Via libera a decreti Jobs Act. Renzi: "Rottamati co.co.pro e art. 18". Più liberalizzazioni

Poletti, Renzi e Guidi decreti Jobs Act
Il premier Matteo Renzi con i ministri Guidi e Poletti durante la presentazione dei decreti sul Jobs Act

Arriva il via libera definitivo ai primi due decreti attuativi sul Jobs act, la riforma del lavoro voluta da Matteo Renzi.

L’approvazione dei decreti consentirà nei prossimi mesi a 200.000 lavoratori con contratti di collaborazione e a progetto di avere un lavoro stabile a tutele crescenti.

L’annuncio è stato dato dallo stesso premier al termine del Consiglio dei ministri di oggi.

Renzi ha poi confermato che anche per i licenziamenti collettivi saranno superate le tutele dell’articolo 18 come per quelli individuali.

In sostanza in caso di licenziamento senza giusta causa si privilegia l’indennizzo rispetto al diritto al reintegro.

Renzi: “Rottamiamo cococo e art. 18”
“Oggi – ha detto il premier – è un giorno atteso da molti anni per una parte degli italiani, ma soprattutto atteso da un’intera generazione che ha visto la politica fare la guerra ai precari ma non al precariato. Le nuovi generazioni “vedono riconosciuto il proprio diritto ad avere tutele maggiori. Noi rottamiamo un certo modello di diritto del lavoro e l’art. 18, i cococo ed i cocopro”.

“Nessuno resta più solo se licenziato”
Con il via libera definitivo ai primi due decreti del Jobs act su tutele crescenti e sul Naspi, secondo Renzi “quello che accadrà da ora è che nessuno resta più solo quando perde il lavoro o viene licenziato”.

Circa 200mila passeranno a contratto stabile
Secondo Renzi saranno circa 200mila le persone che passeranno presto da contratti di collaborazione a un contratto di lavoro stabile. Questo perché il Governo ha “tolto gli alibi” alle imprese che affermano che assumere in Italia non è conveniente. “Abbiamo ridotto le tasse e tolto incertezze. È la volta buona, ora o mai più”, ha concluso il premier.

Poletti: “Stop ai co.co.pro”
Il decreto del Governo sulle tipologie contrattuali vieta la stipula di nuove collaborazioni a progetto e prevede una verifica per quelle in essere. E nel caso in cui il lavoro venga prevalentemente organizzato dal committente, dovranno essere trasformate in rapporti di lavoro subordinato. Lo ha precisato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che in merito al part time ha dichiarato: “In caso di gravi patologie, in aggiunta a quelle oncologiche già previste, si potrà trasformare il lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale”. 

Contratti a termine non cambieranno
Poletti ha poi aggiunto che “abbiamo introdotto il contratto di ricollocazione: un voucher con quale ci si rivolge all’agenzia per trovare un nuovo posto di lavoro”, precisando ancora che “i contratti a termine e il lavoro a chiamata non cambieranno”. Vengono inoltre eliminati il lavoro ripartito e le associazioni in partecipazione. “Non siamo stati cosi bravi – ha detto Poletti in riferimento al lavoro a chiamata – da trovare una soluzione alternativa”.

Norme sulla maternità, adozioni e congedi parentali
Il ministro ha inoltre comunicato le principali implicazioni delle nuove norme sulla maternità contenute nel decreto: il periodo di tempo per usufruire dei permessi parentali è stato esteso da 3 anni a 6 anni. “Abbiamo equiparato – ha detto – maternità e paternità con le adozioni o gli affidi perché riteniamo che quella famiglia ha gli stessi diritti”.

Un’altra importante novità riguarda il congedo parentale facoltativo pagato il 30% dello stipendio, che potrà essere fruito fino a sei anni di vita del bambino, invece dei tre attualmente previsti. Il congedo parentale non pagato, infine, potrà essere utilizzato dai sei fino a dodici anni di vita del bambino.

Coi decreti attuativi del Jobs Act, dal primo maggio 2015 entrano a regime pure le nuove regole per disoccupazione e ammortizzatori sociali.

Naspi, acronimo di Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, è un assegno che sarà erogato a beneficio dei lavoratori che si trovano in condizioni di disoccupazione involontaria. Rispetto all’attuale sussidio di disoccupazione, la Naspi è meno rigida: prevede infatti la diduzione dei requisiti per l’accesso.
Se oggi sono necessarie 13 settimane di contributi versati nell’anno precedente la perdita del lavoro, con la nuova assicurazione, bastano 30 giornate di lavoro effettive nell’anno precedente. La durata dell’assegno sarà pari alla metà delle settimane per cui sono stati versati contributi nei 4 anni precedenti, fino ad un massimo di 24 mesi.

Asdi, subentra alla Naspi una volta terminata l’erogazione della nuova disoccupazione. Nel caso in cui il soggetto non sia riuscito a ricollocarsi, potrà accedere all’assegno di disoccupazione Asdi, che prevede un importo pari al 75 per cento dell’ultima Naspi percepita, per un periodo di 6 mesi, non rinnovabile. Dell’assegno Asdi potranno beneficiare anche le persone in condizioni economiche disagiate, benché non abbiano mai lavorato. Si tratta, in questo caso, di una misura sperimentale fino all’esaurimento dei fondi a disposizione, ma che se dovesse essere confermata potrebbe rappresentare, insieme all’allargamento della base degli aventi diritto alla Naspi, un significativo passo avanti verso l’istituzione del reddito minimo di cittadinanza.

Dis Coll è invece l’ultima novità introdotta dalla riforma del lavoro in tema di ammortizzatori sociali. Questa misura consiste nell’erogazione di una indennità assicurativa per i collaboratori a progetto, con modalità di accesso facilitate rispetto a quanto avviene oggi. Potranno accedere al Dis-Coll i titolari di contratti di collaborazione che hanno versato almeno tre mesi di contributi, avrà durata pari alla metà dei mesi di contributi versati, fino a un massimo di 6 mesi. Anche in questo caso, si tratta di una misura sperimentale limitata al 2015, la cui conferma nel 2016 è legata al reperimento delle risorse necessarie.

Approvato il Ddl sulla concorrenza
In Cdm è stato anche approvato il Disegno di legge sulla concorrenza. “Più che liberalizzazioni – ha spiegato Renzi – io direi Italia Semplice, tutela dei consumatori: è il tentativo di attaccare alcune rendite di posizione, perché riduciamo gap tra chi gode di rendite e chi no. Mai come ora l’Italia è pronta a ripartire e a rilanciarsi nel futuro – ha detto Renzi – Per fare questo è pronta anche a sfidare qualche lobby e ad affrontare, mi verrebbe da dire, le montagne russe”.

Il Ddl, secondo il ministro dello Sviluppo Federica Guidi, punta a “far calare le tariffe o diminuire i prezzi e aprire pezzi di mercato oggi non tanto accessibili per nuove iniziative imprenditoriali. Come ha detto l’Ocse, queste misure, potrebbero portare a un aumento del Pil fino a 2,6 punti in 5 anni”.

 

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