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L’Iran stritola l’Occidente chiudendo gli stretti di Hormuz e Bab el-Mandel. E ora?

Nonostante le offensive militari statunitensi sull’Iran, Teheran non si piega e si difende contrattaccando con missili su insediamenti e basi Usa nei paesi del golfo, alleati dell’occidente, con Israele, – paese che lo scorso 28 febbraio ha trascinato Trump nella guerra illegale con Teheran -, che oggi appare ecclissata dalla potenza militare dei pasdaran.

Tuttavia, Stati Uniti in testa, hanno ben compreso che “l’arma” più potente che l’Iran sta utilizzando non contiene esplosivi né sofisticati cogegni militari. Quest’arma – tutta economica – risiede negli stretti marittimi di Hormuz e di Bab el-Mandel, insenature contigue dove transita larga parte del commercio mondiale di combustibile e merci verso Oriente e Occidente. Una leva potentissima di ricatto per l’Iran che ribalta a suo piacimento sui nemici dichiarati occidentali.

E se la grave crisi di Hormuz ha già messo in ginocchio l’economia mondiale, soprattutto coi paesi satelliti dell’Unione europea i cui governi sostengono il disegno israelo-statunitense, ecco che lo Yemen delle milizie Houti aggrava il quadro minacciando di chiudere lo Stretto di Bab el-Mandel, cruciale avamposto marittimo di ingresso per il Mar Rosso e il Canale di Suez.

Ieri, raccontava la Reuters, tre petroliere con greggio saudita che avevano imboccato lo stretto di Bab el-Mandel  sono state bloccate e costrette a fare inversione di rotta dai ribelli yemeniti, strettissimi alleati dei palestinesi, libanesi e degli iraniani. Sono i primi casi e potrebbero aumentare nelle prossime settimane.

E il grosso problema, a quel punto, non è più i 2,5 tre/4 euro a litro di gasolio alla pompa, ma quello che nei nostri magazzini potrebbe non esserci più disponibilità di carburante. Zero scorte. Stritolati economicamente grazie ai grandi strateghi americani e israeliani.

Certo, ci sarebbero petrolio e gas russo, ma le èlite e i burocrati europei, altri grandi scienziati, sono occupati nel predisporre l’ennesimo pacchetto di sanzioni, il 21°, contro Mosca, l’unica àncora di salvezza rimasta a questo decadente Occidente.

Sindaco di New York Mamdani: “Netanyahu è un criminale di guerra, va arrestato”

Il sindaco di New York Zohran Mamdani ritorna a chiedere che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu venga arrestato sul suolo americano. È un “criminale di guerra per il genocidio a Gaza”.

Mamdani chiede al governo federale degli Stati Uniti di applicare il mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale.

In un video diffuso dal suo ufficio, il primo cittadino di New York accusa il premier israeliano dello sterminio dei palestinesi a Gaza e sostiene che debba essere processato davanti a un tribunale.

Mamdani precisa però che la sua amministrazione non ha il potere legale di eseguire il mandato della Cpi e che solo Washington potrebbe intervenire. La Casa Bianca – citata da Reuters – ha già fatto sapere che Netanyahu non rischia l’arresto negli Stati Uniti (come la Russia e altri paesi, gli Usa non hanno aderito alla fondazione della Cpi, ndr). Dal canto suo Israele respinge le accuse e contesta la giurisdizione della Corte dell’Aia.

‘Ndrangheta, le mani della cosca Alvaro sul narcotraffico. 35 arresti

Dalle prime ore di questa mattina più di 200 Carabinieri sono impegnati in una vasta operazione di polizia sul territorio della provincia di Reggio Calabria e in varie località del territorio nazionale (Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L’Aquila), operazione che ha condotto all’applicazione di 35 misure custodiali in carcere, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia reggina.

Le accuse mosse a vario titolo agli indagati, sono quelle di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con l’aggravante mafiosa per aver agito al fine di agevolare la cosca Alvaro di Sinopoli e avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis. Inoltre vengono contestati reati in materia di traffico di stupefacenti, detenzione di armi, tentato sequestro di persona a scopo di estorsione e altri reati, per un totale di 47 capi di imputazione.

Le indagini, coordinate dalla D.D.A. di Reggio Calabria, sono state curate dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Palmi e dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro e si sono sviluppate in due diverse fasi che, nel loro complesso, hanno avuto ad oggetto tutte le filiere dei traffici di droga organizzati da un sodalizio dedito al narcotraffico con base a Sinopoli e Sant’Eufemia, da quella di importazione dall’estero di ingenti carichi di cocaina a quelle successive di stoccaggio, trasporto e rivendita dello stupefacente.

Nella prima fase è stato sviluppato un ordine di indagine europeo su alcune chat criptate acquisite dalla piattaforma “SKY ECC”, da cui sarebbe emerso un vasto sistema organizzato finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti, sviluppatosi tra il 2020 e il 2021, orchestrato da un gruppo criminale al cui vertice figurerebbero due soggetti, all’epoca detenuti e tra loro compagni di cella, i quali sarebbero stati coadiuvati da loro stretti congiunti che ne avrebbero proseguito l’attività all’esterno del carcere. Secondo quanto, allo stato, ritenuto nel provvedimento cautelare, sono emerse attività relative a numerose operazioni di importazione di droga dal Sudamerica al porto di Gioia Tauro, alcune consumate e altre, invece, sventate da sequestri delle forze di Polizia con un volume complessivo di traffici ricostruiti di oltre 300 kg. di sostanza stupefacente, prevalentemente di tipo cocaina; in tale contesto, le operazioni investigative hanno interessato anche alcuni portuali impiegati presso lo stesso porto, che avrebbero operato a disposizione del gruppo criminale per fare uscire lo stupefacente.

La seconda fase delle indagini si è sviluppata con attività tecniche condotte tra l’aprile del 2023 e il luglio del 2024, confermando, sulla base di arresti in flagranza e sequestri di stupefacenti, la perdurante vitalità e la piena operatività della medesima associazione finalizzata al narcotraffico. In questa fase si confermava, quale figura centrale del sodalizio in questione, il figlio di uno dei due soggetti detenuti sopra menzionati, il quale si avvaleva di una fitta rete di sodali per sviluppare i traffici di droga. È stato altresì riscontrato il medesimo modus operandi già rilevato nella prima fase delle investigazioni con l’analisi delle comunicazioni “SKY ECC”, evidenziandosi il ricorso sistematico ai telefoni criptati per coordinare le attività di narcotraffico, nonché l’impiego di corrieri e staffette per il trasporto delle sostanze illecite. Il traffico di stupefacenti sarebbe avvenuto sia con prelievi in Calabria da parte degli acquirenti che con consegne a cura dell’associazione, che in questo caso maggiorava il prezzo poiché si assumeva il rischio del trasporto. Per le consegne il sodalizio avrebbe fatto ricorso ad autonoleggiatori compiacenti che, anche nottetempo, avrebbero fornito i veicoli per i trasporti di stupefacenti operati da corrieri insospettabili a disposizione del gruppo verso le principali direttrici dello smercio delle sostanze, tra cui le province di Catania e Palermo. L’associazione avrebbe avuto altresì la disponibilità di armi e la propensione all’utilizzo della violenza nella gestione degli affari. Nel provvedimento cautelare, infatti, viene ricostruito un tentativo di sequestrare, nel corso di una consegna simulata di stupefacente, uno degli acquirenti palermitani reo di non avere saldato una precedente fornitura. L’evento sarebbe stato sventato dalle attività investigative svolte dalla Polizia Giudiziaria.

Nel corso dell’indagine, tra il settembre 2023 e il marzo 2024, quattro corrieri venivano arrestati in flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio con il sequestro di oltre 25 chilogrammi di cocaina pura in totale.

Nel provvedimento cautelare viene altresi contestata ai membri principali dell’associazione la circostanza aggravante di cui all’art. 416 bis 1 c.p., sia sotto il profilo del metodo mafioso utilizzato che sotto quello della finalità perseguita di agevolare la cosca Alvaro. L’esistenza della cosca Alvaro e il suo ruolo centrale nella ‘ndrangheta è oggetto di diversi provvedimenti che appartengono ai fascicoli giudiziari e che fotografano un arco di tempo pluridecennale nel corso del quale si è manifestata una continuativa della ‘ndrina e dei relativi accoliti nel territorio di Sinopoli e limitrofi.

Sotto il profilo del metodo mafioso, le concrete modalità delle condotte in vario modo addebitate agli indagati sarebbero connotate dall’implicita prospettazione di possibili ritorsioni ai danni degli interlocutori esterni, idonee a determinare una condizione d’assoggettamento degli individui che di volta in volta venivano in contatto con gli indagati.

Specifici fatti reato contestati nel provvedimento cautelare rafforzerebbero questo inquietante quadro. Il tentativo di sequestro di persona a scopo di estorsione, per le modalità con cui sarebbe stato ideato e per il fine perseguito, manifesterebbe l’attitudine del gruppo a risolvere controversie economiche in termini autoritativi, imponendo ai debitori l’adempimento quale conseguenza della soggezione derivante dalla percezione della pericolosità degli interlocutori. In altra occasione i componenti del sodalizio, a fronte dei ritardi nel pagamento di una fornitura di cocaina, avrebbero prospettato agli acquirenti gravi ritorsioni evocando la propria appartenenza familiare e lo stato detentivo dei propri congiunti. Ai vertici del sodalizio si sarebbero rivolti, inoltre, altri soggetti bisognevoli di recuperare crediti connessi all’attività del narcotraffico, consapevoli della caratura criminale degli indagati. L’esplosione di colpi d’arma da fuoco contro la serranda di un esercizio commerciale, finalizzata a costringere il gestore a cessare la vendita di un determinato prodotto perché ritenuta concorrenziale rispetto all’attività commerciale riconducibile a un associato, sarebbe l’espressione della volontà di incidere sulle regole del mercato locale, imponendo divieti e limitazioni in funzione degli interessi economici degli affiliati.

Allo stesso modo, secondo la contestazione, l’appartenenza alla famiglia Alvaro dei vertici del gruppo permetteva a tutti i compartecipi di presentarsi come interlocutori attendibili e temuti presso altre organizzazioni criminali. Questa reputazione consentiva al sodalizio di accedere ai circuiti del traffico di stupefacenti e di instaurare rapporti che, in assenza di tale riconoscimento, sarebbero impossibili.

Tanto l’associazione quanto i reati in materia di droga, armi e ricettazione di autovetture sono, secondo la prospettazione accusatoria allo stato accolta dal GIP, finalizzati anche ad agevolare l’attività della cosca Alvaro, essendo quelle condotte poste in essere anche al fine di procurare alla ‘ndrina ritorni economici e al fine di ribadire il controllo degli stessi Alvaro sul territorio, per tale via rafforzando la predominanza della citata associazione di stampo mafioso.

Alla fase esecutiva del provvedimento hanno preso parte militari dei Comandi Provinciali Carabinieri di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L’Aquila e dello Squadrone Eliportato CC “Cacciatori” di Calabria.

Traffico di droga tra Catania e Malta, 6 arresti. Coinvolti due calabresi

Una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sei persone, accusate di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti, è stata eseguita dalla guardia di finanza a Catania nell’ambito dell’operazione Abisso, coordinata dalla Procura. I provvedimenti, emessi dal gip, si aggiungono alle 15 misure cautelari eseguite lo scorso 12 giugno.

Le indagini, condotte dal Gico della polizia economico-finanziaria, hanno smantellato un’associazione criminale dedita al traffico transnazionale di cocaina, hashish e marijuana.

Il sodalizio, composto da persone contigue al clan mafioso catanese Cappello-Bonaccorsi, operava tra la provincia di Catania e Malta, utilizzando stratagemmi consolidati per il trasporto della droga e secondo gli investigatori riforniva di narcotici il gruppo Borgata del clan siracusano Santa Panagia.

Tra gli episodi ricostruiti dagli inquirenti anche il tentativo di recupero in mare di circa 2 tonnellate di cocaina al largo delle coste catanesi. Per questo episodio sono indagati due calabresi, originari di Locri e Siderno, che avrebbero agito su input del clan catanese per individuare il carico e trasportarlo in Calabria in cambio di un compenso.

Iran, Hormuz e Bab el Mandeb, la tenaglia dei 2 stretti tiene in ostaggio il commercio mondiale

Gli analisti temevano uno sviluppo del genere dall’inizio della guerra in Iran. La chiusura simultanea di due stretti, quello di Hormuz e quello di Bab el Mandeb, tiene in ostaggio il commercio mondiale. Da una parte i Pasdaran e le ostilità riprese con gli Stati Uniti, dall’altra gli Houthi e l’Arabia Saudita. Formalmente sono due conflitti diversi, sostanzialmente sono due manifestazioni speculari dello stesso enorme problema: l’arma di ricatto principale nell’area è lo stop al passaggio delle navi, che diventano bersagli mobili, e questo vuol dire merci che non si muovono e catene di approvvigionamento che si spezzano. A cascata, rapidamente, si arriva ai prezzi delle materie prima che si alzano e ai costi per l’industria che si moltiplicano.

Gli sviluppi di questi giorni dicono che gli Houthi, che governano parte dello Yemen, hanno deciso di fermare le navi saudite che passano per lo stretto di Bab el Mandeb, il braccio che collega il Mar Rosso con l’Oceano Indiano. L’alleanza consolidata con il regime iraniano fa ipotizzare che la mossa possa essere concordata ma, in ogni caso, anche assumendo che non lo sia, la saldatura tra i due conflitti può generare conseguenze ancora più consistenti per l’economia globale.

In quali proporzioni? I numeri disponibili le descrivono bene. Sullo stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, si affacciano quattro Stati: Gibuti, Eritrea, Somalia e Yemen. Da lì, prima che la tensione nell’area salisse e, in particoare, prima dell’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023, passava il 12% del commercio globale e il 7% del petrolio mondiale, quasi tutto saudita. Una chiusura totale del principale passaggio tra l’Asia e l’Europa comporterebbe ritardi consistenti su tutte le consegne, con le navi costrette a a circumnavigare l’Africa, passando dal Capo di Buona Speranza.

Quello che oggi ripropongono gli Houthi nel Mar Rosso è uno schema già collaudato. Dalla fine del 2023, con l’inizio dell’offensiva di Israele nella Striscia di Gaza, le navi commerciali che passavano per lo stretto di Bab el Mandeb sono diventate un bersaglio utile a compiere una ritorsione per supportare la causa palestinese. Per un anno e mezzo, si sono generate conseguenze pesanti per il commercio mondiale. Poi gli attacchi si sono fermati, a metà 2025, dopo l’accordo raggiunto tra Houthi e Stati Uniti. E, nei mesi di maggiore pressione a Hormuz, la tregua nel Mar Rosso ha consentito di compensare in parte gli effetti negativi sul commercio globale.

La nuova escalation di queste ore, invece, lega in una tenaglia ancora più difficile da gestire Hormuz e Bab el Mandeb, il Golfo Persico e il Mar Rosso. Che sia o meno concordata, la simultanea chiusura, anche solo parziale, dei due stretti alza ancora di più la posta in gioco in Medio Oriente e, di conseguenza, la pressione sugli Stati Uniti di Donald Trump. Il quadro che si è delineato, a oggi, è quello di una situazione di grave stallo. Nei negoziati, che sono sostanzialmente fermi; sul piano militare, con attacchi e ritorsioni che si trascinano senza incidere sull’esito del conflitto; sul piano economico, con le tensioni energetiche che possono aprire una nuova e più profonda crisi.

Iran, ancora raid Usa. Teheran colpisce basi americane in Giordania e Bahrein

Gli Stati Uniti hanno concluso l’ultima ondata di attacchi contro l’Iran, durante la quale sono stati presi di mira depositi per i droni e infrastrutture logistiche militari. Lo rende noto il Comando Centrale degli Stati Uniti, secondo le ultime news di oggi mercoledì 22 luglio. In un post su X il Centcom scrive: “Nonostante l’aggressione iraniana, lo Stretto di Hormuz resta aperto per il transito di imbarcazioni commerciali. Dagli inizi di maggio, le forze americane hanno aiutato a facilitare il transito di circa 900 navi commerciali e 450 milioni di barili di petrolio”.

Solo tre navi mercantili hanno attraversato ieri lo Stretto di Hormuz, rispetto alle quattro di lunedì, ha comunicato la società di analisi marittima Kpler, secondo cui non è stato rilevato alcun passaggio visibile di petroliere di grandi dimensioni o di navi metaniere attraverso lo Stretto.

Continua la risposta di Teheran agli Usa. L’esercito iraniano afferma di aver lanciato droni contro installazioni militari statunitensi a Camp Doha, nel Kuwait occidentale. In una dichiarazione diffusa dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, l’esercito iraniano ha reso noto che le sue forze hanno colpito “depositi di munizioni” e “attrezzature logistiche del comando delle forze di terra” presso la base in risposta alla “ripetuta aggressione” degli Stati Uniti. L’esercito iraniano ha inoltre reso noto di aver colpito la base aerea statunitense di Al Azraq in Giordania e la base aerea di Sheikh Isa in Bahrein. Lo riportano i media iraniani.

Arabia Saudita, Trump approva accordo su programma nucleare civile

Intanto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, citato dai media, ha approvato un accordo con l’Arabia Saudita che fornirà al regno un programma nucleare civile e potrebbe aprire la strada all’arricchimento dell’uranio sul suo territorio. Lo riporta il Wall Street Journal, citando funzionari dell’amministrazione secondo i quali l’accordo avrà una durata di 30 anni e un valore stimato di decine di miliardi di dollari.

Secondo il quotidiano, l’accordo è concepito per dare alle aziende americane un ruolo centrale nello sviluppo delle infrastrutture nucleari in Arabia Saudita, estromettendo al contempo altre aziende straniere. Una clausola chiave dell’accordo consentirebbe alle aziende americane di costruire un impianto di arricchimento dell’uranio in Arabia Saudita, a condizione che una valutazione congiunta Usa-Arabia Saudita ne giustifichi la realizzazione.

Scontro tra auto a Catanzaro, tre feriti di cui una donna grave

Uno scontro tra due auto è avvenuto stamane nella zona sud di Catanzaro. Tre sono i feriti, tra cui una donna in gravi condizioni. L’incidente stradale, in via Conti Falluc, ha coinvolto una Fiat Panda e una Ford Ka, che per cause ancora ignote si sono impattate fra loro.

La conducente della Ford Ka, rimasta bloccata all’interno dell’abitacolo, è stata estratta dai Vigili del fuoco del capoluogo e immobilizzata su barella spinale, per essere successivamente affidata al personale sanitario del 118. Tutti i feriti sono stati presi in carico dai sanitari e trasportati in ospedale.

Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, sono intervenuti, anche i Carabinieri e la Polizia Locale per gli adempimenti di competenza. L’incidente ha causando disagi alla circolazione veicolare lungo il tratto interessato.

Truffa a fondi UE per la formazione, la Procura europa sequestra 20 milioni. 84 indagati

La Procura europea (EPPO) di Milano ha disposto il sequestro di circa 20 milioni di euro detenuti su conti bancari e polizze assicurative riconducibili a cinque società, nell’ambito di un’indagine in corso su una presunta frode che coinvolge fondi del Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF). I beni sono riconducibili a due indagati già sottoposti a misure cautelari per presunta truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e
autoriciclaggio.

Come già riportato, l’indagine riguarda un presunto sistema di frode legato al Fondo Nuove Competenze, attraverso il quale i fondi UE destinati alla formazione dei dipendenti sarebbero stati ottenuti sulla base di attività formative fittizie. Gli ultimi sviluppi investigativi indicano una portata
del sistema significativamente più ampia di quanto inizialmente identificato.

Allo stato attuale delle indagini, la EPPO ha notificato a 84 rappresentanti legali di società in tutta Italia che sono indagati per presunta truffa aggravata ai danni degli interessi finanziari dell’UE. La presunta frode è stimata in circa 40 milioni di euro, di cui circa 33 milioni provenienti dai fondi del RRF.

Il sequestro è stato disposto dopo che gli inquirenti hanno identificato tentativi di occultare i proventi
di presunti reati attraverso trasferimenti di somme ingenti su conti bancari e prodotti assicurativi. Si
ritiene che parte dei proventi sia stata investita anche in beni, inclusi immobili.

L’indagine è stata condotta dai Carabinieri della Sezione EPPO del Nucleo Investigativo e del Nucleo
Operativo del Gruppo Carabinieri Tutela Lavoro di Milano

Incendi in Calabria, nel Vibonese situazione ancora critica

Prosegue senza sosta l’emergenza incendi nel Vibonese. Anche oggi i Vigili del Fuoco del Comando di Vibo Valentia hanno effettuato oltre 30 interventi su tutto il territorio provinciale. Lo riferiscono i Vigili del fuoco.

Le aree maggiormente interessate dai roghi sono i comuni di Drapia, in particolare la frazione di Torre Galli, Briatico, Zaccanopoli, Nicotera, Joppolo, Coccorino, Filandari, mentre in serata nuovi fronti di fuoco si sono sviluppati anche nella frazione Motta Filocastro e nel comune di Limbadi.

Particolarmente critica la situazione a Torre Galli, dove l’incendio, attivo dal pomeriggio di ieri, ha già distrutto oltre 100 ettari di bosco e macchia mediterranea. Le fiamme hanno continuato ad avanzare fino a congiungersi con il vasto rogo che interessa il territorio di Zaccanopoli, coinvolgendo anche un’area di pineta.

I Vigili del Fuoco sono impegnati nella protezione di alcune aziende agricole minacciate dall’avanzata del fuoco, nel tentativo di evitare che le fiamme raggiungano strutture e coltivazioni.

Sempre a Torre Galli, l’incendio ha lambito il poligono di tiro a volo. Grazie al tempestivo intervento delle squadre dei Vigili del Fuoco, i danni sono stati contenuti e limitati a una tettoia di servizio.

Incendi in Calabria, altra giornata infernale in tutta la regione

Proseguono senza sosta gli incendi in Calabria, situazione aggravata dal caldo torrido di questi giorni e dal vento che favorisce la rapida propagazione di numerosi roghi di vegetazione sull’intero territorio regionale.

I Vigili del Fuoco fanno sapere di essere impegnati con tutte le risorse disponibili per far fronte alle numerose richieste di soccorso, assicurando prioritariamente la salvaguardia della vita umana, dei beni e del patrimonio boschivo.

Nelle ultime 36 ore sono stati espletati oltre 200 interventi per incendi di vegetazione, mentre 26 interventi risultano attualmente in corso. Le aree maggiormente interessate sono distribuite in tutte le province della regione.

Tra gli interventi di maggiore rilevanza si segnalano quelli nel Parco Nazionale del Pollino, a Squillace Lido, Sant’Eufemia di Lamezia Terme, Cassano allo Ionio, Acri, dove le fiamme hanno minacciato abitazioni, attività produttive, strutture ricettive e aree boscate, richiedendo un importante dispiegamento di uomini e mezzi, con l’impiego, nei casi più complessi, anche della flotta aerea antincendio dello Stato.

L’attività di soccorso prosegue senza soluzione di continuità, con le sale operative dei Comandi provinciali costantemente impegnate nella gestione delle richieste di intervento e nella rimodulazione del dispositivo di soccorso in funzione dell’evolversi degli scenari operativi con richiami in straordinario di personale libero dal servizio.

Le elevate temperature e il vento, previsti anche nelle prossime ore, mantengono elevato il rischio di nuovi inneschi. Si raccomanda pertanto la massima prudenza, evitando comportamenti che possano favorire l’insorgenza di incendi e segnalando tempestivamente eventuali focolai ai numeri di emergenza.

Aveva in casa oltre mezzo kg di droga, arrestato

I carabinieri di Belvedere Marittimo hanno arrestato e posto ai domiciliari un uomo trovato in possesso di oltre mezzo kg di droga.

Il soggetto era in transito su un motorino con il fanalino rotto quando i militari lo hanno fermato per un normale controllo stradale.

Insospettiti, i carabinieri hanno approfondito la posizione dell’uomo e hanno proceduto a perquisire l’abitazione. Nel corso del controllo domiciliare, hanno rinvenuto e posto sotto sequestro circa 540 grammi di hashish, costituita da 5 panetti dal peso di circa 100 grammi ciascuno. Oltre all’ingente quantitativo di droga, i militari hanno rinvenuto un bilancino di precisione e la somma in contanti di 1.600 euro, ritenuta verosimile provento dello spaccio.

Nei confronti dell’indagato è stata disposta inizialmente la misura degli arresti domiciliari. Ieri il Tribunale di Paola ha convalidato l’arresto, applicando nei confronti dell’uomo la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria.

Operaio di 23 anni muore nel cosentino: Impigliato in motore pala eolica

Un operaio di 25 anni originario di Brindisi Montagna (Potenza), Michele Rago, è morto questa mattina a causa di un incidente sul lavoro verificatosi nel Parco eolico «Aria del Vento», lungo i crinali tra Mongrassano e Cerzeto (Cosenza).

Secondo le prime ricostruzioni il giovane era tra i 60 e i 70 metri di altezza quando, per cause in corso di accertamento, sarebbe rimasto incastrato negli ingranaggi dei motori dell’impianto. Inutili i complessi tentativi di soccorso, resi estremamente difficili dalla conformazione del territorio.

Per il recupero della salma si è reso necessario l’intervento sul posto dei Vigili del fuoco con una squadra speciale appositamente equipaggiata per le operazioni in quota. Presenti per i rilievi e per avviare le indagini i carabinieri della Compagnia di San Marco Argentano, unitamente al magistrato di turno della Procura della Repubblica di Cosenza, chiamato a coordinare gli accertamenti volti a chiarire l’esatta dinamica dei fatti e le relative responsabilità.

Sindacati sul piede di guerra per la tragedia di Mongrassano

Sulla vicenda è intervenuto il segretario generale della Fillea Cgil Calabria, Simone Celebre, che ha espresso profondo cordoglio per la tragica scomparsa del giovane lavoratore.

La Regione Calabria convochi le parti sugli impianti eolici, chiede la Cgil, per censire e verificare che tutte le normative sulla sicurezza vengano applicate. Dalla Cisl l’appello al mondo produttivo: Fatti, controlli, prevenzione. Servono più ispettori, insiste la Uilm, che riaccende i riflettori sul tema degli appalti. Non possiamo accettare che la ricerca del massimo ribasso – dice il segretario generale Antonio Laurendi – finisca per scaricarsi sulla sicurezza e sui diritti dei lavoratori.

Webuild: completato scavo galleria a Trebisacce, nel 3° megalotto della statale 106

Completato lo scavo della Galleria Trebisacce, il tunnel più lungo del Terzo Megalotto della Statale Jonica 106, in corso di realizzazione da parte di Webuild per conto di Anas (Gruppo FS Italiane). Tra le opere più complesse e significative del Terzo Megalotto, la Galleria, lunga 3,3 km e a doppia canna, una per senso di marcia, è scritto in una nota, “è stata scavata con metodo tradizionale ed è fondamentale per superare l’area collinare interna ed eliminare l’attraversamento urbano della vecchia SS106.

L’abbattimento simultaneo del terzo e del quarto diaframma segnano un passo decisivo verso la realizzazione dei 38 km di nuova e moderna strada statale a doppia carreggiata tra Sibari e Roseto Capo Spulico”. Il Terzo Megalotto è il principale intervento previsto lungo la tratta calabrese.

Contribuirà a collegare i litorali jonici di Calabria, Basilicata e Puglia, potenziando l’accessibilità di numerosi comuni costieri e collegando gli assi autostradali A14 e A2, con riduzione dei tempi di percorrenza. Per la realizzazione del progetto sono circa 1.200 i posti di lavoro creati, tra diretti e terzi, con il coinvolgimento da inizio lavori di una filiera produttiva di circa 900 imprese, di cui il 45% calabresi.

Nelle scorse settimane, prosegue la nota, Webuild ha completato anche il varo dei viadotti Avena e Straface. Il Viadotto Avena si estende per 660 metri tra i comuni di Albidona e Amendolara e “rappresenta una delle opere di maggior pregio architettonico grazie a un impalcato sorretto da quattro pile, di cui due dalla caratteristica forma a ‘V'”. Proseguono anche le lavorazioni sul Viadotto Annunziata, lungo circa un chilometro”.

Il progetto del Terzo Megalotto prevede anche la realizzazione di 13 gallerie (naturali e artificiali) per un totale di 10 km, e di 16 viadotti per una lunghezza complessiva di 7 km.

Vasto incendio sul Pollino, fiamme verso le montagne. In azione i pompieri

Canadair incendio

Situazione ancora difficile sul Pollino dove un vasto incendio sta interessando da ieri l’area protetta del Parco nazionale, in particolare i territori comunali di Castrovillari e Frascineto.
Attualmente – secondo quanto apprende l’Ansa – le fiamme stanno risalendo lungo i versanti montani, rendendo particolarmente complesse le operazioni di spegnimento a causa dell’impervia orografia del territorio.

Sul posto sono operative le Squadre antincendio boschivo (Aib), i Vigili del fuoco e i Carabinieri forestali per il presidio dell’area. Per arginare l’avanzata del fronte di fuoco verso l’alta quota è in azione un Canadair, le cui operazioni di lancio aereo sono coordinate da un direttore delle operazioni di spegnimento (Dos) della Regione Calabria. Le attività di contenimento proseguono ininterrottamente per evitare che il rogo comprometta ulteriormente il patrimonio ambientale della riserva naturale.

L’entità del rogo e la densa coltre di fumo sprigionata hanno reso necessaria, nella giornata di ieri, la chiusura temporanea dell’autostrada per alcune ore al fine di tutelare la sicurezza della viabilità.

Paura nel cosentino: straniero accoltella un vicino e poi si barrica in casa: Preso

Nella notte i Carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano Rossano e delle Stazioni di Corigliano Scalo e Rossano, con il coordinamento investigativo della Procura della Repubblica di Castrovillari, diretta dal Procuratore Capo Alessandro D’Alessio, hanno arrestato uno straniero 38enne, con precedenti, gravemente indiziato dei reati di «evasione», «lesioni aggravate», «danneggiamento aggravato» e «resistenza a Pubblico Ufficiale».

La vicenda inizia nella tarda serata di ieri, quando nella popolosa frazione marina di Schiavonea, in un contesto di abitazioni popolari, un extracomunitario noto alle Forze dell’Ordine e sottoposto alla «detenzione domiciliare» ha deciso di lasciare il luogo dove era ristretto per seminare il terrore nelle vie circostanti. Dopo alcune scorribande con un’autovettura, che hanno posto in concreto pericolo l’incolumità dei molti che si sono trovati a transitare per quelle vie, senza un motivo plausibile, l’extracomunitario ha iniziato una serrata discussione con un vicino di casa.

In preda a un delirio crescente lo stesso ha quindi sferrato alcune coltellate nei confronti del suo antagonista, che non hanno causato delle conseguenze tragiche solo per la pronta reazione della vittima, che è riuscita ad attenuare i fendenti con una sedia di plastica trovata per strada. Lo stesso protagonista è tornato quindi nella sua abitazione da dove, dopo essersi barricato all’interno, ha iniziato a lanciare tutto quello che gli è capitato tra le mani, compresi componenti di arredo e dei vasi di notevoli dimensioni. Comportamento che hanno pagato a caro prezzo anche i proprietari delle molte autovetture distrutte dai pesanti oggetti lanciati dal balcone.

Il culmine della tensione è stato raggiunto quando lo straniero ha preannunciato che era sua intenzione far saltare l’appartamento attraverso il gas. Poco dopo lo stesso ha realmente preso la bombola che aveva in casa, ma non essendo riuscito nel suo intento ha deciso di scaraventarla contro i Carabinieri, che nel frattempo avevano messo in sicurezza tutta l’area circostante. Una situazione di estremo pericolo che, tra le diverse difficoltà contingenti, è stata interrotta dall’irruzione nell’abitazione, grazie alla quale i militari hanno immobilizzato l’extracomunitario, ormai in preda a una crisi di delirio, con l’ausilio anche del «Taser», la pistola ad impulsi elettrici. L’interessato, dopo gli accertamenti di legge è stato dichiarato in stato di arresto e ristretto presso il carcere di Castrovillari, dove rimarrà a disposizione della Procura della Repubblica del luogo.

Incendi sul Pollino, mons. Savino “scomunica” i piromani: “Criminali”

Il Pollino brucia, e con lui brucia un pezzo della nostra casa comune. Sono fiamme criminali. Non è solo un bosco che va in cenere: è la memoria di una terra, il respiro di intere comunità, il futuro dei nostri figli che si sta consumando sotto i nostri occhi, ancora una volta, nell’indifferenza di chi doveva prevenire e non lo ha fatto abbastanza”. Lo afferma monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano e vice presidente della Cei, in relazione agli incendi sul monte Pollino.

“Non possiamo più permetterci il rito stanco delle emergenze annunciate. Ogni estate – prosegue – lo stesso copione, ogni estate le stesse fiamme, ogni estate la stessa domanda senza risposta: fino a quando dovremo assistere, impotenti, allo scempio della nostra terra? Dietro un incendio c’è quasi sempre una mano, un interesse, una colpa precisa. Chi specula su questo territorio, chi lo abbandona al proprio destino, chi non lo protegge come il proprio dovere impone, ne risponda davanti a Dio e davanti agli uomini: non ci sono più alibi. La Calabria non è terra di conquista da saccheggiare e bruciare, è radice che nutre, non è un bene da consumare all’infinito”.

“Esprimo vicinanza e profonda gratitudine ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile e a tutti coloro che in queste ore – conclude monsignor Savino – rischiano la vita per salvare quel che resta. E chiedo con forza a tutti, istituzioni e cittadini, di smettere di parlare di prevenzione a parole e di cominciare finalmente a praticarla nei fatti, prima che sia troppo tardi”.

Piromani in azione in Calabria, vasti incendi nei boschi. Accerchiati anche i centri abitati

Sono continui e vasti gli incendi che avvolgono tutta la Calabria. Merito dei piromani e del vento, coi primi che hanno ripreso le loro azioni criminali innescando la “miccia” dalle sterpaglie che poi divampano nei boschi. Sono migliaia gli ettari di boscaglie e macchia mediterranea distrutti. Evacuate diverse famiglie le cui abitazioni erano lambite dalle fiamme. Decine le squadre dei vigili del fuoco impegnati da nord a sud della regione, supportati dai canadair.

Fiamme sul Pollino. E’ stata chiusa e poi riaperta dopo ore l’autostrada A2 nel tratto calabrese tra Sibari e Morano Calabro, chiusa nel pomeriggio a causa del fumo provocato da un vasto incendio che aveva invaso la sede stradale. I roghi nella zona sono due e stanno interessando ampie zone del Parco nazionale del Pollino. Il primo, partito da Moreno Calabro, oggi è arrivato nei pressi del centro abitato di San Basile e nel Parco a Saracena. Quello partito da Castrovillari ha oltrepassato l’autostrada e le fiamme stanno minacciando l’area del Parco della Manfriana tra i comuni di Castrovillari e Frascineto. Nell’area, oltre ai vigili del fuoco, stanno operando i carabinieri Forestale, le squadre Aib e la Protezione civile.

Incendio sul Pollino, sindaco: “Castrovillari accerchiata dalle fiamme”

“Castrovillari accerchiata dalle fiamme, una ferita aperta che stiamo sanando con un impegno senza sosta di tutte le forze in campo”, ha affermato il sindaco di Castrovillari Anna De Gaio in merito ad un vasto incendio che sta interessando le pendici del Pollino e che ha portato anche alla chiusura di un tratto della Autostrada A2 per il denso fumo. Il sindaco, che dalla nottata sta seguendo sul posto l’evolversi della situazione, ha reso noto che alcuni focolai hanno interessato l’area di località Serra delle Ciavole, “dove insistono pneumatici abbandonati”.
Per tale motivo, spiega, “ho emanato un’ordinanza che informa tutti i cittadini del ‘grave rischio per la salute a causa della combustione dei pneumatici abbandonati’ e ordina in via cautelativa, fino a nuove disposizioni, ai cittadini residenti nel territorio comunale e soprattutto in prossimità di località Serra delle Ciavole di ‘chiudere tutti gli infissi e di non esporsi ai fumi provenienti dagli incendi in corso, di evitare spostamenti e frequentazione di spazi pubblici all’aria aperta e sopratutto di non avvicinarsi all’area interessata all’incendio'”.

De Gaio, da ieri sera, ha attivato il Coc “per gestire l’emergenza che sta interessando le aree boschive di contrada Cerasulo, Petrosa e Cornice, dove sono già andati, purtroppo, in fumo centinaia di ettari di bosco e macchia mediterranea. Per tutta la notte ho seguito gli sviluppi del grande fronte di fuoco che ha interessato l’area Pip e quella attorno alla casa Circondariale e ringrazio vivamente l’impegno profuso dalle squadre dei Vigili del fuoco, Calabria Verde e dei volontari sul campo per difendere le aree verdi ed evitare che le fiamme arrivassero a danneggiare le aziende che insistono nella parte produttiva della città”. Il sindaco ha attivato contatti diretti con la Prefettura e la Protezione civile regionale “al fine di contrastare anche con i mezzi aerei il grande fronte di fuoco che ancora coinvolge vaste aree del territorio cittadino”.

Incendio a Lamezia Terme, fiamme vicine a case e a ferrovia

Un vasto incendio di vegetazione si è sviluppato nella tarda mattinata nella frazione di Sant’Eufemia, a Lamezia Terme, interessando un’ampia area e minacciando numerose abitazioni. Sul posto sono intervenute due squadre boschive dei Vigili del fuoco del Comando di Catanzaro, squadre del distaccamento di Lamezia Terme e della Sede centrale, supportate da due autobotti per il rifornimento idrico. L’incendio si è sviluppato su due distinti fronti. Il primo ha interessato l’area lungo la SS18, in prossimità di un noto vivaio, dove le fiamme, alimentate dal vento, hanno lambito i tetti di alcune abitazioni senza arrecare danni alle strutture. Il secondo fronte si è sviluppato lungo la strada che dalla rotatoria in prossimità dell’aeroporto conduce alla stazione ferroviaria, coinvolgendo sterpaglie e un esteso canneto e propagandosi rapidamente verso le abitazioni.

Una densa colonna di fumo ha interessato l’intera zona, riducendo sensibilmente la visibilità e compromettendo la qualità dell’aria. Numerosi residenti hanno lasciato volontariamente le proprie abitazioni, in via precauzionale, in considerazione dell’evolversi dell’incendio, mentre le squadre dei Vigili del fuoco hanno operato senza soluzione di continuità per contenere il fronte di fiamma e garantire la salvaguardia della pubblica e privata incolumità. A causa della vicinanza del rogo alle abitazioni e alla linea ferroviaria, la circolazione dei treni è stata temporaneamente sospesa per consentire le verifiche da parte dei tecnici di Rfi. Ultimate le verifiche, il traffico ferroviario è stato ripristinato con limitazione della velocità, al fine di consentire ai Vigili del fuoco di operare in condizioni di sicurezza.In considerazione della stretta prossimità delle aree interessate dall’incendio alle abitazioni e all’infrastruttura ferroviaria, non è stato possibile impiegare mezzi aerei antincendio.

Vasto incendio a Squillace (CZ), Vigili del fuoco al lavoro tutta la notte

Vigili del fuoco impegnati tutta la notte anche Squillace, in località Impise, per domare un vasto incendio di vegetazione che si è sviluppato, dalla tarda serata, in un’area di macchia mediterranea. Le fiamme, favorite dalle condizioni ambientali e soprattutto dal vento, hanno minacciato diverse abitazioni e alcuni capannoni nella zona.

Il rapido intervento delle squadre dei Vigili del fuoco ha consentito di circoscrivere ed estinguere il rogo, impedendo il coinvolgimento delle strutture e garantendo l’incolumità dei residenti. Non si registrano danni a persone né a edifici. L’intenso bagliore del fronte di fuoco è stato visto da numerosi punti della costa catanzarese, a testimonianza della vasta estensione dell’incendio. Le operazioni di spegnimento e di bonifica si sono concluse alle 4 del mattino.

Incendio in un’autodemolizione in località Campodenaro: in corso l’intervento dei Vigili del Fuoco di Crotone

Dalla tarda mattinata di oggi, i Vigili del Fuoco del Comando di Crotone sono impegnati nelle operazioni di spegnimento di un vasto incendio sviluppatosi all’interno di un’autodemolizione in località Campodenaro. L’intervento, tuttora in corso, prosegue da oltre quattro ore e ha richiesto l’impiego di un imponente dispositivo di soccorso. Sul posto stanno operando più di quattro squadre dei Vigili del Fuoco del Comando di Crotone e del Distaccamento di Petilia Policastro, con il supporto del personale di Calabria Verde. Presenti inoltre diverse pattuglie dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia Stradale e personale ANAS, impegnati nella gestione della viabilità e nel garantire la sicurezza dell’area interessata. Le squadre dei Vigili del Fuoco sono al lavoro per circoscrivere il rogo e impedirne la propagazione alle aree circostanti, operando in condizioni particolarmente impegnative.

Muore immobilizzato dalla Polizia dopo calci e pugni a pattuglia, indaga la procura di Bologna

Sono sei le persone iscritte nel registro delle annotazioni preliminari della Procura di Bologna sul caso di Fakir Abderrahim, il marocchino 42enne morto ieri al Pilastro, in via Svevo. Si tratta di quattro operatori dell’ambulanza e dei due poliziotti intervenuti, del commissariato Bolognina Pontevecchio. Si procede per il reato di omicidio colposo, anche in vista degli accertamenti che saranno disposti. Non sarebbero invece iscritti altri cittadini che si vedono nella scena, nel filmato girato da un residente.

Gli accertamenti che la Procura di Bologna ha avviato “terranno conto dell’intero sviluppo dei fatti (“di più ampia estensione temporale rispetto al video sino ad ora diffuso in rete, pure acquisito” dalla procura) e dell’intervento degli operatori, sia delle forze dell’ordine sia del personale sanitario”. Nel contesto dell’iscrizione nel registro per le annotazioni preliminari, previsto dalle nuove norme del decreto sicurezza, “saranno svolte tutte le necessarie indagini con le dovute garanzie di legge, a partire dagli accertamenti di natura medico-legale, allo scopo di pervenire in tempi rapidi (e previsti dalla normativa di recente entrata in vigore) alla completa ed esaustiva ricostruzione dei fatti”, scrivono ancora gli inquirenti.

Sarà una consulenza tecnica collegiale, affidata ad un pool di specialisti, a eseguire l’autopsia sul corpo di Fakir per chiarire cause e tempi della sua morte. L’incarico sarà affidato dal procuratore Paolo Guido e dal pm Domenico Ambrosino nelle prossime ore. Da un primo esame, il marocchino aveva delle ferite sul capo e al volto e ne andranno accertate le cause. Per ricostruire la scena, i magistrati hanno già acquisito il video girato da un residente e circolato sul web e i filmati delle bodycam in dotazione ai due agenti di polizia. I due poliziotti hanno usato lo spray al peperoncino e poi hanno contenuto l’uomo, bloccandolo.

Quando hanno chiesto aiuto al 118, i poliziotti intervenuti ieri a Bologna in via Svevo avrebbero segnalato un uomo alle prese con una crisi psichiatrica: è quanto risulta dai primi accertamenti svolti dalla Procura. Poco prima i poliziotti erano stati chiamati da residenti, per la segnalazione di un uomo in escandescenza, che se la sarebbe presa con il conducente di un’auto che stava entrando in un garage vicino al luogo dove poi il 42enne marocchino è morto.

La Procura di Bologna ha disposto l’acquisizione delle telefonate con cui i residenti hanno chiesto l’intervento dei soccorsi, delle comunicazioni radio intercorse tra la sala operativa della Questura e le volanti intervenute in via Svevo e dei contatti tra la centrale operativa del 118 e gli equipaggi sanitari inviati sul posto.

La ricostruzione: le urla in garage, l’intervento degli agenti, la richiesta di aiuto e poi lo svenimento
È la tarda mattinata di un’afosa domenica d’estate quando, nel cuore del Pilastro, quartiere popolare e multietnico di Bologna, si consuma il dramma. Abderrahim Fakir, 42enne di origine marocchina, regolare in Italia e titolare di un’impresa di facchinaggio, muore in via Svevo immobilizzato dagli agenti di polizia. Le strade del quartiere – le stesse che nel 2020 finirono al centro delle cronache per il blitz elettorale di Matteo Salvini che si mise a suonare ai citofoni dei palazzi in cerca di spacciatori – sono immediatamente teatro di tensioni e proteste da parte di residenti e familiari della vittima.

La ricostruzione dell’episodio poggia anche su un drammatico video registrato da un residente dalla finestra di casa.

Fakir, arrivato al Pilastro per fare visita ad alcuni parenti, avrebbe dato in escandescenze in un garage. Allertate dai cittadini, sul posto sono confluite una volante e un’ambulanza del 118. Davanti alla reazione dell’uomo, che ha preso a calci l’auto di servizio, i poliziotti hanno utilizzato prima lo spray al peperoncino e poi lo hanno bloccato a terra a pancia in giù, premendo le ginocchia per tenergli i polsi dietro la schiena.

Nel filmato si sente distintamente il 42enne urlare “Basta, aiuto!”, mentre una terza persona interviene per fermargli le caviglie prima che l’uomo perda i sensi. Minuti concitati a cui hanno assistito almeno due soccorritori del 118, che nel video si vedono intervenire solo in un secondo momento, quando l’uomo, ormai privo di conoscenza, viene legato a polsi e caviglie. L’Ausl di Bologna ha già disposto un’indagine interna sull’operato del personale sanitario.

Mondiali di calcio 2026, Spagna campione del mondo. Argentina sconfitta per 1-0

La Spagna conquista la Coppa del Mondo per la seconda volta nella storia grazie al gol di Ferran Torres al 106’ dei tempi supplementari. La squadra del ct de la Fuente, in superiorità numerica, domina contro l’Argentina nei 90 minuti e anche nei tempi supplementari, sia come possesso palla, come tiri totali, sia come tiri in porta. L’Argentina si chiude in difesa sperando, senza riuscirci, di andare ai rigori. Messi, fuorché qualche guizzo nel finale, non ha toccato palla. Molto più efficace il diretto rivale Yamal, che pur non segnando reti, ha dato spettacolo.

Al 92’ cross di Pedri dal limite, Nico Williams colpisce di testa a due passi dalla porta, Emiliano Martinez vola e salva la porta. Al 96’ Nico Williams va in rete, l’arbitro annulla per un fallo di Merino su Otamendi.

Al 102’ cross di Nico Williams, colpo di testa di Merino, palla a fil di palo. Al 106’ lungo lancio di Pedro Porro per Nico Williams, che colpisce di testa per Ferran Torres, con il destro fa partire un gran tiro che entra in rete sotto la traversa.

Nel finale l’Argentina tenta la reazione, ma senza centrare mai la porta. Al 106′ espulso il fallosissimo Paredes, coi bianco-celesti che chiudono la partita in nove.

Orrore in Campania, giornalista ucciso e dato alle fiamme. Indagini

Screenshot

Il giornalista Luca Esposito, 53 anni, è stato ucciso a colpi di pistola e il suo corpo è stato dato alle fiamme nel tentativo di impedirne l’identificazione e cancellare ogni traccia del barbaro omicidio.

Il cadavere, carbonizzato, è stato rinvenuto stamane, domenica 19 luglio, dai vigili del fuoco impegnati a spegnere un incendio ad Eboli in un terreno agricolo ai margini della Strada Statale 7 bis, all’altezza di via Contrada Bivio Cioffi. Scoperto il cadavere, i vigili dei fuoco hanno immediatamente chiesto l’intervento dei Carabinieri del Nord della Compagnia di Eboli, che svolgono le indagini coordinate dal procuratore Raffaele Cantone.

L’identificazione è stata possibile dopo il rinvenimento dell’autovettura del giornalista nei pressi del luogo in cui è stato rinvenuto il cadavere.

Luigi Esposito, da sempre conosciuto come Luca, era nato a Nocera Inferiore il 4 luglio 1973 ed era giornalista pubblicista iscritto all’Ordine della Campania dal 3 maggio 2012.

Laureato in Biologia e in Lettere, si occupava prevalentemente di sport. Era direttore del sito Tuttosalernitana.com dedicato alla Salernitana Calcio, collaborava con il quotidiano La Città di Salerno e faceva l’opinionista per l’emittente OttoChannel e l’editorialista per TuttoC.com, sito di informazione della serie C del network Tmw.

L’Ordine dei giornalisti della Campania, presieduto da Ottavio Lucarelli, chiede alle forze dell’ordine e alla magistratura che «si faccia chiarezza sulla morte di Luigi Esposito, fatto di una gravità inaudita».

«Massima chiarezza sul barbaro omicidio del giornalista Luigi Esposito» viene chiesta, infine, dal sindacato dei giornalisti Figec».

La Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione, componente dell’organismo permanente del “Centro di coordinamento per le attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti”, presieduto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sottolinea, infatti, che «un assassinio gravissimo, come quello del giornalista campano, impone il massimo sforzo per accertarne al più presto il movente e assicurare alla giustizia i responsabili».

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