Dal M5s NO alla fiducia a Draghi. Per Salvini chance d’oro. Si vedrà se vuole davvero le elezioni

Lega e Cinquestelle (con Meloni) hanno una occasione irripetibile per tornare alle urne, avendo una maggioranza schiacciante che può far mancare i numeri all'ex governatore della Bce. Ma davvero il leader leghista vuole il voto anticipato? Questa è la prova del nove

Carlomagno Jeep Compass Febbraio 2021
Mario Draghi e Matteo Salvini

Convocato Mario Draghi al Quirinale, il capo dello Stato Sergio Mattarella mercoledì gli conferirà l’incarico di formare un nuovo governo di “alto profilo”. Il giorno dopo la rottura di Renzi con gli ex alleati, il M5s afferma che non voterà la fiducia all’ex governatore della Banca centrale europea: “Meglio stare all’opposizione che votare un governo non politico”, oppure “andare a votare”. Opzione, quest’ultima, subito scartata da Mattarella col pretesto dei contagi nei seggi, sebbene milioni di italiani sono chiamati alle urne in primavera per rinnovare sindaci di grandi città. La Calabria, ad esempio, andrà al voto l’11 Aprile per eleggere il nuovo presidente della Giunta e il Consiglio regionale.

A Draghi serve dunque una maggioranza solida per poter andare a palazzo Chigi. Dove troverà i numeri? Premesso che i mille parlamentari tra Camera e Senato sono restii a tornare a casa con due anni di anticipo (considerato pure che larga parte di questi non saranno più rieletti per via del taglio), ci sarebbe una sola strada per spingere il capo dello Stato a sciogliere le Camere e prendere atto che l’unica via sono le elezioni: è sufficiente che oltre al M5s, nel far mancare la fiducia a Draghi, si accodassero la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia della Meloni che da tempo, da quando è nato il governo giallorosso, invocano a giorni alterni il ritorno alle urne. Volontà ribadita dal centrodestra anche nelle ultime consultazioni. Di Maio, Salvini e la Meloni hanno infatti una maggioranza schiacciante in Parlamento e da soli possono determinare uno scenario diverso dall’ipotesi di un governo tecnico, come prospettato da Renzi e Mattarella.

Da escludere Forza Italia che, seppure lascia intendere come l’opzione migliore sarebbe il ritorno alle urne, è da sempre propensa a un governo istituzionale o di larghe intese. E Draghi, che ha guidato la Bce grazie alla ‘sponsorizzazione’ di Berlusconi, non avrebbe difficoltà a incassare la fiducia dagli azzurri, così come non dovrebbe tirarsi indietro il Pd, nonostante Zingaretti che ha puntato sul Conte ter, sia uscito ‘azzoppato’.

Che cosa farà Salvini adesso? Davvero vuole il voto anticipato? Se davvero lo vuole, come ha sempre detto, a parte qualche “dissidente” che perderà per strada (come del resto il M5s), potrebbe realizzare il suo ‘sogno’. Ma come sempre, dal dire al fare c’è di mezzo il mare. L’imbarazzo politico per Salvini è che pure a lui non dispiacerebbe l’ex numero uno all’Eurotower di Francoforte. Di lui disse a marzo dello scorso anno. “Ben vengano teste e uomini come Mario Draghi che ha saputo, saprebbe e saprà fronteggiare a testa alta la signora Merkel e lo strapotere e l’arroganza della Germania e dei suoi paesi satelliti”, affermò quando voleva la testa di Conte.

In realtà il leader della Lega sa bene che in caso di elezioni ha il concreto “rischio” di vincerle e andare a governare; stando ai sondaggi il Centrodestra si avvicina quasi al 50%, compresa Forza Italia. Senza azzurri, Lega e FdI da soli si attesterebbero attorno al 40 percento circa. Ma siamo davvero sicuri che lui ha intenzione di governare? Nel 2019 fece cadere il “suo” governo (quello gialloverde) con il pretesto dei “no” dei grillini, dando così la possibilità a Renzi di salvare la legislatura col Conte bis.

Salvini, oltretutto, sa anche bene che un suo eventuale governo sarebbe facile bersaglio dell’Ue e dell’establishment finanziario, che lo vede come fumo negli occhi. Quindi, potrebbe essere il ragionamento, meglio sostenere Draghi e intanto, da partecipe alla maggioranza, accreditarsi a Bruxelles come gli va ripetendo da tempo lo stesso Giorgetti; almeno fino al 2022, anno di elezione al Quirinale dove lo stesso Draghi potrebbe essere il candidato ideale a subentrare a Mattarella; sempre che non tiri la nave Italia fino a fine legislatura facendo fare un bis temporaneo all’attuale inquilino del Colle, come qualche partito già prospetta (leggi Napolitano).

E Giorgia Meloni? Alla leader di Fratelli d’Italia, in questo scenario, conviene sfilarsi e stare per altri due anni all’opposizione, periodo in cui potrebbe solo accrescere il suo consenso rosicchiando parte di elettorato al Carroccio e a FI. In questo modo si salva non solo la legislatura, quanto soprattutto quei mille parlamentari citati in premessa. E’ solo una ipotesi. Se verosimile lo vedremo strada facendo.

Dino Granata

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