
Pubblichiamo un lungo intervento dell’Ambasciata di Polonia a Roma dopo le recenti polemiche sull’istituzione della Giornata della Memoria polacca in cui un emendamento approvato dal Senato prevede sanzioni e pene fino a tre anni di reclusione per chi sostiene la corresponsabilitร della nazione o popolo polacco nella Shoah.
A seguito del varo della norma da parte del Sejm, proteste si sono sollevate dagli Usa e da Israele, che vede nella norma presunte “forme di negazionismo”. La stampa italiana ha dedicato articoli definiti fuorvianti e non corrispondenti alla veritร dei fatti.
Lo spirito della legge รจ quello di combattere la falsificazione della veritร sullโOlocausto, compreso lo sminuire la responsabilitร dei veri colpevoli di questi crimini, quindi preservare il buon nome e la reputazione della nazione polacca che del nazismo prima, e poi del comunismo, fu vittima e non corresponsabile del loro disegno criminale.
Questo l’intervento
Leggiamo con sconcerto i titoli e la gran parte dei commenti della stampa italiana sulla legge riguardante lโIstituto di Memoria Nazionale approvata dal parlamento polacco.
Sconcertati, perchรฉ ci appare chiaro che le intenzioni con cui รจ nato il progetto della nuova legge e alcune delle sue disposizioni non sono state correttamente interpretate.
I titoli troneggianti sulle pagine dei giornali e nei notiziari radiotelevisivi sono ingiusti e per noi dolorosi. Siamo un popolo che ha enormemente sofferto durante la Seconda guerra mondiale.
Ogni famiglia ha perso almeno uno dei propri cari. Non molti ricordano che il Generalplan Ost prevedeva che milioni di โsubumaniโ, tra cui i polacchi, sarebbero stati sterminati o resi schiavi della razza ariana. La Polonia se ne ricorda sempre. Come si puรฒ quindi accusarci di negazionismo? Eโ sulla nostra terra che si trovano le tracce dei crimini compiuti dai nazisti.
Eโ la Polonia che preserva con grande sforzo lโarea museale dellโex campo di sterminio Auschwitz-Birkenau, divenuto patrimonio mondiale Unesco, luogo di visite e di viaggi della memoria dei giovani di tutto il mondo. Il museo nacque nel 1947 per preservare โfino alla fine dei tempiโ, come diceva la legge che lo istituiva, la memoria dei crimini nazisti di cui vittime furono prima di tutto gli ebrei di tutta Europa, ma anche polacchi, rom, sinti, prigionieri di guerra e minoranze che il progetto criminale ha condannato allโannientamento.
Eโ grazie alla Polonia che Auschwitz, trasformato in museo statale, non scomparve dalla faccia della terra come molti altri luoghi che erano stati costruiti sui terreni occupati dai nazisti.
Eโ la Polonia che si รจ assunta per quarantโanni la responsabilitร del mantenimento dellโex campo nazista. Solo nel 1990 รจ nato il Consiglio Internazionale del Museo, il cui posto prese nel 2000 il Consiglio Internazionale di Auschwitz. Eโ la Polonia che ha chiesto che lโex campo di sterminio venisse iscritto sulla lista del patrimonio mondiale UNESCO.
Dato il deperimento galoppante dellโex lager, dovuto a ovvie ragioni climatiche, รจ la Polonia che si รจ adoperata e ha fatto appello alla comunitร internazionale richiedendo aiuto nel far fronte al dovere di cercare di mantenere intatto il luogo del genocidio affinchรฉ la memoria venga trasmessa alle generazioni future. Eโ su iniziativa della Polonia che รจ stato creato un โfondo perpetuoโ a cui ha contribuito la comunitร internazionale e che permetterร di conservare in maniera adeguata lโarea museale.
Ricordiamo anche che dal 2007 la denominazione ufficiale del campo di Auschwitz-Birkenau sulla lista del patrimonio mondiale di UNESCO รจ: โAuschwitz Birkenau. Campo nazista tedesco di concentramento e sterminio (1940-1945)โ. La nuova denominazione รจ stata presentata allโassemblea della UNESCO insieme da Polonia e Israele ed รจ stata accettata, senza alcuna voce contraria, da oltre 150 paesi.
La Polonia cerca di mantiene viva la memoria non solo prendendosi cura degli ex luoghi di sterminio, ma anche attraverso nuovi progetti che ricordano la millenaria storia comune che unisce le comunitร polacca e ebrea. Ne รจ esempio uno dei piรน importanti investimenti culturali degli ultimi anni รจ stata la creazione a Varsavia dello splendido Museo della Storia degli Ebrei polacchi POLIN, nel quale i rapporti tra le due comunitร che per secoli hanno convissuto sulla stessa terra sono ben descritti.
Eโ importante ricordare che durante la Seconda guerra mondiale, dopo lโattacco del Terzo Reich, quando la Polonia si trovรฒ sotto lโoccupazione tedesca, nessuno, mai, agendo a nome della Polonia e del popolo polacco ha collaborato con i nazisti.
Anche se ci furono casi di singoli individui che collaboravano con i tedeschi, non si puรฒ accusare lo stato polacco di essere corresponsabile dellโOlocausto. Anche se di rado, ma omicidi con la partecipazione della popolazione polacca hanno avuto luogo. Questi crimini richiedono la piรน alta condanna, e le colpe devono essere addossate ai colpevoli indipendentemente dalla loro nazionalitร .
Ascolta l’intervento del premier polacco Mateusz Morawiecki (in inglese)
In dicembre 1942 il governo clandestino polacco ha istituito unโapposita organizzazione per portare aiuto agli ebrei: il Consiglio di Aiuto agli Ebrei, operante con il criptonimo โลปegotaโ. Era lโunica organizzazione di questo tipo in Europa. Lo Stato clandestino polacco puniva con la pena di morte coloro che denunciavano gli ebrei ai tedeschi. La posizione del Direttivo della Lotta Civile del 18 marzo 1943 diceva che โciascun polacco che collabora con il loro operato omicida, ricattando o denunziando gli ebrei, che sfrutti la loro terribile condizione o partecipi in atti di furto a loro danno, commette un pesante crimine violando le leggi della Repubblica di Polonia e sarร immediatamente punitoโ.
Non per caso oltre il 25% dei Giusti tra le Nazioni del Mondo sono polacchi. Eโ il gruppo piรน numeroso, che continua a crescere, e questo nonostante in Polonia vigesse la pena di morte per lโaiuto prestato agli ebrei, cosa che non esisteva in nessun altro paese dellโEuropa occidentale.
In questo contesto, indipendentemente dallโattuale discussione intorno alla nuova legge, accusare la Polonia di negare la Shoah o addirittura della totalitร dei crimini nazisti, non puรฒ che essere letto come espressione di ignoranza o di cattiva volontร .
Lo Stato e la popolazione polacca non sono antisemiti. Hanno una lunga storia di secolare convivenza con gli ebrei sulla stessa terra.
Non sono negazionisti. Una volta ancora: le colpe di singoli individui che hanno commesso atti vergognosi che, peraltro, non vengono negati, non possono essere attribuiti a una nazione intera che con gli ebrei ha condiviso le sofferenze dei crimini nazisti”.
L’Ambasciata della Repubblica di Polonia a Roma
La nuova leggeย
La nuova legge sullโInstitute of National Remembrance รจ stata concepita con il fine principale di combattere la negazione e la falsificazione della veritร sullโOlocausto, ivi compreso lo sminuire la responsabilitร dei veri colpevoli di questi crimini. In questo contesto attribuire allo Stato e al popolo polacco, pubblicamente e contrariamente ai fatti, la corresponsabilitร per i crimini nazisti compiuti dal Terzo Reich รจ improprio, induce in errore e lede le vittime-cittadini della Polonia, sia di origine ebraica che polacca. Uno dei casi piรน lampanti รจ lโutilizzo dellโespressione โcampi polacchiโ โ di morte, di concentramento, lager e via dicendo. Gli interventi delle rappresentanze diplomatiche sono in quei casi necessari, ma non bastano a risolvere il problema che puntualmente si ripresenta perfino amplificato. Lo stesso ministero degli esteri polacco nel 2017 รจ dovuto intervenire ben 258 volte, mentre nel 2008 i casi sono stati 103. Non contiamo gli interventi dei cittadini polacchi e degli amici della Polonia allโestero che agiscono tramite i social media o scrivendo direttamente alle redazioni di giornali, radio e televisioni.
La pena prevista dalla legge riguarderร situazioni ben precise e definite e ha per scopo di prevenire lโintenzionale e consapevole denigrazione della Polonia. La valutazione dei casi spetterร ai tribunali.
La nuova legge รจ diretta contro coloro che pubblicamente e contrariamente ai fatti, offendono la nazione o lo Stato polacco oppure in maniera lampante sminuiscono la reale responsabilitร dei colpevoli. La legge non รจ diretta contro nessun altro paese, compreso Israele. Non limiterร la libertร di ricerca scientifica nรฉ la pubblicazione dei risultati di questi studi, non limiterร il dibattito storico, la libertร di parola o di espressione artistica: lโesclusione di queste attivitร รจ espressamente indicata nella legge (art. 55ยฐ, par. 3). La legge non impedisce in alcun modo la discussione pubblica riguardante lโOlocausto.
Non sarร altresรฌ soggetto a pena lโindicazione di concreti, vergognosi casi di crimini commessi da persone concrete, indipendentemente dalla loro nazionalitร . La legge si propone di difendere la veritร storica e il buon nome della nazione dello stato polacco. Nella maniera piรน assoluta non protegge i criminali, indipendentemente dalla loro nazionalitร . La legge non limiterร le discussioni pubbliche su i casi di pogrom contro gli ebrei, verificati in tutta l’Europa occupata, inclusa la Polonia. A questi crimini hanno partecipato anche i polacchi. Sono stati eventi scioccanti e vergognosi. Abbiamo il dovere morale di onorare la memoria degli ebrei uccisi durante questo tipo di avvenimenti. La legge non limita in alcun modo la possibilitร di condurre ricerche scientifiche e storiche su tali eventi.
Il progetto di legge era disponibile al pubblico da oltre un anno e mezzo, รจ stato apertamente e ampiamente discusso. Il comitato permanente del consiglio dei ministri ha approvato il progetto il 3 giugno 2016, la prima lettura ha invece avuto luogo il 6 ottobre 2016. In molti altri ordinamenti giuridici esistono regolazioni simili che proibiscono di diffondere menzogne sullโOlocausto. Riteniamo che a questa categoria appartiene anche la definizione โcampi di morte polacchiโ o lโattribuzione alla Polonia della responsabilitร per lโOlocausto.
Le norme della legge sullโIstituto sono basate sulla direttiva della decisione quadro del Consiglio UE 2008/913.
