18 Gennaio 2026

Caso Visibilia, a processo il ministro del Turismo Daniela Santanchè

L'esponente di FdI del governo Meloni ha sempre negato ogni addebito. E' accusata di falso in bilancio, reato già abolito. 17 le persone incriminate per presunte false comunicazioni aziendali, tra cui il compagno del ministro Dimitri Kunz e la sorella. Udienze da Marzo

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Venerdì il giudice di Milano ha rinviato a giudizio il ministro del Turismo Daniela Santanchè con l’ipotesi di falso in bilancio presso la sua ex casa editrice Visibilia.

Il ministro 63enne, che si è dimessa dai suoi incarichi in Visibilia, agenzia editoriale e pubblicitaria ora in amministrazione controllata, prima di diventare ministro nel 2022, ha negato ogni illecito.

Era tra le 17 persone incriminate venerdì per presunte false comunicazioni aziendali. Tra questi risultano il suo compagno Dimitri Kunz e sua sorella Fiorella Garnero, oltre ad altri.

“È una decisione che ci aspettavamo, ma che ci lascia comunque l’amaro in bocca”, ha detto l’avvocato difensore di Santanchè, Nicolò Pelanda.

“Qualche giorno fa avevamo sottoposto al giudice gli esiti di un precedente procedimento che aveva sostanzialmente minato una delle ipotesi oggi presentate dalla Procura”.

“I pm affermano che i piani aziendali contenevano previsioni eccessivamente ottimistiche e quindi c’era bisogno di svalutare. Ma nel precedente procedimento la Guardia di finanza e i pm di Milano sostenevano, invece, che i piani aziendali avevano previsioni prudenti e per questo avevano chiesto che fossero archiviati”.

I pm hanno sostenuto che i bilanci sono stati manipolati tra il 2016 e il 2022 per nascondere milioni di euro di perdite e consentire all’azienda di restare in attività.

Il processo, che inizierà a marzo 2025, potrebbe non essere l’unico che deriverà da presunti illeciti legati alle attività imprenditoriali del ministro.
Santanchè, parlamentare di Fratelli d’Italia (FdI) del premier Giorgia Meloni, è uscita indenne da una mozione di sfiducia al Senato per la sua ex azienda che avrebbe mancato di pagare i fornitori e licenziato lavoratori senza dare loro indennità di licenziamento e avrebbe ricevuto impropriamente aiuti Covid, spingendo le richieste di dimissioni.

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