21 Gennaio 2026

Il British Medical Journal stronca i tre vaccini anti-Covid: “Troppi segreti”

Peter Doshi, editore associato della prestigiosa rivista scientifica scrive che "solo la piena trasparenza e il controllo rigoroso dei dati consentiranno un processo decisionale informato. I dati devono essere resi pubblici. Il rischio รจ che gli effetti collaterali siano piรน gravi del virus"

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Un atto d’accusa durissimo alla sperimentazione dei vaccini anti-Covid. Partito non da un blog di no-Vax, bensรฌ dal British Medical Journal, una delle riviste che – assieme a Lancet – si contende la palma di vera e propria bibbia della scienza.

A firmalo รจ l’editore associato Peter Doshi, che si chiede quanta attendibilitร  possano avere i roboanti annunci fatti in serie da Pfizer, Moderna e Astrazeneca sull’efficacia dei propri ritrovati. Annunci che, a prima vista, sembrano davvero autorizzare all’ottimismo – con percentuali di efficacia dei vaccini oltre il 90% dei casi – ma che, se si analizza la questione piรน in profonditร , lasciano perplessi i protagonisti della comunitร  scientifica.

Non c’รจ solo il caso Astrazeneca a preoccupare il British Medical Journal. Certo, la vicenda del dosaggio sbagliato potrebbe essere la spia di una sperimentazione non immune da altri errori, magari dettati dalla fretta di arrivare al risultato finale. Ma la prestigiosa rivista settimanale inglese getta un’ombra anche sui due prodotti americani. Accusati, in particolare, di aver adottato una politica di scarsissima trasparenza sui dati. Proferendo annunci che, oltre a creare una grande aspettativa in un mondo messo in ginocchio dall’epidemia da Coronavirus, mettono anche una grande pressione sulle autoritร  che poi dovranno validare definitivamente i vaccini prima della loro diffusione.

Ma quali sono i dati che mancano? Innanzitutto specifiche maggiori sul campione che si รจ sottoposto alla sperimentazione. Per dire, niente รจ trapelato sull’efficacia dei farmaci in alcune sottocategorie importanti, ad esempio gli anziani fragili. Inoltre, ancora non si sa delle prestazioni del vaccino a 3, 6 o 12 mesi. La percentuale di efficacia dei vaccini influenzali, invece, viene calcolata in base alla durata del periodo di copertura: una stagione. Nรจ, infine, si sa ancora se una persona vaccinata, oltre a non sviluppare i sintomi piรน gravi del Covid, รจ o meno in grado di contagiare gli altri.

Ma, al di lร  di queste problematiche che erano in parte giร  state evidenziate dalla comunitร  scientifica, Peter Doshi scende ancora piรน nel dettaglio. Innanzitutto, gli effetti collaterali. “Il comunicato stampa di Moderna – scrive Doshi – afferma che il 9% (del campione, ndr) ha sperimentato mialgia di grado 3 e il 10% affaticamento di grado 3; La dichiarazione di Pfizer ha riportato che il 3,8% ha sperimentato stanchezza di grado 3 e il 2% mal di testa di grado 3”.

Poca roba? Non proprio. “Gli eventi avversi di grado 3 sono considerati gravi” spiega l’editore associato del British Medical Journal. Ma, riguardo gli effetti collaterali, c’รจ un problema molto piรน latente. In molti casi, infatti, essi assomigliano ad alcuni dei sintomi del Covid (lieve febbre, stanchezza, dolori muscolari). Per essere sicuri che le persone del campione che avessero mostrato questi sintomi non fossero in realtร  positive al Covid, sarebbe stato necessario sottoporle tutte ai test. Ma davvero tutte le persone con un sospetto Covid sono state sottoposte a un tampone di conferma? Questa รจ un’altra informazione cruciale senza la quale รจ impossibile stimare la reale percentuale dell’efficacia del vaccino. Se alcune delle persone con presunti effetti collaterali del vaccino avesse in realtร  i sintomi del Covid, quel famoso 90% di efficacia si abbasserebbe sensibilmente. “I protocolli di prova per gli studi di Moderna e Pfizer – scrive Doshi – contengono un linguaggio esplicito che istruisce gli investigatori a usare il loro giudizio clinico per decidere se indirizzare le persone per i test”. Un’implicita ammissione che i tamponi non vengono fatti a tutti i protagonisti della sperimentazione, ma solo alle persone per le quali i medici lo ritengono necessario.

“Solo la piena trasparenza e il controllo rigoroso dei dati consentiranno un processo decisionale informato. I dati devono essere resi pubblici” conclude Doshi, gettando un’ombra non indifferente sull’intera vicenda. E non finisce qui, perchรฉ sullo stesso numero della rivista compare un appello firmato da quattro scienziati di tutto il mondo (lo spagnolo Jose M Martin-Moreno, il britannico John Middleton, l’israeliano Manfred S Green e Mohamud Sheek-Hussein degli Emirati Arabi) che chiedono alle multinazionali del vaccino di mettere in condivisione tutti, ma proprio tutti i dati relativi alla propria sperimentazione. Lasciando che a dare il giudizio finale sia l’Organizzazione Mondiale della Sanitร . L’unica, per prestigio e indipendenza, a poter mettere il timbro di validitร  su una vicenda dai contorni ancora troppo poco chiari.

Fonte: “Il Tempo”

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