Fermenti al Senato. Nasce il gruppo di Fitto. Mauro lascia Renzi. I sottosegretari no

Il senatore Mario Mauro
Il senatore Mario Mauro

Al Senato la maggioranza di Matteo Renzi perde qualche pezzo. I Popolari per l’Italia di Mario Mauro, che rientrano nel gruppo Grandi Autonomie e Libertà, si collocano ufficialmente all’opposizione. E lo stesso senatore ad annunciarlo con un certo “rammarico” su scelte di governo che definisce “non condivise e improvvisate”.

“Il direttivo nazionale del partito dei Popolari per l’Italia – spiega in una nota Mauro – ha deliberato in data odierna l’uscita dalla maggioranza che sostiene l’attuale governo. Riforme non condivise, condotte in modo improvvisato ed approssimativo, con una improvvida esaltazione del carattere monocolore dell’Esecutivo sono alla base di una decisione che è innanzitutto un giudizio definitivo su una gestione politica che sta tenendo in stallo l’Italia, la sua economia e il suo bisogno di crescita. Le nostre idee – conclude – contribuiranno ora alla costruzione e all’organizzazione di una maggioranza politica nel Paese centrata sui valori popolari e liberali”.

Ma mentre Mauro esce dalla maggioranza c’è chi, suoi parlamentari in postazioni di governo abbandona i Popolari per l’Italia per restare ancorato al governo. E’ il caso di Angela D’Onghia, popolare come Mauro che è sottosegretaria all’Istruzione. La vice della Giannini spiega: “Mi sono dimessa dai Popolari per l’Italia, c’è pure stata una comunicazione scritta. Ora non faccio parte di alcun partito”, ha sottolineato. Anche a Montecitorio il deputato Domenico Rossi, sottosegretario alla Difesa, si è dimesso dai Popolari. Va ricrdato che Mario Mauro durante il governo Letta ricoprì il ruolo di ministro della Difesa.

In sostanza, oltre a Mauro oggi lascia la maggioranza anche Salvatore Tito Di Maggio (che va con Fitto), due senatori in meno per Renzi. Con altre fuoriuscite, il surplus di senatori su cui può contare Renzi al Senato sarebbe di 9 parlamentari. Un numero che garantisce una certa sicurezza, sebbene nella maggioranza dem un minimo di preoccupazione c’è.

Il rischio è che Matteo Renzi potrebbe non trovare i voti necessari per varare né il ddl sulla “Buona scuola”, né la riforma costituzionale, che tornerà a Palazzo Madama prima della pausa estiva. Riforma che per passare ha bisogno di 161 “Sì”.

Chi minimizza sull’abbandono dei due popolari è il capogruppo dei senatori Pd, Luigi Zanda. Il senatore spiega che “i due, pur non essendo ufficialmente all’opposizione, finora hanno sempre votato contro l’esecutivo in tutti i provvedimenti più importanti”. Secondo Zanda al “Senato i numeri non cambiano. Shakespeare avrebbe detto molto rumore per nulla”.

Se Gal, gruppo eterogeneo costituito nel 2013 per consentire a singoli senatori di ritrovarsi in un’unica aggregazione, (ne fanno parte appunto Popolari per l’Italia, Grande Sud, Libertà e Autonomia-Noi Sud, Movimento per le Autonomie, Nuovo Psi, Italia dei Valori, Vittime della Giustizia e del fisco), fa perdere qualche pezzo a Renzi, (per la verità non tutti votano i provvedimenti del governo), c’è chi si accinge a costituire nuovi gruppi al Senato.

E’ il caso dei Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto, fuoriuscito da Forza Italia, che proprio mercoledi ha formalizzato la nuova aggregazione. Ne fanno parte i senatori Bonfrisco, Bruni, D’Ambrosio Lettieri, Di Maggio (ex Gal- PpI),  Falanga, Liuzzi, Longo, Milo (ex Fi poi confluito in Gal), Pagnoncelli, Perrone, Tarquinio, Zizza. Il capogruppo dei fittiani sarà Cinzia Bonfrisco. I 12 senatori hanno già partecipato una settimana fa alla conferenza con Raffaele Fitto e i vertici del gruppo Conservatore e Riformista europeo, gli esponenti inglesi Syed Kamall e Geoffrey Van Orden.

Non passerà molto tempo per vedere anche il gruppo del movimento “Possibile” dell’ex dem Pippo Civati che ha abbandonato il Pd in polemica con Renzi. L’aggregazione potrebbe oscillare tra i 12 e 14 senatori.