Google e Social uniti contro le fake news. Presentato un piano all’Ue

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Google Twitter Facebook contro le fake newsUn codice di condotta su base volontaria con una serie di pratiche da seguire per combattere le fake news e la disinformazione online, sulla scia degli impegni presi lo scorso maggio a Bruxelles, e che, se non otterrà risultati soddisfacenti entro fine anno, potrebbe lasciare il posto a una legislazione europea vera e propria. E’ quello presentato alla Commissione Ue da una serie di associazioni di piattaforme, social e pubblicità, e in particolare sottoscritto da Twitter, Facebook, Google e Mozilla.

Che si impegnano in primo luogo a mettere fine al fenomeno del “clickbait”, ovvero a spezzare il legame tra gli introiti pubblicitari di alcuni profili e siti che diffondono disinformazione.

Poi, a rendere più trasparente la pubblicità elettorale su internet, inclusa quella a tema, ed eliminare gli account falsi e i bot. Infine, facilitare l’accesso degli utenti a diverse fonti d’informazione, migliorando la visibilità dei contenuti autorevoli, e a rendere più facile la segnalazione di bufale. Verrà poi consentito a ricercatori e accademici di accedere ai dati delle piattaforme per monitorare la disinformazione online.

“Questa è la prima volta che l’industria ha concordato una serie di standard auto-regolamentatori per combattere la disinformazione nel mondo su base volontaria”, ha dichiarato il commissario Ue al “Digitale” Mariya Gabriel, ed è anche “il primo risultato tangibile” dell’azione intrapresa da Bruxelles lo scorso aprile. Da qui l’invito a unirsi a chi ancora non l’ha fatto e, soprattutto, a “mettere in pratica immediatamente le azioni” delineate nel codice.

Il commissario incontrerà i responsabili delle piattaforme nelle prossime settimane per seguire come queste intendano passare all’atto pratico, mentre ci sarà una prima valutazione dell’efficacia di queste misure ‘entro la fine del 2018’. E, ha avvertito Gabriel, “se i risultati dovessero essere insoddisfacenti, la Commissione potrebbe proporre ulteriori azioni, anche di natura regolamentare”.

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