Repressa la rivolta militare in Venezuela, 3 morti e arresti

Rivolta militare in Venezuela

Le forze armate ‘bolivariane” hanno annunciato di avere stroncato un tentativo di rivolta di un gruppo di militari: nell’azione sono morti due dei ribelli e qualche ora dopo, non lontano dal luogo della fallito sollevamento, durante una manifestazione è stato ucciso un dirigente politico locale.

In serata, commentando i confusi avvenimenti di Valencia, nello stato di Carabobo, il presidente Nicolàs Maduro ha assicurato in un’ennesima dichiarazione segnata dalla violenza che il “chavismo” oggi “ha vinto con pallottole”, ricordando la vittoria invece “con i voti” alle elezioni per l’Assemblea Costituente.

Nel suo lungo intervento, Maduro ha poi dato qualche precisazione su quanto successo alla base ‘Fuerte Paramacay’. Di un primo gruppo di “dieci aggressori, due sono stati abbattuti dal fuoco leale alla patria, uno è ferito”. Solo uno degli attaccanti è un militare, “un tenente disertore, da qualche mese. E’ stato catturato e “collabora attivamente”, ha aggiunto, precisando che un altro gruppo di ribelli è invece riuscito a scappare. Domandandosi ‘chi paga la fattura di questo attacco, di questo atto di disperazione’, Maduro ha poi indicato “Miami e la Colombia”.

Un funzionario del governo venezuelano aveva reso noto domenica di un “attacco terroristico” a una base militare nel Paese. In seguito a questo “attacco” contro il governo di Nicolás Maduro sono stati eseguiti numerosi arresti.

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“All’alba terroristi sono entrati nel Forte Paramacay, a Valencia. Diversi terroristi sono stati arrestati”, ha detto via twitter il numero due del “chavismo”, Diosdado Cabello, precisando così che l’attacco “contro le forze armate bolivariane” è avvenuto nella capitale dello stato di Carabobo, nel nord-ovest del paese.

Media vicini all’opposizione riferiscono che il gruppo di militari guidato dal capitano Juan Caguaripano ha chiamato alla rivolta contro il governo, precisando che l’azione non è un colpo di stato ma punta a ristabilire l’ordine costituzionale.

Il leader dell’opposizione venezuelana, Leopoldo Lopez, è tornato agli arresti domiciliari dopo esser stato riportato in prigione una settimana fa. A darne notizia è la moglie di Lopez, Lilian Tintori, che in un messaggio su Twitter ha scritto che lei e suo marito si batteranno per “la pace e la libertà in Venezuela”.

Le autorità venezuelane hanno riferito di aver represso una rivolta compiuta da alcuni soldati nella base militare Forte Paramacay. Sette militari sono stati arrestati. L’azione, era stato comunicato in precedenza, è fallita e “diversi terroristi” che hanno partecipato sono stati “arrestati”.

Lopez era stato rilasciato dalla prigione l’8 luglio scorso e messo ai domiciliari dopo aver scontato 3 dei 13 anni di prigione ai quali è stato condannato per aver incitato violenza durante alcune manifestazioni dell’opposizione. Martedì scorso, nel cuore della notte, era stato trasferito di nuovo in prigione, insieme con l’ex sindaco di Caracas Antonio Ledezma, in quello che in molti definirono come l’ennesimo attacco all’opposizione in vista dell’elezione della Costituente.

“#Venezuela Immagine della procuratrice Luisa Ortega Diaz destituita che fugge in moto impone una risposta diplomatica europea contro la deriva autoritaria”. Lo scrive su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

Per Maduro, le proteste, dopo la cacciata della procuratrice, sono frutto “dell’oligarchia golpista del Brasile e di quella miserabile dell’Argentina. Non ci cacceranno mai, ha sottolineato Maduro, dal Mercosur” (il mercato comune dell’America del sud, ndr).