L'Italia non fa figli e invecchia. Intanto importa quelli degli altri. La cultura sessantottina impera

L’Italia non fa figli e continua a invecchiare. Intanto, però, importiamo quelli degli altri. Secondo i dati Istat sulla popolazione residente, sono stati 546.607 gli iscritti in anagrafe per nascita nel 2011, circa 15 mila in meno rispetto al 2010. Il dato, secondo l’Istat, conferma la tendenza alla diminuzione delle nascite avviatasi dal 2009. Il calo delle nascite è causato per lo più alla diminuzione dei nati da genitori entrambi italiani, quasi 40 mila in meno rispetto al 2008. Anche i nati da almeno un genitore straniero, che hanno continuato ad aumentare al ritmo di circa 5 mila l’anno fino al 2010 sostenendo la ripresa della natalità in Italia, nel 2011 mostrano una diminuzione dovuta al calo di circa 2 mila nati da coppie miste. Che dire, che è veramente paradossale non riuscire a fare figli anche se i tempi sono duri. Se pensiamo ai nostri avi che nel dopoguerra mettavan su famiglie con sette, dieci figli. I tempi che correvano erano di gran lunga più duri di oggi, roba da pane e acqua, altro che telefonini e tablet. L’egoismo generato dall’era postsessantottina è diventato cultura imperante nel nostro paese e questi sono i risultati. Moriremo tutti con gli occhi a mandorla, rumeni e africani (che proliferano che è una meraviglia e poi sbarcano in Italia e in Europa). Eppure, basterebbe un semplice gesto di generosità: restituire il dono della vita e dare anche ad altri potenziali figli la possibilità di vedere ciò che vediamo noi. Forse l’egoismo acceca. Il problema è anche dello Stato. Perché non incentiva le nuove nascite, anzi. Pensate che Berlusconi aveva varato una norma che per ogni primo figlio invece di dare una dote, avviava le famiglie a indebitarsi, con prestiti di 5000 euro. Cose da matti. Comunque con tanti figli una Nazione diventa ricca, guardate nella stessa Cina, India, Brasile, tutti paesi emergenti. Ne vale la pena anche sul piano economico.

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