Ustica, la Francia disposta a collaborare. Atteso invio a Roma atti segretati

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Dopo 46 anni la Francia si dichiara disponibile a trasmettere a Roma i suoi documenti sulla strage di Ustica. Lo ha riferito una nota dell’ambasciata francese, inviata il 21 settembre al ministero italiano degli esteri e rivelata ieri. Il faldone in possesso di Parigi contiene una corposa quantità di carte sull’incidente che il 27 giugno 1980 fece precipitare l’aereo Dc-9 Itavia su cui viaggiavano 81 persone, tutte morte. Le cause non sono mai state del tutto acclarate ma le successive indagini, accettate dai tribunali, hanno ipotizzato che il velivolo sia stato colpito per errore da un missile lanciato da un caccia francese o Nato durante un combattimento aereo contro le forze libiche, in corso proprio lungo la rotta in cui passava il Dc-9. Non distante dall’aereo di linea volava un aereo militare di Tripoli, abbattuto poco dopo. Tuttavia la Francia finora si è sempre rifiutata di collaborare per fornire le proprie informazioni militari necessarie a fare luce.

TRA I SUOI FASCICOLI (atti, file e documenti tra il 1981 e i primi anni ’90, ma c’è la disponibile ad assecondare ulteriori richieste) informazioni finora secretate per individuare i responsabili. Ma questo non basta a risolvere le ambiguità tenute finora sulla vicenda, probabilmente per celare il più a lungo possibile le responsabilità. La notizia arriva alla vigilia della nuova udienza, in programma domani davanti al gip, per valutare la richiesta di opposizione all’archiviazione delle indagini contro ignoti. L’associazione Parenti delle vittime della strage di Ustica, in una conferenza ieri in Senato dal titolo “Ustica non si archivia”, ha fatto il punto sui motivi per cui si oppone. «Si vuole archiviare perché non si riescono a individuare i colpevoli e non si riescono a individuare i colpevoli perché la Francia e la Nato non forniscono agli inquirenti le risposte necessarie per poter andare avanti con le indagini», ha riassunto la presidente dell’associazione Daria Bonfietti, che ha ringraziato la premier Meloni per avere accolto il suo appello di «rivolgersi direttamente al presidente Macron. Si devono pretendere altre risposte dalla Francia, dall’America, dalla Nato perché non si può aspettare ancora. Credo che 46 anni siano sufficienti per indurre anche i paesi stranieri a collaborare in maniera diversa».

LA RICHIESTA era stata lanciata lo scorso 27 giugno in occasione dell’anniversario della strage e Meloni si è subito intestata l’impegno, nonostante i suoi pessimi rapporti con Macron. Immediata la reazione di FdI, col deputato Rampelli che parla di «colpo di scena» nonostante si tratti di una promessa molto vaga. Averla comunicata due giorni prima dell’udienza non fa escludere il sospetto di un gesto più simbolico che di reale collaborazione. Da tempo l’associazione dei parenti delle vittime faceva pressing sulla politica per far cedere Macron. L’annuncio potrebbe bastare alla procura di Roma per decidere di respingere la richiesta di archiviazione, come chiesto anche dall’Avvocatura di Stato, ma questo non significa in automatico che porterà subito nuovi elementi a supporto delle indagini. La stessa Bonfietti ha affermato che «la collaborazione della Francia andrà vagliata» e che «c’è ancora molto da fare, molte ricerche da svolgere» per arrivare alla «strada per la piena verità» che è «ancora lunga».

LE INCHIESTE PENALI sulla strage di Ustica sono due ed entrambe pendono dalle risposte francesi. Per undici volte dal 1990 Parigi non ha replicato alla magistratura italiana, che ha chiesto informazioni come le registrazioni radar dell’area di caduta del Dc-9 e le posizioni delle navi portaerei francesi Clemenceau e Foch. Parigi ha sempre sostenuto che si trovassero in patria ma alcuni militari testimoni hanno riferito di avere visto una portaerei col tricolore rosso-bianco-blu nel mar Tirreno. I pm hanno anche chiesto senza successo i piani di volo dei caccia diretti in Libia e il ruolo di altri velivoli militari individuati dai tabulati dell’aeroporto di Ciampino. Tutto ciò servirebbe ad appurare i movimenti bellici in corso la sera della strage.

GIÀ L’EX PRESIDENTE della Repubblica Cossiga nel 2008 attribuì ai francesi la responsabilità dell’abbattimento del Dc-9. Tre anni fa l’ex premier Amato confermò «con la complicità degli americani e di chi partecipò alla guerra aerea nei nostri cieli. Si voleva fare la pelle a Gheddafi, in volo su un Mig». La magistratura italiana ha appurato la presenza di alcuni caccia Usa. Ma finché la Francia ha fatto resistenza non è stato possibile aggiungere il tassello mancante. Il presidente del Pd Bonaccini ha auspicato che la collaborazione di Parigi sia «completa, rapida e senza omissioni», invitando il governo a continuare «a esercitare la necessaria pressione diplomatica e proseguire nella desecretazione degli atti».

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