Elezioni in Ungheria, sconfitto Orban. Vince il “filo-Ue” Magyar, ex pupillo di Viktor

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Le elezioni parlamentari del 12 aprile 2026 in Ungheria segnano una svolta per il paese, decretando la fine di un’era politica di Viktor Orban durata 16 anni, con la vittoria da uno di destra come Orban.

Il partito d’opposizione Tisza (comunque conservatore) guidato da Péter Magyar, ex pupillo di Orban, ottiene una vittoria travolgente e con 138 seggi supera in Parlamento la maggioranza dei due terzi (la cosiddetta “super-maggioranza”) che permette di modificare la Costituzione. Il partito di destra Fidesz del premier uscente Viktor Orbán è fermo a 55 seggi, la destra ancor più estrema di Mi Hazánk ne avrebbe 6. La sinistra non avrebbe rappresentanti, secondo alcuni media.

L’affluenza è stimata al 77,8%, la più alta nella storia post-comunista del Paese. Si è votato in una sola giornata e già dopo qualche ora è uscito il risultato con il trionfo di Magyar, che ha ricevuto una telefonata di congratulazioni da parte del primo ministro.

La vittoria di Magyar è stata accolta con entusiasmo a Bruxelles, nonostante una campagna elettorale fatta all’insegna del “manifesto orbaniano”, da cui proviene il vincitore. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha celebrato l’esito su X scrivendo: “Questa notte il cuore dell’Europa sta battendo più forte in Ungheria”. Orban, come è noto, è considerato un euroscettico, con politiche centrate sul blocco dell’immigrazione clandestina e con un occhio puntato a Mosca, lontano dalla burocrazia e dalle regole di Bruxelles e strenuo difensore degli interessi degli ungheresi. Recentemente Orban aveva bloccato, con il suo veto, il prestito da 90 miliardi all’Ucraina. I resoconti della campagna elettorale di Magyar risultano non dissimili dai contenuti politici e programmatici del premier ungherese.

Ci vorrà un mese per il nuovo governo

Lo scenario di base alla luce della vittoria elettorale in Ungheria di Peter Magyar è che entro un mese si sarà insediato il nuovo governo, anche se è troppo presto per dire come accadrà nella pratica. Lo apprende LaPresse da fonti ungheresi del Parlamento europeo. Magyar e probabilmente un altro eurodeputato lasceranno il Parlamento europeo – in cui Tisza ha sette membri – e due nuovi europarlamentari della lista dei non eletti prenderanno il loro posto, riferisce la fonte. A Bruxelles si attende lo sblocco dei dossier su cui Orban aveva messo il veto, a cominciare dal 20° pacchetto di sanzioni e dal prestito di 90 miliardi all’Ucraina.

Kirill Dmitriev (Russia): la vittoria di Magyar accelera il collasso dell’Unione europea

La prima reazione da Mosca alla sconfitta elettorale dell’alleato Viktor Orbán è dell’inviato speciale del Cremlino, Kirill Dmitriev, secondo il quale la vittoria dell’oppositore Peter Magyar “non farà altro che accelerare il collasso dell’Ue”. “Verificate se ho ragione tra 4 mesi”, ha scritto Dmitriev su rispondendo all’attivista di estrema destra Tommy Robinson. Dmitriev è amministratore delegato del Fondo russo per gli Investimenti diretti, un fondo sovrano di almeno 10 miliardi di dollari creato dal governo russo ed è inviato di Putin per ristabilire i rapporti con gli Usa.

Salvini, auguri a chi ha vinto, vediamo se farà quanto ha fatto Orban per ungheresi

“Ho mandato i miei messaggi a Orban, una persona che per la sua gente ha fatto tanto, a rischio anche della vita. Hanno vinto le opposizioni, buon lavoro a loro: vedremo se riusciranno a fare almeno una parte di quanto ha fatto Orban in passato”: così il vicepremier Matteo Salvini a Telelombardia.
“Poi si confrontavano due schieramenti di centrodestra, quelli di sinistra che esultano non c’erano, sono come quelli che guardano le partite gufando. Chiaro che dopo 15 anni di governo magari la gente ha anche voglia di cambiare, di provare e guardare altrove – ha aggiunto Salvini -. Orban è finito in un contesto internazionale complicato con Bruxelles che gli bloccava i fondi, aveva miliardi di euro bloccati perché ha detto ‘non faccio entrare neanche un immigrato in Ungheria’. Gli è costato la vittoria, quindi buon lavoro a chi ha vinto”.

Chi è Peter Magyar

Magyar, 45 anni, è un politico conservatore e membro del Parlamento europeo nelle fila del PPE, emerso come principale rivale di Orban dopo aver lasciato il partito di governo Fidesz nel 2024.

Laureato in giurisprudenza, Magyar ha trascorso più di 20 anni nella cerchia politica di Orban, pur rimanendo relativamente sconosciuto per gran parte di questo periodo.

Ha lavorato come diplomatico a Bruxelles e ha ricoperto incarichi di alto livello in istituzioni statali. Fino al 2023 è stato sposato con Judit Varga, un’importante politica del partito Fidesz.

Magyar ha attirato l’attenzione nazionale nel 2024 quando ha rotto con Orban in seguito a uno scandalo politico riguardante la grazia concessa a un uomo condannato per aver insabbiato abusi sessuali in un orfanotrofio.

Nello stesso anno, fondò Tisza, un nuovo movimento politico che ottenne il 30% dei voti in Ungheria alle elezioni del Parlamento europeo.

La sua ascesa è stata in gran parte determinata dalla frustrazione dell’opinione pubblica nei confronti della corruzione, in particolare per le accuse di uso improprio di miliardi di euro di fondi europei, nonché dalla preoccupazione per la debole performance economica dell’Ungheria.

Rapporti con l’UE

Sebbene critico, si sarebbe impegnato a ricucire i rapporti con l’UE, che ha sospeso i finanziamenti per lo sviluppo sostenendo che Orbán abbia indebolito le istituzioni democratiche.

Magyar ha incentrato la sua campagna elettorale su questioni economiche quotidiane, tra cui il tenore di vita e le precarie condizioni del sistema sanitario ungherese.

Sebbene abbia condannato la vicinanza di Orbán alla Russia, ricordando la lunga storia di pressioni esercitate da Mosca sull’Ungheria, ha detto ben poco sulla guerra in Ucraina. E’ contrario tuttavia all’ingresso di questo paese nell’Ue e nella Nato. Magyar non è nemmeno il primo sfidante conservatore a confrontarsi con Orban.

Alle elezioni generali del 2022, l’opposizione divisa a Orban si è riunita attorno a Peter Marki-Zay, un sindaco conservatore e religioso di una piccola città con sette figli.

Quella campagna fallì miseramente, culminando in una schiacciante vittoria di Fidesz dopo che il partito al governo aveva utilizzato la propria rete mediatica per dipingere Marki-Zay come un guerrafondaio che voleva mandare gli ungheresi a combattere contro la Russia in Ucraina.

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