Renato Soru, patron di Tiscali, condannato a 3 anni per evasione. (ASSOLTO NEL 2017, NON HA EVASO IL FISCO)

Ribaltata la sentenza di primo grado. Nel 2017 l'imprenditore è stato assolto da tutte le accuse.

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Renato Soru condannato a 3 anni per evasione fiscale
Renato Soru

Renato Soru, europarlamentare, segretario regionale del Pd sardo e patron di Tiscali è stato condannato a tre anni di reclusione per evasione fiscale. La sentenza (di primo grado) è stata emessa dal giudice del tribunale di Cagliari Sandra Lepore.

Il pm Andrea Massidda aveva sollecitato una condanna per Soru a quattro anni. L’imprenditore è accusato di una evasione di 2,6 milioni di euro nell’ambito di un prestito fatto dalla società Andalas Ldt (sempre di Soru) a Tiscali, società di telefonia e internet.

“Non mi aspettavo questa sentenza, mi aspettavo di essere assolto, credo sia una sentenza ingiusta”, ha detto il Renato Soru pochi minuti dopo la lettura della sentenza del giudice monocratico. Alla domanda “pensa alle dimissioni?”, ha risposto l’ex presidente della Regione Sardegna: “Adesso penso a tante cose compresa questa. E’ un momento grave è molto importante della mia vita”. ha aggiunto il fondatore di Tiscali.

“Adesso andrò a casa, voglio stare un poco da solo. Non credo di aver commesso reati credo sia una sentenza che spero venga ribaltata nelle altre fasi del processo”.

Quello di Soru sul piano politico è un’altra grana per il premier Renzi a due giorni dall’inchiesta di Lodi che ha portato agli arresti il sindaco renziano Simone Uggetti, coinvolto in un presunto giro di corruzione per la realizzazione di due piscine comunali nel suo comune. Inchiesta che ha sollevato un vespaio di polemiche tra il partito del premier e l’Anm.

AGGIORNAMENTO

RENATO SORU ASSOLTO, NON HA EVASO IL FISCO

(ANSA 8 maggio 2017) – E’ una sentenza che non lascia margine ai dubbi. Sia perché rispecchia fedelmente la richiesta d’assoluzione del sostituto procuratore generale Giancarlo Moi, che un mese fa aveva demolito da cima a fondo le motivazioni della condanna di primo grado a tre anni per evasione fiscale che era costata all’imputato la segreteria regionale del Partito Democratico. Sia perché i giudici della Corte d’Appello di Cagliari, presieduta da Claudio Gatti (con a latere Giovanni Lavena e Claudia Belelli), non hanno impiegato neanche mezz’ora a riformare totalmente la prima sentenza di un anno fa, facendo cadere tutte le accuse nei confronti del Patron di Tiscali ed europarlamentare dem Renato Soru (Pd).

Era accusato di aver evaso 2 milioni e 600 mila euro di interessi nell’ambito di un prestito che aveva concesso a Tiscali, la società da lui fondata. All’indomani della prima condanna, oggi annullata, l’ex governatore si era dimesso dalla guida del Pd, ma l’opposizione – e in prima linea il Movimento 5 stelle – avevano chiesto a gran voce che lasciasse anche il posto al Parlamento Europeo. Oggi le reazioni del partito sono tutte a favore di Soru. E le riassume in un tweet Matteo Renzi: “Le sentenze le scrivono i giudici, non il blog. Renato Soru è innocente, chi lo ha insultato chieda scusa o rinunci a immunità”.

Visibilmente emozionato, l’ex presidente della Regione ha ascoltato in silenzio la lettura della sentenza, abbracciando poi le figlie e i familiari che l’avevano accompagnato e hanno fatto esplodere un fragoroso applauso. “Questa sentenza ricostruisce i fatti con oggettività e senza pregiudizi, domani è un altro giorno”, queste le uniche parole pronunciate da Soru dopo il verdetto. Per lui l’incubo era iniziato con un servizio di Anno Zero, la trasmissione di Michele Santoro che si era occupata degli imprenditori italiani con società all’estero. A seguito di accertamenti dell’Agenzia delle Entrate era emerso che Soru non aveva versato una parte delle tasse per gli interessi incassati su un prestito di oltre 27 milioni di euro concesso nel 2004 dalla società inglese Andalas ldt (sempre di Soru) a Tiscali Finance.

In realtà, grazie ad un accordo con il fisco, l’europarlamentare ha pagato tra sanzioni e more oltre 7 milioni di euro, chiudendo così il contenzioso tributario. Seguendo il solco tracciato dal sostituto procuratore generale, che un mese fa nella sua requisitoria aveva pesantemente contestato la sentenza del giudice Sandra Lepore, i difensori Ennio Amodio e Fabio Pili hanno spiegato perché, pur essendoci stata un’evasione, questa fosse legata a errori di Soru e non ad una volontà di frodare il fisco.

“Attendendo qualche giorno – spiega l’avvocato Pili – Soru avrebbe usufruito della rottamazione del debito, pagando milioni di euro in meno rispetto a quanto versato”. Non solo. Era stato lo stesso fondatore di Tiscali a dire alla Consob, ma anche all’Agenzia delle Entrate, che la società Andalas era sua e conteneva risparmi di operazioni fatte all’estero negli anni Novanta.

“Non ho mai voluto sottrarre soldi al fisco – aveva detto Soru nelle dichiarazioni spontanee nel corso del primo processo – ero così tranquillo che non ho nemmeno usufruito dello scudo fiscale, che mi avrebbe consentito di risolvere in poco tempo e con molto meno denaro questa situazione. Ho fatto le cose senza cercare vantaggi fiscali, dimostrando di non mettere il denaro al primo posto. Ma questa vicenda si è trasformata in un incubo”.

(articolo aggiornato)

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