Sentenza pensioni, è scontro istituzionale tra Consulta e Governo

Pier Carlo Padoan e Alessandro Criscuolo scontro sulle pensioni
Pier Carlo Padoan e Alessandro Criscuolo

Sulle pensioni è scontro istituzionale tra organi dello Stato. Venerdì il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan con garbo rileva alla Corte costituzionale che avrebbe dovuto valutare l’impatto economico sulla sentenza che ha bocciato il blocco 2012-2013 della rivalutazione per le pensioni superiori a tre volte il minimo.

Una decisione che ha messo a soqquadro i conti dello Stato senza considerare “il buco” che avrebbe creato nei conti pubblici, afferma il ministro Padoan in una intervista a Repubblica. “L’autonomia della Corte – ha sottolineato – è intoccabile” ma se ha “un’implicazione di finanza pubblica deve esserci una valutazione dell’impatto”. L’auspicio, dunque, che “in futuro l’interazione sia più fruttuosa”.

E sempre sul quotidiano di Ezio Mauro il presidente della Consulta, Alessandro Criscuolo difende queslla scelta “Eravamo e siamo sereni. La Corte, come sempre, ha giudicato secondo coscienza e secondo le regole. Non ho nessuna ragione – aggiunge – di coltivare una polemica con il ministro Padoan. Ma dare per scontato che la Corte dovesse acquisire i dati (dell’impatto sui conti pubblici, ndr) prima di decidere sulle pensioni mi sembra che non risponda all’attuale disciplina che regola il funzionamento della Consulta”.

“D’altra parte – prosegue -, acquisire questi dati a cosa doveva condurre? Forse all’accertamento del numero delle pensioni coinvolte? O sarebbero dovuti servire per formare il nostro convincimento? Ma tutto questo non corrisponde alla natura della Corte costituzionale, che opera come un giudice, e quindi non ha la possibilità di aspettare dati che, a tuttora, mi sembrano incerti, perché non si sa qualche sia l’entità del cosiddetto buco determinato dalla sentenza”. In sostanza Criscuolo dice a Padoan che l’impatto poteva essere anche di cento miliardi col rischio che lo Stato andava nel baratro, ma la Consulta ha osservato come un arbitro le regole dettate dalle leggi e dalla Costituzione.

Detto questo, “se il ministero dell’Economia aveva a cuore i dati sulle pensioni – osserva il presidente Criscuolo – poteva trasmetterli alla Corte”. “Il principio della sentenza – sottolinea – dovrebbe valere per tutte le pensioni, ma specialmente per quelle più basse”. Sul perché abbia fatto pendere l’ago della bilancia dalla parte della bocciatura della legge Monti, Criscuolo spiega: “Mi è sembrato che ci fosse una violazione degli articoli 36 e 38 della Costituzione, nei quali si garantisce al lavoratore, fra l’altro, il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro”. A chi gli fa notare, tuttavia, che anche l’articolo 81 della Costituzione garantisce il principio dell’equilibrio di bilancio il presidente della Consulta afferma che “questo principio effettivamente è stato costituzionalizzato, ma non spetta alla Corte garantirlo, bensì ad altri organi dello Stato”.

Il rilievo del ministro alla Corte costituzionale ha generato alcune reazioni politiche: Forza Italia chiede l’intervento del Quirinale. “È inaccettabile l’attacco del ministro Padoan alla Corte costituzionale. Inaccettabile ed eversivo”, dice il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, sostenendo che “occorre che intervenga il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella”. Padoan, dice ancora Brunetta, “chieda scusa o si dimetta”, mentre i deputati del Movimento Cinque stelle arrivano a parlare di “bestemmia istituzionale” commentando le parole del titolare di via XX settembre.

Al contrario, per il leader del Centro democratico Bruno Tabacci “sulla rivalutazione delle pensioni ha ragione il ministro dell’Economia, il giudizio della Corte non può essere asettico”. Dal fronte sindacale, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, difende la Consulta: “Non è un ufficio del ministero dell’Economia e delle finanze. Ha il compito di valutare la coerenza delle leggi con la Carta” e, dunque, “una critica gliela si può rivolgere se si pensa che il suo pronunciamento sulla riforma Fornero non sia una interpretazione corretta della Costituzione”.

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