Il caro benzina scuote gli automobilisti italiani: “Speculazione ingiustificata”

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Benzina e gasolio sempre più cari, al settimo giorno di guerra in Iran, e la Guardia di Finanza potenzia i controlli su tutta la filiera distributiva dei carburanti.

Da venerdì scorso i prezzi medi nazionali sono aumentati di 9,2 centesimi per la verde in modalità self, fino a 1,76 euro al litro, secondo il ministero delle Imprese. I rincari sono maggiori per il diesel: +18,9 centesimi, fino a 1,91 euro al litro. E i picchi sono molto più alti: a “livelli astronomici che non si vedevano da anni”, secondo il Codacons. In molte stazioni il servito viaggia ormai oltre i 2,20 € (sui due euro il self), oltre i 2.50 euro in autostrada.

In autostrada aumentano gli impianti che vendono il gasolio in modalità servito sopra la soglia dei 2,5 euro al litro. Per il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, “sulla rete dei distributori italiani non risultano diffusi fenomeni speculativi, al netto di una ventina di casi già segnalati da Mister Prezzi e ora all’esame dei militari delle Fiamme Gialle. L’attenzione si sta quindi ora concentrando sui passaggi a monte della filiera dei benzinai”. Sotto la lente finiscono gli “immediati e sensibili” adeguamenti al rialzo dei prezzi consigliati dalle principali compagnie petrolifere, che, secondo il ministero “non risultano ancora giustificati da una reale carenza di prodotto raffinato sul mercato”.

Urso ha presieduto la Commissione di allerta rapida sui prezzi in due incontri dedicati a energia e carburanti e al possibile impatto su inflazione e carrello della spesa, in “un’operazione trasparenza”, e ha annunciato che le riunioni saranno da ora con cadenza settimanale, ogni venerdì. Si è poi confrontato con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e ha concordato con lui il piano operativo di intervento della Guardia di Finanza. Giovedì la premier, Giorgia Meloni, aveva minacciato anche tasse più alte su chi specula sull’energia. Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, al termine di un vertice di partito, si è detto pronto a convocare anche lui le compagnie petrolifere per chiedere informazioni e avere rassicurazioni sulle potenziali ricadute sui trasporti. Intende aprire anche un monitoraggio con l’Antitrust, nonostante l’Autorità partecipi già alla Commissione di Mister Prezzi.

La Lega sta lavorando intanto a un “pacchetto energia” a favore di famiglie e imprese con una serie di emendamenti al decreto Bollette. Le compagnie petrolifere, intanto, hanno assicurato alla Commissione di Mister Prezzi che, da parte loro, non ci sono state speculazioni. Il presidente di Unem – Unione energie per la mobilità, Gianni Murano, ha detto che “al netto dell’imposta, gli adeguamenti consigliati dalle principali società si confermano inferiori all’aumento effettivo delle quotazioni internazionali” e che ci sarebbe anzi il rischio di ulteriori aggiustamenti nei prossimi giorni. I gestori delle pompe non ci stanno, così come associazioni dei consumatori e sindacati. “La speculazione c’è e la vedono tutti”, hanno dichiarato Faib e Fegica, chiedendo di tornare temporaneamente a un regime di prezzi controllati e al meccanismo di accisa mobile. Anche per Figisc “gli speculatori sono a monte della filiera”. Adoc, Assoutenti e Federconsumatori hanno chiesto una sterilizzazione delle accise sui carburanti di 20 centesimi al litro e una rimodulazione dell’Iva.

L’Unc ha invitato a ridurre le accise “come il governo Draghi: senza tante chiacchiere”. “Non ci si può limitare a un semplice esercizio di monitoraggio. La speculazione sui prezzi energetici è già in corso”, ha dichiarato la Cgil.

Intanto il petrolio Usa registra a New York il suo maggiore guadagno settimanale nella storia dei futures con l’escalation della guerra in Medio Oriente e i conseguenti contraccolpi sulle forniture globali. I futures sul West Texas Intermediate (Wti) sono aumentati del 12,21%, ovvero 9,89 dollari, chiudendo a quota 90,90 al barile. Il benchmark globale Brent ha guadagnato l’8,52%, pari a 7,28 dollari, finendo a 92,69 dollari. Il greggio Usa ha segnato un balzo del 35,63%, centrando il maggiore guadagno settimanale nella storia dei contratti futures, a partire dal 1983. Il Brent, invece, ha segnato un balzo del 28% durante la settimana.

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