Missili Usa contro la Siria. Ira di Putin: “E’ un atto di guerra”

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Missili Usa verso Shayrat, in Siria
Missili Usa verso Shayrat, in Siria (Ansa/Ap via U.S)

Atto di guerra aperta da parte degli Stati Uniti contro la Siria. Gli Stati Uniti per ordine del suo presidente Donald Trump hanno lanciato nella notte un attacco con 59 missili Tomahawk partiti da navi Usa nel Mediterraneo contro la base militare siriana di Shayrat, nella provincia di Homs, da dove sarebbero partiti i raid con armi chimiche del 4 aprile scorso sulla zona di Idlib, che hanno causato la morte di almeno 86 persone tra cui 30 bambini. Durissima la reazione della Russia.

Il presidente Vladimir Putin ha accusato Washington di aver compiuto “un’aggressione contro uno Stato sovrano”, che comprometterà le relazioni tra Usa e Russia. Mosca ha annunciato che rafforzerà le difese aeree di Damasco per proteggere le infrastrutture e ha sospeso l’intesa con gli Stati Uniti che garantisce la sicurezza dei voli durante le operazioni in Siria. Secondo il ministero della Difesa tuttavia, “solo 23” dei 59 missili hanno raggiunto la base di Shayrat, mentre gli altri 36 sarebbero caduti in un luogo “sconosciuto”.

La Russia, che conferma di essere stata avvisata prima del raid, ritiene inoltre che l’attacco chimico sia stato solo “un pretesto” per l’operazione americana decisa in precedenza, e chiede una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Per Mosca inoltre l’attacco favorisce l’Isis e Al Nusra. Anche l’Iran protesta per “un’azione unilaterale pericolosa”. Prima di agire, Washington ha avvisato anche gli alleati, tra cui la Nato e l’Ue.

Le conseguenze dell’attacco potrebbero essere catastrofiche. Trump, secondo alcune ipotesi, sarebbe caduto nella “trappola” di GB e Francia che hanno ricevuto “rapporti falsi” sull’attacco di Idlib realizzati ad arte dal sedicente osservatorio siriano per i diritti umani con sede in Inghilterra.

L’obiettivo di questo organismo, supportato da Londra e Parigi, è quello di far cadere Assad, indebolire Putin ma anche creare la prima grossa grana in politica estera per Trump, la cui elezione era stata salutata con grande soddisfazione da Putin. Un intento che fa s’ingloba nella volontà di far perdurare le divisioni tra Mosca e Washington dopo gli 8 anni da guerra fredda durante l’era Obama.

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