Scandalo Epstein, arrestato l’ex principe Andrea. I file fanno tremare la monarchia

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L’ex principe Andrea, che rischia ora il processo di ‘successione’, è stato arrestato e rilasciato dopo le rivelazioni sullo scandalo Epstein – il pedofilo morto suicida in carcere nel 2019 -, che stanno mettendo a dura prova la monarchia britannica. Il reale inglese ha passato 12 ore di fermo di polizia in una cella di sicurezza nel giorno del 66esimo compleanno. L’imbarazzo è alle stelle tra i reali britannici e non solo. Andrea è il fratello minore di re Carlo III.

Il governo britannico sta lavorando a un provvedimento legislativo specifico per rimuovere Andrew Mountbatten-Windsor dalla linea di successione al trono. Secondo quanto appreso da Sky News, l’esecutivo laburista del premier Keir Starmer è pronto a muoversi non appena si concluderà l’indagine di polizia che ha portato all’arresto e al successivo rilascio dell’ex duca di York per i legami col defunto faccendiere pedofilo Jeffrey Epstein.

A lanciare l’allarme sono in molti all’indomani dell’umiliazione senza precedenti inflitta al fratello di re Carlo e terzogenito della regina Elisabetta nell’ambito delle indagini sui suoi rapporti con il defunto finanziere pedofilo americano Jeffrey Epstein. Mentre monta pure la polemica sulla sua posizione nella linea di successione al trono: intatta all’ottavo posto per diritto di sangue (al terzo fra i membri adulti di casa Windsor, dopo i due figli di Carlo, William e Harry) a dispetto della messa al bando dai ruoli pubblici datata 2022 o della revoca di tutti i titoli superstiti di pochi mesi fa.

Un diritto per cancellare il quale non basta un decreto reale, occorre un atto legislativo ad hoc del Parlamento con tanto di dibattito destinato a gettare ulteriore imbarazzo sull’istituzione monarchica. Iniziativa che gli indipendentisti scozzesi dell’Snp già s’impegnano a presentare, non senza segnali di mobilitazione nella stessa maggioranza laburista che regge l’impopolare governo di Keir Starmer. E persino fra i ranghi dell’opposizione Tory, bastione del sostegno alla corona, un cui ministro ombra sollecita ora Andrea a “fare la cosa giusta” e a rinunciare “spontaneamente” a quest’ultima prerogativa residua.

Un sondaggio intanto certifica come ben l’82% dei britannici invochi ad alta voce la cancellazione per indegnità del nome dell’ex duca dalla successione. In un clima più generale di disaffezione crescente che spinge financo la paludata Bbc a chiedersi apertamente se l’escalation del coinvolgimento di un figlio e fratello di re nel torbido caso Epstein possa rappresentare “l’inizio della fine per la monarchia”. E a raccogliere i dubbi sollevati da più parti sull’efficacia delle parole di pur rigorosa presa di distanza pronunciate da Carlo III sul fratello (“la legge deve fare il suo corso”) o della tardiva inflessibilità attribuita al delfino William, estrema speranza dell’establishment. L’inchiesta su Andrew Mountbatten Windsor d’altro canto va avanti. E potrebbe portare alla luce nuovi elementi gravi estesi all’intero casato, in particolare sulle coperture del passato.

L’ex principe resta indagato per il sospetto di “condotta illecita nell’esercizio di funzioni pubbliche” in riferimento alle email scambiate con Epstein fra il 2010 e il 2011: colme d’informazioni riservate e sensibili su opportunità d’affari varie spifferate in veste di emissario commerciale in Asia del governo britannico. Una plateale violazione dell’interesse pubblico che, a seconda dell’impatto sulla sicurezza nazionale, potrebbe essere punita sulla carta da pene che vanno da una semplice ammenda fino all’ergastolo. Il filone in questione, investigato dalla Thames Valley Police, ha portato gli agenti a setacciare oggi il Royal Lodge, sfarzosa residenza adiacente al castello di Windsor occupata per anni da Andrea prima della decisione di Carlo III di relegarlo nella più ‘modesta’ dimora di campagna interna al complesso reale di Sandringham dove è stato prelevato nel blitz di giovedì mattina.

Perquisizioni a tappeto che sembrano confermare l’ipotesi dei media su una ricerca d’indizi legati non solo alle rivelazioni dei cosiddetti Epstein file dietro l’accelerazione clamorosa dell’indagine; e su scenari di sequestro di documenti che qualcuno avrebbe potuto pianificare di distruggere. Il tutto senza tralasciare gli accertamenti in corso da parte di altri 8 dipartimenti di polizia sui riflessi britannici riguardanti i voli privati di ragazze sul Lolita Express di Epstein. Incluse quelle accolte addirittura a Buckingham Palace, dove l’ex duca aveva un ufficio ai tempi del regno di Elisabetta: in barba a quelle procedure di sorveglianza di cui è responsabile la Royalty and Specialist Protection, alcuni dei cui agenti sono stati interrogati proprio in queste ore da Scotland Yard.

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