Crocetta voleva suicidarsi: "Mi hanno salvato Lo Voi e un avvocato"

Se nelle ore concitate di quella presunta intercettazione anticipata dal settimanale l’Espresso e poi pubblicata il giorno seguente, il governatore siciliano Rosario Crocetta non ha commesso sciocchezze lo deve ad un avvocato suo amico e al procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi. Intervistato da Giuseppe Cruciani a “La Zanzara”, trasmissione radiofonica di Radio 24, Crocetta ha ammesso: “Non mi sono suicidato perché è intervenuto un procuratore perbene, Lo Voi, uno che si batte per la verità, uno apolitico. Lo ringrazio”.

“Oggi – aggiunge – sarei un uomo morto, infangato e forse tra qualche anno si sarebbe scoperto che avevano assassinato un uomo innocente. Ho pensato davvero di ammazzarmi e lo avrei fatto subito dopo l’uscita della notizia. Ma è arrivato il mio avvocato che mi ha preso in albergo, mi ha portato nel suo studio e mi ha detto che il procuratore stava verificando la notizia. Altrimenti sarei già un uomo morto. Piangevo, non mangiavo, non dormivo, non mi affacciavo alla finestra perché pensavo che qualcuno mi potesse guardare e mi insultasse, ho avuto paura di uscire di casa. Qualcosa di ignobile”.

“Senza quel giudice – commenta Crocetta – sarei una larva umana, è moralmente possibile tutto questo?”, si chiede il presidente siciliano che ha ribadito che non ha intenzione di dimettersi da presidente dopo la presunta “bufala” ordita “da chissà qauli poteri” nei suoi confronti. Crocetta spiega che per suicidarsi aveva pure trovato su internet “un modo veloce, sicuro, in modo che nessuno mi potesse salvare. Visto che non possiedo armi, mi sono chiesto: come mi ammazzo in modo che nessuno mi salvi? Pensavo alle tecniche che dovevo adottare per evitare l’arrivo di qualcuno, ho anche i militari sotto casa e un collaboratore vicino a me. Ma ho trovato un metodo facile, semplice. Lo avevo trovato ma non lo dico per paura delle emulazione. e’ una questione troppo delicata per parlarne”.

Il governatore della regione Sicilia Rosario Crocetta (Lapresse/Monaldo)
Il governatore della regione Sicilia Rosario Crocetta (Lapresse/Monaldo)

Ad oggi anche la procura di Messina, dopo quelle di Palermo e Caltanissetta smentiscono il settimanale l’Espresso: “Agli atti non esistono queste intercettazioni”. Quindi il governatore, dopo il “soccorso” di tre procure si dice tranquillo per il futuro. Alla domanda se appartiene ancora al Pd lui risponde “si”: “Io non mi dimetto. dovrebbero sfiduciarmi ma sarebbe come un golpe. Il partito potrebbe espellermi, ma lo statuto del partito recita che si può espellere solo chi ha subito condanne. Io non ne ho subite”.

Ironie su Davide Faraone, il renziano “padrone” del Pd siciliano, che aveva subito chiesto le dimissioni di Crocetta dopo la presunta intercettazione: “Di Faraoni ricordo quelli egizi”. Poi nella lunga chiacchierata con Radio 24 conferma il risarcimento di 10 milioni chiesti al settimanale che in una nota aveva comunque affermato che “la causa sarà l’occasione per dimostrare la nostra correttezza”.

Crocetta all’inizio dell’intervista esprimeva anche un altro concetto d’interesse:  e cioè, qualora fosse vero questo audio “io dato che secondo quanto pubblicato sto in silenzio, vengo accusato anche di stare in silenzio per cui uno è colpevole pure di essere assente in una conversazione”.

“Ma lei vuole fare chiudere l’Espresso con questo mega risarcimento di 10 milioni?”, è la domanda di Cruciani: “Sono anche pochi”, replica Crocetta”. La storia dunque continua, ma il tentativo di far fare un scivolone al governatore si sta rivelando un boomerang per molti che vedevano già la testa del governatore servita a Roma in un piatto d’argento.

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