Analisti: il conflitto Usa-Israele contro l’Iran è stato un boomerang. Il mondo è nella morsa energetica

La questione adesso non è tanto il prezzo del carburante, se a 2,50/3 € al litro, ma se ne arriverà. Follia le "auto-sanzioni" dell'UE alla Russia. Le èlite globaliste hanno deciso la morte del Vecchio Continente?

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La guerra di aggressione lanciata dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran più di sei mesi fa, e il suo impatto sul mondo in generale rimangono al centro dell’attenzione dei media e degli analisti internazionali.

Secondo analisi citate dai media arabi l’aggressione congiunta tra Stati Uniti e Israele, iniziata il 28 febbraio 2026, non solo ha compromesso la sicurezza dell’Asia occidentale, ma si è trasformata in una crisi di vasta portata con conseguenze dirette sulla sicurezza energetica, il commercio, i trasporti marittimi e l’inflazione a livello globale, in particolare un “boomerang” contro gli stessi aggressori e loro alleati occidentali.

Stati Uniti e Israele hanno ricevuto ampie critiche per aver attaccato obiettivi civili e persone innocenti, e la Biblioteca britannica ha affermato in un rapporto che l’Iran ha esercitato il suo diritto alla legittima difesa e ha preso di mira le basi militari statunitensi in risposta all’aggressione.

I paesi di tutto il mondo, chi più chi meno apertamente, hanno definito la mossa anti-iraniana “un’aggressione ingiustificata” contro la sicurezza regionale e internazionale, e alcuni funzionari hanno sostenuto che gli attacchi hanno vanificato anni di sforzi per risolvere la questione nucleare.

Gli Stati Uniti dietro la crisi dello Stretto di Hormuz

La compromissione della sicurezza di una delle vie navigabili più vitali al mondo, lo Stretto di Hormuz che collega la regione del Golfo Persico, ricca di risorse energetiche, all’Oceano Indiano, è una delle conseguenze dell’aggressione israelo-americana.

Prima che gli Stati Uniti riprendessero gli attacchi in violazione del Memorandum d’intesa di Islamabad e il blocco dei porti iraniani, la via navigabile veniva utilizzata per il 20% delle spedizioni mondiali di petrolio e per oltre l’80% di quelle di GNL, spingendo Teheran a limitare legalmente il transito attraverso lo stretto.

Questo passaggio vitale è diventato il fulcro di una crisi commerciale globale. Un articolo dei media cinesi suggeriva come lo Stretto di Hormuz fosse di fatto diventato un collo di bottiglia per l’economia globale in seguito agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran.

Secondo quanto riportato, le restrizioni alla navigazione hanno indotto alcune compagnie a cambiare rotta, optando per il Capo di Buona Speranza in Africa, una scelta che ha fatto lievitare notevolmente i costi di spedizione, e il traffico attraverso lo stretto è diminuito da una media di 129 navi al giorno prima della guerra a sole 3, con conseguente forte aumento dei prezzi del petrolio.

“Abbiamo vissuto a lungo nell’incubo che lo Stretto di Hormuz sarebbe stato chiuso allo scoppio della guerra, e ora ci troviamo proprio nel mezzo di questo incubo”, ha affermato Maurice Obstfeld, ricercatore senior presso il Peterson Institute for International Economics ed ex capo economista del Fondo Monetario Internazionale.

La palude iraniana creata dallo stesso Trump

Le continue contraddizioni rilasciate dai funzionari statunitensi, incluso il presidente Donald Trump, riguardo alla guerra e al controllo dello Stretto di Hormuz, senza fornire alcuna prova, sono state un’ulteriore causa della volatilità del mercato energetico, poiché la realtà sul campo dimostrava che Washington non solo non era riuscita a riaprire il canale navigabile, ma aveva addirittura aggravato la situazione intensificando le tensioni e lanciando nuovi attacchi.

USA Today, in un articolo, ha evidenziato altre dimensioni delle conseguenze della guerra per gli Stati Uniti stessi, affermando che Trump si è trovato in una situazione difficile a causa della guerra contro l’Iran, che potrebbe costargli cara nelle elezioni di medio termine di novembre, in un contesto di un grave aumento dei prezzi del carburante per cittadini e imprese.

Il giornale statunitense ha inoltre accusato il principale alleato di Trump, Netanyahu, di aver bombardato le infrastrutture petrolifere iraniane, il che, se l’Iran dovesse reagire con attacchi di rappresaglia contro impianti energetici legati agli Stati Uniti nella regione, farebbe aumentare i prezzi del petrolio e destabilizzerebbe i mercati azionari statunitensi.

Secondo le analisi, l’amministrazione Trump non aveva un piano adeguato per affrontare la chiusura dello Stretto di Hormuz (e quello di Bab el-Mandel verso Suez nel Mar Rosso) e ha sottovalutato le capacità e la volontà militare dell’Iran, motivo per cui USA Today ha descritto la guerra come una situazione auto-inflitta dall’amministrazione Trump da cui sembra impossibile uscirne, in particolare adesso con le elezioni di metà mandato.

Impatto della guerra tra Stati Uniti e Israele sulla sicurezza energetica e alimentare globale

Alcuni rapporti e analisti hanno citato statistiche su come la guerra e la chiusura dello Stretto di Hormuz abbiano influenzato la catena di approvvigionamento di energia e materie prime in Asia e altrove, con un rapporto di JP Morgan che mostra come l’aumento dei costi del carburante non abbia colpito solo i trasporti, ma anche la produzione di fertilizzanti chimici.

I media cinesi hanno inoltre citato un avvertimento dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) circa l’impatto di queste interruzioni sulle catene di approvvigionamento di energia, fertilizzanti chimici e materiali, le cui conseguenze non si sono limitate solo al settore energetico e agricolo.

L’aumento del prezzo dell’energia e dei fertilizzanti chimici, la carenza di cibo e le interruzioni delle forniture hanno causato un grave shock in paesi come Corea del Sud, Taiwan, Giappone, Cina, India e in tutti i paesi europei, in quanto principali importatori. Circostanza aggravata dalle “auto-sanzioni” UE contro la Russia, paese che poteva offrire petrolio e gas a bassi prezzi.

In conclusione la questione adesso non è tanto il prezzo del carburante, se a 2,50/3 euro al litro alla pompa, ma se ne arriverà. Follia le “auto-sanzioni” dell’UE alla Russia. Le èlite globaliste hanno deciso la morte del Vecchio Continente?

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