25 Maggio 2024

A Davos inizia il World Economic Forum, dove i potenti decidono i destini del mondo

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Con il discorso di benvenuto pronunciato martedì dalla presidente della Confederazione Viola Amherd, sono iniziati i lavori della 54esima edizione dell’ormai tradizionale Forum di Davos (l’organizzazione fondata da Klaus Schwab), dove si riuniscono – chiusi in una “fortezza” alberghiera super sorvegliata -, i più potenti, ricchi e influenti della Terra. L’èlite globaliste, nella sostanza, cioè coloro che vorrebbero imporre le transizioni ecologiche, tech e green e poi arrivano in Svizzera coi loro jet privati super inquinanti.

Aprendo ufficialmente l’edizione 2024 del WEF di Davos, la consigliera federale Viola Amherd ha messo in guardia “sui crescenti squilibri sociali che stanno alimentando il populismo, anche nei Paesi ricchi”.

Secondo la presidente della Confederazione, il compito di ripristinare la fiducia dei cittadini e delle cittadine – tema che è lo slogan dell’edizione 2024 del WEF – non è solo un compito dei Governi, ma anche del mondo economico. A tal proposito, Viola Amherd non ha risparmiato le critiche a un certo mondo imprenditoriale: “Quando la cosiddetta élite si celebra come una casta superiore mentre molte famiglie faticano ad arrivare a fine mese, la diffidenza aumenta”. I Governi a quel punto non vengono più “né ascoltati né capiti”.

La ministra vallesana si è anche detta preoccupata per gli approcci “autoritari” che stanno mettendo in discussione le “regole” della comunità internazionale. Lo riportano i media.

“Il momento di costruire la fiducia”. A prendere la parola davanti ai partecipanti riuniti nel centro congressi di Davos è stata anche Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione europea ha sottolineato che “ancora una volta la realtà che fa riflettere è che ci troviamo a competere più intensamente tra Paesi rispetto al passato”, ma “questo non è il momento per il conflitto o la polarizzazione, è il momento di costruire la fiducia, di guidare la collaborazione globale”.

Accennando a uno dei temi faro dell’evento di quest’anno – l’intelligenza artificiale – Ursula von der Leyen si è detta convinta che l’IA “rappresenta un’opportunità molto significativa se utilizzata in modo responsabile”. Il compito dell’Europa è proprio questo: “Alzare la posta e indicare la strada verso un uso responsabile” di questa tecnologia.

Nel suo discorso non è mancato un riferimento all’Ucraina, altro tema al centro dei dibattiti. Secondo lei, “la Russia sta fallendo nei suoi obiettivi strategici”. È un fallimento militare, ma anche economico e diplomatico e “tutto questo ci dice che l’Ucraina può vincere questa guerra. Ma noi dobbiamo continuare a sostenere la sua resistenza. L’Ucraina ha bisogno di un sostegno finanziario prevedibile nel 2024 e oltre”.

Un sostegno che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intervenuto per la prima volta in carne e ossa a Davos, ha invocato a gran voce. “Abbiamo bisogno che Putin perda e possiamo riuscirci; quest’anno deve essere decisivo”, ha dichiarato, sottolineando la necessità per l’Ucraina di ottenere la superiorità aerea.

La Cina prova a rassicurare
Tra gli oratori molto attesi di questa prima giornata vi era anche il primo ministro cinese Li Qiang. All’indomani della sua visita a Berna, il premier ha cercato di rassicurare sul buono stato di salute dell’economia cinese dopo la crisi causata dalla pandemia.

Quest’anno il prodotto interno lordo del gigante asiatico dovrebbe aumentare di circa il 5,2%, un dato superiore all’obiettivo del 5% che le autorità si erano prefissate all’inizio dello scorso anno.

Nonostante l’abolizione delle restrizioni sanitarie, la Cina sconta la pesante crisi del settore immobiliare, la mancanza di fiducia delle imprese e i consumi stagnanti, mentre la disoccupazione giovanile – schizzata a metà 2023 oltre il 21% – è stata depennata dalle statistiche ufficiali.

“Non importa come cambierà la situazione mondiale, la Cina aderirà alla sua politica nazionale di apertura verso il mondo esterno”, ha proseguito il premier al suo esordio a Davos, aggiungendo che “l’apertura non potrà che diventare sempre più ampia. Scegliere il mercato cinese non è un rischio ma un’opportunità”.


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