi regionali non dovrebbero distogliere l’attenzione della comunità internazionale dalla Palestina, sottolineando che, nonostante il cessate il fuoco a Gaza, il popolo palestinese continua ad affrontare difficoltà nell’accesso ai beni umanitari più elementari.

Fidan ha dichiarato che Israele deve adempiere ai propri obblighi previsti dal cessate il fuoco e che le attività di ricostruzione devono iniziare senza indugio.

“La comunità internazionale deve agire contro le misure adottate da Israele per creare un fatto compiuto.”

Sottolineando la determinazione della Turchia ad adempiere alle proprie responsabilità per la ricostruzione di Gaza, Fidan ha dichiarato: “In questo periodo in cui il diritto internazionale viene calpestato, seguiamo con preoccupazione anche le azioni di Israele in Cisgiordania. È fondamentale che la comunità internazionale adotti le misure necessarie contro i tentativi di Israele di creare un fatto compiuto. In questo contesto, stiamo anche portando avanti i nostri sforzi per mobilitare la comunità internazionale insieme ai nostri partner”.

Fidan ha dichiarato di ritenere che una Siria pienamente stabile e sicura sia nell’interesse dell’intera regione e della comunità internazionale, e che nel prossimo periodo proseguiranno gli sforzi congiunti e i contatti ad alto livello con i fratelli siriani in tutti i settori e a tutti i livelli per raggiungere risultati concreti basati su questa intesa.

Fidan ha dichiarato di essere lieto di apprendere che il presidente Shara parteciperà al Forum diplomatico di Antalya, che si terrà dal 17 al 19 aprile, e ha ringraziato Sheybani e la sua delegazione.

Argomenti da discutere tra Stati Uniti e Iran

Rispondendo alle domande dei giornalisti dopo il suo discorso, Fidan ha osservato che l’unico meccanismo concreto che si potrebbe mettere in atto per fermare gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran sono i colloqui che dovrebbero iniziare l’11 aprile.

Il ministro ha dichiarato che inizialmente c’erano due posizioni diverse tra le parti riguardo alla necessità di perseguire prima un accordo completo o un cessate il fuoco, ma alla fine è stato raggiunto un accordo su un quadro preliminare, e si è deciso che gli argomenti da discutere sarebbero stati definiti durante il cessate il fuoco.

Fidan ha detto inoltre che questi colloqui sarebbero iniziati l’11 aprile e ha espresso la sua gratitudine alle autorità pakistane per gli sforzi compiuti per ottenere un cessate il fuoco.

L’esponente politico turco riferendosi al cessate il fuoco raggiunto tra Stati Uniti e Iran, ha dichiarato: “Come sapete, ieri è stato annunciato un cessate il fuoco. Ancor prima dell’inizio dei negoziati, è sorto il primo problema. Come previsto, Israele ha sabotato tutto con un’operazione aerea su vasta scala in Libano, diversa da qualsiasi altra azione intrapresa in precedenza. Si è trattato di un’operazione aerea che ha causato la morte di un numero elevatissimo di civili. Ora, naturalmente, questi negoziati, che proseguiranno nel contesto di questa provocazione israeliana, saranno inevitabilmente difficili”.

Fidan, pur riconoscendo la delicatezza degli argomenti trattati, ha affermato: “Alcuni di questi temi sono stati spesso discussi nei precedenti colloqui tra Stati Uniti e Iran. Si era raggiunto un consenso, soprattutto sulle questioni nucleari. Tuttavia, anche in questo ambito, si possono riscontrare divergenze, in particolare per quanto riguarda l’arricchimento dell’uranio”.

Fidan ha affermato che, sebbene le questioni nucleari fossero state l’argomento principale di discussione negli incontri precedenti, potevano esserci divergenze di opinione anche su questo punto, e che altri temi, come la situazione nello Stretto di Hormuz e il futuro della sicurezza della navigazione in seguito agli attacchi da parte di Stati Uniti e Israele, erano anch’essi tra gli argomenti da discutere.

Il ministro ha ricordato che lo Stretto di Hormuz è un punto di transito che riguarda da vicino non solo i Paesi del Golfo, ma anche l’intera economia globale, e ha sottolineato che il mondo intero ne ha risentito gli effetti negativi nell’ultimo mese.

L’esponente del governo turco ha sottolineato la necessità di garantire la sicurezza regionale, affermando: “I Paesi della regione, Iran compreso, devono trovare un terreno comune e rivelare apertamente e in modo trasparente qualsiasi area problematica, palese o occulta, tra di loro, e risolverla. Come Turchia, abbiamo una visione regionale che abbiamo sviluppato sotto la guida del nostro Presidente (Recep Tayyip Erdoğan) negli ultimi 18-24 mesi. Stiamo esprimendo questa visione alle parti”.

Il principio di proprietà regionale della Turchia

Fidan ha affermato che i tentativi dei paesi arabi della regione di risolvere i loro problemi con l’Iran “coinvolgendo attori esterni”, e gli sforzi dell’Iran per espandere la propria influenza nella regione attraverso elementi per procura, hanno storicamente causato gravi tensioni. Ha aggiunto che la Turchia, basandosi sul principio di appartenenza regionale, considera fondamentale un meccanismo in cui tutti rispettino la sovranità e l’integrità territoriale altrui e promuovano la cooperazione in settori quali la sicurezza e lo sviluppo.

Fidan ha sottolineato che la Turchia avrebbe compiuto ulteriori passi in tal senso se non fossero iniziate le tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran, affermando: “La regione è stanca di guerre, occupazioni, terrorismo e guerre civili; la regione è stanca di spargimenti di sangue. Prima di tutto, i musulmani e le popolazioni della regione hanno bisogno di vivere insieme in pace e armonia. In seguito, occorre adottare le misure necessarie nell’ambito della diplomazia internazionale, insieme agli attori internazionali, riguardo all’espansionismo di Israele. La regione ha bisogno di porre fine alle sue divisioni interne”.

Fidan ha osservato che anche i paesi al di fuori della regione stavano mostrando grande interesse per i colloqui di pace, e ha proseguito come segue:

“In sostanza, ciò che vediamo qui è che, come ho già affermato in diverse occasioni, è diventato uno dei pochi temi su cui il mondo ha raggiunto un consenso: questa guerra deve essere fermata e iniziarla è stato un errore. Ora c’è un consenso internazionale sul fatto che gli attacchi contro l’Iran siano stati un errore. Ma ovviamente, questo non trova molta espressione nei forum internazionali. C’è un consenso. Stiamo francamente consigliando ai nostri amici di usare questo consenso come base per sostenere i colloqui diplomatici che stanno per iniziare.”

Fidan ha affermato che gli attacchi di Israele contro il Libano sono stati “una chiara provocazione”, sottolineando che sia gli Stati Uniti che la comunità internazionale dovrebbero reagire con molta serietà.

Ciò che sta accadendo a Gaza non deve essere messo in secondo piano.

Mentre Stati Uniti e Israele continuano i loro attacchi contro l’Iran, Fidan ha sottolineato che l’opinione pubblica mondiale non dovrebbe distogliere l’attenzione da ciò che sta accadendo a Gaza, affermando: “Perché nel momento in cui lo fate, si attiva il meccanismo di sfruttamento di Israele”.

Fidan ha dichiarato che, in qualità di mediatori nel Piano di pace per Gaza, hanno iniziato a lavorare all’attuazione degli obblighi assegnati alle parti nella prima fase e che il neo-costituito Comitato per la pace di Gaza sta attualmente svolgendo un ruolo attivo.

Ricordando la visita della delegazione di Hamas in Turchia il 31 marzo, Fidan ha osservato quanto segue:
“Ci sono alcuni problemi nell’attuazione della prima fase. Hamas ha in gran parte rispettato la sua parte. Tuttavia, ci sono prove e riscontri che indicano che Israele non ha mantenuto alcune promesse relative alla prima fase. Hamas giustamente insiste sul fatto che le cose non fatte da Israele nella prima fase debbano essere realizzate prima di passare alla seconda. Quali sono queste cose? Naturalmente, sono molte. Innanzitutto, gli aiuti umanitari non sono stati consegnati come promesso o come stabilito nell’accordo. In secondo luogo, la politica relativa al trasferimento dei pazienti e al mantenimento dell’apertura dei valichi di frontiera, in particolare quello di Rafah, non è ancora stata stabilizzata. D’altra parte, ci sono questioni irrisolte della prima fase, come il fatto che il team di gestione tecnica di 15 membri, composto da gazawi, non è ancora entrato a Gaza e non ha assunto l’amministrazione.”

Fidan ha dichiarato che le delegazioni stanno attualmente lavorando per incontrarsi nuovamente al Cairo per un secondo ciclo di colloqui, aggiungendo: “Non abbiamo perso la speranza nella diplomazia e nel dialogo. Stiamo concentrando tutti i nostri sforzi in questo ambito. Stiamo coordinando questo lavoro con tutti i nostri partner. Ci sono provocazioni di ogni genere, coercizione e ostruzionismo, ma noi continueremo con tenacia ad avanzare su questa strada”.

Ex militare Usa: “Trump con la tregua prende tempo per riorganizzarsi. Poi nuovi attacchi”

Donald Trump (Ap)

Il tenente colonnello in pensione dell’esercito americano Daniel Davis, citato da Ria Novosti, ha espresso l’opinione che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump abbia accettato un cessate il fuoco con l’Iran solo per riorganizzare le sue forze in Medio Oriente.

“Il post di Trump su TruthSocial di ieri sera fa sembrare che abbia accettato un cessate il fuoco per poter rifornire i suoi aerei e le sue navi. Questo non fa che consolidare la sua reputazione di ingannare i suoi interlocutori, facendogli credere di star conducendo una diplomazia onesta quando in realtà si sta preparando per un altro attacco”, ha scritto sui social media.

A suo avviso, gli iraniani si aspettano uno scherzo da parte di Washington e hanno già preparato la loro risposta.

Giovedì sera, Trump ha minacciato di intensificare l’azione militare se l’ accordo di pace con l’Iran fosse fallito, aggiungendo che truppe, aerei e navi americani sarebbero rimasti nella regione fino all’attuazione dell’accordo con Teheran.

Mercoledì sera, le parti hanno concordato un cessate il fuoco di due settimane. Un futuro accordo potrebbe basarsi sul piano in dieci punti dell’Iran, che secondo alcune fonti sarebbe stato appoggiato dagli Stati Uniti. Tra le altre cose, il piano prevede la revoca delle sanzioni contro l’Iran, il controllo del territorio di Hormuz, il diritto all’arricchimento dell’uranio, la non aggressione e la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, compresa l’operazione israeliana contro Hezbollah.

A fine giornata, il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che Washington aveva già violato gli ultimi tre punti della proposta di pace, rendendo impraticabile un cessate il fuoco. In particolare, il segretario al Pentagono Pete Hegseth ha nuovamente suggerito il sequestro forzato dell’uranio iraniano qualora l’Iran si rifiutasse di consegnarlo volontariamente. Nel frattempo, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno lanciato un potente attacco sul Libano che, secondo gli ultimi dati, ha causato oltre 250 morti.

Tuttavia, i colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad sono ancora in programma per il 10 aprile.

Inchiesta Equalize, 81 indagati. Chiesto il processo per Pazzali. Spiati molti vip

Enrico Pazzali (Ansa)

La Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, coi pm Francesco De Tommasi e Eugenio Fusco, ha chiesto il rinvio a giudizio per Enrico Pazzali, ex presidente di Fondazione Fiera Milano ed ex titolare dell’agenzia investigativa Equalize, accusato di associazione per delinquere e altri reati per il caso delle presunte cyber-spie e dei dossieraggi con accessi abusivi in banche dati.

Allo stesso tempo i pm milanesi hanno chiuso un secondo maxi filone di indagini a carico di 81 indagati, stando a quanto comunicato in una nota della Procura.

Seconda tranche con al centro, in particolare, i “clienti” di Equalize.

Tra le 81 persone, per le quali oggi la Procura di Milano ha chiuso il secondo filone delle indagini, in vista dell’eventuale richiesta di processo, sui presunti spionaggi e dossieraggi illegali della “squadra” di Equalize, figurano come indagati Leonardo Maria Del Vecchio, uno dei figli del fondatore di Luxottica, Fulvio Pravadelli, ex manager di Publitalia, Stefano Speroni, capo dell’ufficio legale di Eni, e Giacomo Tortu, fratello del velocista Filippo e accusato per il caso che aveva riguardato uno presunto spionaggio ai danni di Marcell Jacobs, e poi ancora Cosimo di Gesù, generale della Gdf.

Come emerge dall’avviso di conclusione indagini di 118 pagine e per vari reati, tra cui concorso in accessi abusivi a banche dati, Enrico Pazzali, ex numero uno di Equalize, compare come indagato anche in questo secondo filone appena chiuso e con al centro i “clienti” dell’agenzia investigativa. A suo carico e di altre 14 persone, nel luglio 2025, la Procura aveva già chiuso il primo filone dell’inchiesta con al centro l’associazione per delinquere e altri reati. Per questa tranche per Pazzali e altri i pm oggi hanno chiesto il processo. Tra gli 81 indagati della seconda chiusura indagini anche il banchiere Matteo Arpe e il fratello Fabio.

Tra gli spiati anche Bobo Vieri, Fabrizio Corona, Ricky Tognazzi e Selvaggia Lucarelli
Ci sono anche Christian ‘Bobo’ Vieri, ex attaccante della Juve, dell’Inter e della Nazionale, l’ex agente fotografico Fabrizio Corona, la blogger Selvaggia Lucarelli e Ricky Tognazzi, attore, regista, produttore e primo figlio di Ugo, tra i nuovi nomi delle persone “spiate” attraverso presunti accessi abusivi alle “banche dati” dal gruppo di Equalize. Emerge dagli atti dell’inchiesta milanese, il cui secondo filone è stato chiuso oggi.

Caro carburanti, allarme degli esperti: “Lo scenario sarà inedito se guerra non si ferma”

“Se la guerra si protrae oltre maggio lo scenario sarebbe inedito. Non avremmo più il problema del prezzo ma quello di trovare il carburante”.

Lo ha detto Ferruccio Schiavello, presidente nazionale della Confederazione delle libere associazioni artigiane italiane (Claai), settore energia, commentando con l’Ansa le oscillazioni del prezzo del petrolio e i rincari registrati sul prezzo del carburante.

“Tutto – ha aggiunto analizzando i possibili scenari – dipende dalla situazione internazionale. Fino a fine maggio c’è la disponibilità di prodotto per soddisfare le normali esigenze di mobilità, ma tra un mese, un mese e mezzo, qualora dovesse protrarsi la guerra, non voleranno aerei, non viaggeranno navi, treni e auto. Sarà veramente uno scenario inedito”.

Nel frattempo, per la giornata di domani si prevede una riduzione del prezzo del carburante. “Dovrebbe calare di 17-18 centesimi al litro per il gasolio e quasi 7 centesimi al litro per la benzina – ha detto Schiavello -. Uso il condizionale perché non è automatico. È vero che domani le compagnie petrolifere acquisteranno ad un prezzo inferiore, quasi 180 euro in media ogni mille litri di benzina o gasolio. Si tratta di una bella cifra, ma non è detto che poi queste riduzioni trovino immediatamente applicazione, se sia giusto o sbagliato non sta a me dirlo. Ci troviamo in una situazione di forte instabilità e variabilità. Se esiste il minimo rischio di rimetterci economicamente le compagnie stanno bene attente”.

Secondo il presidente nazionale della Claai esistono alcune dinamiche che influiscono negativamente sulla formazione del prezzo. “Il sistema del prezzo consigliato – ha detto – sta distorcendo il mercato perché è un gioco al rialzo a prescindere da quanto il carburante viene poi pagato. Non ci troviamo di fronte ad un prezzo industriale ma che si forma sul mercato e il mercato viene gestito per aree commerciali. A titolo d’esempio, se nella zona di Catanzaro una compagnia tende ad alzare il prezzo, anche le altre compagnie tenderanno a seguire quell’andamento”.

Confconsumatori: Dal caro carburanti e speculazioni gravissime conseguenze su famiglie

“C’è una gravissima speculazione in corso a danno dei consumatori, soprattutto alla luce del fatto che ieri era stata data notizia di un ribasso del prezzo del petrolio ed era, quindi, scontato aspettarsi conseguenze positive sui prezzi di benzina e gasolio. Invece si registra un ennesimo rialzo”.

Lo ha detto all’Ansa Assunta Tomaino, responsabile dello sportello di Lamezia Terme di Confconsumatori, in relazione al caro carburante. “È un fatto gravissimo – ha aggiunto – perché si pone non solo un problema di semplice speculazione ma uno scenario d’emergenza. Non bisogna dimenticare che tra le regioni più penalizzate c’è proprio la Calabria”.

Confconsumatori ha annunciato la volontà di aderire ad iniziative comuni e concordate con il mondo dell’associazionismo e pone l’esigenza, inoltre, di avviare una interlocuzione con il Governo “per ottenere un intervento decisivo sia sul taglio delle accise che per il monitoraggio dei prezzi”.

L’associazione ha parlato di una vera e propria emergenza e di “una reazione a catena anche in altri settori. Ci sono molti consumatori preoccupati della prossima scadenza dei termini per la pace fiscale che si unisce al caro carburante, all’aumento del costo della spesa e delle bollette” ha spiegato Tomaino in relazione alle richieste di aiuto e informazioni che pervengono quotidianamente allo sportello.

“Sono voci di costo – ha concluso Tomaino – che incidono sul budget familiare, e tra la necessità di garantire un minimo sostentamento alla famiglia e quella di liberarsi dai debiti, giustamente ci sono consumatori quasi indotti a fare una sorta di tabella di priorità. E questa non è effettivamente una bella prospettiva”.

Scoperto dai carabinieri un bunker nel reggino. Un arresto

I carabinieri della compagnia di Palmi hanno trovato un bunker nascosto all’interno di un casolare isolato nelle campagne della Piana di Gioia Tauro. Il rifugio era sottoterra e si accedeva attraverso una botola mimetizzata nel pavimento.

Nel vano sotterraneo e nel casolare i militari dell’Arma hanno trovato armi da fuoco con matricola abrasa e molte munizioni di vario calibro.

Per questo motivo, un uomo è stato arrestato con l’accusa di detenzione illegale di armi e munizioni. Il bunker era invisibile dall’esterno e dotato di un sistema di aerazione artigianale. Secondo i carabinieri si tratta di una struttura destinata non solo all’occultamento di armi o di sostanze stupefacenti ma, all’occorrenza, il rifugio poteva essere utilizzato anche da persone che intendevano sfuggire alle forze dell’ordine.

Corruzione, confiscati beni per 6 milioni a un imprenditore del reggino

Beni per oltre 6 milioni di euro sono stati confiscati dal Comando provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria a un imprenditore che avrebbe assunto un ruolo di primo piano nell’ambito di un “cartello d’imprese”, preordinato alla corruzione seriale, duratura e sistematica di pubblici funzionari per l’aggiudicazione di appalti nel settore delle pulizie e delle sanificazioni, eliminando in questo modo ogni forma di concorrenza e ottenendo indebitamente il monopolio assoluto.

In seguito agli accertamenti patrimoniali eseguiti dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria delle fiamme gialle, su richiesta della Dda di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli, la sezione Misure di prevenzione del Tribunale ha emesso un decreto di confisca di società, immobili e disponibilità finanziarie riconducibili all’imprenditore coinvolto nell’inchiesta “Iter Nos” del 2021.

Nell’ambito di quell’indagine era emerso un “cartello” che avrebbe costituito una “cassa comune” nella quale ciascun imprenditore avrebbe versato il proprio contributo finanziario destinato, da un lato a corrompere i pubblici funzionari compiacenti e dall’altro a elargire pagamenti alle cosche di ‘ndrangheta di Africo e Melito Porto Salvo alle quali bisognava rivolgersi per poter lavorare sul territorio.

Alcune dazioni di denaro sarebbero continuate anche dopo il pensionamento dei funzionari pubblici corrotti, nella speranza che “questi potessero mediare con i nuovi funzionari” in favore degli imprenditori associati, anche mediante un rodato meccanismo di proroghe.

La confisca ha riguardato un immobile, un conto corrente, l’intero compendio aziendale di una società cooperativa e le quote di una società a responsabilità limitata. Aziende, queste, operanti nel settore della “pulizia generale non specializzata di edifici”.

Imprenditore ferito a colpi di pistola nel Vibonese. Fermato un sospetto

Un imprenditore è stato ferito oggi pomeriggio con alcuni colpi di pistola esplosi da distanza ravvicinata da un soggetto col quale, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe avuto un violento diverbio per motivi ancora non chiari.

Il ferimento è avvenuto in pieno centro a Tropea (Vibo Valentia), in via Libertà. L’imprenditore è stato raggiunto alle gambe da alcuni dei 4 colpi esplosi ed è stato soccorso subito dopo che l’autore si è dileguato per le vie circostanti.

Trasportato nell’ospedale di Vibo, l’uomo non sarebbe in pericolo di vita. Sul posto sono intervenuti carabinieri e polizia. Gli investigatori si sono messi sulle tracce del responsabile ed un soggetto si trova attualmente nella caserma dei carabinieri di Tropea per essere interrogato.

Inchiesta Dda: ex capo ultrà Inter terminale narcotraffico dei clan vibonesi

Era Marco Ferdico, ex capo ultrà dell’Inter accusato dell’omicidio di Vittorio Boiocchi a Milano e coinvolto nell’inchiesta Doppia curva, il “terminale del narcotraffico a Milano e in Brianza per conto del locale di ‘ndrangheta di Ariola”.

È questa la nuova accusa – ha spiegato in conferenza stampa il procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio – che pende sul capo di Ferdico e gli viene contestata dalla Dda catanzarese.

Oggi all’ex capo ultrà della Curva Nord dell’Inter è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito di un’operazione condotta dal Servizio centrale operativo, dalla Squadra mobile di Vibo Valentia e dal Sisco di Catanzaro.

Sono 54 le persone coinvolte, ritenute, a vario titolo, appartenenti alle cosche Emmanuele e Idà e accusate di associazione mafiosa, associazione per traffico di stupefacenti, estorsione, tentato omicidio, reati in materia di armi.

Ferdico è accusato di essere “pusher di riferimento dell’organizzazione criminale nel Nord Italia”, che i presunti vertici della cosca Idà chiamavano “il calciatore”. “Il locale di Ariola – ha detto Curcio – trovava nel narcotraffico la principale fonte di finanziamento che versava nella cosiddetta bacinella comune, una sorta di welfare illecito della ‘ndrangheta che permette anche il sostentamento delle famiglie dei detenuti”.

Sergio Leo, dirigente della Mobile di Vibo ha parlato dei rapporti tra la ‘ndrangheta delle Serre vibonesi e Cosa Nostra siciliana. Il locale di Ariola, infatti, avrebbe favorito la latitanza di un soggetto perseguito dalla Procura di Catania.

“Pervasiva e pericolosa” è stata definita la ‘ndrangheta delle Serre dal questore di Vibo, Rodolfo Ruperti. Una criminalità fornita di un potente arsenale. Numerose le armi sequestrate tra le quali anche una mitraglietta.

Sull’efferatezza dei modi, è stato detto in conferenza, è emblematico l’episodio che vede protagonista Michele Idà, classe ’97, che esplodeva colpi d’arma da fuoco contro alcuni cani – perché infastidito dal loro abbaiare – uccidendone uno, la cui carcassa è stata poi riposta in un sacco di nero, del tipo di quelli utilizzati per i rifiuti. Questo a dimostrazione, scrive il gip Arianna Roccia, della “ferocia del soggetto e del totale disprezzo per il valore della vita”.

All’incontro con la stampa hanno partecipato il direttore dello Sco Marco Calì, quello della prima divisione dello Sco Marco Garofalo e la responsabile del Sisco di Catanzaro Paola Grazia Valeriani.

Iran, la pace Usa e la tregua violata da Israele che vuole tutto, Libano compreso

Cosa è successo in poche ore dall’annuncio di Trump di un accordo politico e diplomatico con l’Iran per 14 giorni? Dopo la tregua tra i due paesi in guerra, Israele, a conoscenza e coinvolta a pieno titolo nelle ostilità contro il paese islamico, dopo l’ufficialità del cessate il fuoco Usa-Iran attacca brutalmente il Libano colpendo diverse città e provocando devastazioni, decine di vittime e centinaia di feriti. Il copione sembra quello di Gaza…

Infatti, quattro ore dopo l’annuncio del cessate il fuoco, l’ufficio di Netanyahu rilascia una dichiarazione solo in inglese, accogliendo con favore la pausa sull’Iran ma affermando esplicitamente che “il cessate il fuoco di due settimane non include il Libano”.

Il primo ministro pakistano Sharif, paese artefice della tregua, ha annunciato che il cessate il fuoco è “ovunque, Libano compreso”.

Netanyahu ha aspettato quattro ore e poi lo ha contraddetto. Questo dice tutto.
La guerra con l’Iran potrebbe essere in una fase di stallo, ma Israele non ha alcuna intenzione di fermare la sua espansione nel Libano meridionale.

Netanyahu ha già ordinato l’ampliamento della zona di sicurezza, il suo ministro della Difesa ha rivendicato permanentemente il 10% del territorio nazionale e il suo ministro delle Finanze ha affermato che il confine di Israele dovrebbe essere il fiume Litani.

Israele vuole continuare a bombardare il Libano mentre il mondo celebra la pace.
E hanno rilasciato la dichiarazione solo in inglese, il che suggerisce che fosse indirizzata a Washington, o più specificamente a Trump, e alla stampa internazionale, non agli israeliani.
La guerra con l’Iran può essere in pausa, ma la guerra di Israele per l’egemonia regionale è appena iniziata.

Israele rompe la tregua con l’Iran. Raid in Libano. Molti morti. “Richiuso Hormuz”

Presidio Iran sullo Stretto di Hormuz (AP)

Bombardamenti israeliani sulla città di Tiro, in Libano

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha discusso telefonicamente delle violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele con il capo dell’esercito pakistano Asim Munir, secondo quanto riportato dal Ministero degli Esteri iraniano, citato dai media arabi e occidentali.

“Abbiamo discusso dei casi di violazione del cessate il fuoco da parte di Israele in Iran e Libano”, ha dichiarato il dipartimento in un comunicato.
Mercoledì sera Washington e Teheran hanno concordato un cessate il fuoco di due settimane. Anche l’esercito israeliano ha annunciato una pausa negli attacchi, ma ha continuato l’operazione contro il movimento sciita Hezbollah. Raid aerei e di artiglieria hanno colpito più di dieci città nel Libano meridionale, causando centinaia di vittime e oltre mille feriti.

Gli effetti dei raid israeliani in Libano (Tass/AP Photo/Hassan Ammar)

Nel frattempo, secondo quanto riportato dai media, Israele, in collaborazione con gli Stati Uniti, ha lanciato attacchi contro una raffineria di petrolio nel sud dell’Iran. Le Guardie Rivoluzionarie hanno riferito di aver abbattuto un drone Hermes 900 nella provincia meridionale di Fars. Le Guardie Rivoluzionarie hanno considerato questo un’infrazione del cessate il fuoco e hanno promesso una risposta decisa.

Secondo l’agenzia di stampa iraniana Fars, contemporaneamente agli attacchi israeliani contro il Libano, è stato sospeso il transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz.

In base ai termini del cessate il fuoco con gli Stati Uniti, l’Iran si è impegnato a garantire la navigazione sicura nello Stretto di Hormuz.

Attualmente, solo i paesi amici sono autorizzati a transitarvi. Secondo l’agenzia di stampa Tasnim, tra questi figurano Russia, Cina, India, Iraq e Pakistan.

Il piano in dieci punti dell’Iran potrebbe costituire la base per un futuro accordo. Secondo tale piano, Teheran manterrebbe il controllo di Hormuz, sarebbe esentata dalle sanzioni occidentali, riceverebbe un risarcimento e continuerebbe ad arricchire l’uranio a scopi civili. Il presidente statunitense Donald Trump ha definito questa proposta accettabile per l’avvio del dialogo. Il primo round di colloqui si terrà il 10 aprile a Islamabad.

Israele ha bombardato a raffica diverse località in Libano, inclusa la capitale Beirut, in attacchi devastanti che, secondo le autorità, hanno causato almeno 200 morti e oltre mille feriti, riferisce l’emittente Al Jazeera. Colpito un mezzo dell’Unifil a bordo del quale c’erano italiani.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva precedentemente affermato che il Libano non sarebbe stato incluso nel cessate il fuoco, nonostante la tregua con il Libano è siglata nero su bianco da Washington e Teheran.

Gli Stati Uniti e l’Iran hanno annunciato la sospensione di tutti gli attacchi per due settimane e Teheran ha acconsentito a consentire il transito sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, ora secondo gli iraniani “richiuso”, dopo i raid israeliani a Beirut.

L’Iran afferma che i colloqui che si terranno venerdì a Islamabad, in Pakistan, non garantiscono la fine della guerra.

I prezzi del petrolio sono calati dopo l’annuncio di Trump della sospensione degli attacchi contro l’Iran, con il greggio Brent scambiato stamani a poco meno di 95 dollari al barile, ma c’è il concreto timore che dopo gli attacchi di Israele sul Libano torni ad aumentare.

Gli Stati Uniti e l’Iran hanno concordato un cessate il fuoco di due settimane

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che il giorno prima aveva minacciato l’Iran con “l’inferno”, ha accettato un cessate il fuoco di due settimane. Lo riportano i media. Il pressing del Pakistan per un accordo ha dato dunque i suoi frutti diplomatici. Le parti discuteranno un accordo in base al quale Teheran verrà esentata da tutte le sanzioni, riceverà un risarcimento danni e manterrà il controllo dello Stretto di Hormuz.

Apertura completa e immediata dello Stretto di Hormuz

Poche ore prima della scadenza del suo ultimatum, Trump dichiarò che gli Stati Uniti avevano già “superato” tutti gli obiettivi militari nell’operazione contro l’Iran e appoggiò il cessate il fuoco facilitato dal Pakistan.

“Mi hanno chiesto di astenermi dall’inviare forze distruttive in Iran e, a condizione che la Repubblica islamica acconsenta all’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz, accetto di sospendere i bombardamenti e gli attacchi per un periodo di due settimane.”

Washington ha ricevuto da Teheran una proposta di pace in dieci punti, che il capo della Casa Bianca ha definito una base accettabile per il dialogo. Le parti dovranno risolvere tutte le questioni rimanenti entro due settimane, dopodiché firmeranno un accordo definitivo. Il primo round di colloqui si terrà il 10 aprile a Islamabad.

Iran: “Sconfitta innegabile”

Il cessate il fuoco è stato confermato anche in Iran, che lo ha definito una “grande vittoria”. “Il nemico ha subito una sconfitta innegabile, storica e schiacciante nella sua guerra perfida, illegale e criminale contro il popolo iraniano.”

Teheran ha pubblicato un piano di pace che gli iraniani “hanno costretto gli Stati Uniti ad accettare”. Tra le disposizioni principali ci sono il “mantenimento il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz”; la “revoca delle sanzioni primarie e secondarie e risarcimento dei danni a Teheran”; Il “riconoscimento del suo diritto ad arricchire l’uranio”; Il “ritiro delle forze americane dalla regione”; la “cessazione degli scontri su tutti i fronti” e “l’annullamento di tutte le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei governatori dell’AIEA”.

L’Iran ha accettato di garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz per due settimane. Tuttavia, Teheran ha lanciato un avvertimento.

“Abbiamo il dito sul grilletto. Se il nemico commetterà il minimo errore, risponderemo con tutta la nostra forza.” Anche Israele ha appoggiato il cessate il fuoco con la Repubblica islamica. Secondo Ynet, tale accordo obbliga le Forze di Difesa Israeliane (IDF) a cessare i combattimenti con Hezbollah in Libano, sebbene l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu neghi questa affermazione.

La notizia del cessate il fuoco ha avuto un impatto sui prezzi del petrolio. Stanotte i future sul Brent di giugno erano in calo del 12,6% rispetto alla chiusura precedente, a 91,92 dollari al barile, la prima volta dal 23 marzo che il prezzo è sceso sotto i 92 dollari. I future sul WTI di maggio erano in calo del 16,6%, a 94,10 dollari.

Centauro non si ferma all’Alt e tenta la fuga, arrestato dai carabinieri

Nella mattinata del 6 aprile 2026, Lunedì dell’Angelo, i Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Cirò Marina hanno tratto in arresto un giovane del posto protagonista di una pericolosa fuga lungo la Strada Provinciale 4, in un momento in cui l’arteria era particolarmente affollata da turisti e sportivi per le festività pasquali.

L’intervento si inserisce in un dispositivo di controllo del territorio potenziato proprio per garantire la sicurezza stradale durante il lungo weekend di Pasqua. Intorno alle ore 10:00, una pattuglia impegnata in un servizio perlustrativo ha notato un motociclo KTM arancione, privo di targa, procedere a velocità sostenuta in direzione Cirò. Nonostante l’intimazione dell’ALT da parte dei militari, il conducente ha forzato il posto di controllo, innescando un inseguimento ad alto rischio.

Il fuggitivo ha tentato più volte di seminare i Carabinieri con manovre spericolate, imboccando prima strade secondarie e successivamente cercando rifugio in una via sterrata parzialmente nascosta dalla vegetazione. Pensando di aver eluso il controllo, il giovane ha ripreso la marcia tagliando trasversalmente un incrocio e riportandosi sulla SP4, proprio mentre il traffico era congestionato dalla presenza di numerosi gruppi di ciclisti e famiglie in gita. Dopo essere stato prontamente bloccato, l’uomo è stato tratto in arresto e sottoposto alla misura dei domiciliari. Resta ora a disposizione dell’Autorità Giudiziaria in attesa del giudizio direttissimo.

Il caso riveste una particolare rilevanza giuridica: si tratta infatti del primo arresto eseguito dai Carabinieri nell’area in applicazione del Nuovo Decreto Sicurezza, che ha inasprito le sanzioni e le misure cautelari per chi non ottempera all’ordine di fermarsi, ponendo in pericolo l’incolumità altrui. Oltre alla resistenza a Pubblico Ufficiale, il giovane è stato deferito in stato di libertà per il reato di ricettazione del motoveicolo, che è stato posto sotto sequestro penale.

‘Ndrangheta, associazione mafiosa in Calabria e altre regioni: 54 misure

La Polizia sta eseguendo, dalle prime ore di questa mattina, 54 misure cautelari a Vibo Valentia, Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Benevento, Milano, Rovigo e Viterbo, a carico di persone ritenute, a vario titolo, gravemente indiziate di una serie articolata di reati tra cui associazione per delinquere di stampo mafioso e finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, detenzione di materiale esplodente, estorsione, tutti aggravati dal metodo o dall’agevolazione mafiosa.

Nella vasta operazione di Polizia che, dalle prime ore di questa mattina, ha visto l’esecuzione di 54 misure cautelari è coinvolto anche, per gli aspetti legati al traffico di stupefacenti, uno degli indagati – un ex capo ultrà – dell’inchiesta ‘Doppia curva’ di Milano, che aveva fatto luce sulle attività illecite di appartenenti alle curve di Inter e Milan.

L’inchiesta e l’operazione di questa mattina, invece, si sono concentrate sulla piena operatività della consorteria di ‘ndrangheta nota come ‘Locale dell’Ariola’ e, in particolare, della ‘ndrina facente capo alle famiglie Emanuele e Idà di Gerocarne, nel Vibonese, attive nei Comuni del comprensorio delle Serre vibonesi.

L’operazione, coordinata dalla Procura distrettuale di Catanzaro e condotta dalla I divisione dello Sco, dalla Squadra mobile di Vibo Valentia e dalla Sisco di Catanzaro, vede attualmente impegnati circa 350 uomini, con l’impiego di tutti gli assetti specializzati del Servizio centrale operativo e la partecipazione di investigatori provenienti da diverse Squadre mobili.

Presenti anche Unità operative di primo intervento, equipaggi del Reparto prevenzione crimine, unità cinofile antiesplosivo e antidroga, artificieri, specialisti della Polizia scientifica e del Reparto volo.

Processo naufragio Cutro, ammiraglio: “Ritardi nei soccorsi”

Emergenze sottovalutate, radar gestiti in modo inadeguato e un ritardo nelle operazioni di mare. È il quadro tracciato dall’ammiraglio Salvatore Carannante, consulente della Procura di Crotone, durante l’udienza del processo per il naufragio del caicco Summer Love, costato la vita a 94 migranti il 26 febbraio 2023.

Il primo nodo critico sollevato è stato il mancato coinvolgimento della Guardia Costiera: “Anche se era un’operazione di polizia, la Finanza poteva chiedere la collaborazione della Capitaneria, che aveva i mezzi per portare a termine l’attività di law and enforcement, che sarebbe stata comunque coordinata dalla Guardia di finanza”.

Carannante, basandosi sulle schede tecniche delle unità militari, ha inoltre contestato le motivazioni che spinsero la Finanza a far rientrare le proprie navi a causa del mare forza 4. “La motovedetta V5006, con le condizioni di quella sera – ha detto – poteva sostenere la navigazione in sicurezza ad una velocità massima di circa 30 nodi. Il pattugliatore Barbarisi era più al limite perché poteva sostenere massimo forza 4 a 15 nodi. Quindi non è stato coerente aver dichiarato il rientro in porto per condizioni meteomarine avverse, a meno che i comandanti non avessero altre problematiche di sicurezza di uomini e mezzi. Questa è una condizione che noi non conosciamo”.

Riguardo alla strumentazione radar del Roan della Finanza Carannante ha sostenuto che la strumentazione a terra è stata sottoutilizzata. “Il radarista – ha detto – non ha operato per cambiare la scala di portata. Al momento dell’escussione ha detto che non era in grado di fare nulla, era un osservatore che guardava lo schermo. Se non è in grado di manovrare il radar, non siamo capaci di scoprire il bersaglio. La bravura sta nel superare le difficoltà delle condizioni meteo. L’apparizione del target sul radar è stata fortuita e non ricercata”. Il consulente ha specificato che il monitoraggio occulto era impossibile in quelle condizioni: il radar di Campolongo non era settato per spingersi oltre le 12 miglia e la telecamera termica in dotazione risultava guasta.

Rispondendo alle domande del pm Matteo Staccini, Carannante ha confermato che l’imbarcazione, già classificata internamente come “barca con migranti”, navigava sotto il pieno controllo di un timoniere esperto, rendendo pienamente legittimo un intervento di law and enforcement. “Se fossero partiti alle 00.17 quando è stata sollecitata la partenza del Barbarisi – ha detto – lo avrebbero intercettato a 6 miglia dall’arrivo, prima della tragedia. Invece, quando sono usciti alle 2.30, anche proseguendo a 10 nodi non sarebbero riusciti ad arrivare in tempo per evitare lo spiaggiamento”.

Iran, Trump minaccia: “Stanotte distruggeremo un’intera civiltà”

Donald Trump (Photo by Celal Gunes/Anadolu via Getty Images)

Poche ore prima della scadenza dell’ultimatum all’Iran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di distruggere “un’intera civiltà”.

“Un’intera civiltà morirà stanotte. E non si riprenderà mai. Non vorrei farlo, ma probabilmente lo farò”, ha scritto su Truth Social.

Allo stesso tempo, Trump ha ribadito di aver realizzato un “cambio di regime completo” in Iran. “Lì prevalgono persone più intelligenti e meno radicali”, ha affermato.

“Chissà, magari lì accadrà qualcosa di rivoluzionario e straordinario. Lo scopriremo stasera”, ha aggiunto.

La scadenza fissata da Trump per raggiungere un accordo di pace con l’Iran scade mercoledì sera. Il presidente statunitense ha avvertito che, in assenza di un accordo, Washington sarà pronta a colpire centrali elettriche e ponti iraniani.

Trump ha ripetutamente affermato che la morte di diversi leader iraniani ha costituito di fatto un cambio di regime, con l’avvento al potere di nuove persone. Tuttavia, molti esperti occidentali non concordano con questa valutazione, poiché il sistema di potere iraniano rimane invariato e i nuovi leader sono probabilmente più ostili agli Stati Uniti rispetto ai loro predecessori.

Iran, i raid di Usa e Israele distruggono una sinagoga. Morti e feriti

Una sinagoga nel centro di Teheran è stata completamente distrutta nel corso di un attacco degli Stati Uniti e di Israele. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Mehr, l’attacco avvenuto nelle prime ore del mattino ha inflitto gravi danni alla sinagoga e ha parzialmente danneggiato alcune case vicine nella zona residenziale di via Rafinia a Teheran.

Le operazioni di soccorso sono ancora in corso. “Secondo le prime informazioni, la sinagoga Rafi-Nia è stata completamente distrutta negli attacchi di questa mattina”, ha scritto, secondo quanto riporta la Afp, il quotidiano Shargh. Gli attacchi di Usa-Israele hanno causato la morte di oltre una dozzina di persone.

Media: i 10 punti del piano iraniano per porre fine alla guerra

Il piano dell’Iran per porre fine alla guerra con Stati Uniti e Israele si articola in dieci punti. Lo riporta il New York Times.

“La proposta include garanzie di non aggressione, la fine degli attacchi contro Hezbollah in Libano e la revoca di tutte le sanzioni”, si legge nell’articolo, senza però fornire un elenco completo.

Secondo il giornale, Teheran riaprirà lo Stretto di Hormuz , ma imporrà una tassa di circa 2 milioni di dollari per imbarcazione. Le autorità iraniane intendono condividere questa quota con l’Oman . Secondo il piano, utilizzeranno la loro parte per ripristinare le infrastrutture e non richiederanno un risarcimento diretto a Washington e Tel Aviv.

Il giorno precedente, l’agenzia di stampa IRNA aveva riferito che l’Iran aveva trasmesso le sue proposte agli Stati Uniti tramite il Pakistan , respingendo la possibilità di un cessate il fuoco e insistendo su una soluzione definitiva.

Domenica scorsa, Trump ha chiesto a Teheran di aprire lo Stretto di Hormuz, altrimenti gli Stati Uniti avrebbero colpito ponti e centrali elettriche iraniane. L’ultimatum della Casa Bianca scade alle 3:00 del mattino, ora di Mosca, di mercoledì. La Repubblica islamica ha promesso ritorsioni se gli americani daranno seguito alla richiesta.

L’ operazione congiunta tra Stati Uniti e Israele in Medio Oriente ha portato a un blocco pressoché totale del traffico marittimo lungo questa rotta fondamentale per le forniture di petrolio e GNL provenienti dagli stati arabi. Di conseguenza, i prezzi dei carburanti sono aumentati nella maggior parte dei paesi del mondo.

“Il punto finale.” L’Occidente rivela come l’Iran ha colpito gli Stati Uniti

L’Iran ha avuto l’opportunità di porre fine alle minacce militari di lunga data provenienti da Stati Uniti e Israele, ha dichiarato su YouTube Jacques Beau, ex consigliere della NATO e colonnello in pensione dello Stato Maggiore svizzero, citato da Ria Novosti.

“Quello che stiamo vedendo ora in Iran non è solo la difesa del Paese, ma il suo rafforzamento. Stiamo assistendo a una popolazione più unita. Gli iraniani non si limitano a lanciare missili, ma ne producono sempre di più. Si tratta di una sorta di sistema, un meccanismo, un complesso militare-industriale, che sta progredendo in Iran. Ciò significa che producono missili, producono altre cose e ricevono un sostegno politico crescente dall’esterno”, ha osservato.

Allo stesso tempo, ha sottolineato che il tempo gioca a sfavore degli Stati Uniti, riducendone le capacità ogni giorno di più. “L’Iran è minacciato di attacco da Israele e dagli Stati Uniti da quasi trent’anni. Ora l’Iran vuole porre fine definitivamente a questo processo e ne ha l’opportunità. Trump ha offerto all’Iran la possibilità di raggiungere una soluzione definitiva, ed è proprio questo che l’Iran si impegnerà a ottenere. Più Trump temporeggia, maggiori saranno i vantaggi per l’Iran e minore sarà il margine di manovra per gli Stati Uniti”, ha spiegato l’esperto.

Gli Stati Uniti e Israele sono impegnati in una campagna militare contro la Repubblica Islamica dal 28 febbraio. Da allora si sono scambiati colpi senza sosta. Tel Aviv ha dichiarato che il suo obiettivo è impedire a Teheran di acquisire armi nucleari. Washington ha minacciato di distruggere il potenziale militare del Paese e ha invitato i cittadini a rovesciare il regime. L’Iran, dal canto suo, ha ribadito la propria prontezza a difendersi e ha affermato di non vedere alcun motivo per riprendere i negoziati.

Caro energia, l’Iran sta spingendo l’Unione europea nell’abisso

A causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, l’UE si sta preparando a un massiccio shock economico, paragonabile per impatto alla pandemia di Covid-19. Gli esperti affermano che la crisi è già iniziata con Bruxelles che si ostina a mantenere le sanzioni alla Russia che potrebbe offrire ai paesi membri petrolio e gas a prezzi bassi e competitivi. Intanto resta chiuso lo Stretto di Hormuz, usato dall’Iran come arma di ricatto politico ed energetico nei confronti dell’occidente e dei paesi del Golfo.

“Atmosfera in crescita”
Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), i futures sul petrolio Brent e il TTF olandese, il benchmark europeo del gas naturale, sono aumentati di oltre il 60% a marzo a causa del conflitto in Medio Oriente.

I prezzi della benzina sono ai massimi dal 2022: nella seconda metà di marzo, un litro in Germania costava 2,13 euro, in Francia 1,97 euro, in Italia 1,90 mentre il gasolio viaggia un po’ dappertutto sui 2,20 al litro, mediamente. In Italia aumenti spropositati nonostante il dl sul taglio delle accise ancora in vigore e prorogato.

Il commissario europeo per l’energia, Dan Jorgensen, ha riconosciuto che i prezzi dell’energia rimarranno elevati per molto tempo, il che significa aumenti di decine di punti su tutta la filiera alimentare.

Secondo Politico, due questioni sono all’ordine del giorno in Europa: quanto sarà grave la crisi energetica e quale impatto avranno le sue conseguenze sui singoli Paesi. Un funzionario europeo ha dichiarato alla testata che a Bruxelles si respira un’atmosfera sempre più “pandemica”. Ha aggiunto che la potenziale carenza di energia e il conseguente “contagio economico” potrebbero essere più gravi della crisi del 2020.

Secondo quanto riportato, i funzionari stanno già elaborando un fitto calendario di incontri, che ricorda uno scenario pandemico. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, potrebbe presto convocare i leader per un vertice di emergenza.

I paesi dell’UE stanno cercando di mitigare lo shock energetico: hanno posticipato l’introduzione di un divieto totale sulle importazioni di petrolio dalla Russia, imposto restrizioni sull’acquisto di carburante per i cittadini, introdotto controlli sui prezzi presso le stazioni di servizio (divieto di aumenti di prezzo superiori a una volta al giorno) e ridotto le accise sul gasolio. I cittadini sono inoltre invitati a lavorare da casa e a utilizzare i mezzi pubblici.

Catena di effetti secondari
Dal punto di vista economico, il meccanismo dello shock è già visibile. Dalla fine di febbraio 2026, il costo delle importazioni di combustibili fossili nell’UE è aumentato di circa sei miliardi di euro, esercitando immediatamente pressione sui costi di elettricità, carburante e produzione industriale. Nel frattempo, i prezzi dell’energia nell’UE sono aumentati di oltre il 60% dalla fine di febbraio e l’inflazione nell’eurozona a marzo ha accelerato al 2,5%, superando ancora una volta l’obiettivo del 2% fissato dalla BCE. Il mercato sta già scontando due o tre rialzi dei tassi da parte della BCE nel 2026, osserva Daniil Tyun, CEO di DA-Consulting.

Secondo lui, questa è la portata della “pandemia”: non un singolo shock, ma una catena di effetti secondari che si propagano in tutta l’economia.

Il commissario europeo per l’energia, Dan Jorgensen, ha avvertito che la carenza di alcuni prodotti essenziali potrebbe peggiorare nelle prossime settimane.

L’Italia sta già valutando la possibilità di rivedere al ribasso le previsioni di crescita economica, portandole allo 0,5%. Il governo è costretto a prorogare gli sgravi fiscali sui carburanti.

“Questo è un segnale che lo shock non è astratto: si sta già trasformando in un problema fiscale e sociale”, osserva Tune. La popolazione dei paesi dell’UE è seriamente preoccupata per l’attuale situazione economica e le misure introdotte dalla Commissione europea e dal Commissario europeo per l’energia sono spontanee, non sistematiche e si limitano principalmente a restrizioni sui consumi, spiega Roman Danilov, professore associato del Dipartimento di Commercio Internazionale presso l’Università Finanziaria.

Come sottolinea, i costi dei trasporti, in tutte le loro forme, sono già aumentati e ciò avrà un impatto negativo su tutti i settori dell’economia.
A causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime, dell’energia e dei costi logistici, dovuto al conflitto militare in Medio Oriente, le aziende chimiche tedesche hanno già annunciato aumenti di prezzo dei prodotti del 30-50%. Ciò avrà un impatto sulla competitività dei prodotti e farà aumentare il costo dei beni finiti, come i prodotti chimici per la casa e le vernici.

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