7 Dicembre 2021

Dopo la Russia, anche la Polonia verso leggi anti-censura dei social

I giganti dei social network devono rispettare le leggi costituzionali degli stati nazionali sulla libertà di espressione. Non spetta a società private cancellare contenuti scomodi. Facebook, Twitter, Google e YouTube avvertiti. L'eclatante precedente di Trump fino a "Parler", alternativa a Tw esclusa dagli store.

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Dopo la Russia di Putin, anche la Polonia si appresta a varare una legge per limitare lo strapotere dei colossi social che a loro piacimento censurano contenuti e cancellano account che non sono graditi dagli “standard della community”, regole private che non tengono conto della libertà di espressione sancita da tante costituzioni nazionali in Europa e nel mondo.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stata la vittima eccellente di queste “regole” private. Il tycoon si è visto eliminato il suo account Twitter, Facebook, perché secondo i colossi violava le regole della comunità. Ora gli Stati nazionali, che hanno capito (tardivamente) il loro strapotere, in sostanza dicono ai social: “Se vuoi operare nel mio paese o ti adegui alle leggi statali sulla libertà di parola oppure non avrai possibilità di fornire il tuo servizio”, con conseguente perdita di utenti e pubblicità, che è poi la parte più ghiotta per i tipi come Zuckerberg.

Ai limiti della follia antidemocratica è stata anche la decisione di piattaforme come Android, Apple e Amazon di rimuovere dai loro store anche “Parler”, valida piattaforma alternativa a Twitter. In sostanza, la censura proveniente da questi colossi è motivata formalmente dalla violazione di regole interne private, ma nella sostanza significa: o si è allineati al potere dominante oppure si è fuori dall’esprimere le proprie opinioni. Cosa ovviamente fuori da ogni logica. Un regolamento di una società privata non può infatti cancellare in nessun caso i diritti sanciti e garantiti dalle leggi costituzionali nazionali.

Tornando alla Polonia, l’esecutivo di Varsavia sta preparando una legge per limitare il potere dei social network come Facebook e Twitter, ma anche Google e YouTube di eliminare contenuti e chiudere gli account a discrezione dei vertici di questi giganti. Secondo il progetto annunciato dall’esecutivo, i siti potrebbero prendere tali iniziative solo se le pubblicazioni violano la legge polacca.

Il testo prevede la creazione di un “consiglio per la libertà di espressione” composto da cinque membri per esaminare i reclami degli utenti dei social network i cui account sono stati chiusi o il contenuto rimosso.

I membri del consiglio di garanzia non potranno essere politici e saranno nominati dal parlamento per sei anni. “Il consiglio tutelerà il diritto costituzionale alla libertà di espressione su tutti i social network che operano in Polonia”, ha detto il ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro.

Si punta a fare entrare in vigore la nuova norma a gennaio 2022, secondo Sebastien Kaleta, alto funzionario del ministero della Giustizia incaricato del dossier.

La legge firmata da Vladimir Putin
Il presidente Vladimir Putin ha firmato una serie di leggi che conferiscono alla Russia nuovi poteri per limitare i giganti dei social media statunitensi che a loro discrezione cancellano account e censurano contenuti scomodi e sgraditi, nonostante si tratti di opinioni del tutto legittime, fossero anche le più controverse su cui non si è d’accordo. “La libertà di parola è sacra”, è il monito del Presidente Putin.

Giro di vite sul dissenso
Le nuove restrizioni vietano le manifestazioni pubbliche vicino alle strutture delle forze dell’ordine e proibiscono il sostegno alle proteste da parte di individui o organizzazioni straniere. Allo stesso modo, una nuova norma consente la classificazione di individui come “agenti stranieri”. “Un termine legale – scrivono i media di Mosca – che i critici considerano rievocativo delle epurazioni dell’era sovietica e arriva dopo diversi anni dall’applicazione dell’etichetta a organizzazioni che vanno dai gruppi per i diritti umani ai sondaggisti indipendenti”.

Rappresaglia online a chi oscura Mosca
Tra le nuove norme introdotte ce n’è anche una che consente allo Stato di vietare le reti di social media che censurano i media statali russi. Una sorta di rappresaglia online alle piattaforme di contenuti che negli ultimi anni hanno integrato i termini di utilizzo a norme anti-fake news che hanno colpito anche personaggi di primo piano della politica internazionale, a partire dal presidente statunitense Donald Trump.


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