Passa al Senato ddl corruzione, pene più alte per corrotti e mafiosi

Senato approva ddl anticorruzione. Più carcere per mafiosi
Il Senato approva ddl anticorruzione. Più carcere per mafiosi (Ansa/Carconi)

Dopo più due anni l’aula del Senato approva il disegno di legge recante norme in materia di delitti contro la pubblica amministrazione, associazione di tipo mafioso e falso in bilancio. Il testo passa all’esame della Camera dei deputati. I voti a favore sono stati 165 voti, 74 i contrari e 13 gli astenuti. Un voto accompagnato da polemiche sui “pianisti” e da diversità di “vedute” tra le opposizioni M5S e Forza Italia che hanno espresso voto contrario.

In mattinata erano stati approvati alcuni emendamenti, tra cui quello di modifica all’articolo 8 sul falso in bilancio per le società non quotate. Il varo è avvenuto sul filo di lana, con soli tre voti di scarto. Su una maggioranza di 121 hanno detto “sì” a scrutinio segreto solo in 124. I “no” sono stati 74 e gli astenuti 43.

Quattordici le assenze in Forza Italia al momento del voto. Tra queste: Maria Rosaria Rossi, Denis Verdini, Niccolò Ghedini, Altero Matteoli. In Ap-Ncd non hanno partecipato alla votazione in 15 tra cui Gaetano Quagliariello, Carlo Giovanardi, Maurizio Sacconi, Pier Ferdinando Casini. Per il Pd, gli assenti sono stati 17 tra cui Linda Lanzillotta, Nicola Latorre, Francesca Puglisi, Ugo Sposetti, Rosa Maria Di Giorgi.

Palazzo Madama mette dunque il primo sigillo sulla norma che ha fatto discutere negli ultimi mesi dopo le inchieste giudiziarie riguardanti, fra l’altro, il Mose, Expo, Mafia Capitale, Sistema Incalza e ultimo in ordine cronologico il sistema Ischia.

Con la norma torna il falso in bilancio che ripristina il reato depenalizzato durante il governo Berlusconi e vengono inasprite le pene per associazione mafiosa: i boss e i loro picciotti rischieranno, grazie all’approvazione dell’articolo 4, fino a 26 anni di carcere.

Resta la possibilità di poter ricorrere al patteggiamento e alla condizionale nei processi per i delitti contro la pubblica amministrazione, ma unicamente nel caso in cui ci sia stata la restituzione integrale del “maltolto”.

Con l’approvazione dell’articolo 6, è previsto l’obbligo per il Pm, quando esercita l’azione penale per i delitti contro la pubblica amministrazione, di informare il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, oggi presieduta dal magistrato Raffaele Cantone. Approvato anche l’articolo 3 del disegno di legge, che stabilisce la riparazione pecuniaria: per i reati contro la pubblica amministrazione, in caso di condanna, il funzionario corrotto dovrà versare allo Stato una somma pari alla “mazzetta” ricevuta.

Soddisfazione è stata espressa dal presidente del consiglio, Matteo Renzi che su Twitter esulta: “Approvata la legge anticorruzione: stretta sui reati di mafia, falso in bilancio, aumentano le pene per la corruzione nella PA. #lavoltabuona”.

“Abbiamo rischiato e abbiamo vinto. Sapevano di correre dei rischi in questo passaggio ma siamo andati avanti lo stesso” ed è stato portato a casa “il risultato”. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando risponde così a chi gli chiede un commento sul fatto che in alcune votazioni la maggioranza sia stata risicata Il falso in bilancio torna dunque, di fatto ad essere un reato dopo la sostanziale depenalizzazione decisa durante il governo Berlusconi.

Le pene per le società normali saranno da 1 a 5 anni di reclusione, mentre per quelle quotate o quelle che immettono titoli sul mercato o le banche, gli anni di reclusione andranno dai 3 agli 8. La pena è invece da sei mesi a tre anni se i fatti sono lieve entità, “tenuto conto della natura e delle dimensioni della società e delle modalità o degli effetti della condotta”. Era un “voto delicato”, commenta il ministro Andrea Orlando.

“La legge sull’anti-corruzione è falsata dal voto di pianisti che si esprimono per senatori assenti e il presidente Grasso non annulla le votazioni”. La denuncia arriva dal capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Giustizia al Senato Enrico Cappelletti. “Molti emendamenti anche migliorativi non vengono approvati sul filo del rasoio per 1-3 voti. Il Movimento 5 Stelle ha già scoperto un “pianista” che ha votato per il senatore Tarquini (Forza Italia) assente in Aula, ma di fronte alle denunce del M5S – avverte Cappelletti – Grasso non annulla votazioni palesemente irregolari”. “E’ assurdo, un paradosso totale. Si vota una legge che vorrebbe contrastare l’illegalità che è falsata dall’irregolarità del voto sugli emendamenti! Come se si volessero contrastare i furti e vengono ignorate le denunce puntuali di chi individua i ladri”, conclude Cappelletti.

“Il pesce d’aprile oggi – commenta Antonio Di Pietro – sta nel fatto non che si faccia la legge, ma come è fatta la legge. Poi piuttosto che non fare niente, va bene anche questo”.

I grillini, dopo le consultazioni on line, hanno deciso che voteranno no. La consultazione degli iscritti sul blog di Beppe Grillo non ha infatti lasciato spiragli visto che, su 27.124 iscritti certificati, si è espresso a favore il 19,7 % dei votanti mentre ha detto “no” l’80,3%.

Un responso che ha creato anche un po’ di maretta tra i grillini: se infatti il deputato Toninelli ha salutato con favore la decisione della base ribadendo che “serve il Daspo per i politici corrotti e un vero falso in bilancio”, in Senato parere diverso è stato espresso da Michele Giarrusso il quale aveva invitato gli attivisti M5s a votare sì alla consultazione on line. Certo, ammette Giarrusso, sarebbe stato meglio avere pene più severe, così come “mancano molte cose che ritenevamo necessarie”, ma è vero che sono “meglio due passi avanti che nulla”.