Ritorno dallo Spazio, atterrata la navetta Soyuz con Paolo Nespoli

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Paolo Nespoli subito dopo l'atterraggio in Kazakhstan
Paolo Nespoli subito dopo l’atterraggio in Kazakhstan

E’ atterrata la navetta russa Soyuz di ritorno dalla missione nello Spazio. L’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) Paolo Nespoli è rientrato a Terra insieme ai suoi compagni di equipaggio, l’americano Randy Bresnik e il russo Sergei Ryazansky, con i quali il 28 luglio aveva fatto il viaggio di andata.. Dopo 139 giorni si conclude così la missione Vita, dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi). L’atterraggio, nella steppa del Kazakhstan, è avvenuto puntualmente alle 9,38 italiane di giovedì 14 dicembre.

Paolo Nespoli è stato il secondo a uscire dalla navetta, dopo il russo Sergei Ryazansky, quindi è stata la volta dell’americano Randy Bresnik. Ad accoglierli il freddo della steppa, con meno 16 gradi, ma anche tanto entusiasmo.

L’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) ha un aspetto stanco ma è soddisfatto e sorride. E’ avvolto in una coperta, come i suoi compagni di equipaggio, e sta bene. Dopo i saluti di rito, tutti e tre gli astronauti dovranno adesso affrontare i test clinici necessari per raccogliere dati importanti sul modo in cui l’organismo umano reagisce in condizioni di microgravità. Per Nespoli e Bresnik è prevista a breve la partenza per Houston dove, subito dopo gli esami sulle loro condizioni di salute e i test, affronteranno un periodo di riabilitazione

Prima di entrare nella Soyuz. AstroPaolo aveva lasciato il suo saluto dallo spazio, un semplice “Arrivederci”, nell’ultimo dei numerosi tweet che ha inviato durante la missione Vita.

AstroPaolo era entrato prima delle 3,00 del mattino con i suoi colleghi nella navetta russa Soyuz MS-05, che alle 6:15 italiane si è sganciiata dalla Stazione Spaziale. Per Paolo Nespoli la navetta è semplicemente ‘Scotty’, come l’ha chiamata in un tweet riferendosi a uno dei personaggi della saga di Star Trek. Forse perché l’associazione con il teletrasporto viene spontanea pensando al viaggio di ritorno, che in tre ore portea i tre astronauti a sfrecciare nel cielo alla velocità di 28.000 chilometri l’ora e poi a frenare bruscamente per attutire un impatto con il suolo che non è mai “soffice”.

Spesso Paolo Nespoli ha descritto la sensazione che si prova come quella di una 500 in uno scontro frontale con un Tir. L’accensione dei motori e poi l’apertura dei due paracadute frenano la navetta, ma non riescono ad attutire più di tanto l’impatto con il suolo nella steppa del Kazakhstan.

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