10 Agosto 2022

Sentenza Consulta salva Renzi: "Illegittimo blocco salari ma non sarà retroattivo"

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Una seduta della Corte Costituzionale - Sentenza Consulta salva Renzi
Una seduta della Corte Costituzionale

ROMA – Il governo ha rischiato grosso, e cioè che il blocco dei salari nel settore pubblico, potesse rivelarsi un’altra tegola come per il blocco delle pensioni da risarcire a milioni di dipendenti del pubblico impiego.

PROVVEDIMENTO NON RETROATTIVO. LA CONSULTA SALVA RENZI E IL SUO GOVERNO
Così non sarà perché la Corte costituzionale, dichiarando illegittimo “il regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato”, mette una postilla che salva Renzi e tutto il governo che evitano un buco da 35 miliardi. Il provvedimento non avrà effetti retroattivi dal momento “decorre dalla pubblicazione della sentenza”.

A renderlo noto è la stessa Corte costituzionale, che ha respinto le restanti censure proposte. Risulta illegittimo, pertanto, soltanto il mancato rinnovo del contratto nel pubblico impiego relativamente agli ultimi sei anni. Di conseguenza il governo non dovrà fare i salti mortali per trovare miliardi di euro da redistribuire a quanti nel pubblico impiego gli è stata bloccata la remunerazione.

“La Corte Costituzionale, in relazione alle questioni di legittimità costituzionale sollevate con le ordinanze R.O. n. 76/2014 e R.O. n. 125/2014, ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato”, si legge in una nota della Consulta. “La Corte ha respinto le restanti censure proposte”.

IL PRECEDENTE SULLE PENSIONI
à nelle scorse settimane la suprema Corte aveva dichiarato “l’illegittimità costituzionale” del blocco della perequazione 2012-2013 previsto dalla riforma Fornero. In particolare era stata dichiarata “illegittima” la norma contenuta nell’articolo 24, comma 25, nella parte che prevede che “in considerazione della contingente situazione finanziaria” la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, “esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo Inps, nella misura del 100 per cento”. Un dispositivo che però divenne retroattivo e il governo ha dovuto alla fine reperire risorse per dare gli arretrati maturati spettanti a milioni di pensionati con una assegno inferiore a 1.500 euro.

LA POLEMICA TRA PADOAN E CRISCUOLO
Dopo la sentenza della Corte sulle pensioni, ci sono stati diversi momenti di tensione nella maggioranza di governo. Per risarcire tutta la platea di pensionati penalizzati dalla riforma Fornero non bastavano una ventina di milioni. Poi la svolta dell’esecutivo: sul piatto ci saranno solo 3,6 miliardi. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan espresse le sue perplessità sulla corte:

“Prima di emettere certe sentenze, si dovrebbe valutare l’impatto sui conti pubblici”, disse il titolare del Tesoro. Da qui la replica piccata del presidente della Corte Costituzionale Alessandro Criscuolo: “Non spetta a noi valutare queste cose. Non ho nessuna ragione di coltivare una polemica con il ministro Padoan. Ma dare per scontato – ha detto Criscuolo – che la Corte dovesse acquisire i dati (dell’impatto sui conti pubblici, ndr) prima di decidere sulle pensioni mi sembra che non risponda all’attuale disciplina che regola il funzionamento della Consulta”.

Questa volta è andata bene per il governo. I conti pubblici in caso di sentenza che riconosceva arretrati ai dipendenti della Pa avrebbe di sicuro fatto saltare non solo i conti ma anche il governo. Sarebbe stata una estate davvero infuocata per il premier Matteo Renzi che mentre ad agosto dava i 500 euro di arretrati ai pensionati, dall’altra doveva impegnarsi a reperire 35 miliardi di euro per “risarcire” i dipendenti pubblici dal blocco “illegittimo della contrattazione”.


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