Rosario Crocetta e il giallo dell'audio che "non esiste"

Da sinistra Francesco Lo Voi, Luigi Vicinanza, Lucia Borsellino e Rosario Crocetta
Da sinistra Francesco Lo Voi, Luigi Vicinanza, Lucia Borsellino e Rosario Crocetta

Rosario Crocetta, presidente della giunta siciliana resterà al suo posto. “Non mi dimetto. Se il Pd vuole che mi dimetta provi a sfuciarmi, ma sarebbe un golpe”, ha ribadito anche oggi.

Non lascia, il governatore, anzi “combatte” per portare a termine la legislatura come affermava in un twitt prima dello scandalo, ma soprattutto per dimostrare che quella “orchestrata” contro di lui è “senza dubbio un’azione di dossieraggio”, ribadisce dopo che l’Espresso ha pubblicato l’ormai famosa intercettazione in cui il suo chirurgo plastico Matteo Tutino avrebbe pronunciato al telefono la presunta quanto inquietante frase “Lucia Borsellino, va fermata, va fatta fuori come suo padre”.

Il governatore della Sicilia si era autosospeso dalla presidenza, istituto che non esiste nello statuto della regione, ma è comunque un modo per dare un “segnale di responsabilità”. Nel senso che sarebbe stato pronto a dimettersi. Ma una volta avuto il “quadro” della situazione più nitido, ci ha ripensato. E a Repubblica conferma: “Mi hanno distrutto, ucciso, perché è questo che volevano: farmi fuori, eliminarmi. Ci stavano riuscendo, ma tutto sta diventato chiaro e lo diventerà ancora di più. Palermo è un tritacarne, lo sapevo e ne ho la conferma”.

Il governatore della Regione Sicilia Rosario Crocetta
Il governatore della Regione Sicilia Rosario Crocetta

Rosario Crocetta in un “tritacarne”, destinatario di “dossieraggi” costruiti “ad arte” per farlo fuori. Il governatore torna a ribadire che lui quella frase non l’ha mai sentita. E lo conferma e ribadisce il procuratore della Repubblica Francesco Lo Voi che dopo la prima smentita dell’Espresso si sarà sentito come imbarazzato. “Ribadisco quanto contenuto nel comunicato stampa di giovedi 16 luglio. L’intercettazione tra il dottor Tutino e il presidente Crocetta, di cui riferisce la stampa, non è agli atti di alcun procedimento di questo ufficio e neanche tra quelle registrate dal Nas”.

Il settimanale l’Espresso dal canto suo replica e conferma che quella intercettazione esiste e sull’Ansa si legge: “Non c’è solo l’inchiesta nell’ambito della quale il medico Matteo Tutino è stato arrestato. Ci sono altri filoni di indagine, altri documenti”, dice alla Stampa di Torino Luigi Vicinanza, direttore del settimanale che ha pubblicato lo scoop.

“Il dialogo esiste – conferma Vicinanza – ma non fa parte degli atti pubblici, quelli a disposizione delle parti coinvolte. Pertanto ribadiamo quanto pubblicato nel giornale in edicola”. Alla domanda se questa telefonata sia stata ascoltata, il direttore replica: “Sì. E’ una chiamata che risale al 2013. Posso confermare che l’audio è sporco, ci sono alcune interferenze. I due parlano con grande confidenza, a tratti in siciliano”.

Il direttore del settimanale l'Espresso Luigi Vicinanza
Il direttore del settimanale l’Espresso Luigi Vicinanza

Il giornale non è in possesso dell’audio: “Il nostro cronista – spiega Vicinanza – l’ha ascoltato. Poi ha potuto ricopiare la trascrizione”. “La conversazione – spiega ancora – fa parte dei fascicoli secretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo. Stiamo parlando di oltre 10mila pagine”.

Un vero giallo da cui è difficile immaginare “una via d’uscita” se a questo punto non si ascolta l’audio. Nessuno mette in dubbio le affermazioni di Vicinanza, men che meno le dichiarazioni della Procura di Palermo che intanto ha aperto una inchiesta per capirci meglio. Se negli uffici della Procura non esistono intercettazioni e trascrizioni di quel tenore, da dove spunta la telefonata?, è la domanda che si pongono in molti.

Il chirurgo plastico Matteo Tutino
Il chirurgo plastico Matteo Tutino

Gli scenari dopo l’apertura di un fascicolo sono teoricamente due, che come vedremo sono come il cane che si morde la coda. Il giornalista estensore dell’articolo non è tenuto a rivelare le fonti, ma potrebbe passare guai per violazione del segreto istruttorio. Ossia il giornalista sarebbe venuto in possesso di documenti secretati. Ipotesi che a questo punto crollerebbe dal momento che il procuratore afferma che “non esiste alcuna intercettazione” in quei fascicoli.

L’altra è la presunta ricettazione da parte del giornalista, ma anche quì, se il settimanale nega di essere in possesso dell’audio, ovviamente cade anche questa ipotesi di reato che si sarebbe configurata come la trafugazione di un atto coperto da segreto istruttorio. Ci sono stati molti casi di giornalisti sotto processo per reati di questo tipo.

Lucia Borsellino
Lucia Borsellino

Se veramente esiste l’audio, come conferma il direttore, sarebbe opportuno farlo spuntare fuori altrimenti, ci si chiede: potrebbe avere ragione Rosario Crocetta che verrebbe accusato esclusivamente sulla “fiducia” e sulla “parola” del direttore Vicinanza? Poiché l’audio al momento non è saltato fuori e forse non spunterà mai, se è vero come dice Lo Voi che” non esiste”. Avrà ragione Rosario Crocetta a parlare di “dossieraggio”? Prudenza, perché l’Espresso non nasce ieri e prima di pubblicare una notizia bomba di questo tenore, il direttore e il suo cronista avranno di sicuro fatto il loro lavoro verificando non una ma cento volte l’audio e la trascrizione, come ricorda la Carta dei doveri del giornalista. Ci sono tuttavia dei passaggi non molto chiari, a tratti contraddittori.

Il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi
Il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi

“Il nostro cronista l’ha ascoltato. Poi ha potuto ricopiare la trascrizione”, afferma Vicinanza facendo intendere che lui personalmente l’audio non l’ha ascoltato. Prima però dice “Sì. E’ una chiamata che risale al 2013. Posso confermare che l’audio è sporco, ci sono alcune interferenze. I due parlano con grande confidenza, a tratti in siciliano”. Quindi, Vicinanza riferisce particolari come se la traccia audio fosse stata ascoltata da lui direttamente, ma poi afferma che: “Il nostro cronista l’ha ascoltato. Poi ha potuto ricopiare la trascrizione”. L’ha ascoltata o no la telefonata?

Questo fa presumere che solo il cronista dell’Espresso ha ascoltato l’audio e poi il direttore, che si immagina riponga piena fiducia nel suo giornalista, abbia riferito quei particolari: “…Audio sporco, ci sono alcune interferenze, a tratti parlavano in siciliano…”. Può darsi che nella trascrizione dall’audio “sporco” il giornalista abbia potuto sbagliare? Per esempio un “Non” saltato per le interferenze; negazione che cambierebbe totalmente il senso della frase choc: tipo “Lucia Borsellino, [non] va fermata, [non] va fatta fuori come suo padre”, riferita chissà a quali circostanze investivative. Soltanto un banale dubbio che solo l’audio originale potrà fugare.