Il Bonus per gli Autonomi a 5 parlamentari e a duemila consiglieri, è bufera

Si tratta di deputati, sindaci, consiglieri e assessori comunali e regionali. La notizia fornita dall'Inps. E' la politica grida allo scandalo, ma ha permesso che la legge fosse valida anche per i politici

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Cinque parlamentari della Repubblica avrebbero chiesto e ottenuto il bonus per le partita Iva (i famosi 600 euro, poi diventati mille), una delle misure varate dal governo per fronteggiare la crisi dovuta all’emergenza covid e “supportare” gli autonomi danneggiati dal lockdown, perché costretti a chiudere e non fare fatturato.

La notizia è stata segnalata dall’Inps che ha erogato il contributo. Per ora non si conoscono i nomi, ma secondo quanto trapela, si tratterebbe di leghisti, grillini e renziani. Insieme ai parlamentari avrebbero chiesto e intascato il sussidio anche oltre duemila amministratori pubblici, tra sindaci, consiglieri e assessori comunali e regionali.

Il contributo era destinato agli autonomi, ossia a chiunque avesse una partita Iva danneggiata dalla chiusura totale delle attività. Tutto sarebbe legale perché evidentemente i politici come avvocati, professionisti emettono fattura, ma moralmente è inaccettabile.

E subito si scatena la polemica, con tanto di richiesta ai deputati di venire allo scoperto (i dati personali, compreso nome e cognome, sono protetti dalle norme sulla privacy), restituire il maltolto e dimettersi. Sebbene, va detto, è la stessa politica a non aver fiatato dopo che i provvedimenti del governo, passati in parlamento, non sono stati modificati, escludendo tra i beneficiari deputati e politici locali che già vengono pagati lo stesso con fior di migliaia di euro al mese.

Netta la presa di posizione del presidente della Camera, Roberto Fico: “È una vergogna che cinque parlamentari abbiano usufruito del bonus per le partite Iva. Questi deputati chiedano scusa e restituiscano quanto percepito. È una questione di dignità e di opportunità. Perché, in quanto rappresentanti del popolo, abbiamo degli obblighi morali, al di la’ di quelli giuridici. È necessario ricordarlo sempre”, scrive la terza carica dello Stato sui social.

La segnalazione dell’Inps
La segnalazione dei cinque deputati che avrebbero richiesto e percepito il bonus per le partita Iva è arrivata dalla direzione centrale Antifrode, Anticorruzione e Trasparenza dell’Inps, struttura ad hoc voluta dal presidente Pasquale Tridico con l’obiettivo di individuare i truffatori. In base alla segnalazione, cinque parlamentari avrebbero incassato dall’Inps il bonus da 600 euro mensili (poi elevato a 1000 euro) introdotto dai decreti varati dal governo (tra cui il decreto Rilancio) per sostenere autonomi e partite Iva, categorie gravemente colpite dalla crisi conseguente al lockdown.

Unanime la ferma condanna della politica
“È vergognoso. È davvero indecente”, tuona Luigi Di Maio, che invita i cinque deputati a restituire quanto percepito e dimettersi. Di “vera vergogna” parla anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti. E Matteo Salvini, che subito ha puntato il dito oltre che sui deputati anche sull’Inps e sul governo, ‘reo’ di aver varato un decreto che consente anche ai deputati di percepire il bonus, in una successiva dichiarazione sentenzia: “Chiunque siano, immediata sospensione”.

“Che un parlamentare chieda i 600 euro destinati alle partite Iva in difficoltà – ha detto Salvini – è una vergogna. Che un decreto del governo lo permetta è una vergogna. Che l’Inps (che non ha ancora pagato la cassa integrazione a migliaia di lavoratori) abbia dato quei soldi è una vergogna. In qualunque Paese al mondo, tutti costoro si dimetterebbero. Chiunque siano, immediata sospensione”, chiede il leader della Lega.

Dura anche la posizione di Italia viva, che con la ministra e capo delegazione Teresa Bellanova chiede le immediate dimissioni dei parlamentari, “a qualunque partito e schieramento appartengono”.

Accanto alla dura stigmatizzazione del comportamento dei 5 deputati c’è chi, sia nella maggioranza che dal centrodestra, solleva anche la questione delle modalità con cui vengono erogati gli aiuti per la crisi economica. Giorgia Meloni parla di “squallore. Gli italiani sono in ginocchio e qualcuno nel Palazzo si preoccupa solo di arraffare sempre di piu'”. Per la leader di FdI, però, “questo scandalo mette in evidenza anche la vergogna” di un “governo incompetente” che “non ha previsto alcun tetto di fatturato e di reddito per il bonus partite Iva. Pretendiamo massima chiarezza”.

Per il vicecapogruppo del Pd alla Camera, Michele Bordo, che giudica “inqualificabile” quanto accaduto, “questa vicenda dimostra che sono sbagliati i contributi a pioggia senza nessun meccanismo di selezione. La fretta delle scelte nel pieno della pandemia ha purtroppo determinato diversi casi di ingiustizia sociale. È necessario correggere quanto prima questa impostazione”.

Per l’azzurra Licia Ronzulli non ci si può lamentare “se i cittadini hanno sempre meno fiducia nella politica e si ingrossano le file dell’astensione e dei voti di protesta”. Chiede chiarezza la viceministra dell’Economia, Laura Castelli, che sottolinea: “Quando abbiamo pensato a questi provvedimenti, li abbiamo scritti per aiutare chi davvero stava soffrendo, chi si era ritrovato di colpo in difficoltà, chi ne aveva bisogno davvero”.

“Se chiediamo ai cittadini di credere nella politica, soprattutto in momenti difficili come quello che stiamo affrontando, non possiamo accettare che 5 deputati abbiano usufruito del bonus destinato a professionisti e partite Iva”, afferma il ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, secondo il quale “si sta nelle istituzioni con disciplina e onore sempre”.

Anche Leu, con il capogruppo Federico Fornaro, chiede di fare piena luce: “E’ giusto che gli italiani conoscano i loro nomi e chi si e’ comportato in questo modo deve assumersi le proprie responsabilità, incominciando con il restituire subito i soldi. Si faccia dunque chiarezza sulla vicenda e la si faccia subito”, afferma. Il senatore di Forza Italia Francesco Giro chiede al presidente della Camera di fare “nomi e cognomi. Il presidente Fico invece di indignarsi deve dirci quali deputati hanno chiesto il bonus Covid per le partite Iva”.

Esprime indignazione il capogruppo dem alla Camera, Graziano Delrio: “Non possono essere ammessi comportamenti simili da parte di eletti in Parlamento. Restituiscano subito gli importi e chiedano scusa al Paese”, è la richiesta. “Evidentemente non gli bastavano i quasi 13 mila euro netti di stipendio al mese, non gli bastavano tutti i benefit e privilegi di cui già godono. E’ vergognoso. È davvero indecente”, scrive su Facebook il ministro degli Esteri.

“Questi 5 personaggi invece di rispondere al popolo che li ha eletti hanno ben pensato di approfittarne”, aggiunge Di Maio che incalza: “Restituiscano i soldi e si dimettano, se in corpo gli e’ rimasto ancora un briciolo di pudore. Non importa di quale forza politica siano espressione”, conclude. Anche il capo politico M5s Vito Crimi chiede ai deputati ‘furbetti’ di uscire allo scoperto. Di “autodenuncia” parla anche la capogruppo di FI Mariastella Gelmini e da Leu Nicola Fratoianni chiede di porre un tetto al reddito per poter percepire i bonus.

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