La Procura di Milano ha disposto il fermo in carcere per il trentenne Youssef Siher, considerato la mente delle violenze e dei saccheggi nelle proteste contro il carovita inscenate nelle maggiori città italiane nei giorni scorsi, in particolare a Milano. Secondo le indagini condotte dalla Polizia Postale, dalla Digos e dall’Antiterrorismo, Siher sarebbe l’amministratore principale delle pagine social e delle chat criptate siglate “M1710” (Movimento 17 Ottobre).
La piattaforma è nata all’indomani dei violenti scontri e della guerriglia urbana registrati nel centro di Milano nel fine settimana del 17 e 18 ottobre. Attraverso questi canali, secondo la magistratura, l’indagato avrebbe tentato di coordinare e rilanciare nuove mobilitazioni violente in tutta Italia, sfruttando una forte capacità di suggestione su migliaia di giovanissimi con l’obiettivo di “creare il caos e destabilizzare il sistema”. L’uomo sarebbe stato rintracciato a casa di una attivista pro-Pal grazie all’attività di localizzazione tecnica fatta dalla polizia a Milano, nel quartiere Corvetto.
Ricercatore in geopolitica e giornalista freelance italiano di 30 anni, di origini marocchine e residente nel bresciano, Youssef Siher è finito al centro delle cronache giudiziarie perché ritenuto dagli investigatori la mente e il fondatore del “Movimento 17 ottobre”, il movimento giovanile che si è sviluppato attraverso i social in occasione delle manifestazioni contro il caro vita a Milano. L’uomo risulta indagato per istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità di terrorismo (articolo 420 bis del nuovo decreto legge, ovvero violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche). La moglie risulta indagata a piede libero per gli stessi reati.
Prima del coinvolgimento nell’inchiesta, Siher era conosciuto principalmente all’interno dei circuiti accademici e dei movimenti studenteschi milanesi. Descritto come una figura vicina alle reti giovanili filo-palestinesi, ha studiato Scienze Politiche all’Università Statale di Milano e ha collaborato in passato come research trainee presso l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), concentrando i suoi studi sull’Islam politico e sulla geopolitica del Medio Oriente e del Nord Africa. “I suoi interessi di ricerca – si legge sul suo profilo pubblicato sul sito dell’Ispi – si concentrano sull’Islam politico, sui movimenti politici islamici e sul rapporto tra Islam e nazionalismo arabo. Ha conseguito una laurea in Comunicazione e un master in Scienze politiche presso l’Università degli Studi di Milano. Durante i suoi studi ha analizzato i legami tra le ideologie politiche islamiche del XX secolo e le prime esperienze politiche dell’Islam e, nella sua tesi magistrale, ha svolto uno studio approfondito sui movimenti islamici in Marocco e i loro rapporti con il potere monarchico . È bilingue, essendo madrelingua arabo e italiano, e parla fluentemente inglese e spagnolo”. Ha lavorato anche per il canale satellitare arabo “Al Mayadeen English”, vicino ad Hezbollah.
