Bardo, Touil al giudice: "E' un errore, sono innocente"

A destra Abdelmajid Touil  nella foto segnaletica, a sinistra sul barcone a Porto Empedocle il 17 febbraio scorso
A destra Abdelmajid Touil nella foto segnaletica, a sinistra sul barcone a Porto Empedocle il 17 febbraio scorso (Ansa)

“Sono innocente, non c’entro nulla, non mi spiego come questo errore sia potuto accadere”. E’ quanto avrebbe detto in sostanza il marocchino Abdelmajid Touil, arrestato a Milano per la strage di Tunisi, davanti al giudice del procedimento per l’estradizione. Lo ha riferito il suo legale, l’avvocato Silvia Fiorentino.

“Da febbraio, quando sono arrivato, sono sempre rimasto in Italia”, ha spiegato Touil. Ha detto di essere arrivato in Italia dalla Libia per ricongiungersi con la sua famiglia. Il giovane è “provato e spaventato”, ha spiegato il suo legale. Compatibilmente con la sua condizione di “carcerato innocente”, ha aggiunto, “sta bene”.  Poi di nuovo:  “Perché sono qui? Non capisco, non ho fatto nulla”. E’ quello che va ripetendo in carcere il marocchino.

Il giovane arrestato a Milano su mandato internazionale da parte di Tunisi perché avrebbe fatto parte del commando terroristico al museo del Bardo, è entrato in Italia come migrante irregolare attraverso uno dei tanti barconi che affollano il Mediterraneo. Si è imbarcato dalla Libia per ricongiungersi ai suoi a Milano. E’ stato ripreso da un fotografo dell’Ansa il 17 febbraio scorso sul molo di Porto Empedocle (Agrigento), dopo essere giunto su una carretta del mare insieme ad altre decine di immigrati.

La barca era in difficoltà e sono stati soccorsi dalla Marina Militare. Secondo più testimonianze il marocchino 22enne tra il 16 e il 19 marzo, giorno della strage, non si sarebbe mosso dall’Italia. Era a scuola a studiare l’italiano. Lo proverebbero i registri di classe, lo affermano i partenti (mamma e fratello), lo dicono i compagni di classe. Poi la svolta investigativa del 19 maggio scorso quando Touil viene catturato nel milanese in esecuzione di mandato di cattura internazionale emesso da Tunisi. Alfano e Renzi su Twitter esultano. Ma quel giovane, molto probabilmente non c’entra nulla. Dalle prime risultanze si tratterebbe di un clamoroso errore.

L’insegnante di italiano di Touil, conferma che il ragazzo “il 16 e il 19 marzo era in classe”. A dirlo è Flavia Caimi, una docente dell’istituto R. Franceschi di Trezzano sul Naviglio (Milano).

Parla il fratello Abderazzak: “Questo è il quaderno su cui mio fratello studiava italiano. C’è la pagina del 19 marzo. Come avrebbe fatto a rientrare dalla Tunisia?”. A parlare all’Ansa è Abderazzak Touil, il fratello di Abdelmajid Touil. Abderazzak mostra il quaderno, che non fa parte del materiale sequestrato finora. Partono dai primi di marzo e arrivano fino ai primi di aprile le date delle lezioni appuntate. “E’ quello di Abdelmajid”, afferma il fratello Abderrazzak. Ha la copertina rossa, con una quarantina di pagine scritte con una calligrafia incerta, e molte fotocopie. Sono lezioni di italiano del corso che il 22enne frequentava in una scuola della zona.

La Procura di Milano in base ai registri della scuola frequentata da Touil e alle testimonianze dei docenti nel frattempo aveva accertato proprio che sarebbe stato in Italia sia nel giorno della strage che in quelli precedenti e successivi.

Il ministro dell’Interno Alfano a chi gli chiede se parlerebbe ancora di “successo investigativo” si difende:  “Abbiamo eseguito un mandato di arresto internazionale sulla base di indagini svolte in un altro Paese. E’ lì che va rivolta la domanda. Un mandato di arresto internazionale non è competenza italiana”, ha detto Alfano.

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