La morte di Yahya Sinwar non fermerĂ la guerra a Gaza. Su questo convergono le visioni, solitamente lontanissime, di Hamas e Israele all’indomani dell’uccisione a Rafah del leader del movimento di resistenza palestinese, “ucciso in combattimento”, mentre la comunitĂ internazionale intravede, al contrario, l’opportunitĂ di “aprire un cammino verso la pace”, come vanno dicendo alcuni leader mondiali (non tutti) poichĂ© vorrebbero porre fine al “Medio Oriente in fiamme”.
Nel confermare in un videomessaggio l’uccisione del suo “grande leader”, il movimento palestinese ha giurato di uscirne “rafforzato” e di continuare la guerra contro lo Stato ebraico, minacciando ancora una volta la sorte degli ostaggi israeliani a Gaza: i prigionieri non saranno liberati finchĂ© Israele non cesserĂ gli attacchi e si ritirerĂ dalla Striscia, ha avvertito Khalil al Hayya, influente esponente di Hamas basato in Qatar e tra i papabili alla successione di Sinwar, insieme ad altri, tra cui il predecessore di Ismail Haniyed, ucciso a Teheran, Khaled Mashaal.
Intanto, secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa, almeno 33 persone sono state uccise, tra cui una ventina di bambini e donne, e piĂą di 50 sono rimaste ferite, in un raid israeliano nel campo profughi di Jabalya, nel nord di Gaza, attaccato senza sosta nell’ultima settimana.
A Tel Aviv, il premier Benyamin Netanyahu, dopo il mancato attentato nella sua residenza a Cesarea, ha convocato una riunione speciale del governo con i vertici militari, tra cui il capo di stato maggiore Herzi Halevi, e dell’intelligence per fare il punto sulle operazioni a Gaza e in Libano, dove Israele sta combattendo gli Hezbollah filoiraniani. “Abbiamo ucciso 1.500 miliziani” del partito di Dio, ha rivendicato Halevi, spiegando che “il gruppo terroristico continua a ridursi, anche se nasconde le perdite”.
Tuttavia, l’intero asse anti-israeliano radunato sotto l’ombrello dell’Iran – con Hamas e Hezbollah, anche gli Houthi in Yemen e le milizie in Iraq e Siria – sostiene che “il martirio di Sinwar” non farĂ che “rafforzare lo spirito della resistenza” in favore della causa palestinese. “SarĂ un modello per i giovani e i bambini che seguiranno la sua strada per la liberazione della Palestina.
FinchĂ© esisteranno occupazione e aggressione, la resistenza durerĂ , perchĂ© il martire rimane vivo e diventa fonte di ispirazione”, ha dichiarato su X il rappresentante permanente di Teheran all’Onu. Il fronte anti-israeliano infatti, nell’omaggiare la memoria del leader ucciso, continua a sottolineare come Sinwar non sia rimasto ucciso al buio di un tunnel di Gaza o circondato dagli ostaggi come scudo, ma “combattendo eroicamente il nemico”. E anche ‘Organizzazione per la liberazione della Palestina “piange” la sua morte, così come i talebani in Afghanistan.
Per l’Idf, invece, l’obiettivo numero uno della guerra a Gaza stava cercando di raggiungere un riparo nell’area umanitaria di Mawasi, nel sud della Striscia, dopo essere stato costretto a lasciare la sua Khan Yunis sotto la pressione dei militari israeliani. L’esercito ha inoltre riferito di aver ucciso, a circa 200 metri di distanza, il comandante del battaglione Tel Al-Sultan di Rafah, Mahmoud Hamdan, responsabile della sicurezza di Sinwar e della sorveglianza dei sei ostaggi uccisi alla fine di agosto.
Ora, dopo l’autopsia condotta nell’istituto di medicina legale di Tel Aviv, il corpo del leader sarĂ custodito in un luogo segreto, seguendo lo stesso destino di altri terroristi e dittatori sepolti nella terra dell’oblio.
Riuniti a Berlino, Biden con Olaf Scholz, Emmanuel Macron e Keir Starmer hanno invocato “la necessitĂ immediata di ripotare gli ostaggi alle loro famiglie, di cessare la guerra a Gaza e la garanzia che gli aiuti umanitari raggiungano i civili” palestinesi. Ma la morte di Sinwar non ha fermato al momento nĂ© i raid aerei sulla Striscia nĂ© l’angoscia per i rapiti, con i loro cari che temono di veder tramontare ogni speranza di accordo con Hamas rimasto orfano del suo leader carismatico.
“La scelta di un successore non richiederĂ molto tempo”, ha assicurato l’alto funzionario Mahmoud Mardawi, avvertendo tuttavia che “i nostri termini riguardo ai negoziati per il cessate il fuoco non cambieranno”. GiĂ da alcune settimane non ci sono colloqui in corso tra le parti, hanno sottolineato sia gli Usa che il Qatar. E non si intravede all’orizzonte, almeno per il momento, alcuna ripresa dei negoziati.
