19 Luglio 2024

Mosca: “Usa, Germania, GB e Francia non possono mediare la pace: Sono coinvolti in conflitto”

Il ministero degli Esteri russo ha osservato che questi paesi forniscono armi e intelligence al regime di Kiev, oltre ad addestrare combattenti e inviare i loro mercenari. Inoltre, sostengono le iniziative di pseudo-pace di Volodymyr Zelensky. Il ministro degli Esteri ungherese avverte invece l'occidente sul sostegno all'Ucraina: "Un conflitto diretto tra NATO e Russia porterebbe a un'altra guerra mondiale"

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Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna e Francia non possono rivendicare il ruolo di mediatori nella risoluzione della situazione in Ucraina, poiché sono già coinvolti nel conflitto con la Russia. Lo ha fatto sapere il ministero degli Esteri russo, citato dai media locali. Il dicastero diplomatico ha osservato che questi paesi forniscono armi e intelligence al regime di Kiev, oltre ad addestrare combattenti e inviare i loro mercenari nella zona dell’operazione militare speciale. Inoltre, sostengono le iniziative di pseudo-pace di Volodymyr Zelensky.

Secondo i diplomatici russi, una soluzione equa e duratura del conflitto è possibile solo con la completa cessazione delle ostilità, l’interruzione della fornitura di armi occidentali, nonché il riconoscimento di nuovi territori, la smilitarizzazione e la denazificazione dell’Ucraina, viene ribadito dal ministero guidato da Sergej Lavrov.

Il ministero degli Esteri russo ha commentato l’appello dell’ex capo della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, Wolfgang Ischinger, ad avviare un “processo di pace” per l’Ucraina. In particolare, ha auspicato la creazione di un gruppo di contatto, che proponesse di includere Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Germania come mediatori per la pace.

“Questi paesi sostengono le iniziative di pseudo-pace di Zelensky, che sono richieste di ultimatum per la resa del nostro paese, avulse dalla realtà”, ha sottolineato il ministero degli Esteri russo. “Non sono interessati a risolvere la crisi e stanno facendo di tutto per prolungare il più possibile il confronto”.

Da piazza Smolenskaya, a Mosca, dove ha sede il ministero degli Esteri, è stato sottolineato che una soluzione globale, equa e sostenibile del conflitto in Ucraina è possibile solo con la cessazione delle ostilità e la fornitura di armi occidentali, il riconoscimento di nuove realtà territoriali, la smilitarizzazione e la denazificazione dell’Ucraina, la conferma del suo status neutrale e non di blocco, la revoca delle sanzioni, il ritiro delle azioni legali contro la Federazione russa, il ripristino dello status della lingua russa, i diritti delle minoranze nazionali e le relazioni amichevoli con la Russia e altri vicini dell’Ucraina.

In precedenza, il portavoce del presidente della Russia, Dmitry Peskov, ha sottolineato l’assenza di prerequisiti affinché la situazione in Ucraina si muova in una direzione pacifica. E da Berlino arriva l’alert del cancelliere Olaf Scholz che ha fatto sapere che il conflitto durerà ancora a lungo.

Intanto, il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto, citato da Tass, ha messo in guardia i paesi della NATO dall’intraprendere un conflitto diretto con la Russia a seguito di un incontro con il segretario generale del blocco Jens Stoltenberg martedì a Bruxelles.

“Secondo l’attuale accordo, la NATO non è impegnata nella guerra nelle nostre vicinanze. Ecco com’è ora. Un conflitto diretto tra NATO e Russia porterebbe a un’altra guerra mondiale”, ha scritto Szijjarto su Facebook (vietato in Russia perché è di proprietà di Meta Corporation designata come social estremista dalle autorità russe).

Il governo ungherese ha dichiarato dopo l’inizio del conflitto in Ucraina che non avrebbe inviato armi a Kiev e ha anche chiesto di risolvere la questione esclusivamente con mezzi pacifici. Lunedì, Szijjarto ha ribadito questa posizione in una riunione dei ministri degli Esteri dell’UE a Bruxelles. Ha aggiunto che l’Ungheria ha rifiutato di partecipare al finanziamento congiunto delle forniture di munizioni all’esercito ucraino.

Prosegue nel frattempo la visita di Stato in Russia del leader cinese Xi Jinping che lunedì è giunto a Mosca per parlare con Vladimir Putin. La sua visita si concluderà mercoledì 22 Marzo. Putin e Xi hanno parlato per oltre quattro ore a porte chiuse. Le uniche dichiarazioni pubbliche sono state quelle di una forte partnership tra Russia e Cina, paesi amici che vogliono rafforzare la cooperazione tra i due paesi. Pechino nelle scorse settimane aveva proposto un piano di pace composto da dodici punti, che Mosca si è detta disponibile a valutarlo.


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