Omicidio Ancona, Antonio Tagliata beve candeggina in carcere

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Antonio Tagliata con la fidanzatina figlia dei coniugi uccisi

Avrebbe sentito “delle voci in testa”, Antonio Tagliata, il 18enne rinchiuso nel carcere di Ascoli perché ritenuto presunto responsabile di aver ucciso i genitori della fidanzatina 17enne, Fabio Giacconi e Roberta Pierini. Voci che lo avrebbero indotto a bere “candeggina”, probabilmente allo scopo di togliersi la vita.

Questa circostanza è stata raccontata dal giovane ai genitori. Il gesto, risale allo scorso martedì. Antonio Tagliata è stato portato in ospedale per accertamenti e poi di nuovo in carcere.

“Una voce mi ha detto di farlo”, ha riferito, secondo quanto ha reso noto il difensore Luca Bartolini. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha confermato l’episodio: la candeggina, di quelle in dotazione ai detenuti per la pulizia delle celle, aveva un basso principio attivo e il ragazzo ne ha ingerita pochissima, tanto che non è stato necessario ricoverarlo.

E’ da giorni che Antonio Tagliata, detenuto nella “sezione protetti” nel carcere ascolano, dice di sentire “delle voci in testa”. Quando fu arrestato, raccontò agli inquirenti di essersi recato a casa dei Giacconi per parlargli – armato di pistola e tre caricatori – e riferì che a un certo punto “ho visto fumo e ho fatto fuoco di copertura”.

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