Mosca: “Raid col pretesto di fake news”. Mondo arabo ricompattato

Intanto silenzio assordante della Cina, maggiore potenza militare del globo e alleata di Russia e Siria.

Carlomagno campagna ottobre 2018

manifestanti siriani pro AssadDopo l’attacco militare di Usa, Gb e Francia in Siria, il Presidente Bashar al Assad ha fatto sapere che i missili lanciati senza il consenso delle Nazioni Unite contro i siti di presunte armi chimiche, “uniranno il Paese, ma anche tutta l’area Mediorientale” e rafforzeranno la sua leadership che dura ormai da 18 anni.

Il Presidente siriano ha ricevuto oggi a Damasco una delegazione di politici russi. La presidenza siriana ha postato sul suo profilo Twitter una foto dell’incontro. A riferire le parole del Presidente è stato il parlamentare russo Dmitry Sablin. I russi hanno descritto Assad come assolutamente “positivo e di buon umore”.

Dopo l’attacco unilaterale della maggiori potenze militari occidentali contro un paese sovrano, già drammaticamente devastato dalla guerra civile, a Damasco si sono visti caroselli di auto e migliaia di persone in piazza a sostegno di Assad che hanno protestato contro il raid di ispirazione statunitense.

Secondo la Russia, alleata della Siria insieme a Cina e Corea del Nord, l’attacco missilistico sarebbe stato giustificato da un “falso” raid di armi chimiche contro i civili a Duma. “Tutta una montatura organizzata ad arte”, dove nelle immagini fatte girare in Occidente “si vedevano donne e bambini lavati con acqua”, elemento “che fa sorgere più di un sospetto” rispetto a “all’uso di potenti agenti chimici”.

Sul presunto attacco chimico “non c’è nessuna prova”, dice il Cremlino e quando “abbiamo chiesto ispezioni per accertare la verità ci è stato detto di no”. In sostanza, per Trump, Macron e May erano sufficienti “le immagini diffuse dell’unica “Ong” (il sedicente Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede a Londra ma unica fonte di informazione nelle aree controllate dai ribelli, ndr) che avrebbe “architettato tutto, come in passato, insieme ai caschi bianchi”, ossia le forze ribelli in opposizione al governo di Assad e vicini ai terroristi dello Stato islamico.

 

Intanto, l’amministrazione Trump è pronta a colpire Mosca con “nuove sanzioni”, ha detto l’ambasciatrice Usa all’Onu, Nikki Haley, annunciando misure che potrebbero essere varate già domani. A ruota anche Francia e Regno Unito che minacciano ritorsioni contro Mosca. Ancora la Cina, prima potenza nucleare del mondo, nonché alleata di Mosca e Damasco (e della Corea del Nord), non ha fatto sentire la propria voce. Da Pechino per il momento osservano soltanto gli sviluppi delle ostilità occidentali che stanno ricompattando tutto il mondo arabo.