16 Gennaio 2026

Crisi Libia, chiusa l'ambasciata italiana a Tripoli

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Crisi Libia

E’ alta tensione in Libia dopo la conquista di Sirte da parte dello Stato islamico. L’ambasciata italiana a Tripoli ha sospeso oggi le sue attività in relazione al peggioramento delle condizioni di sicurezza. Lo rende noto il ministero degli Esteri, precisando che il personale è stato temporaneamente rimpatriato via mare. I servizi essenziali saranno comunque assicurati.

Sono circa 60 gli italiani rimpatriati dalla Libia, imbarcati su un mercantile maltese. La nave, su cui sono stati imbarcati anche una ventina di mezzi, tra auto e camion, uscita dalle acque territoriali libiche, è sorvegliata dall’alto da un aereo senza pilota Predator.

Secondo quanto si legge sulla stampa maltese, gli italiani sono saliti a bordo del catamarano “San Gwann”, della società di navigazione maltese Virtu Ferries noleggiato dal governo italiano. Salpati da Tripoli intorno alle 12:15 è arrivata a Malta. Da lì ripartirà in direzione del porto siciliano di Augusta. Gli italiani, da quanto apprende l’Adnkronos, arriveranno lunedì in mattinata a Roma a bordo di un C-130 dell’Aeronautica militare.

Tra loro c’è anche l’ambasciatore a Tripoli, Giuseppe Buccino. Restano intanto in Libia un centinaio di italiani, invitati ripetutamente dall’ambasciata a lasciare il Paese, ma che per il momento hanno deciso di restare nonostante il clima di forte “insicurezza” che si respira nel paese.

E’ stato il peggioramento della situazione a richiedere “un impegno straordinario e una maggiore assunzione di responsabilità, secondo linee che il governo discuterà in Parlamento a partire dal prossimo giovedì 19 febbraio”, ha affermato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Che ha aggiunto: “L’Italia promuove questo impegno politico straordinario ed è pronta a fare la sua parte in Libia nel quadro delle decisioni dell’Onu”.

Nelle ultime settimane, e fino a poche ore fa, la Farnesina e l’ambasciata a Tripoli hanno nuovamente e direttamente ribadito la raccomandazione agli italiani, in particolare a chi è in Libia per lavoro, a lasciare temporaneamente il Paese alla luce della crescente instabilità.

In mattinata fonti della Farnesina hanno ricordato che in un avviso pubblicato il primo febbraio scorso sul sito “Viaggiare sicuri” del ministero degli Esteri si ribadiva, che “a fronte del progressivo deterioramento della situazione di sicurezza” e “a seguito dell’attacco terroristico che si è recentemente verificato all’Hotel Corinthia, il pressante invito ai connazionali a non recarsi in Libia e a quelli presenti di lasciare temporaneamente il Paese”.

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