17 Giugno 2024

Elezioni Quirinale, Renzi e Berlusconi per un nome condiviso

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Matteo Renzi tratta per l'elezione capo Stato
Matteo Renzi (Ansa)

Un nome credibile, che unisca, che eviti la slavina dei tiri al piccione e dei veti incrociati. La partita per il Quirinale entra nel vivo e Matteo Renzi apre la danze prima con i deputati e poi con i senatori Pd, in una giornata intessuta di contatti e colloqui.

Su tutti, quello a Palazzo Chigi con Silvio Berlusconi, che ieri aveva dato forfait ma che oggi si intrattiene un paio d’ore con il Presidente del Consiglio. “Con Renzi non abbiamo ancora individuato un nome, ma andiamo avanti nel confronto”, ha detto Berlusconi ai grandi elettori di FI.

Dall’incontro nessun veto dalle due parti in causa. Cosi, a quanto si apprende, si sarebbe concluso il faccia a faccia tra il premier e il leader di FI a palazzo Chigi. Un colloquio che chi ha parlato con alcuni partecipanti definisce “interlocutorio”. Si sarebbe convenuto di non porsi veti reciproci ma di affrontare senza preclusioni l’esame dei diversi candidati. Da parte del leader di Fi sarebbe venuta però l’istanza di sgombrare il tavolo degli ex leader Pd, considerati troppo marcati politicamente.

Il ragionamento sarebbe dunque rimasto circoscritto ai nomi di Sergio Mattarella, proposto dal premier, di Giuliano Amato, avanzato da Berlusconi. Outsider il nome di una donna: Paola Severino, ex ministro della Giustizia. Al termine delle due ore di colloquio le due parti hanno convenuto sul fatto che serve ora un po’po’po’di tempo per sondare i rispettivi partiti e alleati, per giungere al voto con una proposta condivisa, innanzitutto all’interno dei rispettivi fronti e poi con un nuovo punto.

Berlusconi: “Sia un politico esperto e non di sinistra” – Il prossimo Capo dello Stato deve essere un politico esperto, conosciuto a livello internazionale, e non una figura radicata in un partito della sinistra. Lo ha detto Silvio Berlusconi ai “grandi elettori” di Forza Italia, annunciando che con Renzi si rivedranno “per scegliere un nome condiviso”. Il prossimo incontro ci potrebbe essere già domani mattina.

Berlusconi conferma che Forza Italia e Area popolare voteranno scheda bianca ai primi tre scrutini e che “saremo in consultazione permanente per arrivare alla scelta di un nome di garanzia, un nome che possa darci garanzie”. “Saremo indispensabili per eleggere il nuovo Capo dello Stato”, ha detto ancora Berlusconi ricordando l’importanza del suo partito nella scelta di Draghi alla guida della Bce: è merito nostro, ha rivendicato.

Ma nella sede del governo è andato anche Pier Luigi Bersani. “Abbiamo cominciato a ragionare”, afferma alla fine, “La strada è ancora lunga, ci sono ancora alcuni giorni”. E “certo che abbiamo parlato di nomi”. Quali? Sergio Mattarella pare essere il primo. Il giudice della corte costituzionale starebbe raccogliendo la maggiore condivisione nel Pd. Pesa però il no di Forza Italia.

Stavolta, per dirlo con le parole di Renzi alle platee degli eletti Dem, non ci sarà una terna di nomi mentre è ormai acquisito che dalla tornata di ‘consultazioni di ieri “esce forte la richiesta di una figura politica”. Sostenuta da chi? “è un bene eleggerlo con Forza Italia” ma “noi non mettiamo veti e non accettiamo veti”, scandisce Renzi.

Berlusconi prende atto e riunisce i suoi parlamentari Il fatto è che “tutti i candidati al momento presentano dei rischi nel segreto dell’urna”, ammettono a mezza bocca i renziani. Sullo sfondo resta l’incubo del 2013, con i franchi tiratori a farla da padrone nelle prime votazioni e il Pd che entra in una profonda crisi politica. Renzi vuole assolutamente scongiurare ogni pericolo: ecco perchè non è escluso che possa prendersi ancora un po’po’po’di tempo e fare il nome direttamente sabato mattina.

A meno di sorprese comunque da domani l’indicazione che dovrebbe arrivare è quella di votare scheda bianca. I nomi li fanno anche i 5 Stelle. Dieci, per la precisione, che formeranno la ‘rosà da sottoporre al vaglio delle ‘Quirinariè on line. La lista di candidati arriva dall’assemblea dei parlamentari M5S: consensi e dissensi per Prodi, fortissimi i magistrati, da Imposimato a Cantone ai pm Antimafia a Cantone, e poi anche Benigni e Magalli, certo. Ma anche Pier Lugi Bersani. Che rassicura: “Alla fine una soluzione si trova, io sono ottimista, a tutto c’è una soluzione”. (Agi)


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