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Terrore a Scuola, Maestre ai Bimbi: “Sigillate le mascherine con lo scotch sennò entra il Virus”

La riapertura delle scuole in Italia è stata un disastro, e siamo solo agli inizi. Dopo i bambini in ginocchio in un istituto ligure perché il preside non avendo i nuovi banchi ha “evitato” (parole sue), di mettere quelli vecchi, la maestra di una scuola del nord Italia è andata ben oltre dicendo ai bambini di una classe elementare, che affinché il virus non entri, anche avendo la mascherina, devono sigillare con lo scotch i bordi laterali.

La testimonianza choc arriva da un video postato su Facebook dove uno di questi bimbi racconta questa allucinante esperienza. Fortunatamente lui insieme ai suoi compagnetti hanno disubbidito, però dà la dimensione dei metodi folli praticati e vissuti dai nostri figli per effetto del terrorismo mediatico e di Stato sulla presunta nuova emergenza Covid.

“Per respirare sono andato a nascondermi dietro ad un albero”, racconta il bambino nel video accompagnato da una persona che si presenta come il nonno. Anche per l’attività all’aperto le cose si mettono malissimo per i bambini. Secondo il racconto, gli alunni, al terzo giorno di scuola, devono stare rigidamente a un metro di distanza, senza poter correre, altrimenti se sudano possono contrarre il coronavirus.

Il ragazzino racconta, oltre al disagio, anche il fatto che la maestra gli ha chiesto di aiutare un suo compagno in difficoltà, a patto però di stare a un metro di distanza. Come faceva ad aiutarlo? Solo questa geniale prof potrebbe spiegarlo.

Una cosa davvero allucinante. Ed è lo stesso nonno del bambino a spronare tutti genitori a ribellarsi contro questi metodi “terroristici”. “I genitori invece di pensare alle loro cose, si occupino dei loro figli”.

Nei commenti si legge di tutto: “Ci stanno distruggendo i bambini, poi, avranno danni irreparabili”, scrive una utente, mentre altri parlano di delirio. C’è però chi addossa responsabilità anche ai genitori che accordano con il loro silenzio-assenso questi trattamenti disumani: “Dove sono i genitori, specialmente le mamme??? Perché mandate i figli a scuola, cosa vi aspettate dalla scuola? Guardate che la rovina dei figli è più nelle nostre mani che in quelle della scuola…vogliamo comprendere i valori dei figli e la loro salute o vogliamo scaricare la responsabilità sugli altri? Il bimbo parla chiaro, forse siamo noi che non sentiamo bene!”.

Il Video schermato: fonte fb 


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SE QUESTO E’ UN BAMBINO (di Sara Cunial)

Il prefetto di Cosenza Paola Galeone indagata per corruzione

Il prefetto di Cosenza Paola Galeone

Il prefetto di Cosenza Paola Galeone

Il prefetto di Cosenza, Paola Galeone, di 58 anni, è indagata per corruzione. Lo scrive la “Gazzetta del sud” in un articolo a firma di Arcangelo Badolati. L’ipotesi accusatoria a carico del prefetto è di avere intascato da un’imprenditrice, che ha denunciato i fatti alla polizia, una “mazzetta” di 700 euro.

Sarebbe stata videoripresa dal personale della Squadra mobile di Cosenza la consegna da parte di un’imprenditrice al prefetto dei 700 euro. La consegna della busta contenente il denaro, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe avvenuta in un bar di Cosenza. Le banconote sarebbero state segnate.

La notizia che travolge in pieno la Prefettura di Cosenza, su cui vige il massimo riserbo, è stata confermata da fonti della Polizia interpellate da Secondo Piano News.

Il prefetto Galeone avrebbe proposto all’imprenditrice di emettere una fattura fittizia di 1.220 euro allo scopo di intascare la parte di fondo di rappresentanza accordata ai prefetti che era rimasta disponibile alla fine dell’anno. Sempre secondo l’accusa, 700 euro della somma concordata sarebbero andati al prefetto Galeone e 500 all’imprenditrice.

Galeone è prefetto di Cosenza dal 23 luglio del 2018. In precedenza aveva svolto le stesse funzioni a Benevento. Galeone è stata assunta nell’amministrazione civile dell’Interno nel dicembre del 1987 ed assegnata, come prima sede, alla Prefettura di Taranto, dove ha svolto vari ruoli.

Mosca: “Se paesi Nato aggressivi su Kaliningrad, rischio scontro militare diretto”

L’ambasciata russa in Belgio ha avvertito la NATO che la politica irresponsabile dell’alleanza riguardo all’exclave russa di Kaliningrad sul Baltico aumenta il rischio di uno scontro militare diretto, poiché Mosca è pronta a usare tutto il suo arsenale di armi per difendere il proprio territorio se la NATO tentasse di bloccare la regione. Lo riferisce la Tass.

“Nel contesto della politica aggressiva perseguita dalla leadership della NATO e dai paesi membri, l’ambasciata ha comunicato al Segretariato Internazionale della NATO e al Ministero degli Esteri belga la nostra posizione di principio”, si legge in una dichiarazione dell’ambasciata russa in Belgio, responsabile dei contatti diplomatici con l’alleanza nordatlantica. “Abbiamo avvertito che questo approccio sconsiderato e irresponsabile aumenta notevolmente il rischio di un confronto militare diretto con il nostro paese”.

“Abbiamo sottolineato che la Russia possiede i mezzi necessari per respingere una potenziale aggressione ed è pronta a schierare tutto il suo arsenale di armi disponibile qualora i paesi della NATO tentassero di isolare la regione di Kaliningrad dal resto del nostro paese”, hanno affermato i diplomatici russi.

“Abbiamo invitato gli Stati membri del blocco ad astenersi da ulteriori dichiarazioni e azioni che inaspriscano la retorica, al fine di prevenire uno scontro su larga scala”, ha aggiunto l’ambasciata.

Parlamentare: “Le dichiarazioni aggressive della NATO su Kaliningrad richiederanno una risposta”

L’avvertimento della Russia alla NATO sul rischio di un conflitto armato in caso di blocco della regione di Kaliningrad costituisce un’iniziativa a lungo termine volta alla sicurezza reciproca, ha dichiarato a TASS Yevgeny Mishin, membro dell’Assemblea legislativa della regione di Kaliningrad e vicepresidente della commissione per le relazioni internazionali e interregionali, la sicurezza e l’ordine pubblico.

In precedenza, l’ambasciata russa in Belgio, che gestisce i contatti diplomatici con la NATO, aveva dichiarato di aver avvertito l’alleanza del crescente rischio di uno scontro armato diretto qualora avesse perseguito quella che Mosca considera una politica irresponsabile nei confronti della regione di Kaliningrad. L’ambasciata aveva inoltre affermato che la Russia era pronta a utilizzare tutto il suo arsenale per difendere il proprio territorio da qualsiasi tentativo da parte dei paesi della NATO di bloccare la regione.

“Proponiamo un programma di sicurezza reciproca a lungo termine sia per i paesi europei che per la regione russa. La regione di Kaliningrad è parte integrante della Russia e possediamo tutti gli armamenti necessari per rispondere, come ha affermato il nostro presidente”, ha dichiarato Mishin.

“Preferirei evitare una retorica forte o aggressiva. Tuttavia, chiunque si assuma la responsabilità delle proprie parole e rilasci dichiarazioni militaristiche o aggressive rivolte alla regione di Kaliningrad deve comprendere chiaramente che ogni azione o dichiarazione di questo tipo provocherà una reazione”, ha aggiunto il parlamentare.

La regione di Kaliningrad è una semi-exclave russa separata dal resto del paese dai territori di Stati membri dell’Unione Europea e della NATO. Negli ultimi mesi si è intensificata la retorica relativa a possibili misure contro la regione, con alcuni media stranieri che hanno ipotizzato la possibilità di un blocco economico o territoriale.

Durante la sua consueta sessione annuale di domande e risposte di fine anno, il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che la Russia eliminerà qualsiasi minaccia alla regione di Kaliningrad qualora si presentasse, esprimendo al contempo la speranza che tale situazione non si verifichi. Ha inoltre avvertito che un tentativo di bloccare la regione potrebbe sfociare in un conflitto armato su vasta scala.

Scontro auto e bici elettrica, muore un uomo nel Catanzarese

Archivio

Un uomo di 63 anni di Cropani ha perso la vita in un incidente stradale avvenuto sulla statale 106 all’altezza di Cropani Marina, in provincia di Catanzaro.

Secondo una prima ricostruzione, l’uomo stava percorrendo la statale in direzione Taranto con una bici elettrica quando, per cause ancora in corso di accertamento, è entrato in collisione con un’auto in transito.

I carabinieri della compagnia di Sellia Marina stanno eseguendo i rilievi per accertare l’esatta dinamica dell’incidente. Sul posto è intervenuto anche personale Anas per favorire il ripristino della normale circolazione.

La corsia in direzione Taranto risulta al momento chiusa, il transito è consentito a senso unico alternato. Sul posto è giunta anche una ambulanza del 118 per prestare soccorso all’uomo che però è deceduto sul colpo.

Durante una lite spara e gambizza due fratelli, arrestato

Procura della Repubblica di Reggio Calabria

Durante una lite ha estratto una pistola sparando a due fratelli e colpendoli alle gambe. È successo lo scorso 6 settembre nella frazione Mannoli di Santo Stefano in Aspromonte, nel Reggino.

Dopo serrate indagini i Carabinieri hanno ricostruito dinamica e presunte responsabilità e oggi, su mandato della procura dello Stretto guidata dal procuratore aggiunto vicario Stefano Musolino, hanno dato esecuzione a un provvedimento del giudice che dispone gli arresti domiciliari nei confronti del presunto responsabile della sparatoria.

L’uomo è indagato per detenzione e porto illegale di arma da fuoco e per lesioni personali aggravate.

L’attività investigativa, avviata nell’immediatezza dei fatti, ha consentito ai militari dell’Arma di ricostruire la dinamica dell’episodio e di individuare il presunto autore della sparatoria, verificatasi al termine di una serata trascorsa nel centro abitato della frazione aspromontana.

Secondo la ricostruzione fatta dai militari, sotto il costante coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio, al culmine di una lite, le cui motivazioni sono tuttora in corso di accertamento, l’uomo avrebbe estratto un’arma da fuoco esplodendo diversi colpi nei confronti di due fratelli del posto che venivano raggiunti alle gambe.

Immediatamente dopo l’episodio, mentre i due feriti venivano soccorsi e trasportati presso una struttura ospedaliera per le cure del caso, i Carabinieri hanno avviato una tempestiva attività d’indagine, procedendo ai rilievi tecnico-scientifici sul luogo della sparatoria e all’acquisizione delle prime testimonianze.

Le successive attività investigative, attraverso l’analisi degli elementi raccolti e i riscontri effettuati dai militari dell’ Arma, hanno consentito di identificare in tempi rapidi il presunto autore del gesto, delineando un quadro indiziario ritenuto idoneo a sostenere l’ipotesi accusatoria nei suoi confronti.

Alla luce delle risultanze investigative l’Autorità giudiziaria ha quindi emesso il provvedimento cautelare che ha disposto per l’uomo la custodia cautelare agli arresti domiciliari presso la propria abitazione.

Ustica, la Francia disposta a collaborare. Atteso invio a Roma atti segretati

Dopo 46 anni la Francia si dichiara disponibile a trasmettere a Roma i suoi documenti sulla strage di Ustica. Lo ha riferito una nota dell’ambasciata francese, inviata il 21 settembre al ministero italiano degli esteri e rivelata ieri. Il faldone in possesso di Parigi contiene una corposa quantità di carte sull’incidente che il 27 giugno 1980 fece precipitare l’aereo Dc-9 Itavia su cui viaggiavano 81 persone, tutte morte. Le cause non sono mai state del tutto acclarate ma le successive indagini, accettate dai tribunali, hanno ipotizzato che il velivolo sia stato colpito per errore da un missile lanciato da un caccia francese o Nato durante un combattimento aereo contro le forze libiche, in corso proprio lungo la rotta in cui passava il Dc-9. Non distante dall’aereo di linea volava un aereo militare di Tripoli, abbattuto poco dopo. Tuttavia la Francia finora si è sempre rifiutata di collaborare per fornire le proprie informazioni militari necessarie a fare luce.

TRA I SUOI FASCICOLI (atti, file e documenti tra il 1981 e i primi anni ’90, ma c’è la disponibile ad assecondare ulteriori richieste) informazioni finora secretate per individuare i responsabili. Ma questo non basta a risolvere le ambiguità tenute finora sulla vicenda, probabilmente per celare il più a lungo possibile le responsabilità. La notizia arriva alla vigilia della nuova udienza, in programma domani davanti al gip, per valutare la richiesta di opposizione all’archiviazione delle indagini contro ignoti. L’associazione Parenti delle vittime della strage di Ustica, in una conferenza ieri in Senato dal titolo “Ustica non si archivia”, ha fatto il punto sui motivi per cui si oppone. «Si vuole archiviare perché non si riescono a individuare i colpevoli e non si riescono a individuare i colpevoli perché la Francia e la Nato non forniscono agli inquirenti le risposte necessarie per poter andare avanti con le indagini», ha riassunto la presidente dell’associazione Daria Bonfietti, che ha ringraziato la premier Meloni per avere accolto il suo appello di «rivolgersi direttamente al presidente Macron. Si devono pretendere altre risposte dalla Francia, dall’America, dalla Nato perché non si può aspettare ancora. Credo che 46 anni siano sufficienti per indurre anche i paesi stranieri a collaborare in maniera diversa».

LA RICHIESTA era stata lanciata lo scorso 27 giugno in occasione dell’anniversario della strage e Meloni si è subito intestata l’impegno, nonostante i suoi pessimi rapporti con Macron. Immediata la reazione di FdI, col deputato Rampelli che parla di «colpo di scena» nonostante si tratti di una promessa molto vaga. Averla comunicata due giorni prima dell’udienza non fa escludere il sospetto di un gesto più simbolico che di reale collaborazione. Da tempo l’associazione dei parenti delle vittime faceva pressing sulla politica per far cedere Macron. L’annuncio potrebbe bastare alla procura di Roma per decidere di respingere la richiesta di archiviazione, come chiesto anche dall’Avvocatura di Stato, ma questo non significa in automatico che porterà subito nuovi elementi a supporto delle indagini. La stessa Bonfietti ha affermato che «la collaborazione della Francia andrà vagliata» e che «c’è ancora molto da fare, molte ricerche da svolgere» per arrivare alla «strada per la piena verità» che è «ancora lunga».

LE INCHIESTE PENALI sulla strage di Ustica sono due ed entrambe pendono dalle risposte francesi. Per undici volte dal 1990 Parigi non ha replicato alla magistratura italiana, che ha chiesto informazioni come le registrazioni radar dell’area di caduta del Dc-9 e le posizioni delle navi portaerei francesi Clemenceau e Foch. Parigi ha sempre sostenuto che si trovassero in patria ma alcuni militari testimoni hanno riferito di avere visto una portaerei col tricolore rosso-bianco-blu nel mar Tirreno. I pm hanno anche chiesto senza successo i piani di volo dei caccia diretti in Libia e il ruolo di altri velivoli militari individuati dai tabulati dell’aeroporto di Ciampino. Tutto ciò servirebbe ad appurare i movimenti bellici in corso la sera della strage.

GIÀ L’EX PRESIDENTE della Repubblica Cossiga nel 2008 attribuì ai francesi la responsabilità dell’abbattimento del Dc-9. Tre anni fa l’ex premier Amato confermò «con la complicità degli americani e di chi partecipò alla guerra aerea nei nostri cieli. Si voleva fare la pelle a Gheddafi, in volo su un Mig». La magistratura italiana ha appurato la presenza di alcuni caccia Usa. Ma finché la Francia ha fatto resistenza non è stato possibile aggiungere il tassello mancante. Il presidente del Pd Bonaccini ha auspicato che la collaborazione di Parigi sia «completa, rapida e senza omissioni», invitando il governo a continuare «a esercitare la necessaria pressione diplomatica e proseguire nella desecretazione degli atti».

Incidente stradale nel Cosentino, muore un 26enne in moto

ambulanza

Un giovane di 26 anni, Francesco Arturi, ha perso la vita in un incidente stradale mentre percorreva, a bordo della moto, la via principale di Corigliano a Corigliano-Rossano.

Sul posto è intervenuta un’ambulanza del 118 ma i tentativi di rianimazione del giovane da parte del personale sanitario sono stati vani.

Al momento non è chiaro se l’incidente è stato autonomo o con un altro mezzo.

Le indagine per chiarire la dinamica e le eventuali responsabilità sono seguite dai carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano Rossano.

Dilaga l’astensione alle suppletive a Reggio. Alle urne 1 su 5. Con Roscioli vince il Centrodestra

Trionfa l’astensionismo alle elezioni suppletive per la Camera a Reggio Calabria. Alle 15 di lunedì, secondo il sito Eligendo, si sono recate alle urne appena il 22,34% degli aventi diritto. Quattro elettori su cinque hanno disertato i seggi. Alle precedenti consultazioni aveva votato il 49,40%, quando si votava in un solo giorno.

A vincere la tornata il centrodestra con Fabio Roscioli, che a poche sezioni da scrutinare, prende oltre il 52%; secondo il candidato del centrosinistra (campo largo) Frank Benedetto con il 36 percento, poi il vannacciano di Fn Domenico Giannetta che ottiene oltre il 10% e infine Francesco Toscano di Democrazia sovrana e popolare che si ferma all’1,37, con dati ancora parziali.

Caso Bergamini, indagato il cugino di Isabella Internò: omicidio in concorso

Nuova inedita svolta nelle indagini per l’omicidio di Donato “Denis” Bergamini. Un uomo di 65 anni è indagato dalla Procura di Castrovillari per l’omicidio, in concorso, dell’allora centrocampista del Cosenza Calcio, trovato morto sulla statale 106 a Roseto Capo Spulico il 18 novembre 1989. A notificare il provvedimento di chiusura indagini sono stati stamani i Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza.

Si tratta di Roberto Internò, cugino della principale imputata, Isabella Internò, ex fidanzata del calciatore già condannata in primo grado a 16 anni di reclusione, tra poche settimane in attesa di sentenza d’appello.

L’avviso arriva all’esito di complesse indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Castrovillari ed eseguite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza, in ordine alla morte del calciatore avvenuta 37 anni fa.

Secondo gli inquirenti Roberto Internò avrebbe avuto un ruolo nell’omicidio. Il presunto omicida avrebbe agito all’epoca in concorso con il padre di Isabella Internò, Franco, deceduto anni fa.

Nell’avviso si legge che “INTERNO’ Roberto, in concorso con INTERNO’ Franco (deceduto) ed INTERNO’ Isabella (imputata in un separato procedimento pendente dinanzi la Corte di Assise di Appello di Catanzaro), ottenuto un incontro con BERGAMINI Donato, dopo averlo narcotizzato ovvero, comunque, ridottone le capacità di difesa, ne cagionavano la morte, asfissiandolo meccanicamente mediante uno strumento “soft” e ponendolo, già cadavere o in limine vitae, allo scopo che venisse investito da mezzi in transito, sulla strada S.S. 106, direzione Taranto, all’altezza del Km 401 circa, Comune di Roseto Capo Spulico, località Monica, dove, effettivamente, veniva investito dall’autocarro Fiat 180Nc, targato RC307921, condotto da PISANO Raffaele (giudicato, separatamente, per il reato di cui all’art. 589 c.p.), che gli procurava lesioni da scoppio causate dallo schiacciamento addomino – perineale, con conseguente eviscerazione degli organi e rottura di grosso vaso arterioso, a sinistra…”.

Nell’avviso si legge anche che all’indagato vengono contestate “le aggravanti della premeditazione, nonché dei motivi abietti e futili, consistiti nelle ragioni di possesso e di gelosia nutriti da Internò Isabella nei confronti di BERGAMINI Donato e nella sua determinazione a non accettare la scelta del giovane di porre fine al rapporto sentimentale, conosciuti e condivisi dall’indagato…”.

L’indagato – specifica una nota dell’Arma – è da ritenersi innocente fino a sentenza di condanna passata in giudicato.

‘Ndrangheta, sequestrati beni per 4,7 milioni a società

La Guardia di finanza ha sequestrato beni e società per oltre 4,7 milioni di euro nell’ambito di due provvedimenti emessi dal Tribunale di Catanzaro – Sezione per l’applicazione delle misure di prevenzione.

I sequestri hanno riguardato due società di capitali, con i relativi patrimoni aziendali, una a Milano e l’altra a Catania; un’impresa individuale, a Milano; quote societarie di un’ulteriore società di capitali a Catania.

Le misure si inseriscono nel troncone d’indagine ‘Imperium’ del più ampio procedimento ‘Carthago-Maestrale-Olimpo-Imperium’ coordinato dalla Procura di Catanzaro.

Le indagini, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro e dallo Scico, avrebbero consentito di delineare l’esistenza di un’organizzazione criminale, legata alla cosca Mancuso di Limbadi-Nicotera (Vibo Valentia) che, attraverso la forza di intimidazione, avrebbe acquisito il controllo di diverse attività commerciali, soprattutto nel settore turistico-alberghiero, tanto da condizionarne la gestione.

Gli inquirenti inoltre, basandosi sulle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, hanno ricostruito come alcune quote e cariche societarie venissero intestate a prestanome. Questo sistema permetteva a persone appartenenti o vicine alla criminalità organizzata di nascondere la propria partecipazione nelle aziende, evitando così il sequestro dei beni da parte dell’Autorità giudiziaria.

Caro energia, 81 milioni di extracosti per piccole imprese e 41 per famiglie

In Calabria le micro e piccole imprese hanno sostenuto 81 milioni di euro di extracosti per l’elettricità rispetto alla media europea.

Le famiglie, intanto, hanno affrontato un aumento stimato di 41 milioni di euro nella spesa per luce, gas e altri combustibili domestici nell’arco di sei mesi.

Sono i due dati regionali che emergono dalle analisi dell’Ufficio studi di Confartigianato e che, letti insieme, mostrano quanto il costo dell’energia incida sia su chi produce sia su chi deve far quadrare i conti di casa.

Le cifre, è scritto in una nota di Confartigianato, “descrivono fenomeni e periodi diversi: gli 81 milioni misurano, per il 2025, il maggiore costo dell’elettricità pagato dalle micro e piccole imprese calabresi rispetto ai prezzi medi dell’Unione europea; i 41 milioni stimano invece l’aggravio per le famiglie legato ai rincari registrati tra febbraio e agosto 2026. Non costituiscono dunque un’unica voce di spesa, ma indicano due pressioni che si scaricano sul tessuto economico e sociale della regione”.

Nel dettaglio provinciale dell’extracosto elettrico delle imprese, Cosenza registra 29 milioni di euro, Reggio Calabria 22, Catanzaro, mentre Crotone e Vibo Valentia si attestano entrambe a 7. Si tratta del divario stimato rispetto a quanto le stesse attività avrebbero pagato ai prezzi medi europei. Sul fronte delle famiglie calabresi, l’analisi quantifica in 41 milioni la maggiore spesa per elettricità, gas e altri combustibili domestici. Nello stesso periodo, i prezzi di queste voci sono cresciuti in Calabria dell’8,8%. Per i territori calabresi in cui sono disponibili i dati provinciali sui prezzi al consumo, l’aggravio stimato per le famiglie è di 14 milioni di euro a Cosenza, 12 a Reggio Calabria e 8 a Catanzaro. Le rispettive variazioni dei prezzi dell’energia sono del 7,8%, 9,4% e 9,7%.

“Questi numeri – dichiara il presidente regionale di Confartigianato Calabria, Salvatore Ascioti – ci dicono che l’energia è diventata una questione centrale per la tenuta economica della Calabria. Per una piccola impresa, una bolletta più alta significa meno risorse da destinare ai macchinari, all’innovazione e al lavoro. Per una famiglia significa dover sottrarre denaro ad altre necessità. Quando queste due difficoltà si sommano nella vita quotidiana dei territori, ne risentono anche i consumi e le prospettive delle attività locali. Chiediamo interventi che riducano il divario con gli altri Paesi europei e riequilibrino il peso di imposte e oneri sulle bollette delle piccole imprese. Occorre dare alle aziende condizioni più eque per competere e alle famiglie maggiore certezza sui costi. In Calabria, dove tante attività hanno dimensioni ridotte, il prezzo dell’energia non può continuare a limitare la capacità di investire e crescere”.

Suppletive Camera a Reggio, seggi aperti oggi e domani

banchi aula camera dei deputati

Seggi aperti, stamani alle 7, per le elezioni suppletive per la Camera nel collegio elettorale Reggio Calabria-Locri.

La consultazione interessa complessivamente 71 Comuni in gran parte sulla costa ionica reggina, oltre al capoluogo, a Locri, Siderno, Melito Porto Salvo e a Villa San Giovanni e Scilla sulla fascia tirrenica.

Gli aventi diritto sono complessivamente 345.788 di cui 58.729 residenti all’estero.

I seggi resteranno aperti sono alle 23 e riapriranno domani dalle 7 alle 15.

A contendersi lo scranno a Montecitorio, lasciato vacante dopo l’elezione a sindaco di Francesco Cannizzaro sono così come riportati sulla scheda elettorale:

Francesco Toscano, con Dsp – Democrazia sovrana e popolare;

Domenico Giannetta, per Futuro nazionale con Vannacci;

Francesco Antonio Benedetto detto Frank, con Partito democratico – Movimento 5 stelle – Casa riformista;

Fabio Roscioli, con Fratelli d’Italia – Lega – Noi moderati – Unione di centro – Forza Italia Ppe.

Nelle elezioni precedenti (settembre 2022) si votò in un solo giorno, domenica, per una affluenza complessiva del 49,4%.

Attentato in Pakistan contro posti di blocco, 11 morti e trenta feriti

Undici persone sono morte e 30 sono rimaste ferite in un’esplosione avvenuta sabato a Dera Ismail Khan, nel nord-ovest del Pakistan, secondo quanto riferito dal servizio di emergenza Rescue 1122. Lo riferisce la Reuters.

Dera Ismail Khan, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, vicino alle regioni di confine tra Pakistan e Afghanistan, è stata ripetutamente colpita dalla violenza dei militanti islamisti, che hanno spesso preso di mira la polizia e le forze di sicurezza. Il Tehreek-e-Taliban Pakistan ha rivendicato la responsabilità dell’attacco di sabato.

L’esplosione è avvenuta vicino ad Aman Mela, nella zona di Darazinda del distretto, ha dichiarato Rescue 1122 in un comunicato.

Le squadre di soccorso della stazione di Darazinda hanno raggiunto il luogo dell’incidente e hanno avviato le operazioni di soccorso, fornendo assistenza medica ai feriti e trasportandoli in ospedale, ha dichiarato il servizio.

Questo mese, nel distretto sono continuati gli episodi di insicurezza, compresi attacchi attribuiti ai talebani pakistani.

Secondo quanto riportano i media si sarebbe trattato di un attentato dinamitardo contro un posto di blocco della polizia ad Aman Mela, vicino a Darazinda, in Pakistan, secondo quanto riferito dai funzionari del servizio di soccorso 1122 citato dal quotidiano pakistano Dawn.

Tra le vittime figurano otto uomini, due donne e un bambino, ha dichiarato Rescue 1122, aggiungendo che le squadre di soccorso stanno continuando le operazioni sul luogo dell’incidente e recuperando le vittime dalle macerie.

L’incidente è avvenuto sulla strada Dera Ismail Khan-Quetta, vicino al confine tra Khyber Pakhtunkhwa e Balochistan.

Scoperta piantagione di marijuana per un valore di oltre 2 milioni di euro

I Carabinieri di Gioiosa Ionica, con il fondamentale supporto dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Calabria” e dell’8° Nucleo Elicotteri, hanno individuato una nuova piantagione di canapa indiana. Circa 300 piante, rigogliose e in pieno stato vegetativo, erano state messe a dimora in due distinte piazzole, completamente nascoste dalla fitta vegetazione che caratterizza i versanti collinari delle Preserre.

Le dimensioni degli arbusti hanno ulteriormente evidenziato la consistenza della coltivazione: le piante presentavano infatti un’altezza compresa tra i 2 e i 4 metri, a conferma di una coltivazione ormai pienamente sviluppata.

Per raggiungere il sito è stato necessario percorrere per ore sentieri e pendii particolarmente impervi, effettuando un’articolata attività di rastrellamento. Una scelta tutt’altro che casuale da parte dei coltivatori, che avevano individuato un’area naturalmente protetta dalla vegetazione e difficilmente individuabile dall’esterno.

Eppure, nonostante la posizione isolata, la piantagione risultava accuratamente organizzata, tanto da essere dotata di sofisticati impianti di irrigazione automatizzati, predisposti per assicurare alle piante il necessario apporto idrico.

Ed è proprio la quantità complessiva delle piante sequestrate a restituire la portata dell’attività. Secondo le stime, dalle coltivazioni individuate avrebbero potuto essere ricavate oltre 200.000 singole dosi di marijuana destinate al mercato illecito.

Un quantitativo che, se immesso sul mercato degli stupefacenti, avrebbe potuto generare proventi illeciti superiori ai 2 milioni di euro.

Media, intelligence egiziana aveva avvertito Israele prima del 7 ottobre

Miliziani di Hamas il 7 ottobre 2023

Il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel aveva avvertito Israele prima del 7 ottobre su un possibile attacco di Hamas.

Lo riporta The Atlantic citando fonti israeliane, egiziane, americane, arabe ed europee, secondo le quali il 26 settembre 2023 Kamel era volato a Tel Aviv e aveva messo in guardia sul fatto che Hamas sembrava mobilizzarsi.

Il margine di tempo per scongiurare un attacco stava stringendo e Kamel aveva raccomandato ai funzionari israeliani di concedere ad Hamas agevolazioni economiche per evitare il conflitto. Kamel non aveva fornito una data esatta per l’attacco, e non è chiaro con chi si sia incontrato.

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Uomo ucciso e fatto a pezzi durante un festino, 3 persone fermate dalla Polizia

Ansa

Svolta nel delitto di via Gulli, dove ieri sera un uomo di 39 anni è stato ammazzato e fatto a pezzi, con la notizia di tre fermi arrivati in serata. La vittima si chiamava Fabio Colapietro, residente a Settimo Torinese e il suo cadavere è stato scoperto ieri sera intorno alle 23 di ieri in un appartamento di via Gulli 46, nel quartiere Borgo Vittoria a Torino. Il corpo era stato fatto a pezzi e sistemato all’interno di sacchi neri dell’immondizia.

La svolta nelle indagini è arrivata poche ore fa. La Procura di Torino ha disposto il fermo di tre persone: un uomo di 26 anni, la professoressa Nicole Formichetti, che in quell’alloggio vive e una ragazza di 22 anni. Le ipotesi di reato indicate dagli inquirenti sono, a vario titolo, omicidio, soppressione di cadavere e favoreggiamento del responsabile. Nelle prossime ore la Procura presenterà al giudice per le indagini preliminari la richiesta di convalida dei fermi e quella per l’applicazione di misure cautelari. Soltanto dopo l’udienza di convalida gli inquirenti forniranno ulteriori informazioni sull’inchiesta.

L’allarme della madre: «Mio figlio ha fatto del male a qualcuno»

A mettere in moto le indagini sarebbe stata la madre di uno degli uomini coinvolti, che ha chiamato il 112 dopo aver raccolto una confessione del figlio. «Mio figlio ha fatto del male a qualcuno», avrebbe riferito. L’uomo, forse preso dal rimorso dopo il delitto, avrebbe raccontato alla madre: «Abbiamo fatto tanto male a un uomo in un alloggio di via Gulli».

Da quella telefonata è partito l’intervento della polizia. Quando gli agenti sono entrati nell’appartamento si sono trovati davanti a una scena terribile: il corpo della vittima era stato smembrato e le diverse parti erano state sistemate dentro sacchi neri. L’ipotesi è che chi ha partecipato all’azione intendesse disfarsi del cadavere prima che l’omicidio venisse scoperto.

La vittima massacrata nell’appartamento

Secondo i primi elementi raccolti dagli investigatori, l’uomo sarebbe stato aggredito violentemente e colpito anche con un’arma da taglio. Restano da chiarire la dinamica precisa dell’omicidio, il ruolo attribuito a ciascuna delle tre persone fermate e soprattutto il movente. Sembra che in quell’alloggio si fossero dati appuntamento per un festino a base di droga e alcol.

Nell’alloggio gli agenti hanno trovato la donna che vi abita, un’insegnante di italiano di 49 anni dell’istituto Tommaso Doria di Ciriè, ora saottoposta a fermo, dove però quest’anno non avrebbe ancora iniziato le lezioni per problemi personali, secondo quanto riferito dalla scuola.

Il racconto dei vicini: «Un continuo viavai»

L’appartamento di via Gulli, secondo quanto raccontano alcuni residenti del palazzo, era stato affittato dalla donna alcuni anni fa. I vicini descrivono un frequente viavai di persone. «Da quando era arrivata c’era sempre gente che entrava e usciva dall’alloggio», raccontano alcuni condomini.

La donna veniva vista soprattutto quando scendeva nel cortile del condominio con il suo cane. Sono testimonianze che gli investigatori stanno ora verificando nel tentativo di ricostruire le frequentazioni dell’abitazione e ciò che è accaduto nelle ore precedenti all’omicidio.

Aggiornamento del 26 settembre

Omicidio di Torino, la madre del fermato: ‘Piangeva, era sconvolto’
“Diceva cose confuse, non capivo cosa avesse fatto”

Mi ha detto cose molto confuse: che lui era disperato, continuava a piangere, a dire cose…era sconvolto, quindi non capivo.

Faceva capire che era successo qualcosa di molto grave, ma io gli ho detto che doveva chiamare la polizia e doveva parlare con la polizia, che doveva fare la cosa giusta, questo solo”. Così al citofono la madre di Christian Matheus De Oliveira Morando, di 26 anni, nato Chivasso (Torino), fermato per l’omicidio di Fabio Colapietro, di 39 anni, il cui cadavere è stato trovato fatto a pezzi nella notte tra giovedì e venerdì scorsi in un alloggio della periferia Nord di Torino.

“Non so, io non conosco nessuna delle persone che frequenta. Io frequento tutt’altra gente. Lui non abitava più qua da una vita”, ha detto la donna.

La sera di giovedì scorso, ha spiegato la donna al citofono, “mi ha detto dov’era, però non era all’indirizzo della persona (poi trovata cadavere e fatta a pezzi, ndr). Mi ha detto di andare in zona Rebaudengo e li ho trovati in piazza Rebaudengo e da lì l’ho pregato di chiamare la polizia”. Il luogo è a Torino Nord, non molto distante dall’appartamento in cui poco dopo la polizia ha trovato un uomo ucciso e fatto a pezzi. La madre riferisce che in quella chiamata al 112 il figlio non riusciva a spiegare e che, passato il telefono a lei, le è stato chiesto cos’avesse fatto il figlio, ma nemmeno lei capiva la situazione. “Quindi anche alla polizia ho detto di venire e prendere lui e chiedere a lui, e così hanno fatto” ha concluso.

“È stato lui stesso a chiamare dal suo telefono la polizia, non sono stata io come state mettendo sui giornali. Però lui quando parlava con il 112, parlava molto agitato, non si capiva bene. Gli hanno chiesto se c’era qualcuno e ha detto ‘c’è mia madre’. Mi ha passato il telefono e allora ho parlato, dicendo ‘venite qua, perché mio figlio ha fatto del male a qualcuno’. Mi hanno chiesto ‘che cosa?’ e ho detto ‘non lo so, venite per chiedere direttamente a lui'”.

Sabato l’udienza di convalida per i fermati

Si terrà nel pomeriggio di sabato l’udienza di convalida per i tre fermati dopo il ritrovamento di un cadavere fatto a pezzi in un alloggio alla periferia Nord di Torino, dove abita in affitto una docente. La vittima è Fabio Colapietro, di 39 anni, nato a Chivasso. Davanti al gip compariranno Christian Matheus De Oliveira Morando, di 26 anni, originario di Chivasso e residente a Torino, gravemente indiziato di omicidio e soppressione di cadavere, e – per favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere – Nicole Formichetti, di 47 anni, originaria di Rieti, docente, e Keith Butig, di 22 anni, di Torino. Parti del corpo erano state trovate in sacchi neri e altre all’interno di secchi ricoperti di cemento a presa rapida, nella notte tra giovedì e venerdì scorsi. A dare l’allarme era stata la madre di De Oliveira Morando, che aveva chiamato il 112, affermando che il figlio aveva fatto del male a una persona. Inizialmente il ventiseienne avrebbe parlato di una colluttazione per una rapina o furto.
Come precisa la Procura, per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

L’Eni “salva” il governo e mette un tetto ai prezzi di diesel e benzina

“Eni ha fissato un limite massimo (price cap) al prezzo dei carburanti commercializzati da Enilive pari a 2,19 euro al litro per il gasolio e a 1,99 euro al litro per la benzina (circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi attuali).

Il price cap è correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore e sarà applicato a partire dal 28 settembre, per una durata iniziale di 30 giorni, con possibilità di estensione fino alla fine dell’anno, in funzione dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti”. Lo scrive l’Eni in un comunicato.

“La contrazione dell’offerta di prodotti raffinati sul mercato internazionale che deriva dalle crisi geopolitiche in corso, associata alla carenza di capacità di raffinazione a livello europeo (quasi 30 raffinerie chiuse negli ultimi 15 anni), ha portato i prezzi dei carburanti a livelli estremamente onerosi per le famiglie e le aziende italiane”, scrive la società.

“In questo contesto – prosegue la nota – Eni intende dare un nuovo contributo di solidarietà al Paese, ai consumatori e alla propria clientela, che si unisce alle iniziative già intraprese dalla Società dallo scorso marzo attraverso un ribaltamento solo in via parziale dell’aumento delle quotazioni internazionali sui prezzi consigliati presso i propri distributori, assorbendone così una parte significativa”.

“Eni è anche impegnata nella gestione delle bioraffinerie realizzate a Venezia e Gela – conclude la nota – nonché nello sviluppo e trasformazione di Livorno e in altri siti sul territorio nazionale, salvaguardando l’occupazione e l’ambiente, investendo capitali significativi nel territorio e preservando capacità di raffinazione (per di più in prodotti sostenibili), che altrimenti sarebbe mancata al mercato”.

Palazzo Chigi: “Lodevole atto di attenzione all’Italia”

“Il Governo ringrazia Eni per l’importante iniziativa di porre un tetto massimo al prezzo di benzina e gasolio. Un lodevole atto di attenzione all’Italia, che va nella auspicata direzione di calmierare il caro carburante che, a causa del difficile contesto internazionale, sta colpendo le famiglie italiane”. Lo afferma una nota di Palazzo Chigi.

Dal 26 settembre si dimezza lo sconto sulle accise

Da domani (26 settembre) sono prevedibili rialzi sul diesel in vista del dimezzamento dello sconto sulle accise deciso nell’ultimo decreto del 16 settembre: si passa da uno sconto di 12,2 centesimi al litro a 6,1 centesimi, fino al 5 ottobre.

Secondo i dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, il prezzo medio dei carburanti in modalità “self service” lungo la rete stradale nazionale è oggi pari a 2,154 euro al litro per la benzina e 2,338 euro al litro per il gasolio, gli stessi livelli di ieri.

Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,247 euro al litro per la benzina (in lieve rialzo rispetto ai 2,245 euro di ieri) e 2,421 euro al litro per il gasolio (da 2,419 di ieri). Tutti prezzi da ritenere medi, poi alla pompa le sorprese non mancano mai.

Autobus per scuola guida prende fuoco, illesi istruttore e allievo

Un autobus adibito a scuola guida ha preso fuoco, oggi, sulla statale 182 nella zona di Soverato. A bordo del mezzo si trovavano l’istruttore e un allievo che, dopo essersi accorti della presenza delle fiamme provenienti dal vano motore, hanno immediatamente abbandonato l’autobus rimanendo illesi.

Sul posto sono intervenute squadre dei Vigili del fuoco dei distaccamenti di Soverato e Chiaravalle Centrale con il supporto di un’autobotte proveniente dalla sede centrale di Catanzaro.

Il loro intervento ha consentito di estinguere l’incendio e mettere in sicurezza l’area. Le fiamme hanno tuttavia provocato la completa distruzione del mezzo.

Durante le operazioni, la strada è rimasta temporaneamente interdetta al traffico per consentire ai vigili del fuoco di operare in condizioni di sicurezza. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri per gli accertamenti.

Omette di dichiarare variazioni patrimoniali, sequestro per 500mila euro

Beni immobili, denaro e disponibilità finanziarie per un valore complessivo superiore a 500mila euro sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza a un uomo attualmente detenuto nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta da Giuseppe Borrelli.

Il provvedimento di sequestro preventivo è stato emesso dal Gip su richiesta della Dda che, in seguito alle indagini del Nucleo speciale di polizia valutaria, ha ricostruito una serie di operazioni economiche e finanziarie che, secondo l’accusa, non sarebbero state comunicate alle autorità competenti, come invece previsto dalla normativa antimafia in materia di misure di prevenzione patrimoniale.

L’uomo, si legge nel comunicato firmato dal procuratore aggiunto Stefano Musolino, è detenuto a seguito di una condanna a 7 anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti ed era stato sottoposto anche alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per due anni, misura divenuta definitiva nel 2014.

Proprio in ragione di tali provvedimenti, per i dieci anni successivi avrebbe dovuto comunicare al Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza del luogo di residenza le variazioni del proprio patrimonio.

Dagli accertamenti sulla sua posizione patrimoniale e reddituale sarebbe invece emerso che, tra il 2020 e il 2023, l’indagato avrebbe omesso di segnalare numerose operazioni e transazioni per un valore complessivo di circa 545mila euro.

Media: “La Russia vuole attaccare tre paesi Ue”. Nessuna conferma. Era una fake

Un attacco dal mare, con i temibili droni Gerbera, indirizzato a Italia, Francia o Spagna. Il nuovo allarme legato ad una possibile escalation nel confronto tra la Russia e la Nato questa volta ci riguarderebbe direttamente. E a renderlo ancora più preoccupante c’è il fatto che ad evocarlo sia la Cia, che ha condiviso tali informazioni con alcuni governi europei. Da uno di questi, quello lituano, è partito il leak rilanciato dal quotidiano spagnolo El Mundo. La notizia non fa che aumentare ulteriormente il livello di allerta che c’è ormai da giorni in Europa.

Un’allerta alimentata non solo dai rapporti di intelligence, ma da anche dal susseguirsi di incidenti e incursioni di droni che stanno coinvolgendo il fianco Est. Dall’Italia, tuttavia, è giunta immediata una frenata. “L’alert non trova conferma, non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco”, ha avvertito il ministro della Difesa Guido Crosetto. Gli ultimi due casi in ordine cronologico hanno interessato la Moldavia e la Polonia. Il governo di Chisinau ha fatto sapere che quattro droni russi hanno violato lo spazio aereo nel corso del massiccio attacco sferrato da Mosca all’Ucraina.

Secondo fonti qualificate italiane il presunto alert non sarebbe giunto ad alcun livello operativo, né intelligence, né diplomatico, né militare.

“Ho parlato stamane con il ministro Crosetto, queste notizie non hanno fondamento”, ha precisato da New York il ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo il quale la Russia non attaccherà i Paesi Nato. “Sarebbero destinati alla sconfitta”, ha aggiunto. Concetto che ha una qualche somiglianza con quelli rimarcati sempre dalla Grande Mela dal segretario generale Mark Rutte. “E’ vero che la Russia sta intensificando sempre più la propria attività nel settore cibernetico e così via. Ma la Nato è pronta ad affrontare questa situazione. Pianifichiamo e ci prepariamo. E i russi lo sanno”, ha spiegato Rutte. Con una postilla: “Putin è sull’orlo del panico, per lui la situazione non è buona”. Ma, forse, anche per questo è più imprevedibile.

In serata sono arrivate anche le parole di Macron. Minaccia di droni russi nel sud della Francia? “Questa informazione la possiamo smentire. Il ministro della Difesa italiano ha fatto la stessa cosa. Ma si, c’è una situazione inquietante (…) Perché gli atti ostili un po’ ovunque in Europa si sono moltiplicati”, ha detto il presidente francese intervistato in diretta al tg di TF1 e France 2.

Aggiornamento- La prima pagina del Fatto Quotidiano del 26 settembre 2026, quotidiano non allineato alla narrazione unica della propaganda atlantista

Adolescente pianifica di accoltellare docente, scoperto e nei guai. Indagini su chat

Proseguono nel più stretto riserbo le indagini dei carabinieri di Lamezia Terme, coordinati dalla Procura per i minorenni di Catanzaro, sul 14enne che aveva pianificato di accoltellare la sua insegnante di italiano.

Secondo quanto si è appreso, gli investigatori procedono per verificare “diversi aspetti della vicenda”. L’attenzione è concentrata sul telefonino sequestrato al ragazzo e sulla chat Telegram sulla quale aveva annunciato la sua intenzione.

L’obiettivo è quello di verificare con chi sia venuto in contatto il 14enne, se con amici e compagni – gli stessi che poi hanno dato l’allarme consentendo ai carabinieri di sventare il tentativo – o se pure vi fosse anche qualcuno legato alla galassia dei canali True Crime che possa avere in qualche modo ispirato il ragazzo.

Non viene neanche escluso un fenomeno di emulazione dopo i recenti casi analoghi verificatisi in altre regioni.

Intanto il Comune di Lamezia Terme “ha attivato tutte le procedure per accogliere, eventualmente, il ragazzo qualora venisse investito l’ufficio dei Servizi sociali del Comune”. A dirlo l’assessore al Welfare, Domenico Gianturco che segue da vicino la vicenda.

“Naturalmente – aggiunge – dovranno essere le forze dell’ordine, la Procura a decidere in merito all’affidamento del ragazzo che attualmente si trova con i genitori. Noi diamo la massima disponibilità, ho fornito anche il nominativo del responsabile dell’ufficio parlando di nuovo con la dirigente della scuola con la quale siamo costantemente in contatto”.

Evasione fiscale per 2 milioni, sequestrato yacht

Un’evasione fiscale e doganale per oltre due milioni di euro è stata contestata nell’ambito di un’operazione congiunta della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che ha portato al sequestro di uno yacht registrato in un Paese extra Ue.

L’intervento è stato condotto dai militari della Sezione operativa navale della Guardia di finanza e dal personale dell’Ufficio Adm “Calabria 3” di Roccella Jonica.

Gli accertamenti, effettuati attraverso l’analisi della documentazione di bordo, la ricostruzione degli spostamenti dello yacht e l’incrocio dei dati presenti nelle banche dati nazionali ed europee, avrebbero fatto emergere un utilizzo dell’imbarcazione non conforme al regime doganale di ammissione temporanea dichiarato dall’armatore.

Lo yacht, secondo quanto ricostruito, beneficiava del regime che consente alle imbarcazioni registrate fuori dall’Unione europea di navigare temporaneamente nelle acque Ue in sospensione dei diritti doganali, ma avrebbe superato il periodo massimo di permanenza previsto dalla normativa europea.

Da qui l’obbligo di regolarizzare la posizione fiscale attraverso il pagamento dei diritti di confine, quantificati dagli investigatori in oltre due milioni di euro, comprensivi dell’Iva all’importazione.

Sulla base degli elementi raccolti è stata contestata l’ipotesi di contrabbando aggravato ed è stato disposto il sequestro dello yacht, finalizzato alla tutela degli interessi erariali e al recupero delle somme ritenute evase.

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