I carabinieri del Ris sono al lavoro sui reperti dell’ordigno rudimentale che giovedì sera ha semidistrutto le due auto del giornalista Sigfrido Ranucci, davanti alla sua abitazione a Pomezia, centro alle porte di Roma.
Obiettivo degli investigatori è analizzare il tipo di esplosivo utilizzato per poi eventualmente risalire agli autori dell’intimidazione che solo per un caso fortuito non ha provocato vittime.
L’attenzione degli inquirenti è anche verso l’individuazione della persona incappucciata, indicata da un testimone, che si sarebbe allontanata poco prima dell’esplosione. Verifiche anche su un’auto con la quale potrebbe essere fuggito l’attentatore, o gli attentatori.
L’ordigno, secondo una prima analisi, era composto da un chilogrammo di esplosivo compresso ed è stato lasciato con la miccia accesa tra due vasi all’esterno della villetta. Chi ha posizionato il materiale conosceva gli spostamenti del giornalista, rientrato proprio giovedì nell’abitazione dopo alcuni giorni di assenza.
Gli specialisti dell’Arma sono al lavoro anche sull’auto, risultata rubata, individuata dagli inquirenti a poca distanza dal luogo della deflagrazione. Al momento, comunque, non emergerebbero collegamenti tra le due vicende.
Sull’attentato indaga l’Antimafia
I pm dell’antimafia di Roma indagano su quanto avvenuto nella tarda serata di giovedì a Pomezia dove un ordigno rudimentale ha distrutto le auto del giornalista Sigfrido Ranucci e della figlia che erano parcheggiate all’esterno dell’abitazione.
Al momento il pm della Dda Carlo Villani – coordinato dall’aggiunto Ilaria Calò – procede per danneggiamento con l’aggravante del metodo mafioso in attesa di ricevere le prime informative dalle forze dell’ordine intervenute.
