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Terrore a Scuola, Maestre ai Bimbi: “Sigillate le mascherine con lo scotch sennò entra il Virus”

La riapertura delle scuole in Italia è stata un disastro, e siamo solo agli inizi. Dopo i bambini in ginocchio in un istituto ligure perché il preside non avendo i nuovi banchi ha “evitato” (parole sue), di mettere quelli vecchi, la maestra di una scuola del nord Italia è andata ben oltre dicendo ai bambini di una classe elementare, che affinché il virus non entri, anche avendo la mascherina, devono sigillare con lo scotch i bordi laterali.

La testimonianza choc arriva da un video postato su Facebook dove uno di questi bimbi racconta questa allucinante esperienza. Fortunatamente lui insieme ai suoi compagnetti hanno disubbidito, però dà la dimensione dei metodi folli praticati e vissuti dai nostri figli per effetto del terrorismo mediatico e di Stato sulla presunta nuova emergenza Covid.

“Per respirare sono andato a nascondermi dietro ad un albero”, racconta il bambino nel video accompagnato da una persona che si presenta come il nonno. Anche per l’attività all’aperto le cose si mettono malissimo per i bambini. Secondo il racconto, gli alunni, al terzo giorno di scuola, devono stare rigidamente a un metro di distanza, senza poter correre, altrimenti se sudano possono contrarre il coronavirus.

Il ragazzino racconta, oltre al disagio, anche il fatto che la maestra gli ha chiesto di aiutare un suo compagno in difficoltà, a patto però di stare a un metro di distanza. Come faceva ad aiutarlo? Solo questa geniale prof potrebbe spiegarlo.

Una cosa davvero allucinante. Ed è lo stesso nonno del bambino a spronare tutti genitori a ribellarsi contro questi metodi “terroristici”. “I genitori invece di pensare alle loro cose, si occupino dei loro figli”.

Nei commenti si legge di tutto: “Ci stanno distruggendo i bambini, poi, avranno danni irreparabili”, scrive una utente, mentre altri parlano di delirio. C’è però chi addossa responsabilità anche ai genitori che accordano con il loro silenzio-assenso questi trattamenti disumani: “Dove sono i genitori, specialmente le mamme??? Perché mandate i figli a scuola, cosa vi aspettate dalla scuola? Guardate che la rovina dei figli è più nelle nostre mani che in quelle della scuola…vogliamo comprendere i valori dei figli e la loro salute o vogliamo scaricare la responsabilità sugli altri? Il bimbo parla chiaro, forse siamo noi che non sentiamo bene!”.

Il Video schermato: fonte fb 


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SE QUESTO E’ UN BAMBINO (di Sara Cunial)

Il prefetto di Cosenza Paola Galeone indagata per corruzione

Il prefetto di Cosenza Paola Galeone

Il prefetto di Cosenza Paola Galeone

Il prefetto di Cosenza, Paola Galeone, di 58 anni, è indagata per corruzione. Lo scrive la “Gazzetta del sud” in un articolo a firma di Arcangelo Badolati. L’ipotesi accusatoria a carico del prefetto è di avere intascato da un’imprenditrice, che ha denunciato i fatti alla polizia, una “mazzetta” di 700 euro.

Sarebbe stata videoripresa dal personale della Squadra mobile di Cosenza la consegna da parte di un’imprenditrice al prefetto dei 700 euro. La consegna della busta contenente il denaro, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe avvenuta in un bar di Cosenza. Le banconote sarebbero state segnate.

La notizia che travolge in pieno la Prefettura di Cosenza, su cui vige il massimo riserbo, è stata confermata da fonti della Polizia interpellate da Secondo Piano News.

Il prefetto Galeone avrebbe proposto all’imprenditrice di emettere una fattura fittizia di 1.220 euro allo scopo di intascare la parte di fondo di rappresentanza accordata ai prefetti che era rimasta disponibile alla fine dell’anno. Sempre secondo l’accusa, 700 euro della somma concordata sarebbero andati al prefetto Galeone e 500 all’imprenditrice.

Galeone è prefetto di Cosenza dal 23 luglio del 2018. In precedenza aveva svolto le stesse funzioni a Benevento. Galeone è stata assunta nell’amministrazione civile dell’Interno nel dicembre del 1987 ed assegnata, come prima sede, alla Prefettura di Taranto, dove ha svolto vari ruoli.

La Finanza scopre 252 kg di cocaina al porto di Gioia Tauro, arrestati 2 portuali

sequestro finanza cocaina gioia tauro
Archivio

Due portuali sono stati arrestati dalla Guardia di finanza mentre tentavano di esfiltrare dal porto di Gioia Tauro un carico di 252 chilogrammi di cocaina.

Lo stupefacente è stato sequestrato dalle Fiamme gialle che hanno eseguito l’arresto in flagranza di reato.

I due portuali, infatti, sono stati sorpresi con i borsoni contenenti la cocaina subito dopo averli prelevati da un container partito dall’Australia e transitato da Panama prima di arrivare a Gioia Tauro.

La misura cautelare è stata poi convalidata dalla Procura di Palmi, guidata da Emanuele Crescenti, che ha informato la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria per gli ulteriori approfondimenti investigativi.

Attentato a Ranucci, arrestato Valter Lavitola. Ricercato Tavares

Arrestato Valter Lavitola, indagato dalla procura di Roma nell’inchiesta sull’attentato nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. L’ex editore e imprenditore era stato perquisito lo scorso 4 luglio dai carabinieri del Nucleo Investigativo che oggi hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip della Capitale. L’ipotesi degli inquirenti, che lo scorso 8 luglio lo hanno convocato in procura dove si è avvalso della facoltà di non rispondere rendendo dichiarazioni spontanee, è che sia il mandante dell’attentato dinamitardo. A Lavitola viene contestato il metodo mafioso.

Oltre a Lavitola, l’ordinanza del gip di Roma riguarda anche Gomes Clesio Tavares, destinatario anche lui di una misura in carcere. L’uomo, attualmente in Africa, secondo i pm capitolini avrebbe partecipato al progetto dell’attentato dinamitardo dello scorso ottobre.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e avviata dal pm Carlo Villani, passato a dirigere la procura di Velletri, seguita ora dal pm della Dda Edoardo De Santis, ha già portato a fine giugno all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti esecutori materiali dell’attentato e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso.

Le accuse a Lavitola
Lavitola è accusato di aver concepito il disegno delittuoso, dando mandato a Tavares di individuare i soggetti in grado di reperire l’esplosivo e di compiere l’attentato davanti all’abitazione di Ranucci. Inoltre, Lavitola avrebbe partecipato personalmente, insieme a Gomes, a un primo sopralluogo esplorativo il 15 settembre 2025. Tavares, in fase di rintraccio, ancora ricercato, facendo da raccordo operativo per conto di Lavitola, avrebbe reclutato e istruito gli esecutori materiali campani e, oltre ad aver preso parte al sopralluogo del 15 settembre 2025, avrebbe coordinato e partecipato a una seconda ricognizione sul litorale laziale il 10 ottobre 2025, mettendo a disposizione del commando l’auto del suocero.

Le misure restrittive si fondano su un impianto accusatorio solido e concorde. Le risultanze derivano dall’analisi incrociata dei tabulati telefonici e telematici delle celle serventi l’area dell’attentato, dal tracciamento dei veicoli coinvolti nelle fasi preparatorie e dall’esame forense dei telefoni cellulari in uso agli indagati, che hanno smentito i tentativi di precostituirsi degli alibi difensivi.

Legale Ranucci: “Arresto Lavitola conferma complessità attentato, capire movente”
“L’arresto di Valter Lavitola conferma la gravità e la complessità dell’attentato subito da Sigfrido Ranucci, di cui sarà fondamentale comprendere movente e contesto di maturazione”. Così l’avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci, dopo l’arresto di Lavitola. “E mentre per l’autorità giudiziaria è evidente come Ranucci sia la vittima, per alcuni giornalisti ed esponenti politici lo stesso attentato viene trasformato nel pretesto per regolare i conti con Report e con i suoi giornalisti in una strategia parossistica volta a delegittimare il giornalismo di inchiesta”.

Violento terremoto di magnitudo 7.4 in Colombia, crolli e decine di morti

Un violento terremoto di magnitudo 7.4 ha colpito la Colombia occidentale lunedì, causando numerosi e crolli in cui, secondo un bilancio provvisorio, sono morte almeno 21 persone nella città di Pereira e di altre tre a Manizales, e diversi sono rimasti feriti.

Il terremoto si è verificato intorno alle 7:34 ora locale (le 14.34 in Italia) con epicentro a San José del Palmar, un comune nella provincia di Chocó. La profondità è di oltre 90 chilometri.

L’Unità nazionale per la gestione del rischio di catastrofi (UNGRD), citata dal media Elespectador, riferisce di essere in contatto costante con i diversi comuni per verificare i danni, mentre i primi rapporti indicano gravi danni strutturali nella regione del Chocò.

Da parte sua, l’Autorità marittima colombiana (Dimar) ha escluso qualsiasi minaccia di tsunami per la costa pacifica colombiana dopo il terremoto, sebbene le ispezioni siano ancora in corso.

“Ci sono stati crolli in alcune zone e, naturalmente, alcune persone sono rimaste intrappolate. Tuttavia, siamo già qui con l’esercito, impegnati nelle operazioni di soccorso e nelle necessarie evacuazioni. Diversi comuni hanno subito danni. A Calima-El Darién, purtroppo, abbiamo perso tre bambini a causa del crollo di un muro; a Zarzal, anche una persona ha perso la vita. A Buenaventura i danni sono ingenti, ma non si segnalano feriti. Danni significativi si registrano anche a Riofrío e Calima-El Darién. La situazione è grave e stiamo lavorando per risolverla”, ha dichiarato il governatore.

Contemporaneamente, avanza il Posto di Comando Unificato, da dove viene effettuata la valutazione degli effetti sul territorio e vengono coordinate le azioni di risposta e di supporto ai comuni colpiti dall’emergenza.

Interruzioni della rete ospedaliera
A seguito del forte terremoto con epicentro a San José del Palmar, Chocó, la Segretaria alla Sanità del dipartimento, María Cristina Lesmes, ha riferito la valutazione preliminare della situazione nella rete sanitaria della Valle del Cauca. “Si registrano danni isolati. Stiamo cercando di stabilire un contatto radio con tutti gli ospedali. Sappiamo che ci sono tre feriti a El Cairo, due morti a Zarzal e il crollo di un edificio universitario a Calima El Darién”.

Ha inoltre segnalato danni strutturali a Cali. “Forse il danno più significativo riguarda l’Ospedale Universitario di Valle; la Fondazione Valle de Lili funziona perfettamente e al momento non ho altri problemi. Ci sono persone ricoverate in ospedale con ferite lievi e abbiamo appena iniziato a contare i decessi”, ha osservato il Segretario Lesmes.

Addetto alla sicurezza discoteca di Sangineto muore dopo violento pestaggio

archivio

Un uomo di 34 anni, Antonio Perrotta, di Fuscaldo, è morto dopo una violenta lite avvenuta nella notte tra sabato e domenica, davanti a una discoteca a Sangineto (Cosenza) dove la vittima lavorava come addetto alla sicurezza del locale.

Secondo quanto riporta l’Ansa, al termine della rissa il 34enne ha fatto rientro a casa e, dopo aver avvertito diversi malori, è stato accompagnato nell’ospedale di Cetraro e poi trasferito a Cosenza dove è deceduto. Sull’accaduto sono in corso le indagini della polizia di Stato e dei carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Paola.

Il litigio tra Perrotta ed alcune persone in corso di identificazione è avvenuto inizialmente all’interno della discoteca di Sangineto. Il trentaquattrenne è poi uscito dal locale dove è stato raggiunto dalle altre persone che lo hanno aggredito e picchiato violentemente.

Al termine della rissa Perrotta, soccorso da alcuni conoscenti, è stato riaccompagnato a casa a Fuscaldo. Con il passare delle ore, però, ha iniziato ad avvertire dolori e perdite di sangue dal naso. A quel punto è stato portato nell’ospedale di Cetraro (Cosenza), ma le sue condizioni sono poi peggiorate a causa delle numerose lesioni in tutto il corpo. E’ stato, quindi, necessario il trasferimento nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Cosenza dove è deceduto dopo alcune ore.

Sull’accaduto sono in corso le indagini condotte dalla squadra mobile di Cosenza e dai carabinieri della Compagnia di Paola, coordinate dal pm di turno e dal procuratore capo di Paola, Domenico Fiordalisi. I pm hanno aperto un fascicolo con l’ipotesi di omicidio.

Hormuz, Parlamento iraniano approva norma che vieta il transito di navi statunitensi e israeliane

L’Iran ha approvato una nuova legge sullo Stretto di Hormuz, che include il divieto di transito per le navi statunitensi e israeliane, riferiscono i media che citano la rete mediatica della Repubblica islamica.

“Il progetto di legge sulle ‘Misure strategiche per garantire la sicurezza e lo sviluppo sostenibile dello Stretto di Hormuz’ è stato approvato dalla Commissione per la sicurezza nazionale del parlamento”, si legge nella dichiarazione.

Il documento contiene disposizioni che vietano il transito attraverso lo Stretto di Hormuz di navi provenienti dagli Stati Uniti , da Israele e da altri paesi ostili all’Iran. Inoltre, sarà vietato il trasporto di qualsiasi tipo di merce attraverso lo stretto se in qualche modo collegata a Tel Aviv. I trasgressori saranno soggetti a sanzioni pecuniarie fino al 20% del valore della merce trasportata.

Il governo iraniano, in collaborazione con le forze armate, è responsabile della regolamentazione della navigazione, del monitoraggio del traffico navale e della garanzia della sicurezza nello Stretto di Hormuz e nel Golfo Persico.

A metà giugno, Washington e Teheran hanno firmato un memorandum d’intesa volto ad avviare il processo di pace. Tuttavia, tre settimane dopo, è iniziata una nuova escalation: gli Stati Uniti hanno accusato l’Iran di aver bombardato navi mercantili a Hormuz, dopodiché le due parti hanno ripreso a scambiarsi attacchi missilistici.

Domenica scorsa, Donald Trump ha annunciato la cancellazione dell’ultima ondata di attacchi contro l’Iran in virtù dell’accordo in corso. Ha dichiarato che lo Stretto si sarebbe presto riaperto e ha ribadito la promessa di riprendere gli attacchi contro l’Iran qualora ciò non fosse avvenuto.

Netanyahu respinge il piano Usa su Gaza: “Prima disarmare Hamas. No al nucleare iraniano”

Israele respinge il documento in 15 punti su Gaza e non ritirerà le sue forze finché Hamas non sarà effettivamente disarmato, ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu all’inizio della riunione settimanale del governo.

“Israele non accetta il documento in 15 punti. Le Forze di Difesa Israeliane non effettueranno alcun ritiro finché Hamas non sarà disarmato. E quando parlo di disarmo di Hamas, intendo armi pesanti, armi leggere, tutte le armi”, spiega citato dai media. “Stiamo parlando di un disarmo autentico, non di un disarmo fittizio”, ha dichiarato Netanyahu, secondo quanto riportato dal suo ufficio.

“In questo momento stiamo discutendo di questo argomento con gli americani. Hanno delle idee, alcune delle quali sono accettabili per noi e altre inaccettabili, e sappiamo come opporci con fermezza a queste posizioni”, ha aggiunto.

Israele non permetterà all’Iran di acquisire armi nucleari, indipendentemente dal fatto che Washington e Teheran raggiungano un accordo, ha detto Netanyahu. “Apprezzo molto la storica partnership con gli Stati Uniti contro i tentativi dell’Iran di acquisire armi nucleari. E desidero sottolineare ancora una volta: con o senza un accordo, finché sarò primo ministro, l’Iran non avrà armi nucleari”, ha affermato.

“L’Iran attacca tutti i paesi della regione, e persino quelli al di fuori di essa, ma c’è un paese che non attacca: lo Stato di Israele. Finora non ci ha attaccato; potrebbe farlo, ma perché sono passate settimane e non ci ha attaccato? Perché sa il colpo durissimo che gli infliggeremmo se lo facesse”, ha concluso Netanyahu.

Incidente stradale nel Vibonese, un morto e due feriti

Una persona è deceduta e altre due sono rimaste ferite in un grave incidente stradale avvenuto oggi sulla ex statale 522, nel territorio comunale di Zambrone (Vibo).

Per cause in corso di accertamento a scontrarsi sono state due auto e una terza è rimasta coinvolta nel sinistro.

Sul posto è intervenuta la squadra dei Vigili del fuoco del distaccamento di Vibo Marina, impegnata nelle operazioni di soccorso e nella messa in sicurezza dei veicoli coinvolti. Presenti anche il personale sanitario del 118 e i Carabinieri.

Nell’incidente sono rimaste coinvolte complessivamente dieci persone. Una persona è appunto deceduta, mentre altre due sono rimaste ferite e sono state affidate alle cure del personale sanitario, che ha provveduto al loro trasporto presso il presidio ospedaliero più vicino.

A seguito dell’incidente, la ex SS 522 è stata temporaneamente chiusa al traffico per consentire le operazioni di soccorso e la messa in sicurezza della sede stradale.

Secondo incidente sulla stessa arteria

Intorno alle ore 14:15, sempre lungo la ex SS 522, nel territorio di Briatico, si è verificato un secondo incidente stradale che ha coinvolto un motociclista, rimasto ferito.

Il motociclista è stato stabilizzato sul posto dal personale dei Vigili del Fuoco e successivamente affidato alle cure del personale sanitario, che ne ha disposto il trasporto in eliambulanza presso una struttura ospedaliera.

I Vigili del Fuoco hanno inoltre provveduto alla messa in sicurezza del motociclo e degli altri mezzi coinvolti nell’incidente.

Piromane appicca incendio a Rende, beccato grazie a un drone della Regione

“Incendio doloso”. E’ il reato contestato dal Nucleo Carabinieri Forestale di Cosenza ad un uomo di Rende per un incendio sviluppatosi in contrada Santa Chiara del medesimo comune. I militari sono riusciti ad individuare l’autore attraverso l’acquisizione di immagini video messe a disposizione dagli operatori della Control Room della Regione Calabria che hanno segnalato l’evento.

L’uomo è stato ripreso da un aeromobile a disposizione dell’attività messa in atto attraverso l’operazione “Tolleranza Zero” per il monitoraggio del territorio. L’uomo prima con un innesco vegetale ha messo fuoco su più punti dell’area bruciando oltre duemila metri quadri di vegetazione presente, e subito dopo si è allontanato dalla zona pensando di non essere ripreso.
Dagli accertamenti effettuati dall’Arma Forestale attraverso il Metodo delle evidenze fisiche (M.E.F) che ha stabilito il punto di innesco e dall’attività info-investigativa espletata si è invece riusciti ad individuare l’autore dell’incendio.

Decisivo l’intervento di una squadra dei Vigili del Fuoco che è riuscita a spegnere le fiamme, che avrebbe potuto avere conseguenze negative maggiori in quanto si sarebbe potuto espandere per un’area molto vasta ricadente nel lato sinistro del bacino idrografico del fiume Crati vista la tipologia di vegetazione presente e la morfologia del territorio. Dopo gli accertamenti di rito si è quindi proceduto a deferire alla Procura della Repubblica di Cosenza l’autore del reato.

Presidente iraniano Pezeshkian: “Noi aperti al dialogo, ma non accettiamo pressioni”

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che l’Iran resta aperto al dialogo per proteggere i propri interessi nazionali, ma non accetterà pressioni per rinunciare alla propria sovranità o alle proprie capacità di difesa, sottolineando al contempo l’importanza di rafforzare i legami con i paesi vicini e l’unità tra le istituzioni politiche e militari. Lo riporta l’agenzia Tasnim.

Nella parte conclusiva di un lungo discorso alla popolazione iraniana, Pezeshkian ha affermato che l’Iran non aveva dato inizio alla guerra e che la sua decisione di impegnarsi nei negoziati mirava a salvaguardare gli interessi nazionali e ad evitare un conflitto inutile.

Ha respinto le accuse secondo cui la sua amministrazione avrebbe fatto pressioni sulla leadership iraniana affinché accettasse i negoziati, affermando che le decisioni più importanti erano state prese in coordinamento con la leadership del Paese e con la sua approvazione.

Pezeshkian ha affermato che l’Iran aveva raggiunto un’intesa con i rappresentanti europei durante gli sforzi diplomatici per risolvere le divergenze, ma ha accusato i paesi europei di non aver agito in modo indipendente. Ha aggiunto che i governi europei hanno poi perseguito l’attivazione del meccanismo di ripristino delle sanzioni, nonostante gli accordi raggiunti durante i negoziati.

Il presidente ha sottolineato che diplomazia e capacità di difesa non si escludono a vicenda, affermando che i negoziati potrebbero servire gli interessi dell’Iran se condotti da una posizione di forza. Ha ribadito che Teheran non accetterà richieste di smantellamento delle sue capacità militari o difensive.

Ha avvertito che gli avversari dell’Iran cercano di privare il Paese dei suoi mezzi di difesa e di esporlo a una sorte simile a quella di Gaza.

“L’Iran non rinuncerà mai alla sua potenza militare e difensiva, né si piegherà ad essa”, ha affermato Pezeshkian.

Ha sottolineato che l’Iran non ha alcuna intenzione di attaccare altri Paesi, di impadronirsi di territori o di espandere i propri confini, affermando che Teheran cerca la coesistenza pacifica con i Paesi vicini. Ha contrapposto questa politica alle ambizioni espansionistiche territoriali del regime sionista.

Pezeshkian ha inoltre difeso l’intesa diplomatica raggiunta dopo il conflitto, affermando che l’Iran aveva ottenuto vantaggi significativi senza fare concessioni inaccettabili.

Ha affermato che lo Stretto di Hormuz era tra le questioni affrontate, spiegando che l’Iran aveva accettato di consentire il passaggio delle navi attraverso il canale secondo le proprie normative, mentre l’altra parte si impegnava a rispettare i propri accordi.

Passando alle relazioni regionali, Pezeshkian ha affermato che molti problemi di lunga data con i paesi vicini sono stati risolti e che i legami bilaterali sono migliorati considerevolmente. Ha avvertito che il regime israeliano e gli Stati Uniti stanno cercando di unire i paesi del Golfo Persico contro l’Iran, aggiungendo che Teheran si sta adoperando per impedire tali divisioni.

L’Iran considera i paesi musulmani come fratelli, ha affermato, chiedendosi perché gli stati musulmani dovrebbero entrare in conflitto tra loro, secondo quanto riportato dal suo sito web ufficiale.

Il presidente ha inoltre avvertito che le divisioni interne potrebbero essere sfruttate da potenze straniere e ha sottolineato l’importanza dell’unità nazionale per contrastare le pressioni esterne.

Pezeshkian ha categoricamente respinto le notizie di disaccordi tra l’amministrazione, l’apparato diplomatico e le Forze Armate in merito ai negoziati o alla guerra. Ha affermato che tutte le decisioni più importanti sono state prese attraverso le strutture di sicurezza nazionale competenti e che le istituzioni militari e di sicurezza le hanno accettate e sostenute.

“Il governo è in pieno coordinamento con le Forze Armate”, ha affermato, aggiungendo che il sostegno ai militari è considerato una responsabilità dell’amministrazione.

Ha inoltre respinto le notizie di divergenze tra lui e la Guida Suprema iraniana, affermando che la sua amministrazione ha sempre seguito le politiche della Guida Suprema.

Pezeshkian ha concluso sottolineando che l’unità tra le istituzioni politiche, di sicurezza e militari è essenziale affinché l’Iran possa resistere alle pressioni esterne e affrontare le sfide regionali e internazionali del Paese.

Elettricista monta luminarie nel reggino e muore folgorato

Un elettricista di 40 anni, Antonino Fabio Calabrò, è morto folgorato mentre stava lavorando al montaggio delle luminarie a Calanna, comune del reggino.

L’uomo, originario di Rosalì, frazione a nord di Reggio Calabria, era impegnato insieme ad alcuni colleghi a collegare alla rete elettrica le luminarie per conto di un’impresa privata quando, per cause ancora in corso di accertamento, è stato raggiunto da una scarica elettrica.

Grave incidente sulla statale 106 nel Catanzarese, un morto e tre feriti

Un grave incidente stradale si è verificato lungo la Strada Statale 106 “Jonica”, all’altezza dello svincolo per la località Pietragrande, in provincia di Catanzaro. Il bilancio del drammatico impatto è di un morto e tre feriti.

Il sinistro ha visto coinvolti tre veicoli: una Fiat Panda, un’Audi e una motocicletta. Per il conducente della Fiat Panda, M.G., di 45 anni, non c’è stato purtroppo nulla da fare: la persona alla guida è deceduta sul colpo a causa della violenza dell’impatto.

Immediato l’intervento dei vigili del fuoco del Comando di Catanzaro, giunti sul posto con la squadra del Distaccamento di Soverato. I pompieri, operando in stretta sinergia con il personale sanitario del SUEM 118, hanno estratto e immobilizzato i tre feriti, poi affidati alle cure dei medici e trasportati d’urgenza in ospedale per gli accertamenti e le terapie del caso. I vigili del fuoco hanno successivamente provveduto alla messa in sicurezza dell’area del sinistro e dei tre mezzi coinvolti per scongiurare ulteriori pericoli.

Riaperto il tratto della SS 106 interessato dall’incidente, dopo la chiusura temporanea per consentire le operazioni di soccorso, la bonifica della carreggiata e i successivi rilievi, con inevitabili ripercussioni sulla circolazione viaria della zona. Sul luogo del tragico impatto sono intervenuti anche i carabinieri, ai quali spetta ora il compito di effettuare i rilievi legali e ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente per accertare eventuali responsabilità.

Intimidazione ad azienda del presidente Ance Calabria, ditrutti i mezzi

I mezzi della società Italiana Gas, azienda guidata dal presidente dell’Ance della Calabria Roberto Rugna, sono stati gravemente danneggiati da sconosciuti mentre erano nel cantiere del lungomare di Schiavonea a Corigliano Rossano.

Sull’episodio sono in corso le indagini dei carabinieri. L’azienda, impegnata nei lavori di convogliamento delle acque bianche, da quasi quarant’anni opera nei settori delle opere civili, delle infrastrutture, delle grandi costruzioni e della gestione delle reti di distribuzione di acqua e gas.

“Chi ha compiuto questo gesto non ha distrutto soltanto dei mezzi meccanici.
Ha cercato di colpire il lavoro di un’intera squadra di persone, il sacrificio quotidiano di un’impresa e la libertà di fare impresa onestamente”, ha dichiarato Rugna. In una nota Unindustria Calabria esprime “profondo sdegno per il vile attentato intimidatorio”.

Omicidio a Cervia, fermate 4 persone per il pestaggio mortale

Nella giornata odierna, a seguito di serrate e complicate indagini, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Ravenna, in collaborazione con i colleghi della Compagnia di Cervia – Milano Marittima, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Ravenna, hanno dato esecuzione a quattro fermi di indiziato di delitto nei confronti di 4 giovani tra i 19 e i 23 anni, ritenuti essere i presunti autori dell’omicidio aggravato dai futili motivi in concorso, in relazione ai noti fatti avvenuti la notte del 19 luglio a Pinarella di Cervia dove ha perso la vita, dopo un brutale pestaggio, Nicola Musiani, di 54 anni.

I fermi sono stati effettuati mediante il dispiegamento di un articolato dispositivo operativo che ha permesso di localizzare i soggetti nel territorio della provincia di Forlì-Cesena.
Le indagini dei militari si sono rivelate, sin dai primi momenti, di difficile svolgimento atteso che nelle mani degli investigatori vi erano solo alcuni video che, se da un lato evidenziavano parte della dinamica e della violenza dei fatti, dall’altro lato non permettevano di mettere a fuoco nitidamente i connotati degli autori.

Partendo da queste immagini i Carabinieri sono andati a ritroso ed hanno acquisito e visualizzato altri video estrapolati da diverse telecamere di videosorveglianza pubblica e privata. Questa attività, incrociata ai dati estrapolati dalle varie Banche Dati in uso alle Forze di Polizia, supportata da numerose testimonianze oculari di persone che nel corso delle investigazioni sono state identificate, ed abbinata ad intercettazioni telefoniche ed ambientali e a servizi di pedinamento, ha permesso ai Carabinieri di individuare ed identificare i quattro che nella giornata odierna sono stati fermati e tradotti in carcere.

Le indagini dei Carabinieri – informa una nota -, coordinati dalla Procura della Repubblica di Ravenna, proseguiranno per accertare ulteriori ed eventuali responsabili del brutale omicidio.

Carburante caro e “annacquato”, blitz della Gdf. Sequestrate 10 ton. Una stazione su 5 è irregolare

Oltre dieci tonnellate di carburante irregolare, con sanzioni per 20mila euro e circa il 20% degli impianti controllati risultato irregolare. E’ il bilancio degli ultimi due giorni di controlli condotti dalla Guardia di Finanza della Capitale in stazioni di rifornimento prese a campione a Roma e Provincia, scattati dopo l’inchiesta dell’Adnkronos sul fenomeno del carburante impuro e annacquato.

Fenomeno che sta registrando una crescita esponenziale nell’ultimo periodo, come confermato all’Adnkronos da molti meccanici che ricevono nelle loro officine auto e moto danneggiate da benzina e diesel non a norma: “In cinquant’anni – hanno detto ai microfoni di Adnkronos – non abbiamo mai visto tanti casi”.

“Circa il 20% degli impianti controllati è risultato irregolare, sia per quanto riguarda la qualità del prodotto erogato, sia per l’esposizione al pubblico dei prezzi sia per il rapporto tra carburante risultato erogato e prodotto effettivamente sceso a terra”, riferisce il colonnello Daniele Corradini, comandante del I Gruppo Roma della Guardia di Finanza che ha coordinato la maxi-operazione. Quello del carburante annacquato, aggiunge il colonnello Corradini, “purtroppo su Roma è un fenomeno abbastanza esteso ma riguarda l’intero territorio nazionale: nel solo 2026 il comando regionale Lazio della Guardia di Finanza ha posto sotto sequestro oltre 165 tonnellate di prodotto non conforme, con un aumento rispetto al 2025 di oltre il 350%”.

Dati confermati anche dalle analisi di laboratorio effettuate dai tecnici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: “Abbiamo riscontrato alcune anomalie dovute alla presenza di sostanze diverse da quelle che dovevano essere naturalmente presenti. In media, troviamo un campione adulterato ogni 10-15 analizzati, e che quindi non rispetta le norme, sia quelle commerciali sia quelle fiscali. Ed è un fenomeno in crescita in questi ultimi periodi”, spiega all’Adnkronos Fabrizio Apruzzese, dirigente dell’ufficio laboratorio di Roma dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Un fenomeno “dovuto alla miscelazione di altri prodotti con il gasolio per accrescerne il volume”. Carburante diluito quindi, che aumenta i ricavi dei distributori a scapito degli ignari clienti che vanno a rifornirsi con il rischio di ritrovarsi poi costretti a ricorrere a costose riparazioni. “Inoltre – prosegue Apruzzese – nella benzina in qualche caso abbiamo riscontrato delle anomalie dovute alla presenza di acqua”.

Sull’operazione della Gdf e l’inchiesta dell’Adnkronos è intervenuto il segretario della Lega nel Lazio, Davide Bordoni: “Oltre dieci tonnellate di carburante irregolare e impianti non a norma. Quello che leggiamo dall’inchiesta di Adnkronos è intollerabile e bene hanno fatto le autorità competenti ad aver incrementato i controlli, estendendoli con accuratezza e precisione, per verificare la qualità del prodotto erogato, in un momento tra l’altro di grandi spostamenti in tutto il Paese per via delle ferie estive. Desidero congratularmi con la Guardia di Finanza della Capitale per il lavoro che sta svolgendo sul territorio, contrastando l’illegalità e punendo chi non rispetta le regole. Significativa anche l’inchiesta condotta dall’agenzia Adnkronos, modello di buona informazione, che ha saputo mettere in luce aspetti preoccupanti con impianti e operatori del settore che evidentemente speculano mentre dal Governo sono arrivati ben 2 miliardi per calmierare i prezzi e abbassare il costo della benzina per i nostri cittadini. Questo è il giornalismo positivo che sosteniamo per la tutela di tutti i cittadini consumatori”, si legge in una nota.

“Oggi un’indagine della Guardia di Finanza, partita da un’inchiesta giornalistica dell’AdnKronos, ha confermato che un impianto su cinque distribuisce carburanti annacquati e adulterati e ha portato al sequestro di 10 tonnellate di carburanti inadeguati” dice Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd del Senato. “Siamo di fronte a un fatto molto grave. Gli italiani non meritano non solo il danno dei rincari di benzina e diesel, ma ora anche la beffa dei carburanti annacquati e che danneggiano le automobili, come il servizio giornalistico aveva rilevato. Chiediamo al governo di occuparsi a tempo pieno di carburanti per controllarne non soltanto i prezzi, ma anche la qualità. Quella dei carburanti sta diventando una vera e propria emergenza, specie alla vigilia degli esodi per le vacanze che saranno sempre più brevi, purtroppo, per molte famiglie italiane”.

Truffe sui carburanti, l’ira del web
Sul tema dei carburanti dalle frodi al pezzo c’è un diffuso malcontento su web e social. E’ quanto emerge dal rapporto, realizzato in esclusiva per Adnkronos da Spin Factor, con l’analisi delle conversazioni web e social, avvenute tra il 5 e il 7 agosto. Il 94% delle conversazioni esprime valutazioni critiche contro appena il 6% di sentiment positivo. Tra le emozioni prevalgono frustrazione (39%), preoccupazione (28%) e sfiducia (16%), a testimonianza della convinzione diffusa che il costo del rifornimento continui a incidere in maniera significativa sui bilanci familiari. L’attenzione degli utenti si è concentrata anche sul fenomeno delle frodi nel settore dei carburanti e dopo le notizie di un boom di motori con il carburante annacquato, al centro di un’inchiesta dell’Adnkronos nella Capitale. Anche su questo fronte emerge un quadro fortemente negativo: l’88% delle conversazioni esprime sentiment negativo, mentre il 12% è positivo. Le emozioni prevalenti sono preoccupazione (37%) e indignazione (30%).

Peculato, arrestati 5 vigili urbani a Milano

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Un ufficiale e quattro agenti della polizia locale di Milano sono stati arrestati stamani dai loro colleghi con l’accusa di peculato, falso ideologico e arresto illegale.

L’indagine è stata coordinata dal pm Giovanni Tarzia e delegata al reparto Radiomobile della polizia Locale ed è nata in seguito alla denuncia di un avvocato e del suo assistito arrestato lo scorso 16 luglio, a cui erano spariti 1.400 euro che aveva in tasca.

Gli arresti sono scattati all’alba e i cinque si trovano ora in carcere.
“Dalla segnalazione ricevuta – ha commentato il comandante della Polizia Locale di Milano, Gianluca Mirabelli – sono bastati quindici giorni per ricostruire, con la guida dell’Autorità Giudiziaria, una vicenda indubbiamente dolorosa, ma che dimostra quanto il Corpo sappia reagire e sia refrattario a condotte per le quali non esistono giustificazioni”.

“Non saranno certo cinque singoli individui – ha aggiunto – a compromettere l’onorabilità di oltre 3.300 donne e uomini che ogni giorno svolgono il proprio dovere con dignità, rigore e profondo senso del delle istituzioni”.

Consiglio dei ministri approva nuovo piano di rientro sanità Calabria

Il nuovo piano di rientro del servizio sanitario della Regione Calabria è stato approvato nella seduta di ieri del Consiglio dei Ministri.

Il documento è arrivato sul tavolo dell’esecutivo dopo aver già ottenuto il parere favorevole della Conferenza Stato Regioni e della struttura tecnica di monitoraggio paritetica. Il piano è stato approvato su proposta del ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, di concerto con il ministro della Salute e sentito il ministro per affari regionali e le autonomie.

Il documento programmatico delinea le strategie che la Regione intenderà adottare nel triennio 2026/2028 per superare le criticità ancora esistenti nel servizio sanitario calabrese. In particolare, recuperare i deficit nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, in particolare nell’area distrettuale e sul fronte della gestione economico finanziaria.

Media, Iran-Usa vicino a intesa per riaprire lo Stretto di Hormuz

Gli Stati Uniti, l’Iran e l’Oman sono vicini a un accordo provvisorio di 2 mesi per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo riferisce Axios, sulla base delle informazioni fornite da due fonti regionali e da un funzionario americano. Gli Usa puntano ad annunciare l’intesa nella giornata di oggi. L’accordo, dopo lo stop agli attacchi ordinato dal presidente Donald Trump, mira a ripristinare il cessate il fuoco e a favorire la ripresa dei negoziati sul programma nucleare di Teheran. “Stiamo avendo ottimi colloqui”, dice Trump in un’intervista a Fox News. Il presidente americano preannuncia novità “entro 48 ore” minacciando per l’ennesima volta conseguenze durissime per la repubblica islamica se lo Stretto non verrà riaperto “molto presto”.

“Lo Stretto sarà aperto molto presto o verranno colpiti duramente. E poi lo Stretto sarà aperto. Stavamo per effettuare un attacco tremendo, il più pesante dalla Seconda Guerra Mondiale. Mi hanno chiamato e mi hanno detto molto educatamente: ‘Per favore, possiamo parlare?’. Ho detto: ‘Sì, possiamo parlare. Facciamolo l’accordo finalmente'”.

Teheran scettica
“Gli americani hanno dimostrato più volte di non essere affidabili. Il presidente statunitense Donald Trump ha una personalità instabile. Gli Stati Uniti e Israele hanno violato diverse clausole dell’accordo di cessate il fuoco. Qualsiasi passo compiuto dagli americani incontrerà una contromossa da parte dell’Iran, con una forza ben maggiore. Qualsiasi proposta avanzata dagli Stati Uniti, sia nell’ambito dei negoziati che in altre iniziative, dovrebbe essere accolta con scetticismo”, ha dichiarato il segretario della Commissione parlamentare per la sicurezza nazionale iraniana Behnam Saidi.

Quanto dura l’accordo e cosa prevede
La fumata bianca prevederebbe un’intesa per 60 giorni che potrebbe essere prorogata. Secondo la bozza a cui fa riferimento Axios, tutto il traffico navale in entrata attraverso lo Stretto e verso il Golfo Persico seguirebbe una rotta settentrionale, nelle acque territoriali iraniane. Tutte le navi in uscita, verso il Mar Arabico, si muoverebbero lungo una rotta meridionale, nelle acque territoriali dell’Oman, in coordinamento con l’Iran. Nell’arco dei 2 mesi non verrebbero applicati pedaggi. Le parti si impegnerebbero a bonificare la rotta mediana dello Stretto dalle mine navali entro 30 giorni. Con le condizioni di sicurezza ristabilite, la rotta centrale verrebbe utilizzata in entrata e in uscita in base ad un accordo permanente da discutere da Oman e Iran.

Axios fa notare che già 3 settimane fa gli Stati Uniti e l’Oman, con vari mediatori, ritenevano di essere vicini ad un’intesa. Poi, però, Washington ha ripreso i raid contro obiettivi iraniani. Ora, il nuovo tentativo negoziale con la partecipazione di Qatar, Pakistan e Arabia Saudita. Nei giorni scorsi, ci sono state diverse telefonate tra l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il ministro degli Esteri omanita Badr al-Busaidi.

Il sì di principio di Araghchi alla bozza dell’accordo sarebbe arrivato già nel weekend. Il complicato processo di approvazione a Teheran è stato completato nella giornata di martedì con il via libera della Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, e del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale.

Usa senza missili intercettori
La svolta arriverebbe dopo lo stop di Trump ai raid. Il presidente degli Stati Uniti nel weekend ha fermato gli attacchi, sospendendo – a quanto pare – i piani per una massiccia offensiva. Il quadro delineato dalla Cnn, in realtà, evidenzia che le forze armate statunitensi avrebbero esaurito quasi l’80% degli intercettori, un pilastro del sistema di difesa missilistica. Dai vertici militari, inoltre, sarebbero arrivati ‘warning’ sulle scorte di munizioni a disposizione del Pentagono, definite “pericolosamente basse”. In questo contesto, la soluzione diplomatica diventerebbe quasi una strada obbligata.

In particolare, secondo due fonti a conoscenza dello status delle scorte, gli Usa avrebbero utilizzato quasi l’80% del loro arsenale di missili THAAD e circa la metà dei Patriot, cominciato alla fine di febbraio. La novità, sottolinea la Cnn, è rappresentata dalla scarsità di THAAD. L’emittente utilizza come parametro le stime del Center for Strategic and International Studies: prima della guerra, si ritiene che gli Stati Uniti avessero circa 2.200 Patriot (nelle due varianti più moderne) e 452 missili THAAD.

La carenza di sistemi renderebbe estremamente più complicata la difesa di strutture militari americane nel Golfo Persico e esporrebbe gli alleati della regione agli attacchi condotti dall’Iran con missili e droni.

Fonte: L’interferenza degli Stati Uniti ritarda l’accordo tra Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz

Una fonte informata di Teheran ha affermato che le interferenze statunitensi e le minacce del presidente americano Donald Trump sono le ragioni principali del ritardo nel raggiungimento di un accordo tra Iran e Oman riguardo allo Stretto di Hormuz.
Parlando con Sepah News, la fonte ha affermato che la ragione principale del ritardo nell’accordo con l’Oman sullo Stretto di Hormuz è l’interferenza degli Stati Uniti e le minacce di Trump.

“Finché continueranno le interferenze statunitensi e le minacce di azioni militari contro l’Iran, l’accordo rimarrà bloccato”, ha affermato la fonte. La fonte informata ha sottolineato che l’Iran non concluderà alcun accordo sotto la minaccia di ritorsioni.

Queste dichiarazioni giungono mentre proseguono gli sforzi diplomatici per raggiungere un’intesa tra Teheran e Muscat su un nuovo quadro normativo per la navigazione nello Stretto di Hormuz.

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha dichiarato che i negoziati sono incentrati sulla creazione di rotte marittime sicure, salvaguardando al contempo i diritti sovrani e gli interessi di sicurezza sia dell’Iran che dell’Oman.

Secondo fonti attendibili a conoscenza dei colloqui, l’accordo proposto consentirebbe all’Iran di supervisionare il traffico marittimo in entrata attraverso una rotta di navigazione controllata dal suo territorio, mantenendo al contempo la visibilità sul traffico in uscita e conservando l’autorità di intervenire ogniqualvolta necessario per proteggere la sicurezza e la navigazione.

Secondo quanto riportato, nell’ambito del quadro normativo in questione, le navi in ​​partenza dal Golfo Persico transiterebbero attraverso un corridoio gestito congiuntamente con l’Oman, con l’autorizzazione finale all’uscita rilasciata dalle autorità omanite dopo averne dato comunicazione a Teheran.

Secondo alcune indiscrezioni, i negoziati prevedono anche la creazione di un nuovo “corridoio intermedio” nello Stretto di Hormuz, in sostituzione delle attuali rotte marittime settentrionali e meridionali. Il meccanismo proposto dovrebbe inoltre includere tariffe per i servizi di sicurezza e ambientali e dovrebbe essere vincolato alla rimozione delle restrizioni statunitensi sui porti iraniani.

I funzionari iraniani hanno ripetutamente affermato che qualsiasi accordo riguardante la navigazione nello Stretto di Hormuz deve rispettare pienamente i diritti sovrani e gli interessi di sicurezza nazionale del Paese, sottolineando che non si raggiungerà alcun accordo finché gli Stati Uniti continueranno la loro politica di pressione e minacce militari.

Appicca fuoco vicino un bosco, arrestato dai carabinieri forestali

carabinieri forestali parco

Un uomo di 56 anni è stato attestato dai carabinieri del nucleo forestale di Castrovillari e dei nuclei Parco di Morano Calabro e di Mormanno per il reato di incendio boschivo.

L’arresto è giunto a conclusione di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Castrovillari. L’attività investigativa è stata intensificata nelle ultime settimane dopo una serie di incendi che hanno interessato la zona, compresa l’area protetta del Parco nazionale del Pollino.

L’episodio in cui è coinvolto l’arrestato riguarda un rogo divampato in località Vado di Morano Calabro, fuori dal perimetro del parco, in una zona di macchia mediterranea e colture agrarie prossima a un bosco di alto fusto di conifere e specie quercine.

Nel corso delle indagini, anche attraverso una serie di immagini acquisite, hanno consentito di ricostruire l’accaduto. In particolare dalle immagini si vede un’utilitaria che si accosta al ciglio della strada e un uomo che appicca il fuoco alla vegetazione, per poi allontanarsi rapidamente. L’uomo è stato identificato, rintracciato ed arrestato.

Terribile frontale tra bus turistico e camper tra Umbria e Lazio, 6 morti e 30 feriti

Sono sei, al momento, le vittime dell’incidente avvenuto ieri pomeriggio sulla strada statale 79 Ternana al confine tra Lazio e Umbria, all’altezza del Lago di Ventina. Un pullman si è scontrato frontalmente con un camper che procedeva in direzione opposta. Coinvolte anche tre auto che non sono riuscite a evitare l’impatto con i mezzi nel tratto compreso tra lo svincolo di Colli sul Velino e quello di Piediluco. Una vettura si è ribaltata.

I feriti sono una trentina, di cui tre gravi. Il bilancio non è ancora definitivo. Un uomo è in condizioni disperate all’ospedale di Perugia. La direzione sanitaria dell’azienda ospedaliera di Perugia ha comunicato che il paziente, di 58 anni, residente nel Lazio, è attualmente ricoverato in prognosi riservata in terapia intensiva.

Il paziente ha riportato un grave trauma cranico. Le condizioni cliniche permangono critiche: è in vita, sottoposto a ventilazione meccanica, in sedazione e in trattamento con le specifiche terapie intensive previste dal quadro clinico. La direzione sanitaria informa, inoltre, di aver attivato il servizio di supporto psicologico a favore dei familiari del paziente.

Nell’ospedale di Terni due persone sono al momento ricoverate in rianimazione, in condizioni stazionarie, tre in osservazione e quattro sono stati dimessi questa mattina.

Le indagini sono affidate alla polizia stradale di Terni con il supporto della polizia stradale di Rieti. Sul posto si è recato il pm di turno della procura di Terni che in base ai primi accertamenti potrebbe aprire un fascicolo per omicidio stradale oppure per omicidio colposo plurimo.

Il drammatico incidente sulla statale 79 Ternana è avvenuto in territorio laziale, all’uscita della galleria di Greccio. Sul pullman turistico viaggiavano venti persone. L’intera zona era stata interessata da un intenso acquazzone e da forti raffiche di vento che hanno causato anche la caduta di alberi sulla carreggiata.

Chi sono le vittime
Si tratta dei coniugi Giampiero Colasanti, di Narni (Terni), di 68 anni, e Daniela Bellanca, di 59, che erano a bordo del camper. I due, morti sul posto, tornavano da un week end in Abruzzo in provincia dell’Aquila, dove avevano partecipato a un raduno di bikers.

Nello scontro è morto anche Federico Romualdi, di Terni, di 49 anni, conducente del bus navetta che trasportava i turisti alla Cascata delle Marmore. Tra le vittime anche Stefania Laurenzi, di Roma, 49 anni, morta sul posto, e Paolo Cosci di Massa, di 51 anni, morto in ospedale, e la sua compagna, coetanea, Graziella Baldini, anche lei di di Massa. Questi ultimi erano a bordo del bus navetta.

La dinamica dell’incidente
Secondo una prima ricostruzione, fornita dalla Polizia stradale di Rieti citata dai media, che ha operando insieme a quella di Terni, competente per territorio, il camper, che viaggiava in direzione Terni, avrebbe invaso la corsia opposta da cui sopraggiungeva il pullman che stava percorrendo la superstrada in direzione opposta, dunque Rieti. La dinamica è tuttavia da accertare. L’impatto è stato frontale e molto violento, il camper è stato completamente disintegrato. Nell’incidente sono rimaste coinvolte anche tre auto, una delle quali si è capovolta su un lato.

Lo schianto sulla Terni-Rieti, la vacanza finita in tragedia

È morto facendo il lavoro che amava mentre stava trasportando, alla guida di un bus-navetta da 40 posti, i turisti nell’area fra la Cascata delle Marmore e Piediluco.

Federico Romualdi, 49enne di Terni residente nella frazione di Torreorsina, avrebbe fatto il possibile, frenando fino a inchiodare, per evitare l’impatto con il camper che avrebbe invaso la sua corsia di marcia, domenica pomeriggio lungo la superstrada Terni-Rieti. Purtroppo non c’è riuscito ma forse quell’azione, anche istintiva, ha permesso di contenere un bilancio di vittime (sei) e feriti (34 di cui 19 già dimessi), comunque drammatico. L’uomo, dipendente di una ditta ternana di trasporti, lascia la moglie – con cui avrebbe festeggiato quest’anno i 25 anni di nozze – e due figli, uno poco più che ventenne e l’altro quasi maggiorenne. A bordo del camper finito contro il bus-navetta c’era una coppia di Narni: il 68enne Giampiero Colasanti – al volante – e la compagna 59enne Daniela Bellanca. Stavano tornando dall’Abruzzo, dove avevano trascorso il fine settimana partecipando a un raduno di bikers a San Pio delle Camere (L’Aquila). Colasanti, conosciuto da tutti a Narni e soprannominato “Scintilla” per le sue abilità professionali nel campo della meccanica, delle saldature e dell’elettronica, era uno dei punti di riferimento della Corsa all’Anello, tradizionale rievocazione storica della città. La compagna Daniela lavorava da tempo come commessa in un supermercato di Narni. Lasciano una figlia, Colasanti, e un figlio, Bellanca, avuti da precedenti relazioni. Il tragico schianto è costato la vita anche a un’altra coppia di coniugi, i 61enni Graziella Baldini e Paolo Cosci, toscani di Massa, che erano a bordo del bus. La prima è deceduta sul colpo, mentre lui è morto all’ospedale “Santa Maria” di Terni nonostante i tentativi dei sanitari. Cosci era titolare di un’impresa di infissi e la coppia, in gita in Umbria per visitare anche l’area della Cascata delle Marmore, era molto conosciuta nella città di origine. Lasciano due figli.

Tragico destino anche per un’altra passeggera del bus-navetta, la 59enne Stefania Laurenzi, di Roma, deceduta sul luogo dell’incidente. Con lei, in quella che doveva essere una gita spensierata in Umbria, c’erano il marito Massimiliano, che lotta fra la vita e la morte nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Perugia, e le due figlie della coppia, trasportate all’ospedale di Rieti con lesioni non gravi.

Sull’impatto la Procura della Repubblica di Terni, guidata dal procuratore capo Antonio Laronga, ha aperto un fascicolo per le ipotesi di omicidio stradale e lesioni personali colpose. Prevista l’autopsia sulle salme dei due conducenti – del camper e del bus navetta – per tentare di chiarire le cause dell’accaduto, la cui dinamica, secondo quanto si è potuto apprendere, sarebbe ritenuta relativamente chiara. Cordoglio è stato espresso, tra gli altri, dalla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, dalla presidente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Sarah Bistocchi, e dai sindacati che sottolineano, fra l’altro, “l’ennesimo caso di una vittima sul lavoro” e sollecitano maggiore sicurezza.

Incidente stradale in galleria nel reggino, tre feriti gravi

Tre persone sono rimaste gravemente ferite in un incidente stradale avvenuto poco dopo la mezzanotte sulla Limina, la strada di grande comunicazione Jonio-Tirreno. Il sinistro è avvenuto all’interno della galleria in direzione Gioiosa Jonica, nel reggino. Sono due le auto coinvolte nel sinistro.

La richiesta di soccorso, giunta alla sala operativa dei vigili del fuoco poco dopo la mezzanotte, segnalava uno scontro con vetture in fiamme e diverse persone incastrate all’interno degli abitacoli. La segnalazione di incendio è fortunatamente rientrata durante il tragitto dei mezzi di soccorso. Oltre ai carabinieri, quindi, sul posto sono intervenute diverse squadre dei vigili del fuoco, come quella di Siderno e quella di Polistena che è giunta per prima nel punto dove si è verificato l’incidente.

Stando alla ricostruzione, con ogni probabilità si è trattato di un violento scontro frontale che ha coinvolto due vetture di grosse dimensioni. È stato necessario l’utilizzo di cesoie e divaricatori idraulici per tagliare le lamiere dei veicoli e liberare le persone intrappolate.

Su una delle due auto, una Jeep Renegade, viaggiavano due persone estratte dal personale di Polistena. Tra queste una donna che apparsa subito in condizioni più gravi e che è stata affidata alle cure dei sanitari del 118. I feriti sono stati trasportati d’urgenza agli ospedali di Locri, Polistena e Reggio Calabria.

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