I popoli europei bocciano l'Ue e i governanti fanno spallucce

parlamento europeoC’è un’ Europa che vive tra Bruxelles, Strasburgo e Francoforte, fatta di potere e burocrazia, c’è ne un’altra che compone il vecchio continente fatta di nazioni e popoli che sono stanchi di vivere nel recinto dei vincoli imposti dalla prima. Dopo le vittorie elettorali anti-Ue di Polonia e Spagna, il tira e molla tra la Troika e la Grecia di Tsipras, il vento euroscettico dello scorso anno alle elezioni europee, lo stesso premier Renzi ha sentito il dovere di richiamare ancora una volta il triangolo d’oro:

“Il vento della Grecia, il vento della Spagna, il vento della Polonia non soffiano nella stessa direzione, soffiano in direzione opposta, ma tutti questi venti dicono che l’Europa deve cambiare e io spero che l’Italia potrà portare forte la voce per il cambiamento dell’Europa nelle prossime settimane e nei prossimi mesi”. E’ un’Europa che non piace, non riesce a prendere decisioni.

Sull’immigrazione sono dovute morire migliaia di persone per redigere una bozza di accordo. Tutti solidali e buonisti, ma nessuno vuole prendersi la sua quota di migranti, in primis la Parigi e Londra. L’economia è stagnante, regolata e bilanciata secondo i criteri di una banca. Il parlamento europeo sembra vivere una fase consultiva, mentre le decisioni vengono prese altrove. Manca una politica comune capace e autorevole.

Che è arrivato il momento di cambiare lo afferma anche l’ex presidente della Commissione europea Romano Prodi che parla di una sorta di sfaldamento dell’Unione. “Nell’Ue – dice Prodi al Corriere della Sera – sono davvero troppi i segnali di disgregazione, e se si leva un vento di disgregazione non lo ferma nessuno”.

In particolare l’ex presidente della Commissione europea ha definito “clamoroso il voltafaccia di Parigi sugli immigrati”, con “un accordo annunciato e disatteso sei giorni dopo”. Prodi è in particolare allarmato dall’elezione di Andrzej Duda a presidente polacco, “con una linea portatrice di tensioni perché fortemente antieuropea, antitedesca e antirussa”. Cioè contro le nazioni che per decenni nel secolo scorso l’hanno oppressa e repressa col nazismo e il comunismo.

La speranza, ad avviso dell’ex presidente della Commissione Ue, arriva dal fatto che “ogni volta che l’Europa è arrivata sull’orlo del baratro, ha avuto un colpo di reni, uno scatto di nervi, quando si capisce che è in gioco tutto, scatta un allarme collettivo”. Ma forse è troppo tardi. L’Europa, questa Europa fondata sul trattato di Maastricht che predilige il potere delle banche al benestare dei cittadini, è gradita solo ai promotori di quel patto di disgregazione. Un accordo imposto da pochi, senza consultare nessuno, a milioni di cittadini che vivono il suo fallimento sulla loro pelle. Che sia arrivato il momento di cambiare registro lo dicono da tempo gli elettori, in modo democratico, ma dal triangolo d’oro fanno spallucce e guardano dall’altra parte.

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