Falsi esami di italiano per permessi di soggiorno a 6mila stranieri, arresti

Esami fittizi sulla conoscenza della lingua italiana. Inchiesta in Emilia. Salvini: "Altro che Ius soli". E sul caso Ramy: "Ci sono problemi". Uno stretto parente ha diversi precedenti penali

Carlomagno campagna Jeep Renegade ottobre 2019

Falsi esami di italiano per permessi di soggiorno a 6mila stranieri a Modena, arresti Esami fittizi sulla conoscenza della lingua italiana per far ottenere il permesso di soggiorno. La Polizia di Stato, delegata dal pm Francesca Graziano, ha proceduto a Modena all’esecuzione di un’ordinanza per cinque misure cautelari (un uomo in carcere e quattro ai domiciliari) per corruzione, falsità ideologica, truffa, contraffazione di documenti necessari al fine di determinare il rilascio di carta di soggiorno per lungo periodo ed indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato. Sono 25 gli indagati.

La squadra mobile di Modena ha messo nel mirino un sistema che faceva capo a un “Centro di Formazione Linguistico” accreditato presso l’Università per Stranieri di Perugia. A chi doveva sostenere gli esami venivano fornite risposte già compilate o aiuti dalla commissione. Sarebbero 6mila gli stranieri coinvolti tra Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige ed Emilia-Romagna. A fronte di centinaia di euro, richiedevano e ottenevano il certificato “CELI”, il certificato di lingua italiana.

“Altro che Ius soli e cittadinanze in regalo, in Italia servono regole, controlli e rispetto”, commenta su Twitter il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini in merito all’operazione di Modena. 

L’inchiesta modenese coincide proprio nelle ore in cui si sta polemizzando sulla cittadinanza a Ramy Shehata, il tredicenne “eroe” che in extremis è riuscito a chiamare i carabinieri che hanno salvato la scolaresca di Crema ostaggio del senegalese che ha dato fuoco all’autobus. Una polemica che riaccende i riflettori sullo Ius soli su cui il ministro dell’Interno Matteo Salvini è contrario. Ramy, è nato in Italia da genitori egiziani ma non ha la cittadinanza italiana.

Il ministro, che si è detto favorevole a incontrare il ragazzino a telecamere spente, ha spiegato che la cittadinanza a Rami non può essere concessa perché vi sono delle verifiche approfondite da fare sulla famiglia. L’ostacolo sarebbe uno stretto parente del ragazzino che avrebbe una serie di precedenti penali.

“Stiamo facendo tutti gli approfondimenti del caso”, ha fatto sapere Salvini. “Purtroppo ad ora non ci sono gli elementi per concedere la cittadinanza. Le cittadinanze non le posso regalare e per darle ho bisogno di fedine penali pulite. Non parlo dei ragazzini di 13 anni, ma se qualcuno la cittadinanza non l’ha chiesta e non l’ha ottenuta dopo 20 anni – ha aggiunto, rivolgendosi ai giornalisti – fatevi una domanda e datevi una risposta sul perché”.

Salvini non lo dice, ma il suo riferimento è a uno stretto parente del ragazzino che ha avuto più di un problema con la giustizia. La circostanza starebbe orientando il Viminale ad attribuire la cittadinanza solo a Ramy e non al resto dei familiari.